Vivalascuola. Vita da prof

“Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più, in Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l’anno” (on. Maria Stella Gelmini, qui).

“Dall’1 settembre il mondo della paura si spalancherà per tutti quelli che come me hanno fatto della scuola la propria ragione di vita e di lavoro: 42.000 persone che da settembre non lavoreranno più, schiacciate dalla logica brutale e stracciona di chi svende il futuro del Paese, che è la scuola nel suo essere pubblica e di qualità” (Rossella Zelioli, insegnante precaria, qui).

(Il prossimo lunedì vivalascuola sarà in vacanza. Ritornerà lunedì 20 aprile. Buona Pasqua a tutti)

Storia minima
di Alessandro Cartoni

Venerdì sera. Sbarbato di fresco. Quasi calmo.
Passo davanti all’istituto in macchina, col ghigno di chi indossa i vestiti curiali del weekend. Lo guardo appena, l’istituto superiore “De Amicis”, il carcere bruto che mi affama e mi deprime per cinque giorni a settimana. Appena il tempo di fargli le corna, non visto, e poi via verso il centro.

“Eccoci qua…”, penso, mentre sosto davanti al ristorante La tana di Bacco col mio nucleo monofamiliare composto da me, mia moglie e la bambina. Non so decidermi ad entrare. Cerco di sbirciare la carta del menù che è appesa in bella mostra sul legno antichizzato del portone. “Antipasto di Bacco 13 euro, carpaccio di pesce euro 15, antipasto crostini e verdure euro 8, antipasto della casa euro 5”. Non oso scendere con lo sguardo a controllare la lista dei primi con i prezzi conseguenti. Chiudo gli occhi per un momento, come si fa in macchina prima di una galleria, infine attacco magnanimo quella dei secondi. Mia moglie mi domanda interdetta “Stai bene?” perché forse si è accorta che sto deglutendo.
Poi pietosa butta là, stringendosi al mio braccio, “E se andassimo in pizzeria?”
Ci guardiamo io e lei, senza parlare, come fossimo di fronte a un burrone.
Mia moglie ha abbassato gli occhi e si fissa le scarpe.
La bambina che è innocente e svagata, come tutti gli esseri della sua età, percepisce questa paralisi inquieta e dice “Ma io voglio andare al ristorante… Perché non entriamo?”
E’ il suo compleanno Cristo, penso io, le promesse vanno mantenute.
“Ma non ti piace la pizza?” ha domandato invece la madre, tentando di trascinarla un po’ più in là, nel punto preciso in cui i neon della pizzeria, dall’altra parte della strada, non possono non catturare la sua attenzione.
La bambina per un attimo resta interdetta senza sapere se desistere o meno. Del resto, rifletto, è così che anche i piccoli imparano a rinunciare.
E’ allora che una specie di furore misto a vergogna, una vergogna estrema e senza limiti, mi fa urlare: “Nooo invece… andiamo al ristorante…”
Ho alzato la voce, qui in mezzo alla strada, e qualche passante si volta gettandomi addosso uno di quegli sguardi che si riservano ai barboni o ai tossici senza speranza.
La bambina mi guarda un po’ spaurita, ma io non le do il tempo di capire quello che sta accadendo e prendo per mano anche lei. Così allacciato al mio nucleo monofamiliare entro nella Tana di Bacco.

Dentro mi ingozzo, come non ha mai fatto, ma nel cuore il furore non si calma, anzi raddoppia ad ogni portata. Mi tocco la testa e sento i capelli sudati. Solo con l’arrivo della seconda bottiglia di rosso, qualcosa si allenta e presto mi ritrovo a sbadigliare satollo guardandomi attorno.
“E’ tutto a posto, mi dico, davvero mai stato così a posto”.
E non me frega più niente nemmeno del conto, perché quando arriva guardo solo il totale. Così un senso di ilarità mi prende alle viscere e mentre offro il bancomat al cameriere, non penso più al conto corrente bancario che è ormai il fantasma di se stesso. Penso piuttosto all’assurdità dell’esistenza in questo meraviglioso Paese dove un prof come me dovrebbe accendere un mutuo per festeggiare il compleanno della figlia. E allora finalmente scoppio a ridere, proprio come non facevo da tempo. Arrivo ai singhiozzi, alle lacrime, lì sulla soglia della Tana di Bacco, con il maitre e il titolare che sono accorsi attirati dal rumore increscioso. Capisco che non vedono l’ora che facciamo sparire le nostre facce grottesche.
E noi lo facciamo, abbastanza tranquilli, senza strascichi inutili. Mia figlia mi ha preso la mano e ride di gusto con me. Guarda un po’, penso io, l’innocenza dei bimbi.

A casa invece quando mi siedo in poltrona ho voglia di vomitare e mia moglie mi osserva in silenzio. Che cosa ha da guardare? Poi di colpo vedo le lacrime che le rigano le guance. Le chiedo “Perché piangi?” e vorrei aggiungere “Non sei stata bene?”. Lei mi scruta con l’espressione deformata e mormora “Perché sei un imbecille”.

* * *

Quanto valgono gli insegnanti italiani?

Negli USA è del tutto normale chiedere ad un amico “Quanto guadagni in un anno?” che significa più o meno: “Quanto vali?”…

Ho provato a vedere quanto “valiamo” noi docenti con un termine di paragone particolare: il Presidente del consiglio.

Il Presidente del consiglio vale 10.65 volte un insegnante elementare.

Il Presidente del consiglio vale 10.02 volte un insegnante di scuola media.

Il Presidente del consiglio vale 9.60 volte un insegnante di scuola superiore.

Effettivamente confrontarci con il Presidente del consiglio dei ministri pare troppo. Vediamo se va meglio provando con i parlamentari europei. Come non tutti sanno i parlamentari europei hanno uno “stipendio” commisurato ai parlamentari del proprio stato quindi, indirettamente, il confronto è anche con i deputati nazionali. Sarà bene sottolineare che non sono stati valutati i benefit, indennità etc etc che si dice valgano intorno ai 30000 euro.

Un parlamentare europeo italiano vale 7.02 insegnanti elementari.

Un parlamentare europeo italiano vale 6.60 insegnanti di scuola media.

Un parlamentare europeo italiano vale 6.33 insegnanti di scuola superiore.

Negli altri Paesi le cose non vanno come da noi!

Riportiamo il quadro per altre nazioni.
(continua qui)

* * *

Stipendi 2008: la classifica. Colf e insegnanti i meno pagati, giudici al top

Sono i lavoratori delle pulizie i meno pagati in Italia, seguiti da
quelli dell’agricoltura e dagli impiegati nelle scuole private: a fare
la mappa delle retribuzioni in Italia è l’Istat che per il 2008 calcola che siano sempre i magistrati i lavoratori con la busta paga più pesante (oltre 110.000 euro medi all’anno) seguiti dai giornalisti (46.508 euro l’anno) mentre l’area nel complesso meglio pagata resta quella del credito e assicurazioni con 36.427 euro l’anno…

La cenerentola del lavoro resta la donna delle pulizie con 15.877 euro
lordi all’anno, seguita a breve distanza dagli insegnanti della scuola
privata (17.993 euro all’anno). Nell’istruzione privata è meglio
trovare comunque impiego nelle scuole religiose (19.539 euro) mentre in
quelle laiche lo stipendio si ferma a quota 15.951 euro all’anno.
(continua qui)

* * *

I lavoratori della scuola con il contratto 2008/2009 hanno perso, rispetto al precedente CCNL, in media il 32%

Ma non è finita qui, il contratto firmato nel 2007, oltre gli aumenti tabellari, aveva portato nelle loro tasche anche altri benefici economici legati alla valorizzazione docente, Ata e un compenso una tantum. Il “vecchio” contratto aveva aumentato le retribuzioni del 6,01% mentre il “nuovo” si ferma ad un recupero del 3,2% riducendo anche il Fondo di istituto.
(continua qui, vedi anche qui e qui)

* * *

Stipendi: docenti sempre più poveri, cresce il divario con i colleghi europei

Secondo le stime Ocse 2006 citate nel documento di viale Trastevere,
la retribuzione annua pro-capite dei docenti italiani della scuola
secondaria superiore, dopo 15 anni di attività è di 32.169 euro, una
cifra molto lontana dalla media di 40.269 euro calcolata tra Italia,
Francia, Germania, Inghilterra, Scozia, Grecia, Spagna, Svezia,
Finlandia, Stati Uniti e Giappone. E il quadro non migliora se si
considerano gli stipendi percepiti dagli insegnanti della secondaria
inferiore, 31.292 euro, e della primaria, 28.732, le cui medie sono,
rispettivamente, di 37.489 e 35.100 euro. Dati che collocano il nostro
Paese solo dopo la Grecia, i cui docenti, di ogni grado d’istruzione,
percepiscono 28.647 euro all’anno.
(continua qui)

* * *

La busta paga di un docente universitario qui.

Gli stipendi degli insegnanti in Europa qui.

Il trend degli stipendi degli insegnanti della scuola statale dal 1995 ad oggi qui.

Dati in rete sulle retribuzioni dei docenti italiani qui.

Prof senza titoli e straordinari in nero nelle scuole private qui.

E nell’organico docenti 2009-2010, confermata l’entità dei tagli pari a 42.102 posti qui.

Il reddito degli italiani qui.

Proteste in Italia e in Europa.

* * *

Appello contro la legge Aprea.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

82 pensieri su “Vivalascuola. Vita da prof

  1. renatamorresi

    ciao alessandro, non so se la “storia minima” è un pezzo di vita davvero vissuta o una narrazione immaginata, ma il crescendo parossistico di fronte a quest’evento cruciale della vita famigliare italiana (il rito della cena fuori, il compleanno della figlia – quanti film dolceamari made in italy mi vengono in mente) insieme alla grande chiusa finale della moglie, ne fanno un piccolo ‘thriller’ nostrano. complimenti per la scrittura (per il resto: ahinoi, naturalmente)
    r

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  2. Giocatore d'Azzardo

    Che lo stipendio degli insegnanti sia basso, troppo basso, è un dato di fatto indiscutibile.

    Bello il racconto, spero sia una parodia e non la realtà.

    Blackjack.

