Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti

bloom

di Alessandra Farkas

New York – «Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s’aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente.
«La cosa che mi duole di più oggi è non poter viaggiare», spiega l’autore de Il canone occidentale, L’angoscia dell’influenza e di altri 30 libri che hanno rivoluzionato la storia della critica letteraria mondiale. «Vorrei tanto rivedere Bologna e Barcellona, due delle mie città preferite, ma se prendessi aereo morirei in volo. Avrei dovuto ascoltare mia moglie Jeanne e riguardarmi da giovane. Ho condotto una vita dissipata, bevendo, fumando sigari e trascurando l’esercizio fisico».
Anche adesso Bloom non rinuncia a qualche bicchierino di Sherry d’annata, mentre parla, seduto nel luminoso appartamento di Manhattan che usa nei weekend, quando gli impegni alla Yale University, dov’è Sterling Professore di Discipline Classiche, glielo consentono. Nel grande pied-à-terre pieno di quadri e sculture di Dina Melicov, la suocera artista, il 78enne Bloom continua a tenere banco come ai vecchi tempi, quando bastava una sua recensione per creare o distruggere una carriera.
Appena la giovane docente di Letteratura russa si accomiata, bussa alla porta il tesoriere del premio Nobel, in visita da Stoccolma insieme alla giovane e bella figlia, anche lei una fan sfegatata di quello che le enciclopedie descrivono come «il più influente critico letterario statunitense». Il «luminare della cultura occidentale» che nell’era di Internet si ostina a scrivere con la penna stilografica «perché — spiega —, un antico tremore alle mani mi impedisce di usare la tastiera. Però la mia mente è più sveglia che mai, grazie ai geni. I miei genitori erano poverissimi ebrei semianalfabeti provenienti dagli shtetl dell’Europa Orientale. Però ho avuto antenati studiosi di Talmud: una disciplina che richiede una formidabile memoria».

Come la sua, tanto leggendaria che M.H. Abrams, il celebre studioso di Romanticismo suo mentore, lo definì «lo studente più dotato che abbia mai avuto», e «l’unico capace di leggere un libro con la stessa velocità con cui lo si sfoglia ». La sua cultura enciclopedica? «Di prima mano. Ho sempre preferito la lingua originale alle traduzioni. Leggo in greco ed ebraico — antico e moderno — latino, yiddish, inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese ed italiano». Proprio l’Italia, tiene a precisare, gli ha regalato (insieme alla Svezia) l’unica versione «degna» del Canone.
«Gli editori italiani e svedesi sono stati gli unici ad assecondarmi, quando i loro omolodighi in America mi costrinsero, contro la mia volontà, a stilare quell’assurda hit parade, additando contratti firmati».
L’Italia, per Bloom, resta una delle culle letterarie più vitali. «Non solo Dante, Petrarca e Boccaccio — spiega —. Ma Manzoni, uno dei più grandi romanzieri al mondo. Pirandello, più innovativo di Cechov e Beckett. Campana, che poteva diventare il Walt Whitman italiano se non fosse morto così giovane. E poi il grandissimo Leopardi, un poeta al livello di Keats, Shelley e Wordsworth che ho incluso nel mio nuovo libro Living Labyrinth. Literature and Influence, in uscita ad ottobre».
Se potesse tornare indietro, Bloom non compilerebbe più la famigerata lista. «La odio e non ha ragion d’essere — teorizza —. Il suo unico effetto è stato aumentare il numero di gente incolta che legge l’elenco ma non il libro. Come, del resto, fanno da sempre i critici letterari ». All’indomani dell’uscita del Canone, tradotto in 45 lingue e bestseller in Paesi come Brasile, Grecia, Polonia e Albania, Bloom è diventato un’icona culturale per milioni di giovani in tutto il mondo. «Mi tempestano di telefonate ed email da Turchia, Iran, Corea del Sud, Egitto, Bulgaria, Australia— racconta —. Mi considerano il loro faro, mi implorano di scendere ancora in campo. Ma io sono stanco. Ho speso tutte le mie battaglie e ciò che dovevo dire l’ho detto: se un lavoro non possiede splendore estetico, forza cognitiva e autentica originalità, non vale la pena leggerlo. La letteratura è un’epifania individuale e non deve avere alcuna valenza di riscatto socio-politico. Questo approccio estetico alla letteratura mi ha trasformato in un paria su entrambe le sponde dell’Atlantico. Ho dichiarato guerra alle tesi femministe, marxiste e post-strutturaliste che da anni spadroneggiano nelle università, non solo in America». L’inizio della fine, per Bloom, è stato il ’68: «Ha distrutto l’estetica, introducendo una finta controcultura politically correct in base alla quale basta essere un’esquimese lesbica per valere di più come scrittore».
Mentre il resto dei critici li buttava alle ortiche in quanto «elitari e non rappresentativi delle altre culture», Bloom ha riesumato i cosiddetti «maschi europei bianchi e defunti». Beccandosi l’accusa di razzismo, elitismo e sessismo. «I miei autori preferiti restano Dante, Shakespeare, Cervantes, Faulkner, Omero, Proust e Wilde — annuncia in tono di sfida —, perché espandono la nostra coscienza senza deformarla. E toccano l’individuo, senza pretese di cambiare il mondo».
Tra gli «intramontabili», Bloom annovera i grandi poeti yiddish Jacob Glatshteyn and Moyshe-Leyb Halpern ma non il premio Nobel Isaac Bashevis Singer. «Un autore mediocre. Al suo posto meritavano di vincere Chaim Grade, artefice dello splendido Yeshiva e Israel Joshua Singer, fratello maggiore ben più talentuoso di Bashevis che ci ha lasciato il bellissimo I Fratelli Ashkenazi ».
Le sue crociate anti Nobel, d’altronde, sono ben note. «L’hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria — si lamenta —, da Doris Lessing, che ha scritto un solo libro decente quarant’anni fa, e oggi firma fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, illeggibile, a Dario Fo, semplicemente ridicolo». Persino Toni Morrison non sarebbe degna del premio: «Siamo vecchi amici e le voglio bene. Ma dopo Amatissima ha scritto solo supermarket fiction, perseguendo una crociata socio-politica. Eppure nell’era di Obama è obsoleto sostenere che la pigmentazione, l’orientamento sessuale o l’etnia di uno scrittore contino». Gli ultimi Nobel meritati? «Harold Pinter, una voce autentica, anche se discepolo di Beckett. E José Saramago, con cui ho litigato perché è uno stalinista che si è fatto espellere da Israele accusandolo di aver creato una nuova Auschwitz a Gaza».

