Perché leggere i classici

orlando

E’ classico ciò che tende a relegare l’attualità a rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
E’ classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

Resta il fatto che leggere i classici sembra in contraddizione col nostro ritmo di vita, che non conosce i tempi lunghi, il respiro, l’otium umanistico; e anche in contraddizione con l’eclettismo della nostra cultura che non saprebbe mai redigere un catalogo della classicità che fa al caso nostro.
Erano le condizioni che si realizzavano in pieno per Leopardi, data la sua vita nel paterno ostello, il culto dell’antichità greca e latina e la formidabile biblioteca trasmessagli dal padre Monaldo, con annessa la letteratura italiana al completo, più la francese, ad esclusione dei romanzi e in genere delle novità editoriali, relegate tutt’al più al margine, per conforto della sorella ( “Il tuo Stendhal” scriveva a Paolina). Anche le sue vivissime curiosità scientifiche e storiche, Giacomo le soddisfaceva su testi che non erano mai troppo up to date: i costumi degli uccelli in Buffon, le mummie di Federico Ruysch in Fontenelle, il viaggio di colombo in Robertson.

Oggi un’educazione classica come quella del giovane Leopardi è impensabile, e soprattutto una biblioteca come quella del conte Monaldo è esplosa. I vecchi titoli sono stati decimati ma i nuovi sono moltiplicati proliferando in tutte le letterature e le culture moderne. Non resta che inventarci ognuno una biblioteca ideale dei nostri classici; e direi che essa dovrebbe comprendere per metà i libri che abbiamo letto e che hanno contato per noi, e per metà i libri che ci proponiamo di leggere e presupponiamo possano contare. Lasciando una sezione di posti vuoti per sorprese e scoperte occasionali.
M’accorgo che Leopardi, è il solo nome della letteratura italiana che ho citato. Effetto dell’esplosione della biblioteca. Ora dovrei riscrivere tutto l’articolo facendo risultare ben chiaro che i classici servono a capire chi siamo e dove siamo arrivati e perciò gli italiani sono indispensabili proprio per confrontarli agli stranieri, e gli staniei sono indispensabili proprio per confrontarli agli italiani.
Poi dovrei riscriverlo ancora una volta perché non si creda che i classici vanno letti perché “servano” a qualcosa. La sola ragione che si può addurre è che leggere i classici è meglio che non leggere i classici. E se qualcuno obietta che non val la pena di far tanta fatica, citerò Cioran ( non un classico, almeno per ora, ma un pensatore contemporaneo che sono ora si comincia a tradurre in Italia): ” Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un’aria sul flauto. “A cosa ti servirà?” gli fu chiesto. “A sapere quest’aria prima di morire”.

Italo Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori Oscar, 1995, pp.11-13.

10 pensieri su “Perché leggere i classici

  1. grande Calvino, leggere i classici è una ricchezza inesauribile: ogni volta che riesco ad aver tempo per rileggere una qualsiasi tragedia antica, o l’Orlando Furioso, o I promessi sposi, per dire, rinforzo dentro di me questa convinzione. Uno tende a dimenticarsi quanto sono universali se non li rilegge ogni tanto.

    Mi piace

  2. grandezza dei classici: postulato indimostrabile e indimostrando (rubacchio l’espressione a manganelli, ormai anch’egli un classico, come calvino). solo da loro riceviamo il monito che leggere non “serve” a niente, modernamente parlando. anche questa una bellissima verità paradossale.

    Mi piace

  3. Peccato che i due buchetti che ho lasciati per “sorprese e scoperte occasionali” continuino a distanza di anni a rimanere vuoti.

    Bisognerebbe dare un netto taglio al “nuovo” – che è in realtà bruttura immensa – e fare spazio ai classici. Riscoprirli. Rileggerli. Calvino incluso, per quanto lo ritenga un mezzo classico.

    Mi piace

  4. Leggere i classici fa male allo spirito moderno e ci purufica.

    Questa è la sensazione che ho ogni sera quando chiudo un libro classico prima di dormire, intristendomi mentre sento gli ultimi echi furiosi ed assassini emessi dai media inseparabili dei miei vicini che, i propri spiriti addormentano in preda ad allucinazioni artificiali, spettro nefasto di un strano esame della coscienza affidato a mandatari imbroglioni, mentre traduco rapito nell’estasi dei miti, l’Odissea.

    Al mattino invece, quando aspetto Aurora dalle dita rosate che puntualmente mi alza dal letto per la colazione dolce della mia antica sposa, ripassando la lettura della sera precedente, mi rendo conto che l’era d’Oro (di Crono) non è finita e mai finirà anche se la sapienza dovesse sparire dal pianeta Terra perché cacciata per volere della nostra follia.

    Il sole irraggia d’oro ogni cosa fuori, gli augelli metropolitani fanno ancora festa e si rincorrono, mentre quel terrorista di uomo, bipede idiota, dorme ancora tranquillo rincorrendo i suoi mostri sessuali che lo hanno trapassato nei sogni eterni, presunta e misteriosa immortalità dell’anima che nei deliri individuali si perde. Non c’è un sogno uguale all’altro e mai nessuno incontra altro che pur dormendo sappia portarci visita nel nostro emisfero notturno e dire “ si mi ricordo quando sognavi ieri sera e io per caso sono finito nella tua testa” (-.- )..zzzz… mai!

    Ma è la luce di Papà Sole la divinità Sacra antica che tutti i viventi richiama dal mondo dei morti, come dire che, la sola luce è il premio per chi si è comportato bene nel regno delle ombre.
    Ogni mattina è un risorgere, una immortale resurrezione della carne richiamata dalla luce. Ci contiamo e per quanto giudichiamo male gli altri, siamo tutti stati degni di risorgere.

    Ecci, la Luce! La Luce è il segreto antico dei classici…. si La Luce!
    I classici precristiani, ovvero quelli pagani, sono solari, luminosi, splendenti! La loro luce è calda d’orata come le saette di Crono e i peccati sono talmente solari e belli che peccare bene è bello!

    Poi si accendono i motori per colpa dei trilli delle sveglie, e un brusio costante ci ricorda per tutto il giorno che la macchia umana si è messa in moto. Mangio col pane dolce.
    La polvere velenosa si alza come ogni giorno per selezionarci e gli antichi detti svaniscono. Il Sole impallidisce e di notte le stelle svaniscono sopra il cielo opalino urbano mentre continua a sognare con l?odissea aperta.

    Dove sono finite le stelle? bho!?

    La mancanza dell’Infinito di nonno Urano Stellato impallidito, velato sopra di noi, ci ricorda che tutto ci è diventato relativo perché l’Assoluto è un lusso che non ci possiamo più permettere.
    Non c’è più niente di Assoluto per chi ha offeso gli Elementi e se dentro noi privi dalle infinite stelle.

    Enea
    (il pagano)

    Mi piace

  5. Non riconosco l’esistenza dell’accezione “classici”. Fino a quando? Perché? Perché talvolta sono più contemporanei di questo marasma di cartapesta?

    Mi piace

  6. Avrò letto un bel po’di volte il Decamerone,
    a volte me la rido ancora da pazzi…

    come diceva Catone il Censurone:
    Classicat ridendo mores,
    (o muores, non so)
    buone pasque

    MarioB-))

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.