Vivalascuola. La sciatteria della scuola pessimo costume nazionale

Vito è sotto le macerie e lascia tra il pietrisco bianconeri
slanci, l’urlo di Blasco e quell’amore che c’è sempre a diciassette
anni, e gli affetti veri, semplici, diretti e vivi – una famiglia
tra i pensieri e mille sorrisi e carezze – e Vito là resta senza vita,
per sempre vivo, giovane che non invecchierà, giovane sottratto
allo smacco degli anni, giovane sottratto al desiderio della vita.

(Enrico Cerquiglini, Si chiamava Vito, aveva diciassette anni)

La cura dell’ambiente è un punto nodale
di Grazia Honegger Fresco

La cura dell’ambiente è un altro punto assolutamente nodale: nell’approccio Montessori non si lavora con i bambini in un posto sciatto, sporco, scarabocchiato. La prima cosa che si fa è ordinare, mantenere attraente e ben organizzato ogni spazio in modo che i bambini possano farne un uso libero e responsabile. La sciatteria della scuola è un pessimo costume nazionale: dato che è un luogo di tutti, ci si può fare di tutto, lasciare sporco, accumulare gli oggetti a caso. Ma questo vale anche per gli uffici postali, per le sale d’aspetto di molti ospedali, per le questure dove vanno gli stranieri a chiedere il permesso di soggiorno… Luoghi inospitali, tra i quali la scuola che è il primo a formare i futuri cittadini, squallida per il sovraccarico di decorazioni e cartelloni appesi che nessuno guarda più, i cui gabinetti sono tappezzati di scritte (lì si può fare ancor più lo sporco che si vuole, tanto nessuno vede!). È dall’apprezzamento e dalla cura dei beni di tutti che bisognerebbe cominciare a studiare la Costituzione: ecco un’altra bella guerra per una scuola accogliente e pulita.

Una mia amica, per un anno intero o quasi, ha lottato contro i bidelli: “per esigenze didattiche” aveva il consenso formale del direttore a disporre i banchi a coppie, l’uno di fronte all’altro, ma i bidelli ogni giorno, quando pulivano, glieli rimettevano su tre file, l’uno dietro l’altro, così che la mattina, quando arrivava, con i bambini li ridisponeva a modo suo. L’ha fatto per vari mesi, poi alla fine i bidelli hanno rinunciato. Il direttore diceva: “Mi spiace, signorina, non posso fare niente perché sa… perché loro…” Una collusione inaccettabile intorno al male della scuola, complice una malintesa sindacalizzazione per cui ci sono solo diritti, ma nessuno parla di qualità del lavoro, dai bidelli fino ai dirigenti: a questo punto siamo alla metastasi del male.

E poi dalla scuola bisognerebbe uscire il più possibile, esplorare l’esterno, vicino e lontano. La natura come la città. È vero che anche su questo tema ci sono impedimenti a non finire: è rischioso, bisogna rispettare le regole, quante volte, come, in quanti. O vanno tutte le prime insieme o nessuno. L’uscita per osservare, confrontare, capire diventa la gita festaiola, il turismo d’evasione. Così la scuola resta un luogo chiuso, fatto di libri e di quaderni: non si entra e non si esce. Eppure ci sono maestri intelligenti che si muovono diversamente e conducono i bambini in luoghi affascinanti da scoprire. Una disobbedienza? In ogni caso giusta e perfettamente legale. Un altro sassolino per il piacere di andare a fare scuola…
(da Prima educare)

* * *

Una scuola ben fatta

di Giovanna Marras

Da sempre la scuola rappresenta il futuro per le nuove generazioni e questo avviene in tutte le culture, essa è come un albero con radici profonde, un tronco maestoso e fronde rigogliose tese verso il cielo.
È da questa idea che nasce l’esigenza di far vivere gli studenti in luoghi adeguati.

La realtà, purtroppo, spesso è ben diversa, nessuno ha la pretesa di pensare che gli edifici scolastici debbano essere il frutto del pensiero dei più grandi architetti, infatti molte scuole non suscitano meraviglia per la loro originalità.

La locazione degli edifici scolastici sembra più dovuta al caso che a reali esigenze concrete. Il modello di edificio scolastico più comune è quello costruito su due livelli, tipologia che ho trovato spesso in tanti anni di lavoro.