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  3. Pasquale Giannino

    E si continua col lamento di Federico. Da anni vi lamentate degli stipendi. Benissimo, e’ un vostro diritto, come lo e’ il diritto di sciopero sancito dalla Costituzione. Solo che per essere docenti mi pare abbiate una visione della societa’ un po’ ristretta. Molte altre categorie di lavoratori dipendenti non se la passano meglio rispetto ai colleghi europei. Il link a Panorama piu’ o meno rende l’idea ma non basta. Quando si parla di prestazione e retribuzione bisogna chiarire quante sono le ore di lavoro fatte per quel dato compenso. Con tutto il rispetto, non credo proprio che un professore di scuola media lavori piu’ di un contabile o di un ingegnere che si fanno il culo nel privato. Eppure neanche loro sono contenti di sapere quanto guadagna il collega tedesco o finlandese. Non parliamo poi dei risultati. Vogliamo parlare degli insegnanti che vanno a scuola solo per scaldare la sedia?… Il problema dei precari che pagheranno lo scotto della crisi finanziaria – e di quanti ne cavalcano l’onda pur essendo scandalosamente in attivo (quale migliore occasione, l’alibi della crisi, per dare un’accelerata ai piani di delocalizzazione verso i paesi a bassissimo costo del lavoro) – l’emergenza sociale che sta sconvolgendo le nostre vite ahime’ non riguarda solo il mondo della scuola. Anzi, vi diro’ di piu’. Non ve ne rendete conto ma voi insegnanti di ruolo siete dei privilegiati: siete fra i pochi per cui l’articolo 18 ha ancora un valore nel nostro paese.

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  4. lucy

    come fa a non essere una realtà? sono molte le cose a cui s’è dovuto rinunciare negli anni. l’ultimo fatto clamoroso che mi ha interessato è stato l’aumento dell’anno scorso: da febbraio 2008 ho guadagnato circa 205,00 euro in più! wow! peccato che l’aumento (moooolto decurtato dalle varie manovre) riconosciuto proprozionalmente a tutti gli insegnanti e il mio scatto di anzianità coincidente, se ne siano andati in fumo nell’aumento dei tassi di interesse sui mutui. velocissimi a salire, lentissimi a calare: solo il mese scorso ho recuperato la stessa cifra dopo oltre un anno di ladrocinio della banca. ladrocinio, sì! e a loro, che molto hanno sbagliato, danno ancora soldi, mentre per gli stipendi degli insegnanti e per le attività della scuola non ce n’è. nel mio liceo l’anno prossimo verranno meno cinque cattedre solo di lettere, per riportarci tutti a diciotto ore frontali, quelle famose diciotto ore che lavoriamo, nonvilamenteretespero?
    prego tutti solo di una cosa: fatto salvo che i fannulloni esistono in tutti i mestieri del mondo, anche nel privato, non provate a dire, piuttosto tacete, che abbiamo quello che ci meritiamo. parlo per me: ho calcolato il mio lavoro effettivo: tra correzione e tutto sono impegnata più di 40 ore la settimana, ho le vacanze come un qualunque impiegato della pubblica amministrazione, con la differenza che non posso decidere quando andarci, ciò in contrasto con le esigenze di famiglia. e sì, sono povera: anche comprare dei libri, cosa di cui non posso fare a meno, è diventato un problema.

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  5. alex cartoni

    Grazie a Renata e a Giocatore d’azzardo che hanno compreso lo spirito del racc. E grazie a Lucy che ha “inverato” la storia coi dati alla mano. Mi pare superfluo ribadire che non si tratta dell’ennesimo “cahier de doléance” ma semplicemente di sottolineare la sensazione di “vergogna” e di umiliazione sociale che si prova di fronte al ceto sedicente produttivo del paese…Lo stesso che Tremonti e Berlusca difendono e di cui Carlotto narra le imprese nei suoi noir (e che l’Agenzia delle Entrate spesso non conosce nemmeno). Se l’Italia è questa, allora noi prof non siamo più nulla, diventati leggeri e inessenziali come il contorno di piselli con il piatto della carne. La tristezza non sta nella mancanza di denaro – che pure c’è – ma in un paese che considera il lavoro intellettuale meno di zero. E che con gli insegnanti ignora anche i suoi giovani. Il tracollo educativo che ne consegue lo pagheremo però nei prossimi annni. Prepariamoci.

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  6. Giorgio

    Dici bene, Alex (a proposito, grazie per il tuo racconto, e grazie agli intervenuti), l’emergenza economica è solo un segno del tracollo educativo che ci aspetta.

    Le riduzioni dell’orario scolastico programmate dal governo ruducono di sei mesi/un anno (sui cinque attuali) il tempo-scuola di gran parte dei bambini delle elementari, e di circa tre mesi (sui tre anni attuali) quello dei ragazzi delle medie. Mentre l’obbligo di istruzione è ridotto per tutti di due anni.

    E questo in una situazione in cui “Il 5% della popolazione adulta in età di lavoro (16-65 anni) versa in una condizione di totale analfabetismo, il 33% è da definirsi semianalfabeta, un ulteriore 33% è a rischio di ripiombare in tale condizione, e soltanto un po’ meno del 20% degli adulti mostra di possedere ‘gli strumenti minimi indispensabili per orientarsi in una società contemporanea’”.

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  7. alex cartoni

    Grazie a te Giorgio per il tuo stile e la tua ospitalità. E grazie anche a Rammy, la nostra dolce “carbonara”.

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  8. lucy

    la sottrazione di tempi e mezzi idonei all’apprendimento non è un fatto determinato da s-ragioni economiche contingenti, da pretesa “moralizzazione” di quella moltitudine di mangiaasbafo dei prof.:no! risponde ad un preciso disegno di imbarbarimento della vita di questo paese. un popolo per molti aspetti già con tendenze bovine di suo, destinato a peggiorare ulteriormente, sarà molto più manovrabile. a quando la riscrittura della storia? a quando una nuova lingua? in barba alla costituzione ne stanno facendo già più di bertoldo…

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  9. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, eccheccavolo, dai addosso al “popolo bue” esattamente come i vecchi danno al “giovane”.
    Che nella scuola si possa fare meglio è indubbio, ma dai, lasciamo perdere le persone normali; per quel poco che ho capito sono sempre molto meglio di quanto si pensi e hanno risorse impensabili, se solo qualcuno fosse in grado di offrirgli l’occasione giusta. E poi, normale, cosa vuol dire persona normale?

    Blackjack.

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  10. lucy

    non fingere di non capire, al solito, black. sai benissimo cosa intendo. vedere i difetti preminenti dei propri connazionali, difetti ascrivibili alla storia particolare del paese, non significa dar loro addosso: significa fare una constatazione e trarne le naturali conseguenze. così come vedere i difetti dei “giovani” non significa non amarli, non ascoltarli e non fare niente per loro: quello, per restare in tema, è il mio mestiere.
    sei sempre esagerato nell’interpretare le affermazioni altrui, black. ci metti una foga che non hanno, un’intenzione che ci vedi solo tu.
    ti assicuro che la situazione è davvero pesante, ma ne riparleremo a giochi fatti, fra qualche anno. naturalmente con chi continuerà a potersi permettere solo la scuola di stato.

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  11. Pasquale Giannino

    Lucy, che cosa vuol dire eccalla’? Spiegami, sono pronto a prendere appunti… Gradirei che entrassi nel merito pero’. Grazie.

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  12. lucy

    caro pasquale, significa: eccolo! te pareva?! cioè: quasi in contemporanea (vedi rispettivamente #3 #4) io mi preoccupavo che non si esprimessero i giudizi che poi tu hai ordinatamente compilato. lamentela di parte, crisi generale, quantità e qualità del lavoro degli insegnanti: tutte cose che ci vengono, non da ora, affibbiate. siamo invece consapevoli delle rivendicazioni di tutti, della crisi generale, dell’impoverimento generale, drammatico in certi casi anche dentro la nostra società opulenta. siamo consapevoli che taluni di noi non brillano per operosità, lo vediamo tutti i giorni e ne soffriamo, in senso morale e in senso operativo: molta buonissima progettualità non va a buon fine a volte per un collega che non sa o non vuole collaborare, che preferisce, o sa soltanto, volare basso.
    dico anche: se i metalmeccanici scioperano hanno presente il salario degli addetti all’agricoltura? perché gli insegnanti vengono subito interpretati come una categoria col paraocchi se invocano attenzione sulla scuola? come degli egoisti, e diciamolo pure: cosa volete che sappiano della vita quei topi di biblioteca, quei sorpassati, quegli eterni fanciulli che hanno a che fare con una parte marginale della società, “i giovani”, con una parte invisibile.
    per anni ho subito le chiacchiere da salotto di tanti amici ben sistemati negli studi professionali propri o del padre. tutti a dire che siamo una categoria di “privilegiati” (tre mesi di vacanza, diciotto ore e bla bla: mai fruito di tutto questo ben di dio).: vuoi mettere i miei grattacapi, le mie giornate infinite? mi zittivano anche se pensavo: ma quanto guadagni in cambio? e quando vai in vacanza, a febbraio? ad aprile? io no. ora rispondo: perché non hai fatto l’insegnante, visto che è un privilegio? nel frattempo anche loro hanno i figli al liceo, e grazie a dio qualcuno ha dimenticato certi insegnanti che ha avuto – post sessantotto per intenderci -(per favore, capite quello che voglio dire: non sto “dando addosso” a nessuno) e ha cominciato ad apprezzare il lavoro di tanti colleghi, soprattutto perché hanno scoperto che i loro figli sono guardati per quello che sono e che non sempre siamo là a pesare il successo e l’insuccesso. [ci penserà la vita “di fuori” a fargli i conti in tasca, a trattarli come pezze da piedi se non “avranno” abbastanza, più che se non “saranno” diventati se stessi. ma divago].
    quando alex lamenta la condizione “proletarizzata” dell’insegnante non perde di vista il sostrato morale che questo comporta “per tutti”. anzi.
    anzi: approfitto, alex, per farti i miei complimenti per lo stile del racconto. credo di non averne tenuto conto nell’immediato perché, accidenti, mi sembrava così vero, così vero, da non avere le caratteristiche del “racconto”. resta VERO, purtroppo.

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  13. Pasquale Giannino

    Lucy ti ringrazio del chiarimento ma debbo dirti che non mi hai convinto. Gli amici ben sistemati negli studi professionali… Benissimo. Pero’ non ci sono solo quelli ben sistemati. Non tutti hanno il padre o lo zio che li sistema nello studio di famiglia. Ci sono i neolaureati del praticantato, ne vogliamo parlare? Non so se ti e’ chiaro, si tratta di gente che lavora gratis… Ci sono i giovani specialisti assunti per tre mesi e con stipendi da fame, della serie: tu pensa a farti il mazzo per dodici ore al giorno, poi se ne ho voglia ti confermo… Gli specialisti… Per anni ci avete insegnato che dovevamo specializzarci. Noi da scolaretti diligenti lo abbiamo fatto ed ecco il risultato… Vogliamo parlare degli ingegneri e tecnici che dopo anni di attivita’ ad altissimo livello si ritrovano in mezzo alla strada che’ la multinazionale ha deciso che in India puo’fare piu’ soldi? Vogliamo parlare di quanti cinquantenni muniti di laurea e curriculum da restare senza fiato, dopo anni di impegno e dedizione la ditta li accompagna alla porta senza nemmeno ringraziarli?… Ancora ti meravigli che per la gente siete dei privilegiati?

