Davvero sono altrove

pomeriggio col petto squarciato.

e parlo e parlo ancora

io che non ci sono più

che non ci sono mai stato

in questo mondo

in questo corpo che di me

porta solo l’ansia.

davvero sono altrove

in una terra di esseri

che continuano a squarciarsi

nella fatica di stare nel cortile

dei minuti.

vi aspetto, ma non so dove

vi aspetto, ma ancora per poco….

Fu occulta

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di Claudio Sabelli Fioretti

Adesso la chiamano “product placement”. Una volta, più semplicemente, veniva chiamata “pubblicità occulta”. E’ una cosa che è sempre esistita. Ma una volta era illegale, vietata, condannata, additata al disprezzo della gente. Occulta, appunto. Oggi è una branca dell’advertising. Vi ricordate il tipetto che si accendeva una sigaretta tenendo il pacchetto bene in alto, davanti alla telecamera? E quell’altro che beveva l’acqua minerale mostrando la marca durante interminabili sorsate? E quegli inseguimenti polizieschi in cui inquadrato, più che il bandito, era lo stemma dell’automobile in fuga?
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Due iniziative della Fondazione Romualdo Del Bianco

Vi segnalo queste due iniziative promosse dalla Fondazione Romualdo Del Bianco di Firenze (www.fondazione-delbianco.org), che si pongono al decisivo crocevia tra educazione, formazione professionale, lavoro (anche) creativo e ambiente. Continua a leggere

Prossimi appuntamenti ai Giovedì di Turro

26 marzo: recital di Mara Cantoni

Drammaturga, regista, autrice, interprete, Mara Cantoni si è dedicata con pari passione alla musica, al palcoscenico e alla scrittura, sperimentando molte delle relazioni possibili tra suono, parola e movimento e toccando più di una volta anche il mondo delle immagini. Nella sala di via Rovetta farà una breve divagazione nella parola poetica attingendo ad alcuni suoi lavori. Per approfondimenti: http://www.maracantoni.it

2 aprile: “3DING – Tre poete d’eccezione” Continua a leggere

Caschetto biondo

di Emanuele Kraushaar

televisione

È molto tardi e fa freddo. Come al solito, non riesco a dormire. Incomincio a girare i vari canali delle televisioni private. Dopo un po’ mi fisso su un programma. C’è un bambino prodigio che canta e recita. E il presentatore, un tipo pelato e magro, lo applaude. Poi dice: “Pensate che ha solo sette anni: complimenti ai genitori!”.
Quella specie di mostro dalla voce soave ha i capelli biondi che luccicano attraverso lo schermo. Sento come un calore che sbuca dalla televisione e mi sembra di scorgere nei suoi occhi una luce tutta particolare.
Penso a quando avevo io sette anni e non mi viene in mente niente.
Muovo le gambe su e giù per scaldarmi o forse sono nervoso.
Quello intanto è partito con una nuova canzone. È più bravo dell’originale, il suo futuro è luminoso, la gente applaude, il suo nome è impresso sullo schermo, il mio passato mi graffia e non riesco a chiudere gli occhi.
Il bambino canta e il suo caschetto biondo sembra un piccolo sole.
Guardo il pavimento e, prima di spegnere la televisione, fisso le ciocche di capelli che mi sono strappato. Sembrano grandi ragni senza zampe, fermi e senza vita, proprio come me.

Marino Magliani. Un “detective” in Riviera troppo distratto dai blog letterari

[Pubblico questo pezzo per gentile richiesta di Marino Magliani. FK]

di Giovanni Choukhadarian

Prima di tutto, chiarire gli equivoci: Marino Magliani non è un romanziere. La sua vocazione è quella del racconto orale e, in questo, non ha forse rivali in Italia. Nessuno come lui riesce a infilare storie una nell’altra, in apparenza sconnesse l’una dall’altra, all’atto però convincenti e senza dubbio autentiche.
Dev’essere questo tratto genuino che convinse Giuseppe Conte a redigere una breve nota di copertina per L’estate dopo Marengo (Philobiblon,2003), romanzo d’esordio dello scrittore. Da allora Magliani, residente in Olanda, ha prodotto altri quattro libri e un gran numero di interventi su riviste e sul web, suo scellerato luogo letterario d’elezione. Continua a leggere

Il quaderno di geografia di Pinocchio. 4, di Nadia Agustoni

Dei gatti, delle volpi, di Penelope e dei ragni

“Non toccate la scienza.
E se fate le pentole ricordatevi i coperchi”.