Una delle scuole più brutte che ho visto è una scuola media o secondaria. L’edificio è situato nel centro storico di un piccolo paese dell’Appennino, e l’impatto visivo è sconcertante: un pesante portone scuro si affaccia su una stradina molto stretta, dalla porta si accede ad una specie d’anticamera, alla cui destra c’è uno stanzino chiamato pomposamente aula professori. Il resto dell’edificio, che poi è parte del pian terreno del Municipio, è composto di tre aule, di cui una grande e due minuscole, più due bagni anch’essi piccoli, il bagno degli alunni ha una finestra talmente esigua che l’aria entra a fatica.

La palestra non c’è, e per fare educazione motoria si devono percorrere circa seicento metri a piedi, ma anche per andare in mensa c’è da camminare per un bel tratto, cosa che se in primavera si può considerare piacevole, d’inverno con la neve e il ghiaccio diventa un grosso problema.

L’uscita di sicurezza è situata dentro il municipio, e non c’è nessun’attrezzatura per i portatori di handicap, l’unico laboratorio è quello d’informatica, che si trova in un locale adiacente, ma comunque distaccato dall’edificio principale.

Il centro storico del piccolo borgo medievale non è poi così male, infatti ci sono dei bellissimi lavori di restauro, ma la scuola non è minimamente toccata da questi eventi.

Tutto l’edificio scolastico è affidato al lavoro di un’infaticabile collaboratrice scolastica che cerca di tenere su capra e cavoli.
La cosa peggiore all’interno dell’edificio sono i muri, che sono così anonimi da creare disagio. La sensazione che si prova durante le ore di lezione è quella di una grande tristezza, chiunque vi entri, sia alunno sia insegnante, è immediatamente assorbito dall’ambiente.

La cosa più semplice da fare sarebbe chiudere la scuola, ma che dire a quei ragazzi che si alzano alle sei e mezza del mattino per prendere lo scuola bus e arrivare a scuola in orario? Che la scuola è chiusa, e basta spostarsi di una decina di chilometri, per arrivare in un’altra? Nulla di grave, basta alzarsi alle sei del mattino!

Le scuole dovrebbero essere stimate come un patrimonio per l’intera nazione, mentre purtroppo sembrano essere considerate dai legislatori un vero fastidio e a ogni riforma si trovano sempre più a dover stringere la cinghia.

Il ruolo della scuola sarà fondamentale nei prossimi anni non solo per la formazione, ma anche per favorire la comunicazione tra persone le più diverse tra loro, ma ora più che mai rischiamo di ritrovarci in una nuova Babele e, se non saremo in grado di gestire tutto il nostro patrimonio umano e culturale, metteremo a rischio il futuro di tanti ragazzi.

* * *

Crolli di marzo

19 marzo. Nove (Vicenza). Crolla il soffitto di una scuola, a casa gli studenti dell’istituto tecnico professionale Remondini.

18 marzo. Bussana, San Remo. Crolla una finestra in una classe della scuola elementare Gigi Ghirotti, sopralluogo dei vigili del fuoco: necessari interventi urgenti.

16 marzo. A Roma è stata chiusa per la quarta volta consecutiva, la scuola elementare statale “Ugo Bartolomei”, in Via Asmara, al Quartiere Africano, per la presenza di ratti.

15 marzo. Ad Albisola Superiore trasferimento d’urgenza di una centinaio di bambini dell’Asilo del Centro a causa dei dubbi sui requisiti di sicurezza dell’edificio sollevati dall’ufficio tecnico del Comune.

14 marzo. Reggio Calabria: protesta dei genitori alla scuola per l’infanzia di Ravagnese chiusa perché non sicura.

13 marzo. Imola. Per crollo del cornicione trasferiti gli studenti dell’Istituto Alberghetti.

13 marzo. Trani: chiusa una scuola materna per fuga di monossido di carbonio proveniente dalla canna fumaria dell’impianto di riscaldamento, troppo bassa rispetto alle norme.

12 marzo. Bacoli (Napoli). Alla scuola media Paolo di Tarso le attività didattiche sono sospese per due giorni a causa del crollo di cornicioni del solaio esterno dell’edificio.

12 marzo. Milano. I genitori delle scuole di via San Mamete e via Bottega protestano per la mancata manutenzione.

11 marzo. Roma. Una scuola elementare di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, è stata evacuata dai vigili del fuoco, dopo che erano state segnalate alcune crepe nei solai.

