Vivalascuola. Cosa vogliono i genitori

“Preoccupa… il disegno di legge presentato dall’on. Valentina Aprea, che prevede un generale ridimensionamento della presenza dei genitori all’interno degli Organi collegiali della scuola. La sostanziale abolizione dei rappresentanti di classe la dice lunga sul disinteresse nei confronti della componente genitoriale. In questo contesto parlare di Patto educativo di corresponsabilità diventa puramente formale”.
(
Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione Genitori A.Ge. Toscana, qui)

Cosa vuole dalla scuola un genitore…
di Giovanni Nuscis

Pensando a cosa vorrei per i miei figli dalla scuola so che mi porterò appresso, in questa riflessione, la mia esperienza di studente, ma anche quella di lavoratore e di cittadino; al pari, credo, di qualunque altro genitore. Non ho avuto esperienze di insegnamento con bambini e ragazzi, ma solo con adulti, nell’organizzazione pubblica dove lavoro.

La prima parola che mi viene in mente, iniziando il discorso, è rispetto (= “il sentimento di riguardo verso la dignità altrui, che ci trattiene dall’offendere gli altri, ledere i loro diritti o menomare i loro beni.” – Zingarelli). Un concetto semplice e difficile, dalle enormi implicazioni, che a ben vedere sta – o dovrebbe stare – alla base di ogni relazione, da quelle più personali a quelle con la società e le sue istituzioni, tra cui la scuola. Tralascio le premesse giuridiche pur richiamando doverosamente alcuni principi imprescindibili, in materia di formazione scolastica, non a caso incardinati nella nostra Costituzione (artt. 33 e 34, in particolare, ma anche gli artt. 2, 3, 4, 9, 21, 30, 31, da raccordare ai primi), che ha saputo guardare indietro, alle esperienze negative e positive della nostra storia, ed avanti, al sogno di una società a misura d’uomo (“La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi…”).

Diritto allo studio e rispetto sono concetti che si sostanziano a vicenda, e riguardano gli alunni quanto le famiglie nonché, a ben vedere, l’intera società. Il “riguardo verso la dignità” dei figli da parte della scuola, delle istituzioni e della società è indubbiamente la cosa che più sta a cuore a un genitore; un concetto, quello di rispetto, che includa anche alunni provenienti da altri Paesi e che permei il rapporto con l’istituzione scolastica nei suoi diversi aspetti: 1. Accoglienza e integrazione; 2. Didattica; 3. Organizzazione e servizi. Mi soffermerò brevemente su ognuna.

1. Accoglienza e integrazione. Che i figli siano accolti, compresi, apprezzati, stimolati e valorizzati, ripeto, è quanto ci si aspetta dall’istituzione (quale espressione di una società civile). Ma tutto questo implica, necessariamente, la conoscenza dell’alunno, il suo ri-conoscimento come persona e personalità sui generis; modulando per lui, quanto più possibile, la maniera più appropriata per farlo apprendere. Una conoscenza che di solito emerge o s’evince dal suo comportamento in aula, dal profitto, dalla capacità d’interazione coi compagni e con gli insegnanti. Per arrivare a questo è necessario però che gli insegnanti siano posti nelle condizioni di poterlo fare, vale a dire: a. che il numero contenuto degli alunni lo permetta (attualmente il numero massimo previsto è di venticinque alunni, destinato ad aumentare coi recenti provvedimenti del Ministro dell’Istruzione); b. che vi sia un tempo e uno spazio a lui singolarmente dedicati, e strumenti idonei per conoscerlo ed interagire al meglio con lui (attraverso momenti di compresenza di docenti, o con l’apporto di docenti ed esperti anche esterni, all’inizio e durante l’anno scolastico, e con colloqui, test, giochi etc.); c. che per i docenti e le professionalità di cui a sub 2 e 3 si preveda una formazione continua e un equo sistema premiante. In futuro, come per tutti i dipendenti pubblici, si dovrebbe verificare all’assunzione, oltre il possesso delle competenze tecniche, l’attitudine e la motivazione all’insegnamento; questo è un presupposto importante che rafforza la legittimazione ed il primato della scuola pubblica nel compito di formare la società incidendo sul suo destino.