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  14. Giorgio

    Per fortuna c’è il ministro che lo ammette:

    “Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse”. Attualmente gli “stipendi sono sotto tale media”, ha comunicato il ministro svelando”numeri” di questa emergenza salariale: “Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più, in Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l’anno”.

    E due anni fa Pietro Citati scriveva, in un articolo di cui condivido poco, ma che almeno è realistico nel fotografare la condizione degli insegnanti:

    “Cinquant’anni fa, era una non-classe, rispettata anche se non temuta. Oggi, gli stipendi miserabili hanno prodotto una sotto-classe, una specie di sottoproletariato, che possiede a malapena il danaro per vestirsi e nutrirsi, ma non per comprare un libro, sia pure in edicola. Ricordo con strazio la visione di una classe di professori, qualche anno fa: quei golfini spelacchiati, quei vestiti lisissimi. So di dire una cosa banalissima: oggi, quando la sorte della civiltà occidentale è affidata alla specializzazione, un buon liceo e una buona università sono assolutamente necessari…

    Non è più possibile continuare a pagare i professori delle medie e dei licei… con gli stipendi di oggi. Gli stipendi vanno almeno raddoppiati, e via via aumentati nel corso del tempo. Gli economisti mi risponderanno che i soldi non ci sono: questa proposta porterebbe a una spaventosa catastrofe, a una disastrosa inflazione. Ma so ugualmente bene che, in Italia, quando bisogna sprecarli, i soldi ci sono sempre. Se risparmiassimo sulla rasatura delle guance dei senatori, i profumi e i dopobarba dei deputati, le tinture dei capelli ahimè biancastri delle senatrici, le bare degli assessori veneti, i cuochi e i camerieri del Parlamento, i gelati dell’onorevole Buttiglione, gli stipendi delle stenografe siciliane, i premi letterari (in gran parte finanziati dalle Regioni), la politica estera del presidente Formigoni, potremmo accumulare una ricchezza immensa”.

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  15. lucy

    non speravo affatto di convincerti, pasquale. troppe cose bisognerebbe includere ogni volta che si parla di salari per poter essere ascoltati. bisognerebbe almeno fare le viste di aver ben presente tutti i precari del mondo, tutti i licenziati del mondo. ma tu credi che non verranno licenziati i “nostri” precari? con la differenza che lo stato li ha utilizzati anche dieci anni (andavano bene o non andavano bene?), forniti di titoli, di doppie lauree, però poi non rientrando nei numeri li lascerà, li lascia e li ha già lasciati a casa. due casi nel mio solo istituto tra l’anno scorso e quest’anno. a casa. una mamma e un papà. i “giovani” prof. di trentacinque anni vincitori di concorso che si stanno guardando attorno per trovare altro. non siamo fuori: siamo dentro, fino al collo. i giovani promettenti nelle professioni emigrano. raramente lo fa chi studia per insegnare. non so che altro aggiungere. ringraziamo, insisto, i soldi dati a chi li sperpera. a chi li ha già.
    siamo dentro tutti: tutti i lavoratori. ma il nostro lavoro, anche se non sei disposto ad ammetterlo, è un lavoro speciale, che se lo immiserisci fai un torto all’ossatura stessa del paese. ripeto: è quello che si vuole, altro che chiacchiere sulla severità e la qualità ed è ora di finirla! da quelli lì io mi aspetto solo guai. sono una terribile snob: tanto per cominciare non mi va di essere bacchettata da chi pronuncia egìda, proprio no. forse pensava, la ministra, ad una vecchia zia, la zia egìda, ma che ne so…

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  16. macondo

    Con gli insegnanti lo Stato italiano ha da sempre adottato una sua filosofia implicita che consisteva in: “Ti pago poco, ma ti lascio delle ‘scappatoie’ perché ti possa arrangiare”, e forse quslche decina di anni fa poteva essere, in un certo senso, anche così. Ma col carico di lavoro “supplementare” subentrato per gli insegnati negli ultimi decenni, “grazie” a nuove normative,ri-definizioni di status, leggi, ecc., oggi lo Stato non sa che dire all’insegnante se non: “Ti pago poco (e punto)”.
    @ pasquale giannino: col fatto che in Italia c’è sempre una categoria di lavoratori che se la passa peggio di altre, raffrontata o meno alla situazione dei “colleghi” europei, allora nessuna categoria dovrebbe protestare, perché qualcun altro sta peggio, dunque rispetto a quello è privilegiata?

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  17. alex cartoni

    Eh già…così però scoppia la solita guerra tra poveri che aiuta solo loro (sappiamo tutti a chi mi riferisco) c’è bisogno invece di “coesione sociale” tra i perdenti, gli sconfitti, i deboli (e siamo tutti deboli quando governano Berlusconi e il Pd) e di recuperare un progetto serio di critica dell’esistente all’altezza del presente. Siamo noi, tutti (quelli lì insomma avete capito…) “classe universale” diceva babbo Marx (scusate se è poco, non mi vergogno mica di citarlo) capace di scrollarsi non solo le proprie catene ma quelle di tutti, perché tutti ormai sono incatenati. E’ qui credo l’uscita. Non ha senso dividere tra questo o quel precario tra questo o quel presunto fannullone, c’è bisogno di capire che il delirio dell’economia del consumo e del profitto deve avere uno stop nella qualità umana. Nella dignità umana di tutti. Non mi piace l’umanesimo virtuoso…ci penseranno le piazze a rivendicarlo. L’Italia è famosa per svegliarsi sempre tardi dai suoi incubi peggiori.

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  18. lucy

    guarda, alex: ho esteso questo dibattito ad alcuni colleghi a scuola e uno giovane, ma proprio tanto giovane, di ruolo, ma incerto su dove finirà l’anno prossimo ha convenuto con me sul fatto che se qualcosa potrà mai cambiare a scuola, nella scuola, per la scuola sarà perché c’è in atto un cambiamento diffuso a livello della maniera stessa di stare a questo mondo (pressapoco quello che sostieni tu poco sopra) naturalmente cambiando obiettivi strategie mezzi della società, dell’umanità tutta. l’italia, è vero, in questo, sarà buona ultima. in un paese profondamente anticomunista e attualmente retto da un governo conservatore, la svezia, la scuola è in cima ai pensieri della società e dei governanti. degli stipendi svedesi non parliamo, vi prego. non delle mense, non delle biblioteche, non delle stanze da studio dei prof. altra gente.

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  19. Pasquale Giannino

    Scusate ma ora lo dico io: eccalla’. E ti pareva che non saltava fuori Marx prima o poi… Signori miei cosi’ non se ne viene fuori. Ma vi siete accorti di quanto e’ successo nel mondo dalla caduta del muro in avanti? Vi siete accorti dello tsunami che ha sconvolto le nostre esistenze a partire da quel maledetto 11 settembre? Vi siete accorti o no che nulla e’ piu’ come prima da allora? Coesione sociale, guerra fra poveri, classe universale… belle parole, ottimi propositi. E poi? E poi la realta’ e’ che non ha vinto ne’ il comunismo ne’ il liberismo. La realta’ e’ che ha vinto l’unica cosa che poteva vincere: l’individualismo. Nessuno sa guardare al di la’ del proprio naso e questa crociata che state conducendo lo dimostra. Una crociata in difesa di una scuola fra le peggiori in Europa. Ha trionfato l’individualismo e non poteva andare diversamente. Se non si parte da tale presupposto non si va da nessuna parte. Poi, un tantino di autocritica no eh? Addirittura mi tocca sentire che il lavoro dell’insegnante e’ un lavoro speciale… Non ho capito, il lavoro del muratore cos’e’, un’attivita’ di cui vergognarsi? Forse vorreste tornare ai tempi dell’antica Grecia, i saggi che passeggiavano dalla mattina alla sera e i fessi che faticavano in condizioni di schiavitu’? Quei saggi si chiamavano Socrate, Platone e Aristotele. Non so se rendo l’idea.

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  20. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, l’imbarbarimento, come lo chiami tu, è in atto non solo in Italia, ma in tutto il mondo ‘produttivo’ (che ora è ben più vasto del ‘mondo produttivo’ di dieci anni fa). Poi, non è che mi scaldo, ci mancherebbe, la mia era una constatazione ‘quasi’ allegra e riferita al luogo comune del ‘popolo bue’. Qual è questo popolo bue? No perché, se mi parli di popolo bue, da qualche parte deve esistere, deve essere possibile riuscire a definirlo in modo preciso questo ‘popolo bue’.
    Diciamo che io mi sento tanto ‘popolo bue’; può andare? Non posso invece affermare di essere giovane, sono quasi da buttare 🙂

    Sto uscendo dal seminato dello stipendio degli insegnanti? Capita, però devo capire: se aumentano gli stipendi agli insegnanti, diminuisce il popolo bue e si trasforma in un popolo, che ne so, cavallo?

    Blackjack.

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  21. lucy

    pasquale
    il lavoro dell’insegnante
    è
    checché ne pensi o dica
    speciale
    io non parlo a mattoni
    ma a donne e uomini
    in fiore, a dei
    fiori italiani
    come direbbe,
    se ancora fosse
    dei nostri,
    il mio amico
    gigi
    se il mio lavoro è speciale
    non vuol dire
    che me ne vanto
    né che il massone
    abbia ad arrossire
    che c’entra, pasquale?
    sii più buono,
    sforzati,
    è la tua festa.
    cerca di capire.
    io ci provo.

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  22. macondo

    Non ha vinto il (neo)liberismo ma… l’individualismo? E’ dai tempi di Adam Smith che si sa che ciò che muove il mondo è l’individualismo, ma quell’individualismo, per togliersi dal generico inconcludente, ha un nome storico determinato: liberismo, ossia libero mercato che si autoregola con l’intervento statale ridotto ai minimi termini. Ma dopo ‘sta batosta ancora in corso, chissà perché tutti gli aedi del libero mercato a Stato zero si sono affrettati a rassicurare la gente dicendo: “lo Stato c’è”, a riscoprire la bontà dello Stato che sgancia soldi (i nostri) a banche e a imprese, senza chiedere nulla in cambio (soprattutto qui nella nostra Itaglia), senza disturbare il manovratore ubriaco che ha già spiaccicato la macchina contro il muro. Di contro a questo “individualismo” erano stati contrapposti la pluralità, l’intersoggettività, la comunità, i diritti collettivi da integrare a quelli individuali, questi ultimi sponsorizzati, guarda caso, da Stati Uniti e Onu. Ma il crollo di muri marci da un pezzo e tenuti su con lo sputo, ha fatto, ipso facto, dimenticare o rinnegare tutto ciò che sapesse di “collettivo”, di soggetto plurale, e allora vai di nuovo con l'”individualismo”… Ops, è suonata la campanella. Hasta luego.