9 marzo. In Friuli Venezia Giulia il 51% degli istituti scolastici non ha il certificato di agibilità-abitabilità.

9 marzo. Trieste. Una porzione di intonaco di circa un metro e mezzo quadrato è crollata sulla cattedra nella classe terza I del liceo scientifico Guglielmo Oberdan di via Paolo Veronese.

7 marzo. Mazara del Vallo (Trapani). I vigili del fuoco hanno evacuato a Mazara del Vallo la scuola media Boscarino perché inagibile.

7 marzo. Bagheria (Palermo). Protesta il preside dell’Itc Salvatore Provenzali: dopo due mesi dal crollo non ancora riparato il muro di cinta.

7 marzo. Capannori (Lucca). Chiusa la scuola materna di Badia di Cantignano per infiltrazioni d’acqua.

6 marzo. Bergamo. Le pareti che tremano, le crepe che si aprono nei muri: chiusa per una settimana la scuola elementare Papa Roncalli di Cenate Sopra.

6 marzo. Torino. Il legale della famiglia di Vito Scafidi: il crollo della scuola di Rivoli non è stato una fatalità.

6 marzo. Pozzilli (Isernia). Crollano i pannelli di isolamento della scuola elementare, chiusa la scuola per un’ordinanza del Comune.

5 marzo. Bacoli (Napoli). Crolla cornicione presso la scuola primaria Istituto comprensivo Paolo di Tarso.

* * *

A scuola incrociando le dita
di Gianfranco Pignatelli

Il nostro è un Paese di coccodrilli pentiti. I politici, talvolta, si pentono di quanto fanno. All’occorrenza piangono le loro vittime, oppure le scaricano sulle maggioranze precedenti.

A Torino come a San Giuliano di Puglia. Oggi come ieri. Al momento, nelle scuole italiane, avvengono oltre centomila infortuni all’anno.

L’incremento del 20%, negli ultimi otto anni, la dice lunga sull’accresciuta fatiscenza e pericolosità delle strutture e degli impianti dei nostri edifici scolastici.

Tre su quattro sono fuori norma.

Uno su due è sprovvisto di certificato d’agibilità statica.

Più di un terzo non è fornito di impianti elettrici a norma.

Mancano le agibilità sanitarie, i certificati di prevenzione degli incendi, le misure di evacuazione in caso di pericolo.

Il personale, inoltre, non è formato per fronteggiare eventuali emergenze. Le strutture sono vecchie e inadeguate.

Una scuola su dieci è addirittura collocata in una costruzione edificata per altra destinazione d’uso.

La metà ha ben oltre quaranta anni.

Solo una su venti ha meno di quattro lustri.

Quasi nessuna riceve i finanziamenti per la necessaria manutenzione.

I tagli economici, invece, aumentano. Questo è l’unico, e solo, fattore di continuità tra governi di destra e di sinistra. Un esempio? La legge finanziaria 133/2008, varata con grande orgoglio dal ministro Tremonti in soli nove minuti, prevede consistenti aumenti degli alunni per singole classi. Ma i parametri previsti per la formazione delle classi – varati dal CdM. lo scorso 18 dicembre e in attesa del parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e del Consiglio di Stato per la definitiva conversione in legge – contrastano con la qualità della nostra edilizia scolastica e con le disposizioni previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica).

Questo decreto stabilisce che ogni alunno delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dovrebbe disporre di 1,80 metri quadri netti di aula, mentre ogni allievo delle secondaria di secondo grado dovrebbe contare su 1,96 metri quadri netti. E non finisce qui.

Il D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica), stabilisce che ogni classe non dovrebbe contenere più di 26 persone (insegnante compreso) per evitare i rischi da superaffollamento in caso di evacuazione.

Legiferare è facile, applicare meno. Che faranno i dirigenti scolastici, ad un tempo, incaricati dei tagli (comma 5 dell’art. 64 della legge 133) e, in quanto datori di lavoro, responsabili della sicurezza ai sensi della legge 626 (ora decreto legislativo 81 del 2008)?

Salvaguarderanno la “borsa” di Tremonti o la vita di chi frequenta e lavora a scuola? C’è da giurarci che, italicamente, incroceranno le dita nella speranza di non dover versare lacrime, ovviamente, da coccodrillo. Magari sosterranno che avrebbero tanto voluto ma, purtroppo, non hanno proprio potuto.

