E SE ALLA SUA ETÀ…

no-hands-clock

La giovinezza, una novità.

Nessuno ne parlava vent’anni fa.
Coco Chanel

Non capisco.

Il clamore per “Il curioso caso di Benjamin Button”. Al di là che buonanima di Scott Fitzgerald – ora – lega il suo nome anche a quello di Brad Pitt, dopo l’omaggio (?) di Luciano Ligabue [autore de La neve se ne frega, Feltrinelli, 2004. E qui chiudo. La parentesi e ogni commento in merito]. Al di là del risultato cinematografico – e del mio personale salvare solo il Capitano Mike Clark – non capisco.
In Italia: la normalità è questa. La realtà è questa: l’età avanza, la gioventù aumenta. La Penisola vanta “giovani poeti” di quasiquaranta primavere, “giovani pittori” di quarantabbondanti, “giovani musicisti” sessantasuonati, etc…
Ben conscia che si possa rimanere “esordienti” a vita, così come iniziare un qualsivoglia percorso alternativo [artistico o meno] in qualsiasi punto della propria esistenza, è proprio necessario l’uso forzato di questo attributo? Non capisco: non si potrebbe – almeno ogni tanto – evitare tutta questa confusione? Solo mia, evidentemente… Pure: ai miei timpani turbati – l’aggettivo “giovane” ormai suona come un dispregiativo. E suona con tre g. E ho il terrore di tutti questi gggiovani pieni d’ammmore, pronti, però, a linciarti – se solo osi rivolgerti a loro dando del “Lei”… [il mio vecchio padre mi insegnò che “dare del Lei” agli sconosciuti è una forma di rispetto. Evidentemente fu uno sbaglio educativo, uno dei tanti].
E ancora: non capisco. Un attore – mezzosecolo portato divinamente, ma sempre mezzosecolo – si scandalizzò perché la mia data di nascita è pubblica: «un attore ha l’età che dimostra!», tuonò. E cosa dovrei scrivere sul curriculum alla voce “nato/a il”? «Guardate le foto e fate vobis?». Un autore precisò, stizzito e fiero: «dimostro dieci anni meno, mi scambiano per un ragazzino!». Cosa devo dirti? «Non fosse per quel piccolo dettaglio, per quegli otto lustri – che comunque hai –, saresti un prodigio della letteratura…».
Credevo che «giovane per sempre» fosse una qualità mentale, una sempreviva e sempreverde curiosità creativa, una frase di Alba Fragile (Ultima Notte Sulla Terra) dei Timoria… Credevo che la capacità di continuare a stupirsi fosse un’abilità dell’anima. Credevo che dare dell’Adulto a qualcuno fosse un’attestazione di stima. Credevo che l’Italia fosse un Paese Misoneista e Gerontocratico. Non è così. L’Italia ama i giovani. Basta solo capire chi siano questi amati giovani [e: no! “Giovanile” non è sinonimo di “Giovane”!]. Se, a grandi linee, la categoria “giovane” parte dai quasiquaranta e arriva ai sessantasuonati – mi dite quando scatta l’ora della crescita? Devo rubarla ai vermi una persona matura? E dove dobbiamo collocarci – nell’alveare di un’adolescenza annacquata all’infinito – ad esempio, noi nati negli anni ’80? Quale culla, cella, cripta? Zigote o Zombie? Dobbiamo contare in progressione o in regressione? Non capisco. Forse mi manca solo la chiave della Conoscenza e tutto questo è solo l’avverarsi di quel ludus puerorum, è solo il come si paupula per la copula degli opposti. Forse quel vecchio e quel bambino che “si preser per mano” si sono fusi nel bambino-vecchio, nel puer senex, nel Paedogeron. E l’alchimia ha annullato ogni anagrafe. Forse bisogna ricalcare l’orma di Orwell e afferrare il suo antivedere: «il non esporre i propri pensieri ad un adulto sembra una cosa istintiva dai sette od otto anni in su». Forse…
È come quel coccio di vaso con la scritta Kainua: per quanto mi sforzi di accettare la recente teoria, per quanto mi sforzi di accettare l’origine etrusca del toponimo, Genova – per me – non sarà mai Kainua – Città Nuova. Forse, per me, tutto resta come Genova. Una vecchia città. La Città Vecchia. Che chiude:

