Mistici giardini in battelli ebbri

a cura di Loris Pattuelli

ziosamConosci Ain’t talkin’ di Bob Dylan? Credo sia la prima canzone del nuovo millennio. Due sono le versioni stampate su disco: una è un requiem e l’altra sembra una marcetta. Puoi trovarle su Modern times e su Tell tale signs. Ecco il ritornello finale: Non sto parlando, sto solo camminando, su per le strade, dietro la curva, il cuore brucia e ancora si strugge, nell’ultima retrovia alla fine del mondo. Questa canzone mi ricorda Le bateau ivre di Rimbaud, forse perché Dylan è riuscito a concentrare qui tutti i luoghi comuni della canzone esattamente come un secolo prima aveva fatto Rimbaud con la poesia. Il ragazzo di Charleville pensava di usarla per fare bella figura con i poeti parigini, il menestrello di Duluth credo l’abbia incisa soltanto per mettere in imbarazzo i cacciatori di Nobel. C’è anche da dire che queste due opere sono quasi intraducibili. Però ci proviamo lo stesso. Ecco due traduzioni, quella di Ivos Margoni, un grande rimbaldiano, è forse la migliore possibile del Bateau.

Devo aggiungere altro? Certamente sì. In Aprile tre date italiane per Bob Dylan: il 15 a Milano, il 17 a Roma e il 18 a Firenze. Con almeno un centinaio di concerti all’anno, questo signore è praticamente sempre in tour. Sembra che sfoghi così le sue nevrosi, e questa, sia ben chiaro, è (sopratutto per noi ascoltatori) una fortuna non da poco. Bob Dylan ha suonato dappertutto, anche alla festa dell’Unità di Correggio, anche all’Accademia di West Point, anche dal Papa. Se qualcuno me l’avesse detto una trentina di anni fa, credo mi sarei fatto proprio una bella risata. “Pomeriggio e serata danzante” con Roberto Dilani e la sua orchestra. Non ditemi che non suona bene, non ditemi che non vi piacerebbe. Io, confesso, mi sto già preparando per l’evento. Il signore di tutte le rivolte oggi è comunque soltanto un artigiano che ancora si diverte a smontare, rimontare e ricreare il suo repertorio. Vi sembra poco? Non credo esista sulla faccia della terra un artista più libero e più inserito nel suo tempo. Ormai Bob Dylan può fare tutto quello che vuole, e poi anche noi, a pensarci bene, meriteremmo (forse) qualche cosa del genere, magari il giorno prima della prossima fine del mondo.

Ain’t Talkin’

As I walked out tonight in the mystic garden
The wounded flowers were dangling from the vines
I was passing by yon cool and crystal fountain
Someone hit me from behind

Ain’t talkin’, just walkin’
Through this weary world of woe
Heart burnin’, still yearnin’
No one on earth would ever know

They say prayer has the power to help
So pray from the mother
In the human heart an evil spirit can dwell
I’m trying to love my neighbor and do good unto others
But oh, mother, things ain’t going well

Ain’t talkin’, just walkin’
I’ll burn that bridge before you can cross
Heart burnin’, still yearnin’
They’ll be no mercy for you once you’ve lost

Now I’m all worn down by weepin’
My eyes are filled with tears, my lips are dry
If I catch my opponents ever sleepin’
I’ll just slaughter them where they lie

Ain’t talkin’, just walkin’
Through the world mysterious and vague
Heart burnin’, still yearnin’
Walking through the cities of the plague

The whole world is filled with speculation
The whole wide world which people say is round
They will tear your mind away from contemplation
They will jump on your misfortune when you’re down

Ain’t talkin’, just walkin’
Eatin’ hog eyed grease in hog eyed town
Heart burnin’ – still yearnin’
Someday you’ll be glad to have me around

They will crush you with wealth and power
Every waking moment you could crack
I’ll make the most of one last extra hour
I’ll avenge my father’s death then I’ll step back

Ain’t talkin’, just walkin’
Hand me down my walkin’ cane
Heart burnin’, still yearnin’
Got to get you out of my miserable brain

All my loyal and much loved companions
They approve of me and share my code
I practice a faith that’s been long abandoned
Ain’t no altars on this long and lonesome road

Ain’t talkin’, just walkin’
My mule is sick, my horse is blind
Heart burnin’, still yearnin’
Thinkin’ ‘bout that gal I left behind

It’s bright in the heavens and the wheels are flying
Fame and honor never seem to fade
The fire’s gone out but the light is never dying
Who says I can’t get heavenly aid?