2. Didattica. Negli anni della scuola elementare gli alunni dovrebbero ricevere quel viatico di informazioni, di abilità, di metodo e di esperienze indispensabili per affrontare – con sicurezza e senza lacune – gli studi successivi, le relazioni interpersonali, il lavoro. È necessario perciò che gli alunni vengano seguiti costantemente e con la collaborazione delle famiglie, instaurando una sorta di patto educativo generale e/o personalizzato, che recepisca regole minime di comportamento ed esigenze formative anche specifiche di ogni alunno, a cui fare riferimento per un impegno vicendevole in aula e fuori dalla scuola. A questo fine, la massima individualizzazione dell’insegnamento, andrebbero potenziati anziché aboliti i momenti di compresenza dei docenti. Si potrebbe inoltre pensare a una figura di raccordo (tutor) che interagisca coi docenti e le famiglie in modo diretto e immediato (telefonicamente e con e.mail) traducendo i problemi rappresentati (didattici, relazionali, familiari) in soluzioni. Quanto ai programmi scolastici, si auspica il loro costante perfezionamento attraverso un lavoro di studio e di confronto da parte dei massimi esperti, per configurare un nucleo ideale, dinamico ed essenziale di competenze.

3. Organizzazione e servizi. Una delle esigenze più avvertite dalle famiglie riguardo al servizio scolastico è l’armonizzazione dell’orario delle lezioni con quello di lavoro dei genitori; riguarda non solo il tempo pieno ma anche le altre forme di articolazione dell’orario scolastico.

Ma gli interventi che più auspicherei sono legati all’attività didattica, all’obiettivo di una formazione solida e completa, per qualità e ricchezza; partendo da un’idea alta di società che consenta ad ognuno l’espressione più autentica e piena della propria personalità e dei propri sogni, ma anche, sul piano dell’organizzazione sociale (politica, lavorativa, associativa, familiare etc.), di gettare le basi affinché da essa maturi uno spirito critico, una tensione etica, una sensibilità artistica, una capacità inventiva e propositiva necessarie per un reale salto culturale, qualunque scelta di studio o professionale ne seguirà.

Questo non può che avvenire attraverso la creazione o lo sviluppo di competenze in aggiunta o ad integrazione di quelle che non possono al momento trovare sufficiente spazio dentro il programma scolastico. Materie come la matematica (per comprenderla e valorizzarla come merita), italiano (imparare a leggere criticamente un testo, scrivere un tema, una poesia, un racconto), e poi disegno, pittura, scultura, musica apprendendone linguaggio e strumenti. Alcune di queste attività sono già previste in diverse scuole come laboratori, e si tratterebbe di riflettere sui tempi da dedicarvi e i metodi.

Mi piace pensare la scuola come un’agorà, una bottega, un laboratorio continuo dove avvicendare professionalità interne ed esterne alla scuola ottimizzando le risorse a disposizione, attraverso convenzioni con accademie, conservatori, facoltà universitarie, artisti etc…

Un’attività, questa, che non può demandarsi agli stessi docenti, bensì al tutor o, meglio ancora, da una nuova figura, il manager della formazione, che potrebbe operare per più scuole coordinandosi coi dirigenti didattici e i tutors. A tal fine, le scuole potrebbero accogliere lasciti, eredità, donazioni, finanziamenti che però, al fine di evitare situazioni di privilegio, dovrebbero essere ripartiti tra le scuole dell’intera provincia.

Queste sono alcune idee per un possibile modello di scuola pubblica primaria. Non, dunque, la distruzione dell’esistente, ma la sua naturale crescita verso un’ideale con cui misurarsi di continuo, con la massima attenzione e rispetto.