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  23. lucy

    mi sembra in generale che un difetto umano e molto italiano ia quello di ragionare per categorie contrapposte. marx lo buttiamo perché ha dato origine all’unione sovietica, ciò che è pubblico va rifiutato perché affetto da malversazione, inefficienza, spreco e così via. la scuola, poiché si sforza di essere democratica e pubblica è innegabilmente sovietica, popolata da criminali comunisti e da nullafacenti. trionfa sempre la solita idea “liberale” che è anche però responsabile dell’imperialismo anglosassone nei paesi poveri, se guardiamo attentamente le soluzioni meramente economiche alle quali pervenne nella storia. e allora, come la mettiamo? sottoscrivo macondo.

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  24. Pasquale Giannino

    @ Curiosa.

    Ottimi.

    @ Lucy

    Grazie della dedica. Ci provo.

    @ Macondo

    E’ dall’eta’ della pietra che l’individualismo muove il mondo… La questione e’ un’altra. Il liberismo non e’ e non e’ mai stato il male assoluto. Il liberismo e’ la versione economica del liberalismo, questo non dovremmo dimenticarcelo. Voltaire, la rivoluzione francese vi dicono niente? Puoi essere di destra di sinistra o di centro ma se non ammetti che il liberalismo e’ alla base di qualsiasi progresso storico e’ inutile continuare. Il liberismo e’ l’interpretazione del liberalismo che fa comodo alla classe dei mercanti. E allora? Per secoli ha comandato l’aristocrazia, gente che aveva come unico problema quello di non annoiarsi (al massimo faceva qualche guerra ogni tanto), dopo l’invenzione della ghigliottina l’occidente e’ stato dominato dalla borghesia. Ora, fra i borghesi ci saranno i corrotti e i mascalzoni ma pure la persone per bene, come del resto nelle altre classi. Forse i plebei sono tutti dei santi? Ma almeno, viva Dio, e’ gente che si rimbocca le maniche e lavora. E voi insegnanti dovreste essere grati al liberismo e al mondo produttivo che vi pagano gli stipendi. Che’ se no le vostre lezioni le tenevate in mezzo ai campi… La mobilita’ sociale che l’Italia ha conosciuto nel secondo dopoguerra, i contadini che lasciavano la terra e se ne andavano a lavorare in fabbrica e consentivano ai figli di studiare – e magari diventare insegnanti – tutto questo chi l’ha prodotto? Anziche’ rompervi le scatole con tutte quelle vacanze che vi obbligano a fare perche’ non provate a lavorare in fabbrica o a zappare la terra? Per un mese, non di piu’… Il problema terribile drammatico sconvolgente che sta ormai da tempo massacrando le poche certezze su cui avevamo costruito le nostre vite non e’ il liberismo. E’ che il liberismo non esiste piu’. E non mi riferisco soltanto ai faccendieri che hanno innescato una crisi finanziaria devastante almeno quanto quella del ’29. Mi riferisco alla trasformazione radicale che ha subito il mondo produttivo. Una volta bastava che la ditta fosse in attivo, anzi neanche. Bastava che non fallisse. E questo non accadeva finche’ c’era qualche banca che la finanziava. I fornitori venivano pagati, gli operai e gli impiegati ricevevano le loro buste paga e tutti erano piu’ o meno contenti. Oggi no. Oggi la piccola e media impresa col cavolo che ottiene i finanziamenti. Non solo. Vogliamo parlare delle multinazionali? I centri di produzione e ricerca multinazionali stanno chiudendo uno dopo l’altro nel nostro paese. Guarda caso, questo processo in atto da anni ha subito un’accelerata mostruosa dopo l’11 settembre… Perche’ stanno chiudendo? Non certo perche’ sono falliti o rischiano di fallire, tutt’altro. Provate a guardare i loro bilanci: hanno dei margini da paura… Stanno chiudendo perche’ oggi va di moda il cost reduction. Hai un margine del 7 %, lo vuoi portare al 15? Benissimo, ti dico io come si fa. Chiudi il centro che hai in Italia e spostalo in un paese low cost. Ma come, centinaia, migliaia di operai, tecnici e specialisti saranno sbattuti in mezzo alla strada. Che ne sara’ delle loro famiglie, i figli da mantenere agli studi, il mutuo da pagare? Si daranno da fare, cercheranno un altro lavoro… Ma come? Con la crisi che c’e’ dove lo trovano un altro lavoro. Sai che ti dico? A me non me ne frega un cazzo di quei poveracci. Io mi preoccupo degli azionisti. L’importante e’ che le azioni salgano…

    Voi queste cose gliele raccontate ai vostri studenti? O gli dite solo che il vostro e’ un lavoro speciale e vi pagano poco?

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  25. lucy

    come puoi pensare che dei comunisti sottopagati non dicano queste cose ai loro studenti? quando uno ha un preconcetto in testa è un po’ difficile che ascolti (legga) tutto quello che altri hanno da dire. non mi pare che il mio j’accuse elogiasse i poteri forti e lo strapotere di uno fra tutti: il sistema bancario.
    se ti consola, pasquale, io non rivendico mai questioni salariali con gli studenti, ma questioni essenziali che hanno a che fare con la giustizia, la libertà, l’amore, la parola data, l’onore, la responsabilità. se capiscono l’antifona alle questioni politiche ed economiche ci arriveranno da soli.

    il limite dell’interlocutore è quando riprende un tuo termine serio e lo ribatte ironicamente. rilancio:
    sono una persona *speciale* che fa un lavoro *speciale*. speciale perché ho molto studiato e ancora studio, molto vissuto e molto sofferto. questo è quello che ho da raccontare ai miei studenti.

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  26. macondo

    @ Pasquale Giannino
    “E voi insegnanti dovreste essere grati al liberismo e al mondo produttivo che vi pagano gli stipendi. Che’ se no le vostre lezioni le tenevate in mezzo ai campi…”. Beh, a fronte di questo tuo presupposto etico e storico, non credo che ci sia molto da ragionare. Una persona (o un ceto) è grata a qualcun altro quando riceve un favore o una beneficienza. Comunque, considerare il corpo insegnanti come ricettore di favori o di beneficienze ti rende molto in sintonia con il pensiero governativo, in specie con quel Ministro dei Tornelli la cui qualità fisica mi pare l’unica dote pe cui è stato cooptato al governo. Ossia che ci fosse nella compagine ministeriale qualcuno meno all’altezza del Capo.

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  27. Pasquale Giannino

    Che cosa vorresti dire Macondo, che non sei grato agli operai che continuano a schiattare nelle fabbriche mentre tu te ne stai comodamente seduto dietro la cattedra? E tu Lucy, ti dichiari comunista sottopagata e poi dici: “Sono una persona *speciale* che fa un lavoro *speciale*”?… E voi sareste di sinistra? Mah!

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  28. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, buono l’avanspettacolo della ‘pecora’, ma rimane comunque il nodo da sciogliere: dove cavolo è questo ‘popolo bue’ e chi fa parte del ‘popolo bue’? Facile generalizzare e scaricare su entità inesistenti e non definibili. Poi, puoi raccontare ciò che vuoi. Ognuno è libero di raccontare (quasi) tutto ciò che vuole 🙂

    Blackjack.

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  29. Giorgio

    Il racconto di Alex è una utile provocazione, e tale si dimostra fino in fondo, visto come si è sviluppata la discussione.

    La questione comunque non è quella degli stipendi, per quanto sia pienamente legittimo (soprattutto in tempi di crisi) che anche gli insegnanti facciano la propria parte e protestare come gli altri lavoratori per le retribuzioni e per i tagli di posti di lavoro.

    Ma la questione di fondo è quella della dignità e della considerazione della scuola. In Italia: quasi nulla.

    Indice di questa scarsa considerazione sono: scuole sciatte e fatiscenti che crollano, addobbi e strumenti didattici che mancano, fondi che mancano per corsi di recupero nonostante fior di proclami, soldi che mancano per nominare i supplenti lasciando le classi senza sorveglianza o mandandole a casa per mancanza di docenti, soldi che mancano perfino per l’acquisto della carta igienica… e anche insegnanti malpagati.

    Si dice di voler ridare autorevolezza alla scuola.

    La scuola non acquista autorevolezza con il 5 in condotta e col maestro unico, questi sono specchietti per le allodole.

    La scuola acquista autorevolezza quando diventa il fiore all’occhiello della nazione: con locali belli e accoglienti, laboratori funzionanti e con esperti a farli funzionare, classi poco numerose, compresenze quando servono, investimenti nella formazione continua degli insegnanti… e anche con stipendi migliori agli insegnanti, segno di una cultura che metta l’istruzione al primo posto.

    (Fra parentesi: che cultura è quella italiana, che ha gli stipendi degli insegnanti tra i più bassi d’Europa e gli stipendi dei parlamentari e dei manager tra i più alti del mondo?)

    A chiedere più impegno per la scuola non sono solo gli insegnanti.

    Può essere utile ricordare che in altri Paesi non secondi all’Italia ci sono capi di stato che si esprimono in questo modo:

    “Il futuro appartiene alla nazione che educa meglio i suoi cittadini… Troppi nel mio partito hanno avversato l’idea di compensare la bravura dell’insegnante con aumenti di stipendio anche se sappiamo che può fare la differenza in classe… Troppi nel partito repubblicano hanno avversato nuovi investimenti nell’istruzione elementare, nonostante le indubbie prove della sua importanza… abbiamo lasciato che i voti calassero, le scuole crollassero, la qualità degli insegnanti si abbassasse, e che le altre nazioni ci superassero. Il declino dell’istruzione americana è intollerabile per l’economia, insostenibile per la democrazia, inaccettabile per i nostri figli”.