… li condannerai a CINQUEMILA ANNI più le spese…

25 pensieri su “E SE ALLA SUA ETÀ…

  1. Cara Chiara,
    d’accordo su tutto, specialmente sulla condanna a cinquemila anni più le spese; le spese da liquidare subito, ci mancherebbe.
    Ciao,
    r

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  2. chiara sai qual è il paradosso, se lo è.

    che poniamo caso a 35/40 vieni espulso dal mercato del lavoro sei vecchio…

    mentre come scrittore sei ancora acerbo.

    penso che in questa strana differenza ci stia buona parte dello sfascio che siamo e come paese.

    d.

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  3. L’Italia ama i giovani, ma tale amore non è affatto ricambiato: sempre più spesso i giovani espatriano, per trovare lavoro, per realizzare i propri sogni, o anche solo semplicemente per poter lavorare. Che sia un lavoro di ingegno o di arte, poco importa. I giovani sono come il lavoro: quando si fanno grandi, vanno a cercar fortuna al di fuori degli italici confini. E a noi cosa resta? I non-giovani, i già-maturi, onnipresenti come pseudo-divinità che tutto vedono e tutto controllano.

    Noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno.

    Ma cosa vediamo, tutti i giorni? Genova non è che una goccia nell’oceano della situazione nazionale. La città vecchia è una sintesi: cosa si muova, cosa nasca, poco importa. La cornice intorno è già morta, e fa finta di essere ancora viva, come nel miglior film di Romero. Avanza a tentoni sbranando i non-nonmorti. Quanto tempo resterà prima che la lancetta segni la mezzanotte? Quanto tempo resterà?

    Tic tac, Clarisse.

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  4. Mi piacque molto, per lo stile diretto e infantile (nel senso buono), La neve se ne frega di Luciano Ligabue, seppur l’idea non fosse nuovissima: ricordo che intervistato il Liga disse che non era un romanzo di fantascienza dickiana, come qualcuno aveva detto… era una storia e basta. Il libro, giustamente, ottenne parecchie critiche, anche negative, ma per lo più positive: non un capolavoro, ma una storia godibile questo sì, scritta con gusto. Insomma da lettore mi piacque. E anche come critico. Molto ma molto meglio di certa paccottiglia di sci-fi spacciata per chissà quale immaginifico capolavoro.

    Il racconto di Scott Fitzgerald è una bozza, o meglio: lo spunto perché altri scrittori possano approfondire/ampliare l’argomento. E così è stato, con il Liga. E adesso con questo bel film Il curioso caso di Benjamin Button.

    Per il mercato del lavoro a 35 anni sei vecchio. E’ il capitalismo a volere dei giovani acerbi, senza testa: ma i capoccia sono tutti dei matusalemme. I giovani servono per fare facciata.

    Uno scrittore a 35 anni non è uno scrittore il più delle volte: è uno che sta tentando di trovare la sua strada se ha del talento. Moresco di anni ne 60 e passa e non è ancora buono né maturo: scrive peggio di un adolescente, risibile e noioso, sempre a lamentarsi. Adesso I Canti del Caos sono stati ripubblicati da Mondadori: è questa l’editoria italiana, di cacca, che invece di investire su autori giovani e validi si dà via per far contento un nonnetto persino simpatico quando lo si sente parlare… ma leggerlo è uno strazio, per cui sì, ci sarebbe da condannarlo all’amputazione di entrambe le mani, di entrambi i piedi e della lingua, proprio per esser sicuri che non scriva più. Oltre alla condanna di cinquemila anni più le spese.

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  5. Io quest’anno, assieme a Demetrio, sono stato nominato “giovane scrittore” in un’antologia che ci vedeva ensemble con altri “giovani scrittori”, il più giovane dei quali credo avesse almeno una trentina d’anni. Io di anni ne avevo già compiuti 48. Non mi ha dato affatto fastidio, solo che mi ha fatto ridere. Un’amica tempo fa mi ha detto candidamente che io sono un uomo di mezza età. E aveva ragione. Per la letteratura sono giovane. Certo, per mia madre sono ancora un bambino, ma qui siamo agli eccessi edipici.

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  6. Bah, concordo su tutto. In Italia il termine giovane è un’offesa malcelata: non posso dirti che sei una mezza sega e allora ti definisco giovane. Io l’ho sempre interpretato così.