Tra i contemporanei Bloom detesta J.K. Rowling, Stephen King e Adrienne Rich («spazzatura») e ama Cormac McCarthy («Meridiano di sangue è un libro straordinario »), Philip Roth («Pastorale Americana e Il teatro di Sabbath sono capolavori»), Thomas Pynchon («L’incanto del lotto 49 è eterno »), e Don DeLillo («Underworld è eccellente, ma la prima parte è meglio della seconda »). Più tiepido nei confronti di Salinger: «Il giovane Holden continua a commuovere, ma tra 30 anni sarà demodé».
Troppo severo? «La critica letteraria non può essere impersonale», ribatte. «Al contrario di T.S. Eliot, penso che debba essere personale, appassionata e viscerale. Ma socializzare con gli autori che recensisci è un errore. Meglio conoscerli dalle loro opere». «Se non parliamo noi male dei morti, chi lo farà?», aggiunge con un sorriso birbone, passando a rassegna alcuni grandi autori scomparsi di recente. Da Updike («uno scrittore minore con un grande stile») a Mailer («uomo generoso e appassionato ma la sua opera migliore è stata, appunto, Norman Mailer») e da Bellow («un vero pazzo, una persona per molti versi impossibile») a David Foster Wallace («molto dotato ma ogni suo libro era incompleto »).

L’unico nome che gli fa, seppur momentaneamente, perdere la flemma, è quello di NaomiWolf, che nel 2004 lo accusò di molestie sessuali a Yale, dieci anni prima. «L’ho ribattezzata la figlia di Dracula perché suo padre e il più noto esperto di Bram Stoker. È un mostro, una barzelletta internazionale, una bugiarda patologica al soldo dei politically correct intenti a distruggermi. Non è mai stata una mia studentessa». A difenderlo, all’indomani dello scandalo, fu l’ex discepola Camille Paglia (scoperta da Bloom, al quale deve il lancio della carriera), con un articolo di fuoco su Salon, dove fece a pezzi la guru femminista. «Camille ed io siamo rimasti molto amici—spiega —. Lei mi chiama papà».
Tra i suoi tanti fan Bloom annovera anche papa Wojtyla. «Amici comuni mi dissero che aveva letto e apprezzato tutti i miei libri e m’offriva un’udienza, se mi fossi recato a Roma. Rifiutai». Il motivo non era di natura personale. «Cristianità è sinonimo di antisemitismo, come dimostrano tutti i testi chiave del Nuovo Testamento, a partire dal Vangelo di Giovanni—dice—. E come dimostra l’atteggiamento di Benedetto XVI nei confronti del vescovo negazionista Richard Williamson». Il suo rapporto con Dio? «Non posso capire un Dio potente ed onnisciente che abbia permesso Auschwitz e la schizofrenia», replica Bloom, il cui primogenito, Daniel Jacob, è affetto da una grave forma di schizofrenia sin dalla nascita.