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  30. lucy

    black: avanspettacolo è un complimento e comunque tu sei la persona meno adatta a dire a chiunque cosa deve dire, definire, come e diretto a chi, perché tu spesso riesci offensivo e te ne sbatti altamente.
    pasquale: guarda che (quanti anni hai?) ti manca un po’ di discrezione nel comprendere il tono serio da quello ironico. mi sono adeguata ad un luogo comune molto amato dal nostro lider maximo: che i prof. siano tutti dei bolscevichi. e ti rimpallo fino alla nausea il mio speciale, non fermarti alla superficie delle parole, non far finta di non capire. questa non è l’enciclopedia britannica, è un blog di opinioni, non serve incavolarsi, e per capire ci si deve aggiustare un po’. vedi: a black che fa finta di non capire chi sia un’entità nient’affatto indistinta come il “popolo con tendenze bovine”, bue l’ha detto lui, non rispondo. per farlo felice dovrei dire chi vota a sinistra? o a destra? chi se le beve tutte? chi legge verissimo, donna moderna, quelle cose che non leggo nemmeno dalla parrucchiera? chi guarda maria de filippi? o chi guarda ballarò? che ne so? che gli italiani non abbiano mai brillato per coraggio politico e autonomia è un dato storico. una frase celebre: “italiani zembre mandolino” dice il tedesco in campeggio, udendo l’urlo di fantozzi che si è martellato il pollice montando la tenda. ecco: per me è il paradigma di quello che siamo. un gran urlare ai quattro venti, fatti: pochini. e mandolino sta ben da dio con “tarallucci e vino”.

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  31. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, qui di offensivo c’è chi, distribuendo del ‘popolo bue’ come fossero pop corn, non ha poi la capacità di spiegare cos’è questo popolo bue. Se c’è un difetto, nella mia comunicazione, è uno solo: evito accuratamente di utilizzare filtri di comodo e dico ciò che penso mettendomi nella condizione di poter sostenere ciò che affermo. Può non piacere? Fa parte delle regole del gioco e, comunque, non sarebbe male riuscire a chaerire cos’è il popolo bue (nel momento in cui si utilizza il termine per identificare… cosa?). In caso contrario non hai alcun diritto – puoi sempre farlo e nessuno te lo nega – di contrastare generalizzazioni del tipo: gli insegnanti sono tutti dei lavativi. Non è vero, ma è ESATTAMENTE equivalente, una simile assurda affermazione, a quella del tuo popolo bue.

    Non vuoi lezioni e sei abituata a tenerne, per il tuo ruolo? Peggio per te. E l’ultima cosa che mi interessa è quella di apparire simpatico.

    Blackjack.

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  32. Pasquale Giannino

    Una curiosita’, ma voi docenti lo mettete ogni tanto il naso fuori dalle aule? Ve ne accorgete di cosa accade nel mondo o siete rimasti ai tempi di Foscolo e Leopardi? L’epoca delle vacche grasse e’ finita. Se i soldi non vi bastano trovatevi un summer job. Ci sono molte altre categorie che lo fanno, voi cosa aspettate, la manna dal cielo?

    @ Giorgio

    La considerazione della scuola… D’accordo, quel che dici e’ un dato obiettivo. Ma la classe dei docenti cosa ha fatto negli anni per cambiare le cose? La considerazione, il carisma, il rispetto non li acquisisci per decreto legge. Te li devi meritare. E’ cosi’ che funziona. In qualsiasi ambito, non solo lavorativo. Quanti sono gli insegnanti che si preparano seriamente la lezione? Quanti si preoccupano solo di mettere a posto le carte? Quanti si preoccupano di aggiornarsi e stare al passo coi tempi?…

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  33. lucy

    pasquale: sei diventato quasi volgare.

    black: con te è ogni volta una battaglia persa. non so neanche perché mi soffermo a leggerti. per quanto mi riguarda non meriti niente. e piàntala con i sofismi.

    vado a lavorare.

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  34. Gena

    Giannino, scusa, ma mi viene il sospetto che tu non sia mai entrato in una scuola! Gli insegnanti sono solo persone normali, che fanno un lavoro complesso.
    Il fatto che che gli stipendi siano inadeguati, è solo un dato di fatto.
    E’ logico che uno stipendio alto non è sinonimo di qualità, ma diciamo che sarebbe solo una cosa normale in una nazione normale.

    Black, Lucy ha ragione, tu sai benissimo cos’è il popolo bue.

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  35. Giocatore d'Azzardo

    Lucy ha ragione? Una che scrive “un popolo per molti aspetti GIA’ CON TENDENZE BOVINE DI SUO, destinato a peggiorare ulteriormente, sarà molto più manovrabile” ha ragione? Una così, dovesse anche avere, per puro caso, ragione, non sta discutendo, ma sta pontificando e distribuendo intelligenza fittizia con ragionamenti da bar dopo le due di notte e abbondanti libagioni.

    Tendenze bovine di suo? Le tendenze bovine le avrà lei e tutti quelli che, come lei, si camuffano con l’alea della tolleranza, dell’equanimità e la utilizzano per distribuire giudizi che definire ‘ignoranti’ è un complimento. Salvo poi non avere nemmeno il coraggio di motivare una generalizzazione assurda. Togliamo quelli come lei che insegnano e quindi, come tali, non hanno tendenze bovine? Facciamo un paio di milioni? E gli altri avrebbero tutti tendenze bovine?

    Io ho tendenze bovine e quando mi imbatto in ignoranti istruiti che distribuiscono gratuitamente queste perle di saggezza, ho tutti i diritti di questo mondo di incazzarmi come un toro, visto che si parla di bovini, e chiedere chiarimenti e spiegazioni. Chiarimenti e spiegazioni che puntualmente non arrivano; e il motivo è semplicissimo: non c’è UNA SOLA spiegazione che possa giustificare un’OFFESA come questa. Perché di offesa si tratta e le parole hanno un peso.

    Forse Lucy l’ha scordato, ma il popolo con “tendenze bovine” è quello che le paga lo stipendio, è quello che fatica per mandare i figli a scuola sperando di offrirgli una vita migliore, è quello che, giorno dopo giorno, combatte le piccole e grandi guerre della vita. E’ tutto, questo popolo generico di Lucy, fuorché con tendenze bovine e, se vogliamo dirla fino in fondo, il popolo con tendenze bovine è convinto, non senza qualche ragione, che le scuole dove mandano i loro figli siano popolate, in larga misura, da insegnanti inetti, che se ne sbattono le balle, hanno una scarsa preparazione e sono finiti ad insegnare per merito di un sistema di selezione, basato su concorsi assurdi, che non seleziona nulla e nessuno. Basta avere un po’ di costanza, ambire al posto sicuro e, invece di combattere per un lavoro diverso, guerreggiare fra un concorso e l’altro: che prima o poi tanto ti prendono.

    Questo è il sistema che seleziona gli insegnanti, TUTTI, in Italia: dalle Materne all’Università. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sto generalizzando, sicuramente, ma è un dato di fatto che questo è il sistema che seleziona i docenti in Italia e questo è uno dei pilastri dello sfascio della scuola in Italia. Le mie considerazioni sono sbagliate? Può essere che siano sbagliate. Ma per sbagliare ancora di più aggiungo un altro passaggio: gli insegnanti migliori sono alle Materne e alle Elementari. Perché? Semplicissimo: sono i lavori da ‘insegnante’ con meno prestigio e lì finiscono, in larga parte, quelli che sono seriamente interessati ad occuparsi di insegnamento e lo fanno per passione. Poi, più sali e più scopri le congreghe familiari, l’opportunismo, le cordate, l’ambizione e un sistema mafioso di gestione della conoscenza che non ha eguali al mondo in quanto a imbarbarimento.

    Questo è il vero popolo con tendenze bovine e Lucy dovrebbe fare un’unica cosa, se avesse la coscienza di smetterla di considerarmi un fascista rompicoglioni, anche un po’ stupido e volgare: arrossire e chiedere scusa per quella frase offensiva.

    Blackjack.

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  36. Giocatore d'Azzardo

    E questa faccenda me le ha proprio fatto girare ed è ora che questi ‘intellettualucoli’ falliti, che distribuiscono tendenze bovine senza nemmeno sapere di cosa parlano e senza nessuna capacità di discernere fra le battute da bar e una discussione, inizino a prendere badilate in faccia e qualcuno gli sbatta, sul muso e in modo netto, le loro tendenze bovine.
    Cos’è che ti brucia Lucy? Che non hai mai avuto l’opportunità di andare ad insegnare all’Universitò e ti tocca istruire i figli del popolo con “tendenze bovine già di suo”? Ti dà fastidio vederteli davanti tutte le volte? Ti infastidisce come si vestono? Come parlano? Come ragionano? Già li vedi, giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno costruisci le tue personali classifiche di bovinità?

    Questo è intelligente voterà a sinistra.
    Questo è stupido voterà sicuramente a destra.
    Questo è irrecuperabile e finirà a fare il goiocatore d’azzardo rompicoglioni.

    Rivela molto, quella tua frase che nessuno vuole considerare; persino troppo.

    Blackjack.

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  37. lucy

    black: sragioni. sei fuori come un ombrellone. la devi piantare di attaccarmi ogni volta. tu non sai niente di me e pur di darmi addosso ti appendi con tutto il tuo peso al ramo delle cose che dico, le arricchisci di sensi ulteriori, le ricami di retroscena che non mi corrispondono e approfitti, poiché sei *profondamente* offeso conto terzi, per offendere, me in questo caso, altri in altre situazioni. nessuno vuole considerare la frase incriminata perché essa è utilizzata da tempo immemorabile per dire quello che dice. punto. non arrossisco: anzi sì, un po’ per te: e vergognarsi per un altro è mille volte più imbarazzante.
    ho studenti che tu neanche te li immagini e con cui non riesci neanche lontanamente a figurarti come possa un’ignorante pericolosa e s…..a come me a fare un buon lavoro, peraltro abbondantemente riconosciuto. sai che ti dico? va’ in un certo posto e anche parecchio. sei esattamente tutte le cose orrende che hai snocciolato da te. alle due di notte e dopo abbondanti libagioni sarai tu a scrivere. io se sto sveglia è per ragioni molto serie, mentre tu stai sbrodolando la tua bava su una persona per bene. di pontefici massimi mi pare che qui ci sia solo tu.

    giorgio e alex: mi scuso, ma con voi e con la redazione. sono stanca di non poter dire in pace una cosa senza trovarmi tra i piedi costui. non interverrò più.

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  38. Gena

    (Black, Lucy ha ragione, tu sai benissimo cos’è il popolo bue.) Guarda che ho scritto una cosa diversa, e credo che Lucy, intendesse dire solo che dietro ai buoi c’è sempre un manovratore e che è facile guidarli.
    Comunque invito tutti a non trascendere,non siamo al grande (fratello).

    Gena

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  39. Pasquale Giannino

    Pare che Blackjack abbia capito come gira il fumo della scuola nel nostro paese. Per il resto sono convinto che molti insegnanti amano dirsi di sinistra ma una fabbrica, un posto dove si lavora sul serio non sanno cosa sia. Non mi riferisco soltanto al lavoro manuale. Provate a mettere piede nella redazione dei giornali. Non ci sono solo le primedonne che vanno in televisione li’ dentro: e’ pieno di impiegati presi a pesci in faccia e sfruttati. Il popolo bue e’ stanco delle vostre lagne.