    Blackjack.

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  7. Già, notoriamente la “gioventù” è una fascia di marketing assai succosa e i markettari della vendita tendono ad allungarla il più possibile, facendo il gioco, naturalmente, anche della politica gerontocratica (che in italia affligge l’università, la cultura, la politica strictu sensu, ecc.), offrendole la scusa per liquidare ogni velleità professionale dei “troppo giovani”. Inutile ricordare che all’età in cui Obama si candidava alle primarie un aspirante politico (accademico, dirigente, ecc.) italiano spesso sta ancora a fare fotocopie (a meno che non sia “figlio di…”, ca va sans dire).

    Mi viene un sospetto: può essere che per “giovane scrittore” forse non si intenda uno scrittore giovane, ma uno che ha esordito da poco, che è ‘solo’ al primo, secondo libro? (…a voler essere in buona fede, insomma)

    Forse sulla scrittura non mi sentirei di dire ‘largo ai giovani’ in senso anagrafico: mi pare che ci siano uno sacco di giovani ignoranti o arroganti o semplicemente non pronti che vengono dati in pasto all’editoria solo per ragioni commerciali. Una scelta editoriale che trovo deleteria e per i lettori e per gli scrittori.

    bel pezzo, chiara
    un saluto caro,
    r

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  8. Anche a me l’espressione “giovane scrittore” pare priva di senso (in altri contesti non so, “giovane attore” suona almeno bene, no?). Uno scrittore non può essere giovane, salvo che per la contabilità dell’anagrafe. È giovane Saviano? A me pare senza età. Uno che si carica della responsabilità di raccontare storie non va misurato con il conto dei suoi anni, è una voce e basta, potrebbe raccontare gli ultimi istanti dell’ultimo uomo sulla terra. Poi c’è il marketing, vabbè.
    Rimane il fatto che l’aggettivo incriminato si è piegato alla retorica del discorso pubblico, e qui si lamenta proprio questo fatto.
    Bel pezzo.

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  9. Non capisco il tuo non capire. L’industria culturale, tanto per fare un esempio, su quell’aggettivo ci sta marciando da un bel po’. Mentre, dal canto suo, la società, o forse sarebbe meglio dire il mercato, non lesina a nessuno, ormai, il vezzeggiativo “giovane”, a prescindere dall’età anagrafica. Perché essere giovane, almeno virtualmente, vuol dire essere nuovo, contemporaneo, aperto alle innovazioni e alle novità tecnologiche. Cioè, sei giovane se mandi tanti sms, se ascolti musica con l’i-pod, se sei su facebook. Questa è la vetrina, mentre poi, dietro le quinte, i giovani in carne e ossa vengono tenuti fuori dal mercato del lavoro fino ad avere i capelli bianchi, tanto siamo sempre e comunue “giovani”. E, per chiudere il cerchio, da qualche anno anche l’industria farmaceutica ha dato il suo contributo per mantenere giovani i Matusalemme.

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  10. Ma non diceva Rilke in quella lettera a un giovane poeta che “bisogna aver molto vissuto.. etc” prima di mettere una sola riga su una pagina? Al di là del marketing, dell’editoria, della gerontocrazia e del Bel Paese, continuo a credere che sia sensato. Una lunga tradizione ce lo conferma…e poi il refrain sui giovani rischia di annoiare…no? Le mele sul banco del fruttivendolo debbono essere fresche perché sennnò danno cattivo odore. Leggo alcuni Americani vecchissimi che mi sembrano freschissimi…Non si può dire lo stesso di certi Italiani

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  11. @ Roberto [ rorote ]:

    e grazie! Ancora e sempre. Nell’ora dove l’unico luquido – sembra il sangue – versato [ e a vuoto ].