pubblicato su il Corriere della Sera il 17 marzo 2009

26 pensieri su “Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti

  1. “ama Cormac McCarthy («Meridiano di sangue è un libro straordinario »), Philip Roth («Pastorale Americana e Il teatro di Sabbath sono capolavori»), Thomas Pynchon («L’incanto del lotto 49 è eterno »), e Don DeLillo («Underworld è eccellente, ma la prima parte è meglio della seconda »).”

    è ora che tra l’altro non invochiamo più il Nobel per questi giganti, forse faremmo loro un torto come un Oscar dato a Scorsese a fine carriera per un film minore.

    “Più tiepido nei confronti di Salinger: «Il giovane Holden continua a commuovere, ma tra 30 anni sarà demodé».”

    Sì d’accordo, Salinger d’accordo, ma si tratta pur sempre di 1 libro e se proviamo a confrontarlo con chi da anni Sforna capolavori come Roth, non c’è storia.

    “penso che debba essere personale, appassionata e viscerale”

    grande.

    “Ma socializzare con gli autori che recensisci è un errore. Meglio conoscerli dalle loro opere”

    eccezionale

    “a David Foster Wallace («molto dotato ma ogni suo libro era incompleto »)”
    anche l’essere umano è incompleto e destinato ad esserlo sempre e se la fiction è mostrare cosa cazzo è un essere umano parafrasando dfw, David Foster Wallace l’aveva capito, Bloom forse non ancora.

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  2. Cavolo, allora non ero così stupido quando, senza alcuna conoscenza di Bloom, scrivevo (bastonato da tutti) che il Nobel a Dario Fo era una bufala 🙂

    Blackjack.

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  3. Può forse stupire (piacevolmente) la stima di Bloom per la Letteratura italiana, in particolare per Manzoni, definito uno dei maggiori romanzieri al mondo…
    Per quanto riguarda i Nobel secondo me ha ragione quasi su tutti (Dario Fo in primis ovviamente)…

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  4. “Campana, che poteva diventare il Walt Whitman italiano se non fosse morto così giovane”

    questa dichiarazione non riesco a capirla. Se avessi la possibilità chiederei a Bloom qualche spiegazione

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  5. Pietra,
    conosci forse nel novento un poeta piu orfico e tragressico di Dino Campana?
    Ne ho letti tanti di poeti, e di molto bravi, ma lui è l’unico che tengo sotto il comodino ripassandolo spesso al risveglio. Quando non ne ho voglia, lo ascolto recitato su cd da Carmelo Bene, l’unico degno, fino ad oggi, di recitarlo.

    quando leggo:
    “Le sue crociate anti Nobel, d’altronde, sono ben note. «L’hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria — si lamenta —, da Doris Lessing, che ha scritto un solo libro decente quarant’anni fa, e oggi firma fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, illeggibile, a Dario Fo, semplicemente ridicolo».

    Sono molto d’accordo con questo suo giudizio, perchè anche lui sa, da buon ebreo, che il Nobel è un Premio Etnico che non premia mai l’intelligenza della persona ma la supremazia della razza sotenuta col lavoro e arte. Quando si ha il monopolio dell’arte, passano solo gli “eletti”.

    Ridicolo a Dario Fo?
    Si sono d’accordo, ma d’altra parte Dario è ebreo e ha servito la causa giudaica con una politica “antipapalina” per tutto il corso della sua vita “artistica” e recita.

    Qui Harold Bloom è da premiare per la sua onestà intelletuale, poi, il fatto che sia ebreo pure lui forse è solo un caso… un semplice caso?… Ha cercato di dimostralo piu’ volte nella sua vita critica, prendendo le distanze dal “questione”, per poi riavvicinarsi ed allontanarsi ancora.

