L’arte dietro le quinte

berlino-2008

Si può andare a Praga senza pensare a Kafka, a Francoforte senza cercare la casa natale di Goethe, a Parigi senza collegare il Faubourg Saint-Germaine a la Recherche, a Salisburgo ignorando Mozart. Luoghi come altri per moltissimi visitatori giunti lì per le ragioni più disparate: una fiera mondiale, un mercatino, un piatto gastronomico rinomato, un collezionismo compulsivo di mete. Di queste motivazioni, dunque, si appagheranno e racconteranno. Altri, invece, e non sono pochi, sono lì alla ricerca di tracce e itinerari di esistenze a loro care, artisti le cui opere ne hanno talvolta rivoluzionato la vita, o l’hanno resa più sopportabile. Lo sanno bene le agenzie di viaggio, gli hotels, i ristoranti e i locali di ogni genere, tutt’altro che indifferenti al richiamo dei loro concittadini illustri, a cui spesso devono parte della loro fortuna. Un dono spesso immeritato, quella scia luminosa e postuma che sopravvive all’esistenza terrena dell’artista. Non sarebbe giusto, pertanto, da parte dei beneficiari, condividerne almeno in parte i vantaggi, in qualche forma? E’ chiedere troppo nell’italietta smemorata dove si fa impresa senza rischio d’impresa, dove non c’è rispetto né gratitudine per chi l’ha sostenuta e la sostiene con un proprio contributo di bellezza e saggezza?

15 pensieri su “L’arte dietro le quinte

  1. A proposito di condividere i vantaggi dei connazionali illustri, mi hanno detto che a Praga hanno trasformato la stanza di Kafka in una botteguccia di bigiotteria falso-artigianale. Cmq, anche noi ci stiamo attrezzando, qui: il balcone veronese di Romeo e Giulietta hanno deciso di affittarlo per i matrimoni, giapponesi in testa.

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  2. Ma, sai, a proposito del brutto che avanza e sommergerà tutto, comincio a pensare che tanto accanimento contro il bello, l’arte, la cultura, l’intelligenza delle persone, il territorio, il buon gusto non avvenga qui da noi per caso. Forse qui in Italia qualcosa di bello ancora sopravvive, e deve essere soppresso. Da come la vedo io, non è questione di politica. È in fondo un problema di estetica.

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  3. se è un problema di estetica soltanto: pazienza, de gustibus non est disputandum. ma se è politico: diSPUTIAMO. no?
    cmq anche l’estetica è un fatto morale e perciò, più o meno strettamente, politico.
    kalòs kai agathòs.

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  4. L’estetica c’entra poco, e anche la morale, o almeno in un certo senso.
    La questione spinosa è storica: una carenza di ricordi, non solo nostalgici ma anche sostanziali.
    Sembra che tutti coloro che si sono sforzati da lasciarci un segno, una traccia dietro cui incamminarci, venga rimosso come un rimorso, un peccato di pensiero che deve assolutamente essere cancellato.

    mdp

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  5. E grazie a Marco e a Fabrizio.
    La mediocrità per eccellere deve demolire o svilire tutto ciò che per altezza l’adombrerebbe, salvo sfruttarla, all’occorrenza.
    Un caro saluto a tutti
    Giovanni

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  6. Esatto. Che sia la sindrome del pigmeo?!?
    Purtroppo, in un’epoca e in un contesto socio-culturale in cui soltanto la bassezza stimola, o meglio solletica, gli osservatori = spettatori passivi, i voyeurs di una vita scintillante e meschina di cui non possono (meno male?) condividere i lustrini, ciò che è memorabile ha lo scomodo compito di premere il troppo a lungo sopito tasto di spegnimento della TV a favore di una buona lettura, o di una bella passeggiata in un museo o in un luogo permeato di storia e di SIGNIFICATO.
    Forse è anche un pò colpa nostra, di noi che non indirizziamo abbastanza lo sguardo verso i monumenti autentici, quelli che significano qualcosa.
    Comunque, si continua a tentare: stamattina ho parlato di letteratura al femminile di fronte a sessanta ragazzi delle scuole superiori: attenti, interessati e coinvolti.
    Monumenti futuri, motivi di speranza.

    mdp

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  7. scusi di pasquale: e NON è una questione estetica e morale e politica? respirare storia invece del lezzo della ricchezza corrotta e corruttrice, ripensare ai grandi (invece che ai pigmei) e sentirli vicini non è bello e buono e politico in senso etimologico?

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  8. Non ho detto questo.
    Ho detto soltanto che, dove i pigmei sbagliano, poiché anche miopi, dovrebbe essere chi un pò di consapevolezza del significato ce l’ha ad alzare la voce e proporre un cambio di rotta.
    Non nego che sia una questione politica, anzi. Ma secondo me enfatizzare l’aspetto estetico ed etico spesso porta chi ascolta (o legge) questi discorsi come un allontanamento disgustato dalla realtà senza una vera volontà di immergersi nel sudiciume e da lì promuovere una rinascita sociale condivisa con chi in quella mota ci nuota tutto il giorno, tutti i giorni.
    Non bastano la denuncia e l’orrore, occorre corciarsi le maniche ed agire.

    mdp

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  9. La memoria, la cultura, l’amore della letteratuta, eccetera: tutti valori, fatti, certezze da occultare, in un paese che taglia i fondi alla ricerca alla università alla scuola, alle arti e se ne fa vanto.Più oscurata sia la memoria, meno liberi saranno gli spiriti, ma sottomessi..pourquoi non?
    Bel pezzo, Giovanni.
    Maria Pia

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  10. insisto col dire che scegliere l’arte e il bello, la cultura e la storia, al posto del soldo, del turismo commerciale, dello struscio serale tra uno spritz e uno spritz, sia già un’azione di testimonianza. portare una classe a parigi sui luoghi di ieri e di oggi e lavorare prima, durante e dopo l’esperienza con documentazione dicendo no alle visite guidate subite passivamente, ma attivandosi con contributi personali, è un’azione educativa di testimonianza di un turismo fuori dalle rotte commerciali che chissà susciti nel tempo non il viaggio da pianerottolo a sharm-el-sceìcc, ma in tanzania, in camerun…nella stessa europa per conoscere, fuori dai pregiudizi, le nazioni con cui condividiamo secoli e secoli di storia comune, da antagonisti e da fratelli, anche s, o proprio perché, di quel fenomeno, molto spesso solo economico, che è la ue, qualcuno non fa che parlare male irridendolo, per i suoi squallidi giochetti geografici etnici e politici.
    a proposito di europa: non mi dice niente goethe apotheke (berlino?): si riferisce ad un luogo goethiano, o è un nome di fantasia in onore del genio tedesco? io ho nel cuore un autore “minore” di berlino a cui è intitolata una farmacia in un quartierino delizioso nei pressi di alexander platz: theodor fontane. lì fontane ci abitò davvero.

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  11. La cultura genera turismo.
    Il turismo genera immondizia.
    L’immondizia degenera l’Arte.

    Lucy, c’è da prendere in considerazione il nostro mondo pagano inconscio che reliquia tutto ciò che adoriamo.
    Morta l’adorazione, muore la reliquia.

    Se adoriamo il profitto… quale Arte generiamo o degeneriamo?

    Morto il profitto, quale reliquie genereremo o rivaluteremo?

    ciao

    enea

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  12. Come non condividere, Maria Pia, Enea e Lucy?
    Il negozio, Lucy, si trova in una strada del centro di Berlino. Uno dei tanti che richiama il nome di un’artista.
    Grazie
    Giovanni

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