    @ Demetrio:

    è sempre un problema di “metro”. Come modella sono in pensione da anni… Pure: la parola opera. E una lingua depauperata è un popolo depauperato. Geni esclusi [ vedi alla voce: GO RIMBAUD! ] – non capisco il mancato uso di termini e/o sinonimi. Perché proprio l’attributo “giovani”? Tu scrivi dello scrittore “ancora acerbo” – NON dello scrittore “ancora giovane”. La differenza è, esiste, insiste – nel come/cosa evoca/implica.
    E chi paventa gli anni, non afferra l’eterno…

    @ Daniele:

    suona quel silenzio. Il silenzio degli innocenti. E quanto fegato rimane? Il fegato di chi resta – e prova – a cambiare? Tu sì che lo sai. Tu che sei: chi vede e vive. Genova. Tutto è in tutto. Tutto è come Genova. Tutti lamentano e si lamentano, ma è solo mugugno. E che genere di impegno [ impiegare? Impaginare? ] perché i giovani non taglino la corda, per legarsi all’albero più alto? È una nave per i fantasmi e si stipano i sacchi: di farina, di cocaina. Mugnai [i vecchi del giorno] e fugai [i vecchi della notte].

    Un brindisi, Paz! Ai *santoni del nulla*!

    My best growls

    @ Franz:
    è *la mia generazione [ che ] ha perso*.
    *Ma la vecchiaia non ha ancora vinto*…

    @ Blackjack:
    offesa ripetuta e reiterata nel “pat-pat” sulla spalla che tanto detesto.
    “io cambio e chi non cambia
    resta là
    Non gioco più”

    @Renata:

    concordo. Quindi perché non dire: “esordienti”? “In fieri”? “Neoteroi”? “Sorgivi”?,… La parola è uno strumento potente. Chi lo conosce non può esserne vittima passiva. L’anagrafe non è mai stato sinonimo di intelligenza [ al massimo: di esperienza ].

    Time waits for nobody!

    E ti abbraccio forte, Renata, di forza.

    @ Roberto [Plevano]:

    Per un attore – se possibile – è ancora peggio! La dicotomia che dilaga è: giovani attori e attori della vecchia scuola… [ nella misura in cui una “giovane attrice” è spesso e volentieri una velina “diversamente riciclata” ].

    Ai senza tempo, Roberto!

    In-contro-tempo: contro la retorica piagata/piagante.

    @ Macondo:

    CAPISCO BENISSIMO. Il mio *non capire* è IRONico.

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  12. Mi dia del Lei, giovana Infanta… la sua pugnacia scrive che incanta…(un abbraccio, hai perfettamente ragione), V.

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  13. @ Alex:

    “il refrain sui giovani rischia di annoiare… no?”.

    Chi combatte – non ha tempo: per la noia. Quando verdrò/sentirò/toccherò un cambiamento – in Italia [ Vasco docet: “non siamo mica gli Americani” ] prometto non ti/vi tedierò più.
    Fino a quel quando: espongo il rischio. Di orchite.

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  14. Concordo con l’ ipocrisia menzionata in favore dei “Giovane” ad ogni costo e in tutti i campi evasivi: politica, spettacolo, arte, musica, letteratura, sport; insomma, questa malattia della mente è presente e persistente nel nostro modello sociale decadente Occidentale diventando una forma di costume alla moda.

    C’è un caso patetico che meglio descrive questa situazione ed è nel telegiornali della sera (ore 20,00). Uno in particolare. Spesso mia figlia mi invita a cena per sgignazzare insieme ascoltandola. ^_^

    Quell’annuncia-attrice, abbozza in modo palese, lievi espressioni di consenso o di assenso alle notizie, ed è una signora una volta bella, ma oggi “passata” e che decade ogni giorno, ma non abbandona mai quella sua aria di verginella pudica appena uscita da chissà quale oratorio cattolico dopo il rosario mariano. Per noi è una Zelig spettacolare.
    Sbattendo le ciglia come una bambola di gesso ben incipriata, così commenta la notizia di cronaca nera: “Oggi è morto un giovane motociclista di appena 35 anni investito da un pirata della strada fuggito.” Il tutto con un aria compassionevole e trafitta, dispiaciuta, quasi lacrimevole. Prosegue poi la notizia acutizzando la vista con aria di rimprovero e crudele, aggiungendo acida-mente: ” Il Pirata della strada è stato arrestato dalle Forze dell’Ordine, era un “Uomo Albamese” di 20 anni!!”

    Il Giovane italiano,in foto è ritratto vestito e pettinato alla moda di 10 anni prima ea cavalcioni della sua amata moto, sorridente alla vita in un bel giorno di vacanza estiva: l’altro, l’UOMO ALBANESE di 20 anni (annunciato con gravità pelosa e cavernosa nella voce) è ritratto dal basso in alto a nari aperte, come ospite perenne di un reclusorio con alle spalle il tenebroso muro carcerario che lo vedrà sepolto vivo.