    Anche lui è un “eletto”, quindi va letto come tale.

    ciao

    enea

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  6. “J.K. Rowling, Stephen King e Adrienne Rich («spazzatura»)”: Bloom è stato fin troppo gentile a dire di questi imbrattacarte “spazzatura”. Dario Fo è ridicolo: un premio Nobel che in tanti anni non so neanche io per quali sporche ragioni politiche gli è stato accordato. E’ un autore molto meno che minore: illeggibile, e da non leggere.
    “I miei autori preferiti restano Dante, Shakespeare, Cervantes, Faulkner, Omero, Proust e Wilde”: perfettamente condivisibile.
    “Ma socializzare con gli autori che recensisci è un errore. Meglio conoscerli dalle loro opere”: prima di lui, in maniera più viscerale, questa idea l’ha sostenuta Jack Kerouac, che non volle incontrare il suo mito, Henry Miller, nella paura che l’uomo non corrispondesse all’autore che lui amava attraverso i libri. Bloom dice il vero: mai socializzare con gli autori.

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  7. sono francamente sconcertato dalla lettura del commento n.6.
    il tale ENEA oltre a non sapere assolutamente di cosa parla, esprime un offensivo e immotivato antisemitismo, frutto sterile di tanta ignoranza… mi chiedo come La poesia e lo spirito possa pubblicare queste frasi secche e vuote come i gusci delle noci rotte

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  8. Uomo che sa come va il mondo: forse potrà sembrare ad alcuni un po’ manicheo il suo modo di pensare, ma patetico mai. Se il male esiste ed è in misura maggiore rispetto alla luce, non vedo perché si dovrebbe negare la verità: per cui la Rowling al pari di King sono spazzatura. Vanno bene oggi per le masse lobotomizzate dalla moda del tempo storico, ma non sono niente di più.

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  9. Caro Manuel

    quando dici:
    “sono francamente sconcertato dalla lettura del commento n.6
    il tale ENEA oltre a non sapere assolutamente di cosa parla, esprime un offensivo e immotivato antisemitismo, frutto sterile di tanta ignoranza… mi chiedo come La poesia e lo spirito possa pubblicare queste frasi secche e vuote come i gusci delle noci rotte” .. mi costringi erudirti.

    Manuel… Manuel…, so di che parlo, quindi vuol dire che non “ignoro” – come tu asserisci – la “questione” che ho accennato. Oloff Palmer (primo ministro svedese) fu liquidato fisicamente quando cercò di andare a fondo sulla “questione” Nobel. Le motivazioni ufficiali furono che dava ospitalità ai disertori della Guerra in Vietnam, ma se dovessimo prendere per buono la teoria dello squilibrato che lo ha ucciso, non regge quando, dopo diversi anni, un altro ministro (donna) della stesso partito di Palmer volendo andare a fondo anch’ella, perseguendo le tracce lasciate da Olof, fu uccisa con la stessa modalità di Palmer.
    Che cosa era successo ai tempi all’interno della presidenza del Nobel? Un colpo di mano? Un colpo di Stato?

    Vedi Manuel, quando ti esponi così pubblicamente dandomi con ferocia e disprezzo dell’Anti-Semita, su quale presupposto mi bolli tale, visto che sto evidenziando solo la “questione” Semita?
    Mi pare di non aver chiesto condanna alcuna per i responsabili di quell’omicidio, ma ho voluto solo prendere le distanze sulla purezza politica di tale Premio dopo quei due efferati omicidi.

    Quando leggo sui documenti ufficiali:
    ”Queste persone non vogliono riconoscere ai popoli alcun potere. Lo stegocrate James Warburg disse: “Avremo un governo mondiale, vi piaccia o no, con la forza o con il consenso”.

    Oltre ai Rothschild e ai Warburg, fanno parte del gruppo stegocratico i Rockefeller, i Wilson, gli Harriman, i Carnegie, i Bush, gli Hoppenheimer, i Milner, ecc. “ .

    Allora?… mi chiedo cosa abbiano in comune questi incrociatori di guerre planetarie…. I soldi?… Non ci credo!
    La fede? … Si! Quella si, e sai perché? Perché sono i fautori del “Nuovo Ordine Mondiale” … quel flagello “Biblico” che sta spadroneggiando da un ventennio sul pianeta, impossessandosi della presidenza di tutti gli Stati del paineta.