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  40. Roberto Plevano

    @44
    Gli intelletuiali e la fabbrica. E via clicheggiando…
    La gente è stufa, signor mio, la gente, creda a me, NON NE PUO’ PIU’.
    Faccio fattura o mi paga in contanti?

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  41. lucy

    chi ragiona per inferenza inversa, che si fa guidare da un teorema precostituito a cui fa tendere qualunque ragionamento, dovrebbe avere la grazia di lasciare in pace il prossimo, se è cosciente che le opinioni altrui non lo scalfiranno di un millimetro, altrimenti, se non ne è cosciente vuol dire che qualcosa non va nella sua logica e allora deve farsi vedere da uno bravo a rimettere i princìpi del ragionamento al loro posto.
    siccome mi hai scocciato pure tu, che fingi di dire chissà che e invece ci stai dicendo da due giorni che siamo dei rubapagnotte, ti dico che mi spiace se hai trovato dei prof. non all’altezza della tua altezza, perché effettivamente dai risultati sul piano della “comprensione del testo” in qualcosa con te, pasquale, e non solo con te, devono aver sbagliato. ma ti dico anche che ti puoi sbracciare quanto ti pare, ma a scuola si lavora, e sodo: magari fosse un mestiere di tutto riposo come lo dipingi tu! mi piacerebbe poter fare la vita di qualche professoressa degli anni che furono, quando forse era vero che poteva essere un lavoro “quasi” part-time. ma non è più così, e per quanto mi riguarda non è mai stato così. e poi, che cavolo ne sapete della fatica di stare in classe con i ragazzi di oggi: domande, distrazioni, fantasie, interessi, tutto accelerato, costantemente in fuga. cosa ne sapete di come ci aggiorniamo, di cosa facciamo? solo perché siete stati studenti pensate di poter dire TUTTI qualcosa (di negativo, of course) della scuola? perché questo ha da essere un argomento che vi tira fuori il peggio? chi vi ha fatto tanto male? se hai problemi di lavoro, pasquale, questo non è un buon motivo per prendersela con una categoria. come dire che siccome io ho qualche guaio serio in casa relativo alla salute me la prendessi coi sani. le difficoltà ci devono far ingentilire, non incupire e rendere rabbiosi e far sparare a zero o fare dell’ironia dozzinale su sto stramaledetto popolo bue. sì popolo bue: dire cose ritrite, senza pezze d’appoggio, perché le dice il brunetta o la gelmini, perché hai avuto qualche difficoltà e il tuo vicino che fa il prof. sembra non averne (faccio un esempio virtuale), è da mandria che si fa trascinare. hanno mandato gli ebrei al macello i tedeschi frustrati, seguendo gli strilli di un ometto (chissà perché sono sempre bassottini) prendendo per buona la teoria del complotto. scusate, ma è ora che la piantiate.
    a me piace il calcio, adoro la juve, ma è un fatto ereditato da mio padre. quando ne parlano mio fratello che potrebbe citare le squadre di non so che epoca, mio marito, gli amici, butto lì che ho visto la partita x, poi mi ritiro in buon ordine. qualche volta azzecco un giudizio che sembra competente e sono soddisfazioni, ma morta lì.
    ecco, con la scuola: morta lì. qualche volta, ritiratevi.

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  42. Pasquale Giannino

    Signori potete insultare quanto volete… Non e’ rancore personale. Ribadisco: ho avuto “ottimi” insegnanti. Qui se c’e’ qualcuno che ha problemi di comprensione verbale… I fatti! Confrontatevi sull’analisi dei fatti se ci riuscite!… La societa’ non e’ fatta solo di insegnanti che si lamentano. C’e’ gente che si fa il culo dalla mattina alla sera per arrivare a fine mese. Gente con due o tre lauree che parla tre o quattro lingue e conosce il mondo meglio delle sue tasche. Voi non siete al centro dell’universo, cazzo!

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  43. lucy

    infatti, non siamo il centro dell’universo: anzi insegnando poesia cerco di trasmettere agli alunni l’idea che nessuno è il centro di niente, che questo è il bello e il brutto della vita. incazzati quanto ti pare.

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  44. Roberto Plevano

    @47
    Ecco, bravo, la parte anatomica più citata dagli italiani. Basterebbe dire che non funziona come facente le veci del cervello, ma serve per altre cose.
    Ho una proposta per voi, commenti 41 e 47. Ognuno si tiene le sue brave opinioni, che tanto nessuno ve le schioda, ci auguriamo buona pasqua, chiediamo scusa agli insegnanti che fanno il loro lavoro con dedizione e coscienza e sono stati tirati in ballo in termini insultanti, come neanche Brunetta e Gelmini (o forse sì). Nessuno qui ha da ridire sulle vostre attività, lecite o illecite, generatrici di reddito o no. Che ne dite?
    Buona Pasqua a tutti.

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  45. Giocatore d'Azzardo

    Qui se c’è qualcuno che sragiona non sono certo io, ma chi distribuisce a destra e a manca e non ha l’umiltà di ammettere che ha offeso e allora si aggrappa al “tutte le volte che vengo qui mi attaccano e allora, brutti cattivi, non vengo più”.
    Lucy, ultimamente ho ben altro di cui occuparmi e i miei commenti sono talmente pochi che mi piacerebbe sapere, negli ultimi 6 mesi, quante volte ci siamo trovati a discutere. Se questa non è la prima è, forse, la seconda.

    Altra affermazione da bar.

    Blackjack.

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  46. lucy

    black: come conosci bene le affermazioni da bar, si vede che li frequenti.

    non “tutte le volte che vengo qui” e “brutti cattivi”: ma quando ti ci metti TU e fai TU il brutto. su cattivo non mi pronuncio. quanto alle volte sono molte di più, fino a due avrei potuto sopportarti.

    muuuuuuuuuuuuuuuuu! dlin dlon dlin dlon dlin dlon! muuuuuuuu!

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  47. Giocatore d'Azzardo

    Non comprendo questa difesa strenua e a qualunque costo. Roberto, qui nessuno afferma che lo stipendio degli insegnanti è uno stipendio dorato e tutti, così mi pare, concordano sulla necessità di restituire agli insegnanti ANCHE uno status che consenta di vivere tranquillamente e, una volta tanto, uscire a cena con la famiglia senza aprire un mutuo.

    Qui il punto è un altro e non ha nulla a che vedere con il contenuto del post, condiviso largamente; com’è possibile che NESSUNO abbia nulla da ridire a fronte di una frase offensiva come questa: “un popolo per molti aspetti GIA’ CON TENDENZE BOVINE DI SUO, destinato a peggiorare ulteriormente, sarà molto più manovrabile”?
    Il concetto che Lucy voleva esprimere è, forse, corretto? Può anche essere, ma c’è modo e modo per utilizzare le parole e qui, nel luogo dedicato alle parole, nessuno che si alzi e dica: “Scusa, ma cosa volevi dire? Che l’Italia è popolata solo da manzi stupidi e pilotabili alla bisogna?”.

    Perché questo è ciò che ha scritto “l’insegnante di poesia”, che poi calza la maschera di chi è stata offesa e chiede aiuto.

    No, questo non succede mai e se qualcuno, utilizzando a contrappasso la stessa arma SBAGLIATA (la generalizzazione), evidenzia l’errore madornale, ecco che succede il miracolo: chi ha offeso diventa la vittima e chi rimarca l’uso errato e spropositato delle parole, si trasforma nel carnefice.

    Mi dispiace, ma c’è molto che non quadra in questo vostro modo di affrontare le discussioni come un corpo solo, senza nessun cedimento: costi quel che costi. Salvo poi lavorare in punta di fioretto (Basterebbe dire che non funziona come facente le veci del cervello, ma serve per altre cose.) per continuare a difendere l’indifendibile e senza prendersi mai la briga di andare a leggere e interpretare le parole SCRITTE. Popolo con TENDENZE BOVINE GIA’ DI SUO!

    Costa fatica chiedere scusa e correggere? Mai di fronte a un pirla che gioca d’azzardo, sicuramente fascista e che non capisce nulla: casa volete che conti il parere di uno così? Il parere di uno con tendenze bovine già di suo? Questo, anche se non fa piacere sentirselo dire, è il preconcetto che vi portate appresso e che vi seppellirà consentendovi, sempre, di discutere solo ed esclusivamente fra ‘omologhi’. Ah, gran cosa la solidarietà intellettuale, le rassicuranti pacche sulle spalle e i cenni d’intesa di chi la pensa come te. In qualunque momento hai la certezza del soccorso, che altri arriveranno a sostenerti, non ha importanza alcuna ciò che hai scritto o affermato.

    Sorridete, nessuno vi vuole male, ma non dimenticate mai che, usciti dalla scuola, avete ben poco da insegnare e le cattedre, in internet, sui marciapiedi, al mercato, persino nei Casinò, non sono assegnate a vita per concorso pubblico, ma te le devi sudare, giorno dopo giorno e senza poter distribuire nemmeno un cinque, o un richiamo, o una nota.

    Blackjack.

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  48. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, leggo ora la tua risposta e non mi rimane altro da fare che rimarcare la tua ennesima dimostrazione di eleganza verbale, accompagnata dalla tua onestà intellettuale.

    Se ti scrivo che negli ultimi sei mesi, per motivi personali, sono passato di qui MOLTO POCO e questa è probabilmente la prima volta, forse la seconda, che intervengo su un tuo commento, credimi: so esattamente ciò che sto scrivendo e non mi serve una tua controprova. Chiedi aiuto alla redazione e verifica.

    Hai ragione, probabilmente frequento i bar più di te e devo fare una correzione a una mia precedente affermazione, me ne rendo conto ora leggendoti, che è palesemente sbagliata: chiacchiere da sala professori durante la ricreazione. Nei bar certe affermazioni non le ho mai sentite.

    Blackjack.

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  49. lucy

    hai vinto! come a carte. hai vinto. per riprendermi mi devo andare a preparare una fiorentina al sangue di quel bue chianino che mi tira su e mi paga lo stipendio. o devo spenderci io uno stipendio per comprarmi la chianina? boh, non me lo ricordo più. chissà se m’avanza qualche spicciolo per un bicchiere di refosco dal peduncolo rosso? mah, povera prof.! veramente è venerdì di pasqua, un po’ di magro.
    baccalà? costa troppo. branzino di mare al sale? ricordi.
    ostriche? ostreghéta, no, massa schèi. soglioline fritte’ ma ti xe mata. ho capito: minestrina.
    chissà se imparando a giocare a carte…poi in più potrò finalmente dire la mia su tutto, con la pancia piena, la bocca piena, non sapendo un bel niente.

    bonne paque! à tous!