    Così veniamo viziati noi occidentali ammalati di “giovanismo “e provincialismo, tessendosi nella mente una brutta malattia: il Narcisimo.

    Enea

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  15. Spesso si dà del giovane agli altri per potersi sentire ancora tale.
    Semplice paura della morte.

    Concordo: è un bel post.

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  16. @ chiara,
    il mio “non capisco il tuo non capire” era invece PRETESTuoso.
    Un’IRONia di ferro, la tua (se non è così, il gioco di maiuscole e minuscole, allora non capisco davvero…)

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  17. Ieri sera si è ripetuta la sceneggiata televisiva.

    Sempre a cena da mia figlia, una valletta di Santoro intervistando il pubblico (che sa la aprte a memoria) disse: “stasera abbiamo abbiamo un ragazzo di 33 anni padre di un bambino di 3 anni, sentialo la sua storia….”

    Mioddio! A trentatre anni, quello è ancora un “Ragazzo”? Non è che per caso Cristo lo hanno crocefisso per le sue “ragazzate? ?(*-*)?

    Che strano , eppuere i sacerdoti asseriscono che Cristo è il figloio di DIOs fattosi UOMO!… (che sia per via della barba?)

    mmmm…da domani mi faccio crescere la barba prima che mi diano del GIOVANE PENSINANTE” ^_^

    enea

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  18. credo che trattare da giovani e ragazzi i quarantenni, nonchè i cinquantenni sia una (brutta) abitudine invalsa da alcuni anni. ci salutiamo anche tra noi super-adulti alla fine di una cena, di un incontro con ciao ragazzi! ragazzi a chi? grazie per il ragazza! ragazzi, seh, del ’99! si sprecano i rimandi cretini. se vado in un negozio le commesse col piercing mi dicono ciao, posso esserTI utile? io mi volto in cerca del TI, ma ci sono solo io. però anche i medici, parlandomi del “mio” ragazzo, mi dicono si riprenderà, vedrà, è un ragazzo. ‘azz! abbiamo una figlia grande, lui ha le tempie grigie, io comincio con la stagione dei pianterelli. che sciocchezza immane! io sono contenta di avere cinquant’anni, mi piace che mi diano del lei e mi chiamino signora. ma come? una ci spera una vita, ad essere una signora, e mo’ che ci arrivo mi dite ragazza?
    scrittore giovane, giovane scrittore, poi, sono proprio delle scemate. quando saranno grandi, d’età, magari saranno postumi.

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  19. @ Nadia:

    Ti ringrazio e – di rimando – chiamerò CaraVecchiaMonade chi mi chiama Giovane.
    Word 2009 sconsiglia il termine non perché scorretto, ma perché logoro e abusato.

    @ Enea:

    Splendide le serate davanti allo schermo con sua figlia! Ch’avete ragione di schernire lo schermo: proprio uno specchio – liquido – fu la fine di Narciso…

    Un abbraccio

    @ Macondo:

    la mia IRONia [ O STEELe ] è Maiuscola Metallifera. Hai colto è compreso. Figlia feroce di Pantera e Sepultura. Che [ si ripete ]: l’acciao non veste ruggine!

    IN BOCCA AL LARS [ ulrich ]!

    @ Lucy:

    un inchino profondo, dal profondo! Come insegnava Simone: ” Donna non si nasce, si diventa! “.

    Scarlatti smuacks

    @ Filippo:

    SAD BUT TRUE… Il triste vero. Nei tanti, troppi casi la diagnosi è la stessa: sindrome da highlander!

    La livella è lama promessa. Un piano solo, per tutti. Che si livellino le rughe o meno.

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  20. Chissà perchè mio nonno, alla verde età di ottantacinque anni, parlando dei suoi coetanei( o giù di lì) diceva: ” …chi ragas là”

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  21. Cara Chiara, nella moderna società come in quelle passate, quando si diventa orfani e non piu’ figli di qualcuno, solo allora si diventa Uomini e vere Donne.

    Io fui orfano appena nato e divenni Uomo il giorno dopo.

    enea

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