    A me la cosa è stata presentata – inducendo il mondo di sinistra ad indagare meglio e a fondo su questa questione e ogniuno nei proprio Stato- grazie alla Perestrijka, che t’invito a ripassarne la lettura (se non l’hai ancora letta, fallo). Ma che ha fatto esplodere la “Questione” a livello mondiale, è stata la dichiarazione ufficiale del Segretario del Partito Comunista russo, Gennadiy Ziuganov subito dopo le elezioni del Nuovo Parlamento di Boris Etsin, imponendo il Boris, la presenza del 75 % di ebrei nella Duma, mentre ai Russi lasciò solo il 25%, Pochi mesi dopo la Duma dichiarava guerra alla disobbeditene e musulmana Cecenia che non voleva arrendersi e farsi dirigere da un loro “Eletto”.
    I nuovi Leader dei paesi ex sovietici – separati con la forza alla Madre Russia (100 paesi nuovi circa) – erano tutti direttamente “presentati” da Boris Eltsin sotto il comando e controllo di una nota “Agenzia Pubblicitaria” americana di nome “Free Haus” che tradotta in Italiano suona cosi: “Casa delle Libertà” ^_^ – che impose a tutto spiano questo modello patetico di Partito, con rivoluzioni carnevalesche mediatiche dai seguenti colori: “azzurra”, arancione, rosa, gialla ecc.. ecc… ecc..

    Il fatto che la Free Haus sia di fede ebraica (destra ebraica) dava e da modo d’identificare le pedine politiche e i loro cambiamenti “strategici”. Quindi seguendo il filone ebraico, riesci a prevedere politicamente i cambiamenti in atto, intuendone anticipatamente le mosse future. Da qui, non capisco il tuo atteggiamento iroso nei miei confronti. La questione è Ebraica non va confusa con la questione Sionista. Questo tuo giochetto di parole con me non regge.

    Tornando a noi: se Dario Fo (ebreo), è stato nominato premio Nobel perchè ha sposato per tutta la vita la “sua” causa ritenendola “Nobile” facendo una politica spettacolare Anti-Papa, il giudizio del suo collega di fede Harold Bloom, non è Fallace!, ma Verace!!… intesi? Perché il suo giudizio di “Ridicolo” rientra nel senso che, l’Arte non deve essere al servizio di…. altrimenti perde tutta la sua credibilità sacra divenendo mestiere e non Arte.
    Infatti, alla luce di ciò che ti ho illustrato, se mai ti capitasse di rileggere le opere di Dario Fo, di colpo ti svanirà tutta la sua sacralità artistica, rientrando il suo operato , si nella Commedia dell’Arte all’italiana, ma in quanto opera critica e quindi Farsa!! che non vuol dire Falsa anche se di falso e tortuoso tanto vi è nascosto.
    Da qui il giudizio di Bloom di “Ridicolo” sul quel premio assegnatogli, in quanto Bloom è uno scrittore moralmente e tragicamente “Tragico”! Di modello Giudeo! Quindi soggetto a tormenti e rimproveri fortemente Morali!

    Rispettosamente e simpaticamente: “il tale… enea” ^_^

    ps:
    Poesia è prima di tutto una operazione di pulizia intellettuale e morale, solo così ci si abbandona al suo mondo anche se degenerativo o bellico. (vedi i nostri poemi classici)
    Manuel, la questione Ebraica per me è una grande Odissea a puntate… intesi?

    Ciao! *__=

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  10. Stephen King è spazzatura magari al 70%, ma ha scritto alcuni grandi libri. ecco, è patetico proprio questo tagliare netto, questo manicheismo davvero insopportabile. “pastorale americana” un grande libro? mah.

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  11. L’altro 30 per cento difatti è un prodotto: ma niente che abbia a che fare con la Letteratura. Un prodotto in certi casi divertente per il lettore quanto per il critico, con animo disposto a lasciarsi sedurre dalla serialità orrorifica.

    Un po’ manicheo lo sono anche io, per questo amo le espressioni infelici, o meglio politicamente scorrette. Mi sono un po’ rotto del “politicamente” e del “corretto”: vocabolario ipocrita.

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  12. Io capisco sempre poco e tardi, vabbè,
    ma cos’ha scritto Enea qui?
    Che c’è dinuovo e sempre un complotto plutogiudaico per dominare il mondo?
    Siamo di nuovo ai Protocolli degli anziani di Sion?
    Maaahhh…

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  13. Vedo che, comunque, la cosiddetta “ipotesi stegocratica” cioè “oligarchia” /( naturalmente di origine ebraica…)salta fuori da una misteriosa confusionaria (credo di proposito) Antonella Randazzo.
    Creare confusione, creare centoni di fandonie, racciappettare scampoli di frattaglie giova sempre a qualcuno.