Ain’t talkin’, just walkin’
Carrying a dead man’s shield
Heart burnin’, still yearnin’
Walkin’ with a toothache in my heel

The suffering is unending
Every nook and cranny has it’s tears
I’m not playing, I’m not pretending
I’m not nursing any superfluous fears

Ain’t talkin’, just walkin’
Walkin’ ever since the other night
Heart burnin’, still yearnin’
Walkin’ ‘til I’m clean out of sight

As I walked out in the mystic garden
On a hot summer day, hot summer lawn
Excuse me, ma’am I beg your pardon
There’s no one here, the gardener is gone

Ain’t talkin’, just walkin’
Up the road around the bend
Heart burnin’, still yearnin’
In the last outback, at the world’s end

Traduzione

Mentre camminavo stanotte nel mistico giardino
pendevano fiori squarciati dalla vite
stavo passando oltre la fresca fonte di cristallo,
e da dietro qualcuno mi ha colpito

non sto parlando, solo camminando
attraverso questo stanco mondo di dolore
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
sulla terra nessuno lo saprà mai

dicono che la preghiera ha il potere di guarire
quindi prega per me mamma
nel cuore degli umani un malvagio spirito può abitare
ci provo ad amare il mio vicino e a far del bene
ma oh, mamma, le cose non vanno molto bene

non sto parlando, solo camminando
brucerò quel ponte prima che tu possa attraversarlo
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
non ci sarà pietà per te una volta che l’avrai perduta

adesso sono consumato dal pianto
i miei occhi sono pieni di lacrime, le labbra sono secche
se colgo i miei nemici mentre dormono
nel sonno li massacrerò

non sto parlando, solo camminando
attraverso il misterioso e vago mondo
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
camminando attraverso le città della peste

beh l’intero mondo è colmo di speculazione
l’intero vasto mondo che le persone dicono essere tondo
strapperanno via la tua mente dalla contemplazione
salteranno sulle tue disgrazie quando sarai giù

non sto parlando, solo camminando
mangiando il grasso di maiale in una città di maiali
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
un giorno sarai felice di avermi attorno

ti schiacceranno con la ricchezza ed il potere
ad ogni istante di veglia potresti crollare
sfrutterò l’ultima ora che mi resta
vendicherò la morte di mio padre
poi farò un passo indietro

non sto parlando, solo camminando
passami il mio bastone da passeggio
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
devo allontanarti dal mio cervello miserabile

tutti i miei leali e amati compagni
mi approvano e condividono il mio codice
pratico una fede da tempo abbandonata
e non ci sono altari su questa lunga e solitaria strada

non sto parlando, solo camminando
il mio asino è stanco e il mio cavallo è cieco
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
pensando alla ragazza che mi sono lasciato dietro

beh, il cielo è luminoso e le ruote stanno volando
la fama e l’onore non sembrano svanire mai
il fuoco è scomparso ma la luce non muore mai
chi dice che non posso ottenere l’aiuto divino?

non sto parlando, solo camminando
portando lo scudo di un uomo morto
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
camminando con un mal di denti nel tallone

la sofferenza è senza fine
porta lacrime in ogni angolo ed ogni fessura
non sto scherzando, non sto fingendo
non sto nutrendo timori superflui

non sto parlando, solo camminando
cammino dall’altra notte
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
camminando fino a che sarò fuori di vista

sono uscito nel mistico giardino
un caldo giorno d’estate, su un caldo prato estivo
mi scusi, signorina, le chiedo perdono
non c’è nessuno qui, il giardiniere se n’è andato

non sto parlando, solo camminando
su per la strada, dietro la curva
il cuore sta bruciando, ancora si strugge
nell’ultima retrovia alla fine del mondo.

Le Bateau Ivre

rimbaud

Comme je descendais des Fleuves impassibles,
Je ne me sentis plus tiré par les haleurs :
Des Peaux-Rouges criards les avaient pris pour cibles
Les ayant cloués nus aux poteaux de couleurs.

J’étais insoucieux de tous les équipages,
Porteur de blés flamands et de cotons anglais.
Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages
Les Fleuves m’ont laissé descendre où je voulais.

Dans les clapotements furieux des marées,
Moi, l’autre hiver, plus sourd que les cerveaux d’enfants,
Je courus ! Et les Péninsules démarrées
N’ont pas subi tohu-bohus plus triomphants.

La tempête a béni mes éveils maritimes.
Plus léger qu’un bouchon j’ai dansé sur les flots
Qu’on appelle rouleurs éternels de victimes,
Dix nuits, sans regretter l’oeil niais des falots !

Plus douce qu’aux enfants la chair des pommes sûres,
L’eau verte pénétra ma coque de sapin
Et des taches de vins bleus et des vomissures
Me lava, dispersant gouvernail et grappin.

Et dès lors, je me suis baigné dans le Poème
De la Mer, infusé d’astres, et lactescent,
Dévorant les azurs verts ; où, flottaison blême
Et ravie, un noyé pensif parfois descend ;

Où, teignant tout à coup les bleuités, délires
Et rythmes lents sous les rutilements du jour,
Plus fortes que l’alcool, plus vastes que nos lyres,
Fermentent les rousseurs amères de l’amour !