(da L’enciclopedia dall’a alla z)

L’entomologia è una scienza che studia anche i ragni. Gli altri insetti a volte sono permalosi, ma i ragni no. I ragni costruiscono tele per catturare le mosche e se per puro accidente gliele distruggiamo, loro fanno finta di niente e ci pungono. Il loro fare finta di niente è una forma di bugia, ma uno scienziato non deve trarre conclusioni generali sui ragni troppo in fretta. Continua a leggere

Luigia Sorrentino: la poesia che abita il corpo e la mente

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di Alessandro Moscè

 

Luigia Sorrentino è nata a Napoli e vive a Roma. La sua prima raccolta di poesie si intitola C’è un padre (Manni, Lecce 2003), alla quale è seguita la plaquette La cattedrale (Il Ragazzo Innocuo, Milano 2008) e alcuni testi comparsi su “Almanacco dello Specchio 2008” (Mondadori, Milano). E’ giornalista a Rai News 24. Attrice della Bottega Teatrale di Firenze di Vittorio Gassman, ha preso parte a diversi spettacoli di prosa, a film per la televisione e a cortometraggi.

Già con l’inaugurale raccolta poetica pubblicata da Manni nel 2003 (C’è un padre), Luigia Sorrentino aveva dimostrato immediatamente la varietà dei temi e delle linee portanti di una poetica sospesa tra affetti familiari soffusi e ritorni a “discussioni mute”, a rovelli e abbandoni, con gesti affermativi e negazioni subitanee. Ruggero Cappuccio, nella postfazione a C’è un padre, scrisse: “E’ certo che la fisicità tagliente delle terre, delle arie, dei liquidi fuocosi, dove la Sorrentino ha trascorso la sua infanzia, adolescenza e prima giovinezza, devono averle insegnato che lì il paesaggio e lo sfondo sono tutt’uno con gli uomini…”. Continua a leggere

altri Canti dell’offesa – di Fabio Franzin

(Dunque dov’è l’offesa? Ma non è / offesa, è strazio)

Vittorio Sereni, “Gli strumenti umani”, Einaudi, 1965

(La sorte dell’uomo, è mutata. Ci sono dei mostri. Un limite è posto a voi uomini. L’acqua, il vento, la rupe e la nuvola non son più cosa vostra, non potete più stringerli a voi generando e vivendo. Altre mani ormai tengono il mondo)

Cesare Pavese, “Dialoghi con Leucò”, Einaudi, 1947

Ora è anche per noia che si violenta
e si uccide per ammazzare un tempo
ostile in tanti contro uno da vigliacchi

così rinascono squadroni e spedizioni
punitive riaffiora il razzismo fra spritz
e tramezzini fra gli eroi dei videogames

e i jeans griffati così si umilia l’indifeso
il portatore di handicap, così, fra la noia
e il porno l’orrore è ormai divertimento.
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Erri

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Fra due ore viene da noi Erri De Luca. La tentazione è sempre quella: dargli i miei libri, chiedergli di entrare in redazione, parlargli di noi. Dopo un po’ prevale la saggezza, l’antica attitudine all’ascolto. Di me bambino non ricordo parole: solo quelle degli altri. M’incantavano, gli altri. La pelikan macchiata di Vincenzo Cerere; la maestra Battistoni; gli occhi azzurri della Persighetti. Il mondo era vero perché c’era l’altro. Oggi, la malattia è quella dell’io: i miei libri, le mie azioni, i miei progetti. Comprendo meglio l’impronunciabile nome dell’Onnipotente: Eyeh asher eyeh, Io sono colui che c’è. Che c’è per te. Dio non esiste senza l’altro. Senza la pelikan di Vincenzo Cerere; senza la faccia da schiaffi di Lele Tuccimei. Dovremmo tornare alle elementari per capire che cos’è l’amore. Sentire l’odore delle uova che la maestra Spina faceva colorare a Pasqua.
Tra due ore viene Erri. Gli chiederò se ricorda qualcuna delle sue parole di bambino.