* * *

Una scuola pubblica per tutti
di Fedora Ramondino

La scuola che vorrei per i nostri figli, è una scuola con le pareti azzurre come il cielo,
che ti faccia volare mentre scopri le prime fatiche e le prime esperienze dell’Homo Sapiens,
e che ti faccia sbarrare gli occhi dallo stupore quando la maestra ti fa
capire come gira la Terra.

La scuola che vorrei per i nostri figli, è come una seconda casa che ti
accoglie e ti prende per mano facendoti fare dei voli pindarici tra la Storia e la Scienza, le discese e le salite tra la Geografia e la Geometria.

La scuola che vorrei per i nostri figli, ha delle maestre che sono persone alle quali viene riconosciuto il ruolo fondamentale che hanno nella formazione dei piccoli cittadini, sì, proprio quelli che un giorno avranno nelle mani tutto ciò che gli stiamo lasciando…:

un Homo Sapiens che sta tornando a camminare a quattro zampe, una Terra che smetterà di girare perché troppo malata, una Storia dimenticata negli scantinati e una Scienza trasformata in Legge Vaticana…

La scuola che vorrei per i nostri figli deve saper costruire insieme a loro un mondo migliore, deve saper insegnare la Storia potendo visitare ancora i Musei, deve autodeterminarsi e autogestirsi, la scuola che vorrei per i nostri figli deve saper accompagnare i bambini nel mondo dell’Arte, della Musica… Mozart sarà stato un bambino stravagante, ma non sarebbe mai diventato un “bullo”, perché DoReMiFaSol non ti portano in mezzo alla strada e non ti fanno venir voglia di menare le mani…

La scuola che vorrei per i nostri figli ha due maestre, assolutamente due maestre, che interagiscono, si consigliano, si confrontano, si stimolano e vengono ben remunerate.

E se quella del mattino arriva col muso storto intimidendo i bambini, si può sempre sperare che quella del pomeriggio arrivi col sorriso aperto,
rilassandoli…

La scuola che vorrei per i nostri figli ha un nome: Scuola Pubblica per Tutti!

* * *

I genitori si sono espressi sulla “riforma” Gelmini bocciando il maestro unico, ma a causa dei tagli è sempre più buio sul futuro: qualche parere qui, qui, qui, qui, e qui un dibattito. Intanto continua la battaglia legale, poiché i Regolamenti non sono come dovrebbero essere una puntuale attuazione del Piano programmatico adottato il 4 di settembre (vedi qui e qui). E la scuola torna in sciopero il 18 marzo.

* * *

Dati straordinari e drammatici
di Mirco Pieralisi

È fondamentale oggi che le protagoniste e i protagonisti del grande movimento d’autunno, in primo luogo genitori e insegnanti della scuola elementare, si attivino in tutti i modi per chiedere che la scuola del prossimo anno sia quella che loro hanno vissuto e che hanno voluto riconfermare e non la scuola del tempo vuoto della Gelmini.

Tra poche settimane sarà assegnato alle scuole l’organico di diritto per il prossimo anno scolastico. Abbiamo tutti una grande responsabilità in questo momento. Dal mondo della scuola deve venire una grande sollevazione democratica, prima che sia troppo tardi, affinchè vengano ritirate tutte le norme legate alla sciagurata pedagogia della miseria, quella del cosiddetto maestro unico e dei tagli di risorse, tempo e qualità alla scuola pubblica.
(continua qui)

* * *

Andate tutti negli Uffici Scolastici Provinciali…
di Roberta Roberti

Andate tutti negli USP di competenza per le vostre città, siamo convinti che se 10, 20, 30 direttori andranno a raccontare quello che genitori e docenti hanno detto loro consegnando i moduli integrativi, possiamo avere una reale possibilità di incidere sulle scelte governative.
Tenete presente che ci sono le elezioni e che migliaia di potenziali
elettori non si liquidano con tanta leggerezza, nè da parte di una
maggioranza, per quanto arrogante, nè da parte di un’opposizione, per quanto addormentata e silente sia stata finora su queste tematiche.
(continua qui)