Je sais les cieux crevant en éclairs, et les trombes
Et les ressacs et les courants : Je sais le soir,
L’aube exaltée ainsi qu’un peuple de colombes,
Et j’ai vu quelques fois ce que l’homme a cru voir !

J’ai vu le soleil bas, taché d’horreurs mystiques,
Illuminant de longs figements violets,
Pareils à des acteurs de drames très-antiques
Les flots roulant au loin leurs frissons de volets !

J’ai rêvé la nuit verte aux neiges éblouies,
Baiser montant aux yeux des mers avec lenteurs,
La circulation des sèves inouïes
Et l’éveil jaune et bleu des phosphores chanteurs !

J’ai suivi, des mois pleins, pareilles aux vacheries
Hystériques, la houle à l’assaut des récifs,
Sans songer que les pieds lumineux des Maries
Pussent forcer le mufle aux Océans poussifs !

J’ai heurté, savez-vous, d’incroyables Florides
Mêlant aux fleurs des yeux des panthères à peaux
D’hommes ! Des arcs-en-ciel tendus comme des brides
Sous l’horizon des mers, à de glauques troupeaux !

J’ai vu fermenter les marais énormes, nasses
Où pourrit dans les joncs tout un Léviathan !
Des écroulement d’eau au milieu des bonacees,
Et les lointains vers les gouffres cataractant !

Glaciers, soleils d’argent, flots nacreux, cieux de braises !
Échouages hideux au fond des golfes bruns
Où les serpents géants dévorés de punaises
Choient, des arbres tordus, avec de noirs parfums !

J’aurais voulu montrer aux enfants ces dorades
Du flot bleu, ces poissons d’or, ces poissons chantants.
– Des écumes de fleurs ont bercé mes dérades
Et d’ineffables vents m’ont ailé par instant.

Parfois, martyr lassé des pôles et des zones,
La mer dont le sanglot faisait mon roulis doux
Montait vers moi ses fleurs d’ombres aux ventouses jaunes
Et je restais, ainsi qu’une femme à genoux…

Presque île, balottant sur mes bords les querelles
Et les fientes d’oiseaux clabotteurs aux yeux blonds.
Et je voguais lorsqu’à travers mes liens frêles
Des noyés descendaient dormir à reculons !

Or moi, bateau perdu sous les cheveux des anses,
Jeté par l’ouragan dans l’éther sans oiseau,
Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses
N’auraient pas repéché la carcasse ivre d’eau ;

Libre, fumant, monté de brumes violettes,
Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur
Qui porte, confiture exquise aux bons poètes,
Des lichens de soleil et des morves d’azur ;

Qui courais, taché de lunules électriques,
Planche folle, escorté des hippocampes noirs,
Quand les juillets faisaient couler à coups de trique
Les cieux ultramarins aux ardents entonnoirs ;

Moi qui tremblais, sentant geindre à cinquante lieues
Le rut des Béhémots et les Maelstroms épais,
Fileur éternel des immobilités bleues,
Je regrette l’Europe aux anciens parapets !

J’ai vu des archipels sidéraux ! et des îles
Dont les cieux délirants sont ouverts au vogueur :
– Est-ce en ces nuits sans fond que tu dors et t’exiles,
Million d’oiseaux d’or, ô future vigueur ? –

Mais, vrai, j’ai trop pleuré ! Les Aubes sont navrantes.
Toute lune est atroce et tout soleil amer :
L’âcre amour m’a gonflé de torpeurs enivrantes.
Ô que ma quille éclate ! Ô que j’aille à la mer !

Si je désire une eau d’Europe, c’est la flache
Noire et froide où vers le crépuscule embaumé
Un enfant accroupi plein de tristesses, lâche
Un bateau frêle comme un papillon de mai.

Je ne puis plus, baigné de vos langueurs, ô lames,
Enlever leurs sillages aux porteurs de cotons,
Ni traverser l’orgueil des drapeaux et des flammes,
Ni nager sous les yeux horribles des pontons.

Traduzione (Ivos Margoni)

Poiché andavo scendendo lungo i Fiumi impassibili,
sentii che i bardotti non mi guidavan più:
ignudi ed inchiodati ai pali variopinti
i Pellerossa striduli li avevan bersagliati.

Col mio cotone inglese, col mio grano fiammingo,
non mi curavo più di avere un equipaggio.
Quando, assieme ai bardotti, si spensero i clamori,
I Fiumi mi lasciarono scender liberamente,

La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare.
Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti,
che eternamente spingono i corpi delle vittime,
dieci notti, e irridevo l’occhio insulso dei fari!