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  14. guarda che “massa di lobotomizzati” è infelice perchè sottindende un certo razzismo. col politicamente scorretto non ha nulla a che fare. è scorretto e basta.

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  15. No, non è razzismo, Franz caro: il mio dire “masse lobotomizzate” sta semplicemente ad indicare quella fascia di pubblico – ahinoi sempre maggiore – che si lascia influenzare dalle mode senza operare una critica alla moda che assorbono. Ne consegue che si diventa lobotomizzati: senza critica, l’uomo che cos’è?

    Dovremmo liberarci di Fo, di King, ecc. ecc.

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  16. No, al confino nessuno. Ma i BIP BIP con la niupeppica, perché no? Il confino potrebbe schiarirgli le idee. ^__*

    Solo ridimensionarne l’importanza: a mio avviso sono due autori, agli antipodi sì, ma entrambi sopravvalutati davvero troppo.

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  17. L’ho sempre trovato un vanesio. E non ho mai capito per quale motivo in L’angoscia dell’influenza non discute mai un grande come Jurij Tynjanov, che su quegli argomenti era andato molto più in profondità mezzo secolo prima. Non lo conosce? Lo ignora volutamente per evitare che poi i lettori vadano a leggerlo e allora ridimensionino la sua critica-bestseller? E poi, basta con questo mettersi in mostra sparando slogan banali da trasmissione tv…

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  18. …chi di voi ha mai letto ho recitato Fo? Direi che dietro a questi commenti c’è saccenza e ignoranza al contempo! Fo è un grande drammaturgo sulla scia di moliere…posto che anche moliere non venga giudicato ridicolo…

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  19. Letti Dante, Leopardi, Manzoni, Shakespeare, Roth, Saramago e, poi, anche King, Lessing, Fo restano molti dubbi sui “gusti e disgusti” di Harold Bloom : forse vuole additare, con una certa stanchezza, una qualità della lettura che vede nell’autore un combattente, un titano, che lotta con le parole, con le concezioni, che non fa sconti, nè a se stesso nè agli altri.Quindi il”canone” è rabbioso perchè suggerisce di non sprecare carta e parole ma di scrivere solo quando e se c’è una tempra forte, una visione determinata , dire con forza quello che si sa e che si pensa. Altrimenti è solo ripetizione e piccola imitazione.

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  20. …intendevo dire “una qualità della letteratura” ( poi, di conseguenza, anche della lettura ma qui i giochi si fanno più complessi perchè viene fuori una visione molto “deterministica” del lettore ideale, che o riesce ad attingere quella percezione “estetica” e, forse, non solo estetica o decide, umilmente e vergognosamente, di tirarsi fuori dall’esperienza della lettura).In un articolo apparso sul”Sole24 ore”di qualche giorno fa , Bloom se la prende simpaticamente(?) con le “femministe” che, quando ha proposto come lettura natalizia, la lettura di Dante, si sono risentite perchè non aveva proposto, invece, Emily Dickinson . Qualcuno avrebbe voglia, oggi, di leggere i versi di Emily Dickinson, che scriveva perchè, in pratica, non viveva? Bloom, in quell’articolo, parla dell’Afghanistan con “milioni di donne colte e civili”. Pensiamoci.

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  21. Ma,in fondo , perchè non leggere Emily Dickinson che avrà avuto le sue ragioni per autosegregarsi e che, comunque, ci ha lasciato versi sui quali anche Bloom ha espresso, a suo tempo, un parere più che positivo? Mi chiedo se Emily Dickinson avesse o no un’alternativa( ma questo è un altro problema). Piuttosto Bloom si sarà “arrabbiato” con le femministe che gli proponevano l’opera di una poetessa proprio perchè ne facevano una questione di “genere” e non di qualità . Insomma, si può essere o no d’accordo con lui ( e oggi in un’epoca di “cultura di massa”, di “postmoderno”etc.,non è facile essere sempre d’accordo nemmeno con se stessi: chi è che non ha letto King, Fo e compagnia insieme a Dante, Shakespeare e compagnia?) ma è evidente che Bloom fa un discorso “aristocratico”, consapevolmente “aristocratico”: in cui il riconoscimento e il godimento della qualità letteraria richiede un tirocinio e un rigore non comuni, senza concessioni alle mode, alle ideologie, alle scorciatoie del gusto.

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  22. Non sono d’accordo sul giudizio dato a King. Non si può, ad esempio, bollare come spazzatura un libro come It.

    E contesto nel suo elenco di favoriti la mancanza di Kafka, che nel 900 non ha assolutamente eguali.

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