* * *

Riporto anche questa notizia, che mi viene segnalata dal Coordinamento scuola insegnanti-genitori di Pontassieve e che si collega a un’importante iniziativa nazionale:

Anche a Pontassieve, il Coordinamento scuola insegnanti-genitori, come a Roma, Firenze e in tutta l’Italia, raccoglie le firme e le adesioni per il “ricorso al Tar” (per adesso del Lazio, come gesto simbolico, ma si valuterà la possibilità di presentarlo anche in Toscana e non solo) contro i provvedimenti e i tagli alla Scuola pubblica previsti dal Governo. Tale iniziativa avrà luogo mercoledì 11 marzo prossimo, presso la sala comunale di Pontassieve. In occasione dell’ “Incontro aperto” sul tema “Scuola Pubblica: un Bene Comune“. Un incontro che vuole parlare di scuola, partendo da testimonianze ed esperienze provenienti dal territorio e non solo, da chi nella e con la scuola ci lavora e si impegna. La scuola è un bene comune anche di chi non ha figli o di chi ce li ha già grandi, di tutti… Un incontro per guardare “dentro” a quel “pacchetto ore”, come viene chiamato (il pacchetto delle 24 o delle 40 ore…) per vedere cosa contiene, cosa dovrebbe contenere o, ancora, cosa si vorrebbe che contenesse. E, comunque, cosa non ci sarà più, con l’applicazione del provvedimento del Governo! Per sapere finalmente tutto ciò che non avete mai osato chiedere… sulla Scuola. Saranno ospiti: l’Avv. Mauceri della “Scuola della Repubblica”, anche responsabile ricorso al Tar a Firenze e provincia, insegnanti della scuola di Bagno a Ripoli e della scuola di Utopia socialista di Vallombrosa, ci sarà il segretario provinciale della CGIL e FLC, Alessandro Rapezzi e i ragazzi di “Voci della Macchia”. Perché dalla crisi si uscirà con azioni civili ma concrete, difendendo i diritti (come la scuola pubblica) e la democrazia, superando i separatismi e i preconcetti, unendo le forze. Partecipiamo e firmiamo dunque!

* * *

Normativa per genitori qui.

I testi della normativa qui e qui.

Organi collegiali qui e Organi collegiali territoriali della scuola qui.

Una guida al funzionamento degli Organi collegiali qui.

Una proposta per rilanciare la partecipazione qui.

Genitori e Scuola: la scuola che vorremmo qui.

Associazioni di genitori in rete qui.

* * *

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.

C’è un appello anche per l’università qui.

Un appello di docenti e formatori nel campo dell’educazione linguistica sulla valutazione degli apprendimenti qui.

Un appello per il diritto alle prestazioni sanitarie urgenti agli stranieri (compresi i bambini) qui.

Segnalo anche un appello per il diritto alla tutela della salute per i dipendenti pubblici qui.

Le leggi contestate: la legge 169 (ex dl 137), dl 133, mozione Cota.

4 pensieri su “Vivalascuola. Cosa vogliono i genitori

  1. Mi piace molto il tuo pezzo Giovanni, queste parole in modo particolare.
    rispetto (= “il sentimento di riguardo verso la dignità altrui, che ci trattiene dall’offendere gli altri, ledere i loro diritti o menomare i loro beni.”

    E anche a Giorgio, grazie.

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  2. Caro Giorgio,
    ti ringrazio per il vivalascuola “vissuto” dai genitori.
    Per il 24 marzo sto facendo serio pensierino per esserci in Feltrinelli di Via Manzoni per presentazione del tuo pregevole e sentito Acasadidio.
    Se Via Manzoni è in centro di Milano (ed io ti auguro di cuore che Acasadidio faccia centro), che ne pensi se martedi pranziamo non in periferia milanese ma in sinistrorsa Via Torricelli?
    a risentirci, Marco

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