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  50. lucy

    p.s. in aula insegnanti durante la ricreazione non ci va più nessuno, perché dobbiamo tenerci la pipì e stare con i ragazzi. ok? lo sapevi? no, che non lo sapevi. come tutte le altre cose che non sai e non saprai mai. blackjackcentrico.

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  51. Pasquale Giannino

    Avete fatto bene a cancellare il mio ultimo commento. Il confronto preferisco averlo sul piano intellettuale. Anche se qui, devo dire, di intellettuale ho visto ben poco.

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  52. Pasquale Giannino

    Ah che bella figura che state facendo! ve lo meritate proprio ‘sto aumento…

    Io non credo che la categoria dei docenti si riconosca nelle perle di saggezza (e di buona educazione) che state lasciando in questo blog. Anzi, ne sono sicuro. Tempo fa ho conosciuto un maestro elementare. Di certo non e’ uno che veste griffato e non vive in una reggia. Pero’ e’ bravo a riparare i televisori e non ha problemi ad arrivare a fine mese. E fa pure volontariato.

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  53. lucy

    e cosa ne sai di quello che faccio io nella vita? o un giorgio morale che scrive ed è pure bravo? solo perché mi sto divertendo un sacco a farti arrabbiare credi che sia una pezza da piedi, come cerchi di farmi passare? cresci, caro pasquale. io non smetto mai di farmi una bella risata e di ridere con i miei alunni, anche se c’è di che piangere, e tanto. tu non puoi immaginare con le tue idee stereotipate la ricchezza che c’è tra i banchi di scuola, quello che diamo e quello che riceviamo in affetto, stima, partecipazione. ma che te lo dico affa’?

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  54. Pasquale Giannino

    Beh, di un’anonima è un po’ difficile sapere cosa fa nella vita. Quello che ci è dato sapere sul tuo conto è quanto possiamo dedurre dalle tue frequentazioni virtuali… Se vuoi saperne qualcosa di più sul mio, di cosa scrivo e delle battaglie che conduco basta farti un giro in rete. E tutto questo io lo faccio gratis. Da anni. Il pane me lo guadagno timbrando il cartellino in quel mondo produttivo che tu e i tuoi compari tanto detestate. Riguardo al discorso degli stipendi tu e i tuoi compari siete rimandati a settembre. Non avete capito che gli stipendi non piovono dal cielo: gli stipendi arrivano dal mondo produttivo.

    Buona Pasqua

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  55. lucy

    da uno che dà del c……., salvo poi criticare il mio linguaggio (???????), che dice “tu e i tuoi compari”, che si prende la briga di andare a vedere chi frequento in rete e giudica: 4 blog in tutto e di gente che scrive più o meno qui, il buona pasqua non lo voglio, anzi, mi tocco. non sono un’anonima (ahò, ma lo devo di’ na vorta ar mese?), mi chiamo lucia tosi, ma per tutti, virtuali e reali sono lucy. buona pasqua e buon onomastico te l’avevo già detto, mo’ ti dico va’… e in veneziano, che è più d’effetto.

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  56. furlen

    Pasquale Giannino
    quello che ho appena letto nel suo commento mi ha lasciato senza parole. Credo di non aver letto nulla di così violento nella mia vita e glielo dice uno che ha perfino sfidato a duello un “nemico” giurato. Nelle sue parole ho sentito qualcosa di simile alla “cattiveria” – ricordi la scena di Amerika in cui il protagonista Karl Rossman viene cacciato dalla casa dello zio benestante per aver infranto una regola di cui peraltro non era stato volutamente messo al corrente dall’attendente del ricco parente.
    Da quando ragazzino ho letto quello che è considerato come il più dickensiano dei romanzi di kafka, quella scena me la porto nel cuore come un peso, e il suo ultimo commento me ne ha fatto risorgere il ricordo, grave. La prego allora, chieda scusa a Lucy, lo faccia magari rispolverando le antiche e borghesi regole della cavalleria per cui un’offesa a una donna è un’offesa duplice. Chieda che si cancelli il suo commento. E poi se ne stia lontano per un po’ da questo luogo. Oppure lo faccia con un nick in modo che non si associ il suo pensiero a questo terribile episodio
    effeffe

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  57. Pasquale Giannino

    Mamma mia che episodio terribile il mio ultimo commento!… Ma questo è un blog letterario o cos’altro?… È da una vita che lo frequento, mi pare che una volta foste più tolleranti verso chi la pensa diversamente da voi. A proposito di regole non comunicate, quali sono le vostre? Darvi sempre ragione qualunque cosa diciate? Basta saperlo.

    Riguardo a te Marotta, sappi che i nostri sentimenti non sono per nulla reciproci. Anzi, ti dirò, mi sei quasi simpatico.

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  58. Pasquale Giannino

    Avete censurato la mia lettera al ministro Brunetta. Benissimo. Il cerchio si è chiuso. Mi avete censurato per due volte in questo dibattito. Sulla prima nulla da dire. Era uno scatto d’ira, una caduta di stile. Sapete, anche gli ingegneri hanno un’anima… Sulla seconda mi spiace dirvelo ma non avete capito un tubo. Era un gioco letterario, nulla di più… A ogni modo, vi siete persi un’occasione di confronto con uno che vive la realtà produttiva e conosce la realtà scolastica (ho in casa due insegnanti: i miei genitori). Ma è sempre così che succede, quando le argomentazioni mancano si inizia a insultare. (O, in maniera più subdola, non potendo attaccare alcunché dei suoi ragionamenti gli insulti si attribuiscono all’interlocutore). È tipico di certa “intellighenzia”… Peccato. La prossima volta però, leggete con attenzione tutti i commenti prima di emettere le vostre sentenze. In caso contrario rischiate di fare un pessima figura come quella che avete fatto. Onestamente, dai toni che avete usato lo spessore intellettuale che pensate di possedere proprio non emerge. Neanche un po’. Mi avete dato addosso perché ho sostenuto con forza le miei idee? Voltaire, chi era costui?… Sapete che vi dico, io quella lettera sarei tentato di spedirgliela davvero al ministro Brunetta. Sarei tentato ma non lo faccio. Comunque la pensiate, sono una persona per bene.

    Auguri

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  59. eziotarantino

    E’ Pasqua, ancora per poco. Ho letto in ritardo questo bel dibattito solo oggi, tutto insieme, perché sono stato fuori 2 giorni.
    Come redattore del sito ho anche potuto recuperare il commento incriminato. Non ho sinceramente compreso una cosa. Se di gioco letterario si trattava non ho capito quale fosse. Se di gioco letterario si trattava non ho capito perché inviarlo “davvero” al ministro: non mi risulta che sia tipo da interessarsi ai giochi letterari (è anzi uno che si prende molto sul serio). E infine non ho capito perché se di gioco letterario si trattava non lo ha spedito al ministro Brunetta. Lei scrive: perché sono una persona perbene. Da ciò deduco che se lo avesse fatto si sarebbe comportato da persona poco perbene (e penso che qui finalmente abbia ragione).
    Un po’ troppe contraddizioni in questo ragionamento.
    Ma è Pasqua, anche se ancora per poco, e quindi auguri a tutti.
    Ezio

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  60. Pasquale Giannino

    Il commento incriminato era “magicamente” ricomparso, ora è sparito di nuovo. Vi fa proprio paura ‘sto Brunetta eh? Il gioco letterario va inteso nel senso che non vi è da parte mia quella cattiveria di cui sono stato accusato. L’invio al ministro è naturalmente provocatorio, nonché paradossale. Persona per bene lo sono in quanto non credo di aver mai commesso nefandezze tali da suscitare vomito, ribrezzo o altri malesseri di natura fisica. A quanto pare, Ezio, lei con la logica ha un po’ di problemi… A ogni modo accetto le sue osservazioni e sono pronto a difendermi da tutte le vostre accuse. Purché non arrivino alle mie spalle.

    Saluti

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  61. Giorgio

    Torno a collegarmi, nei giorni scorsi non ho potuto seguire la discussione.

    Mi ricollego al commento n. 37:
    “La considerazione della scuola… D’accordo, quel che dici è un dato obiettivo”.

    Bene, allora, se è affermazione condivisa che “Il futuro appartiene alla nazione che educa meglio i suoi cittadini…”, non dico oltre.

    Rispetto alle domande:
    “Quanti sono gli insegnanti che si preparano seriamente la lezione? Quanti si preoccupano solo di mettere a posto le carte? Quanti si preoccupano di aggiornarsi e stare al passo coi tempi?”

    Non sta a me rispondere, io non mi occupo di statistica. Io posso rispondere per me e per quelli che conosco.

    Per quanto riguarda il problema più in generale, propongo una fiaba africana:

    “Un giorno nella savana scoppiò un incendio devastante. Tutti gli animali si dettero alla fuga. Un leone scorse un colibrì che volava in direzione dell’incendio. Preoccupato, cercò di fermare il colibrì, per fargli cambiare direzione. Ma l’uccellino spiegò che stava andando a spegnere l’incendio.

    Il leone, meravigliato, replicò che era impossibile spegnere l’incendio con la goccia d’acqua che portava nel becco. Ma il colibrì con decisione rispose:

    “Io faccio la mia parte”.

    (Il testo è tratto da: Mortari, L., “A scuola di libertà – Formazione e pensiero autonomo”, Raffaello
    Cortina Editore, Milano 2008).

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  62. Pasquale Giannino

    D’accordo Giorgio. Ti dirò di più: il futuro è di quella nazione che sa scommettere sull’educazione e sulla “ricerca”. Che piaccia o no il mercato globale, ci siamo dentro fino al collo, e questo è l’unico modo per uscirne. Il punto è un altro. La maniera in cui alcuni in questo dibattito hanno affrontato la discussione. Non ne voglio fare neanche una questione personale per gli insulti che ho ricevuto (fra tutti rimando ai commenti #45 e #49: il navigante potrà giudicare quale sia stato il contributo di questo signore al confronto). Il punto è che non capire la situazione drammatica che stiamo vivendo, non saper guardare ad altre categorie di “intellettuali” meno fortunati (pensate alle migliaia di ricercatori del privato [sì, anche se i media ci ignorano siamo migliaia], pensate alle migliaia di specialisti tecnici contabili impiegati dell’industria che sono o saranno massacrati dalle pesanti ristrutturazioni aziendali che stanno cavalcando l’onda della crisi [forse non lo sapete: in questi casi l’unica garanzia offerta dal contratto a tempo indeterminato sono gli ammortizzatori sociali])… ebbene, non capire che agli occhi di questa gente la classe degli insegnanti di ruolo appaia privilegiata (e qui non entro nel merito di chi fa il proprio dovere e chi non lo fa: neanch’io conosco le statistiche, ma posso immaginare ciò che l’opinione pubblica percepisce)… non capire tutto questo significa davvero non saper guardare a un palmo dal proprio naso. Gli insulti non portano da nessuna parte. E soprattutto non fanno bene alla vostra causa. Che – in una situazione “normale” – meriterebbe di essere considerata prioritaria. Ma la situazione è tutt’altro che normale.