Più dolce che ai fanciulli qualche acida polpa,
l’acqua verde filtrò nel mio scafo di abete
e dalle macchie rosse di vomito e di vino
mi lavò, disperdendo il timone e i ramponi.

Mi immersi nel Poema del mare,
Infuso d’astri, e lattescente, divorando
gli azzurri verdi; dove livido, fluttuando
In estasi, pensoso talvolta scende un annegato;

dove tingendo all’improvviso le azzurrità, deliri
e ritmi lenti sotto il diurno rutilante fulgore,
più forti dell’alcool, più vasti delle nostre lire,
fermentano i rossori amari dell’amore!

Conosco i cieli che scoppiano nei lampi, le trombe
le risacche, e le correnti: conosco la sera,
l’alba eccitata come turba di colombe,
e a volte ho visto ciò che l’uomo crede di vedere!

Ho visto il sole basso, di orrori mistici macchiato,
con lunghi grumi viola illuminare,
come attori di drammi molto antichi
i flutti spinti al largo in sussulti con tremito di persiane!

Ho cozzato in Floride incredibili: fiori
sbocciavano fra gli occhi di pantere con pelli
d’uomo! In arcobaleni come redini tesi
a glauche mandrie sotto l’orizzonte dei mari!

Ho visto fermentare gli stagni enormi, nasse dove
frammezzo ai giunchi marcisce un Leviatano!
Frane d’acqua scuotevano le immobili bonacce,
cateratte lontane crollavano nei baratri!

Ghiacciai, soli d’argento, flutti madreperlacei,
cieli ardenti! Incagliavo in fondo a golfi bruni
dove immensi serpenti mangiati dalle cimici
cadon, da piante torte, con oscuri profumi!

Ai bimbi, avrei voluto mostrare le dorate
dell’onda cupa e azzurra, o quei pesci canori.
– Schiume di fiori, mentre salpavo, m’han cullato,
e talvolta ineffabili venti m’han dato l’ali.

Martire affaticato dai poli e dalle zone,
il mare che piangendo mi addolciva il rullio
faceva salir fiori d’ombra, gialle ventose,
ed io restavo, simile ad una donna in ginocchio,

quasi isola, scuotendo sui miei bordi i litigi
e lo sterco di uccelli dagli occhi biondi, e urlanti.
Vogavo ed attraverso i miei legami fragili
gli affogati a ritroso scendevano a dormire!

Io, battello perduto nei crini delle cale,
spinto dall’uragano nell’etra senza uccelli,
– né i velieri anseatici, né i Monitori avrebbero
ripescato il mio scafo ubriacato d’acqua, –

io che andavo chiazzato dalle lunule elettriche,
folle trave, scortato dagli ippocampi neri,
quando il luglio faceva crollare a scudisciate
i cieli ultramarini dai vortici infuocati;

io che tremavo udendo gemere a cento leghe
i Behemot in foia e i densi Maèlstrom,
filando eternamente sull’acque azzurre e immobili,
io rimpiango l’Europa dai parapetti antichi!

Ho visto gli arcipelaghi siderei e delle isole
dai cieli deliranti aperti al vogatore:
– È in queste notti immense che tu dormi e t’esili
stuolo d’uccelli d’oro, o Vigore futuro?

Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro:
l’acre amore mi gonfia di stordenti torpori.
Che la mia chiglia scoppi! Che vada in fondo al mare!

Se desidero un’acqua d’Europa, è la pozzanghera
nera e gelida, quando, nell’ora del crepuscolo,
un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio,
un battello leggero come farfalla a maggio.

Non posso più, bagnato di quei languori, onde,
filare nella scia di chi porta cotone,
né fendere l’orgoglio dei pavesi e dei labari,
né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni.

2 pensieri su “Mistici giardini in battelli ebbri

  1. Tengo a precisare che la traduzione della canzone di Bob Dylan non è mia, ma di TESTIMANIA.COM. Io la trovo orribile. Doveva appunto servire per dimostrare l’intraducibilità del testo. Ci deve essere stato un qualche disguido redazionale. Me ne scuso.

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  2. Ain’t talkin’, non parlo, è l’ultima della GRANDI coanzoni di Dylan, quelle che non passeranno mai alla radio, come Visions of Johanna, Idiot Wind, Blind Willie McTell, Highlands… e chi le conta più?
    Dylan da giovane era un avido lettore di Rimbaud (magari anche adesso, chi lo sa?), e la vena simbolista non l’ha mai abbandonato, assieme a un sentimento apocalittico di chi sa di stare “nell’ultima landa al termine del mondo”. D’accordo sul fatto che la traduzione è quasi impossibile, io ci avevo provato senza successo qualche tempo fa.
    Ci si vede tutti al concerto? Milano? Firenze?

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