P.S. i dati e le valutazioni derivano dalla personale esperienza trentennale di docente ed architetto.

* * *

Finanziaria 2009: meno fondi per la sicurezza delle scuole

“1 miliardo per l’edilizia scolastica? Non ci sono risorse aggiuntive: è solo una parte di un fondo Fas già stanziato e destinato per l’80% al Sud. Per l’esattezza il 5% delle risorse attualmente destinate alle infrastrutture strategiche “.

Lo rivela Maria Coscia, deputata del Pd in commissione Cultura, la quale aggiunge: “I soldi sbloccati oggi dal Cipe, insomma, erano stati previsti e fortemente voluti dai parlamentari del Pd con la legge 169/2008. Inoltre, non è affatto vero che i fondi oggi sbloccati saranno disponibili subito: quelli destinati ad analoghi scopi nel 2002 sono stati operativi solo nel mese di gennaio 2009, con l’uscita sulla G.U dei due piani stralcio pari a circa 500 milioni. L’unica cosa certa è che la finanziaria 2009 per la scuola ha ridotto di 22,8 milioni i 100, di competenza statale, come quota parte dei 300 destinati al piano per la messa in sicurezza delle scuole presentato come una novità ma in realtà avviato con la finanziaria 2007 del Governo Prodi. Più che annunci, il governo restituisca il maltolto”.

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Prende il via un’inchiesta nelle scuole superiori milanesi, qui.

Legambiente: 42mila edifici necessitano di manutenzione
Quasi 15mila edifici, circa 39%, necessita di interventi urgenti: qui.

Scuole a rischio: vedi qui.

In classe come al fronte, 100 mila feriti ogni anno, qui.

Nel vuoto gli allarmi sulla sicurezza. Due scuole su tre sono fuorilegge, qui

Edilizia scolastica: la situazione città per città, qui.

Morire a scuola, un assurdo ossimoro, qui.

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Appello contro la legge Aprea.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.

C’è un appello anche per l’università qui.

Un appello di docenti e formatori nel campo dell’educazione linguistica sulla valutazione degli apprendimenti qui.

Un appello per il diritto alle prestazioni sanitarie urgenti agli stranieri (compresi i bambini) qui.

Segnalo anche un appello per il diritto alla tutela della salute per i dipendenti pubblici qui.

Le leggi contestate: la legge 169 (ex dl 137), dl 133, mozione Cota.

4 pensieri su “Vivalascuola. La sciatteria della scuola pessimo costume nazionale

  1. Alex Cartoni

    E’ un’abitudine vedere ormai scuole in declino, fisicamente e didatticamente in declino. Il declino comincia dal cubo, dal parallelepipedo di cemento che racchiude come in un istituzione totale, simile a un ospedale generale, il nucleo vivente della comuncità: gli insegnanti e i ragazzi. Dentro: aule simili a celle e teoria di grandi corridoi, con spettrali finestre che danno sull’esterno cementificato. Le palestre con i paRe

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  2. alex cartoni

    Volevo concludere…Le palestre con i parquet che saltano e gli impianti fuori norma. Edifici che consumano anche 1000 euro di gasolio al giorno. I ragazzi ci vivono dentro per metà della loro giornata e a partire da questo contesto percepiscono il resto del mondo. Se il mondo poi diventa una prigione la colpa è anche della scuola. Ci sono istituti professionali che in quanto a sciatteria e orrore possono fare invidia alle carceri. E’ un bel primato italiano questo

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  3. Giocatore d'Azzardo

    Concordo in toto, epperò non posso dimenticare i soldi che i Comuni spendono e spandono per rifare strade con i marmi, posizionare fiorirere, abbellire i luoghi ‘del commercio’. Nulla da ridire ma, forse, invece di lamentarsi solo per i tagli, ognuno di noi dovrebbe ricordare, al proprio Sindaco, quali sono i luoghi che devono, prima di altri, essere risistemati e resi accoglienti.
    Già, ma noi che votiamo a scuola non andiamo più e poi, che c’importa? Vuoi mettere com’è gradevole sedersi, per l’aperitivo, di fianco a due fioriere da 10.000 Euro l’una, tutte in legno massiccio trattato contro le intemperie?

    Blackjack.

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