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  63. Giorgio

    Affermare che chi lavora nella scuola sia un privilegiato mi sembra ridicolo, basta prendere visione degli innumerevoli servizi televisici e giornalistici sul tema, anche di quelli proposti in questa rubrica.

    Se il punto è: c’è di peggio, lo so. C’è chi muore per fame e per guerra. Questo non giustifica le politiche scolastiche italiane, anzi è un aggravante, per uno dei Paesi tra i “Grandi” del pianeta.

    Se il punto è: ci sono lavoratori precari, lavoratori ricattati e malpagati, licenziati e a rischio licenziamento, allora si tratta di fare in modo che
    lavoratori precari, lavoratori ricattati e malpagati, licenziati e a rischio licenziamento possano trovare forme di unità anziché di divisione.

    Con questo ringrazio i partecipanti a questa discussione e do appuntamento il prossimo lunedì a discutere di didattica della letteratura.

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  64. Pasquale Giannino

    Chi lavora nella scuola con un contratto a tempo indeterminato, agli occhi di un suo collega di intelletto che lavora nell’industria con la stessa tipologia contrattuale e perde l’impiego appare come un privilegiato. Altra questione: e’ un po’ difficile auspicare – ancorche’ legittimamente – un trattamento migliore per i docenti quando l’economia del paese cola a picco… Ottimi i propositi di unita’ e coesione. Ho una proposta Giorgio: ti va di partecipare a una nostra assemblea sindacale? Sarebbe l’occasione per discutere una strategia comune.

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  65. Roberto Plevano

    Chiamato elegantemente in causa, mi scuso innanzitutto con Giorgio per aver inavvertitamente provocato commenti poco costruttivi. Per fortuna i moderatori stanno all’erta.
    Vorrei ricordare a tutti che il lavoro di Giorgio qui, in questo sito, è straordinariamente prezioso e a lui dovrebbe andare la gratitudine di tutti.
    Sulla cara Lucy, credo che le sue parole non possano essere equivocate, basterebbe ricordare il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani, ma prima ancora Machiavelli, i fratelli Verri (1768: Il fondo non è cattivo, ma v’è dell’inquietudine, della vanità, del falso spirito, della bassezza e perfino è italiano e semi-gesuita. Il senso morale è di pochissima energia in tutti e due i casi, segnalato da A. Squillaci) e via via fino a Gadda e Pasolini. Lucy sintetizza tutto ciò con un’espressione che riflette gli apologhi morali di un Esopo, di un de La Fontaine, e davvero non vedo come ci si possa stracciare le vesti in nome del “popolo” insultato e contro la protervia e la presunzione degli intellettuali. Sì, ci sono intellettuali protervi e presuntuosi, e anche vigliacchi, ma non tutti sono così, certamente non lo è Lucy.
    Aggiungo anche che la cara Lucy, che partecipa, secondo me, appassionatamente e intelligentemente a molti dibattiti in questo sito, è stata più volte qui oggetto di dileggio e di offese, e questo è una cosa intollerabile.
    La discussione in corso tende, secondo me, a giustapporre due cose: a) i cambiamenti nel mercato globale del lavoro, in cui le figure di lavoro “garantito” vengono via via sostituite da
    lavoro precario. Questo avviene ovunque, dalle università americane che alla tenure preferiscono contratti a termine o a progetto (costa meno), al mercato dei fornitori della moda (descritto nel libro di Saviano). Una società bene organizzata dovrebbe allora porsi il problema dei settori di attività (primario, secondario, terziario) per i quali la precarizzazione della forza lavoro non sia desiderabile. La difesa per esempio. La sanità. L’istruzione? La società italiana sembra avere risolto la questione solo per quanto riguarda il suo ceto politico.
    b) questo ci porta all’Italia, e alla specifica situazione del mondo della scuola, e alla risonanza che le misure prese (che sono difformi tendenzialmente rispetto alle politiche degli altri paesi europei) hanno nella società italiana nel suo insieme.
    Dal secondo dopoguerra la categoria degli insegnanti, in quanto parte del pubblico impiego, era stata in una qualche misura (senza in realtà creare situazioni di privilegio di categoria) tutelata da un combinato disposto di ministri democristiani e tecnici di area “sinistra costituzionale”. Nella guerra di bande che è divenuta poi la società italiana, la fine della centralità democristiana ha provocato il riallineamento di ceti e interessi lungo le linee di ricomposizione dell’azione politica (direbbe Negri), e la debolezza politica e sindacale del settore scuola pubblica (impossibilitato a tutelare se stesso al di là della retorica sull’educazione umanistica e civile, in una società sempre meno umana e civile) è divenuta materia di commenti spiritosi, battutine, etichette e disposizioni legislative. La comunicazione sociale indica gli obiettivi per il consenso immediato e manipolabile. Insomma, la stagione di caccia è aperta, per ora gli insegnanti sono messi un po’ meglio dei “rumeni” e degli “zingari”, ma la natura intellettuale e pedagogica del loro lavoro li porrà sempre in sospetto di fronte al potere.
    La posta in gioco è alta, e ne vanno di mezzo davvero tutti. Possiamo anche avere in mente una società competitiva e strettamente meritocratica (cosa che l’Italia non è, né nel pubblico né tantomeno nel privato, davvero credete che il figlio di papà che fa stupidaggini nell’azienda dove è stato collocato perderà il posto? e i figli di papà, e le nipotine dello zio, in Italia sono davvero tanti), ma anche una società di squali e di lupi avrà bisogno di conoscenze, altrimenti è la rovina generale, china sulla quale siamo in Italia già bene avviati, a mio modo di vedere le cose.

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  66. Roberto Plevano

    Dimenticavo. L’istituzione della tenure non ha avuto storicamente il significato di difesa di interessi corporativi, bensì di difesa di una merce che in Italia non ha mai avuto un grande valore corrente: la libertà di opinione.

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  67. Giorgio

    Grazie, Roberto, per gli interventi quanto mai opportuni.

    Io non ho letto i commenti che sono stati cancellati, per essere stato alcuni giorni lontano dal computer, ma ritengo anch’io intollerabile l’uso dell’offesa in queste discussioni.

    In merito alle affermazioni fatte da Lucy, mi pare opinione diffusa presso chi sa e si occupa di scuola che si stia livellando il grado di istruzione verso il basso, creando generazioni poco inclini al libero pensiero e alla visione critica del mondo. E non solo, si sta facendo ancora di più, si stanno mettendo le scuole nell’impossibilità di funzionare.

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  68. Pasquale Giannino

    I commenti da cancellare, ahime’, non tutti sono stati cancellati. Ma ora capisco: sono rimasti quelli che vi sono piaciuti, in nome del “vostro” libero pensiero… Mi spiace Giorgio che tu abbia snobbato il mio invito (# 74). Un’altra occasione persa. Un’altra dimostrazione che avete costituito in questo dibattito una sorta di setta, e che di quello che accade nella societa’ non ve ne frega un cazzo. Mi spiace per voi, non credo che in questo modo potrete ottenere nulla al di la’ degli ammiccamenti e delle pacche sulla spalla che vi state scambiando vicendevolmente. Io ho cercato di spostare la discussione su un piano un po’ meno ristretto: ho ricevuto in cambio insulti e risposte gonfie di supponenza. Buona serenata.

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  69. Roberto Plevano

    @ Pasquale Giannino
    Speravo che un intervento articolato servisse a deporre pregiudizi e infiammazioni verbali (to flame sta a indicare l’intervento in rete impulsivo e offensivo, perché in rete immediatezza e anonimato favoriscono le incazzature, come quando si guida e qualcuno ci taglia la strada, ci figuriamo una sagoma al volante e non una persona), ma non è stato così.
    A TITOLO DI CHIARIMENTO: il commento 49 non era un insulto personale (poteva essere preso come tale, è vero, ma solo presupponendo una volontà insultante da parte dell’interlocutore). La tua risposta sì, era un insulto grave e inequivocabile a me diretto, che nessuna misura di ironia, di ermeneutica o di detachment possono modificare. E’ stato rimosso più per riguardo a te che alla parte insultata. Così anche per la tua fine opera di elaborazione letteraria indirizzata a Brunetta.
    Che non ti interessi discutere sui temi toccati da Giorgio, da Lucy, da Ezio, anche da me, o rispondere ai commenti di Marotta e Forlani, è una tua libertà. Dire che qui ce la smeniamo tra quattro gatti membri di una cricca, non si può dire se si possiede un qualche senso del ridicolo.
    Altri siti, e circostanze della vita quotidiana, offrono ampie occasioni di usare parole corrispondenti alla fase della crescita definita come genitale. (ANCHE QUESTA OSSERVAZIONE, CHE DESCRIVE UNO STATO DI FATTO, NON VA INTESA COME GRATUITO ATTACCO PERSONALE)

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  70. Pasquale Giannino

    Va ti curca!

    E chiedo ai moderatori di non cancellare questo commento: me ne assumo la responsabilita’.

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  71. Pasquale Giannino

    Sulla eventuale volontà insultante del sig. Roberto Plevano non possiamo evidentemente sindacare. Di certo non passa inosservato come egli tenga a rimarcare che il mio – a differenza dei suoi – era un insulto diretto e inequivocabile… D’altra parte il modo di porsi che ha questo signore si commenta da solo. Visto che fra le altre cose è interessato alle mie elaborazioni letterarie, gli segnalo un mio racconto apparso qualche tempo fa in questo cenacolo virtuale, quando era ancora possibile – seppure vivacemente – confrontarsi sugli argomenti più spinosi senza subire calunnie e linciaggi, come quelli che taluno ha qui dimostrato di saper produrre. Il racconto è ispirato a un fatto realmente accaduto: un uomo di mezza età che dopo trent’anni di impegno e dedizione perde il posto di lavoro, e per questo si toglie la vita. Lo conoscevo personalmente: era un mio collega. Lo legga, il sig. Plevano, e si vergogni per quello che ha detto (# 45):

    https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/13/giu-le-mani-dal-paese/

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  72. Giorgio

    Ringrazio ancora i partecipanti a questa discussione, che al momento a mio parere non ha più niente da dire.

    Invito pertanto a cessare gli interventi e confido oltre che nella buona educazione nel buon gusto dei commentatori.

    Ancora grazie.

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  73. Pingback: RETROGUARDIA 2.0- Il testo letterario

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