Acasadidio, di Giorgio Morale

di Valter Binaghi

acasadidioA volte la stanchezza del vivere trascina con sè la stanchezza del lettore: si percorre svogliatamente lo scaffale della libreria, alla ricerca di un guizzo che possa ridarti passione e ti accorgi che i titoli più strombazzati dalle pubblicità editoriali difficilmente vanno oltre le alternative dell’intrattenimento giallistico o di un espressionismo che si pretende furibondo ed è solo velleitario. Sei già lì a pensare che in fondo il romanzo ha esaurito la sua funzione storica di conoscenza, quando ha saputo denunciare l’inferno mimetico della borghesia ottocentesca in ascesa, e da allora si limita a interpretare l’angoscia esistenziale del singolo o a rimestare negli stereotipi sociali della medesima, cucinando delitti e investigazioni senza poter competere coi ritmi del cinema.
Poi t’imbatti in un piccolo libro come questo, e sei felice di esserti sbagliato.
Oggi le cose grandi, le intuizioni profonde, si presentano in punta di piedi, e osano diventare parola dopo lungo pensiero, esonerando le maiuscole e il citazionismo e affidandosi a una lingua tornata tutta cose e sentimenti, ossificata e per questo illuminante, come se l’ampia visione del poeta e e l’austera fermezza del fabbro avessero lavorato assieme per restituire allo sguardo sull’uomo una pietà sottratta alla retorica.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 104

Sto andando in ufficio, seduto sul tram sto leggendo uno dei soliti cataloghi antiquari dove ormai la maggior parte dei libri offerti non è più vecchia di me. Durante la lettura ogni tanto alzo gli occhi, seduti di fronte ho un ragazzo e una ragazza ispanici sui vent’anni, forse meno, che si dividono i due auricolari dello stesso apparecchio.
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Commiato a Infinite Jest, di David Foster Wallace

di Ezio Tarantino

Che libro è Infinite Jest, che ho finalmente terminato di leggere da qualche giorno? Un capolavoro? (cos’è un capolavoro? Un libro per tutti? Infinite Jest, è evidente, non è un libro per tutti – ma esistono, poi, libri per tutti?) E’ certamente un libro mastodontico che lascia un vuoto enorme. Esistono però libri molto piccoli che lasciano un vuoto altrettanto enorme. Il volume, dunque, non c’entra. Ci può essere solo un verso, uno soltanto, a lasciare un vuoto enorme, così come un nome, una parola sola, meno di un nome, il suo ricordo, la sua ripetuta cantilena mentale, la sua iterazione infinita priva di suono, di valore, di senso. Il nulla lascia un vuoto enorme. Dunque le dimensioni del libro non lasciano in eredità, in quanto tali, né un vuoto né un pieno proporzionato.

Infinite Jest è il libro della Dipendenza, è l’Enciclopedia della Dipendenza e di ogni tipo di Nevrosi e/o Disturbo della personalità maturato in ambito familiare e non, e alla fine l’unica cosa sensata che mi sembra io possa fare è ricominciarlo daccapo.

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Vivalascuola. La sciatteria della scuola pessimo costume nazionale

Vito è sotto le macerie e lascia tra il pietrisco bianconeri
slanci, l’urlo di Blasco e quell’amore che c’è sempre a diciassette
anni, e gli affetti veri, semplici, diretti e vivi – una famiglia
tra i pensieri e mille sorrisi e carezze – e Vito là resta senza vita,
per sempre vivo, giovane che non invecchierà, giovane sottratto
allo smacco degli anni, giovane sottratto al desiderio della vita.

(Enrico Cerquiglini, Si chiamava Vito, aveva diciassette anni)

La cura dell’ambiente è un punto nodale
di Grazia Honegger Fresco

La cura dell’ambiente è un altro punto assolutamente nodale: nell’approccio Montessori non si lavora con i bambini in un posto sciatto, Continua a leggere

Zingari di merda

di Antonio Sparzani

buche ricoperte con la paglia a Listeava

buche ricoperte con la paglia a Lişteava

È il ritornello che percorre tutto il libro – zingari di merda – flash impietoso e accorato di Antonio Moresco, resoconto di un breve ma molto intenso viaggio in Romania che Antonio ha fatto con alcuni rom, tra quelli sgomberati dalla Snia di Pavia. È un ritornello che ironicamente e amaramente ripetono gli zingari stessi, facendo il verso a quei numerosissimi italiani che li investono con questo gentile appellativo.

È un resoconto scarno e attento di un viaggio su una “vecchia BMW dalla fiancata sfondata” che Moresco compie, insieme con il fotografo Giovanni Giovannetti in alcune delle città, ma no città, luoghi, villaggi, baraccopoli, catacombe, abitate – si fa per dire – da zingari di varie etnie, Rom, Sinti, Kalé. Continua a leggere