A cosa serve la poesia?

Quanto è facile, penso ogni volta che vado a sentire una conferenza, parlare a un pubblico adulto, almeno apparentemente attento, di letteratura e quanto invece è difficile affrontare lo stesso tema, in senso non strettamente scolastico, in una classe: lottando contro il rumore, l’indifferenza, la distrazione e perfino l’aperta ostilità. Trasmettere la propria passione, ciò che tiene insieme i fili del proprio io interiore, in un contesto che contraddice tutto ciò che non è strettamente utile.

Vivo questa situazione ogni volta con disagio e crescente irrequietezza. E’ una battaglia e sento che le mie armi sono più deboli di quelle del mio avversario. Nel mondo illuminato, dominato completamente dalla ragione pura che mira inevitabilmente alla finale domanda dell’utilità, è difficile difendere la causa debole della poesia, espressione sui generis dell’incertezza, di visioni intuitive e di epifanie che spesso sorprendono perfino l’autore stesso. Come spiegare in che cosa consiste l’esperienza estetica, quell’attimo in cui un’immagine, un colore, un suono esplode in te, quell’attimo di trasformazione totale della realtà circostante: il suo rovesciamento, il suo mettere in questione tutto ciò che nella realtà quotidiana è ovvio, ragionevole, utile e conveniente.

A cosa serve la poesia, chiede mio nipote Stefano durante il pranzo di Pasqua e la sua sola domanda lacera, nel momento in cui viene pronunciata, il solido tessuto reale fatto di risotto, capretto e colomba. Sta, questa domanda, nel bel mezzo di un pranzo di famiglia come lo sguardo giallo scuro di una tigre indiana sulla dolce collina brianzola.

A cosa serve la poesia?

Sarebbe facile trovare mille risposte se fossi insieme ad un’amica, ci sarebbe quella comunanza di fondo – poesia come pane – che ora non c’è e che mi fa sentire come un forestiero venuto da molto lontano per raccontare gli strani usi e costumi del suo paese, rendendosi conto , mentre parla, di non avere spiegazione alcuna.

Sinceramente non so cosa rispondere. Non ho risposte preconfezionate, non voglio mettermi al di sopra delle cose, formulando, come sarebbe assai facile, una teoria della poesia. Voglio guardare chi mi pone questa domanda in faccia, penso che è questo che devo alla poesia: la mia smarrita sincerità.

Un attimo di tregua.

Per fortuna prende la parola mio cognato per illustrare la teoria di un famoso economista che parla dello spreco di energia produttiva e di come rimediare. Sembra tutto assolutamente logico e sento già che tutto ciò che potrò dire io non raggiungerà mai una tale condivisibile ovvietà.

La mia difesa della poesia è debole e un po’ confusa. Sono l’avvocato di un imputato la cui colpa è palese: non ha accettato le regole del gioco. Si è preso delle libertà che non doveva. E’ fuoriuscito dal margine prestabilito. Non contribuisce all’incremento del prodotto lordo nazionale. Non fa guadagnare soldi. Non risolve problemi. Non si può mangiare e nemmeno è divertente, ma al contrario spesso triste e pesante perché fa pensare.

Ecco.

Caro Stefano, se devo essere sincera, la mia risposta è quella: sì, hai ragione, la poesia serve proprio a nulla.

Ma devo e voglio aggiungere anche un ‘altra cosa. Credo che sia propria la sua totale non-utilità che contiene in sé tutta la sua forza e quindi la sua necessità ultima: essere un punto interrogativo in un mondo che ha una riposta a tutte le domande, un mistero in un universo di spiegazioni e libretti d’istruzioni, capaci di risolvere tutti i problemi. Essere bellezza senza scopo e, di più, essere gratuita tra gli uomini d’oggi che sono convinti che tutto abbia un suo giusto prezzo e che il valore della persona sia la somma esatta di ciò che produci in termini di utilità ed efficienza.

No, dice la poesia, non è così – e si rifiuta come una donna capricciosa di fornire ulteriori chiarimenti.

Ti regalo immagini, non ti basta quello? Puoi fare con esse ciò che vuoi, rilassati, lascia che a volte ti colpiscano dove fa più male e lascia, quando meno te lo aspetti, che ti regalino inaspettate rivelazioni o anche che ti lascino indifferente. Va bene così.

La poesia non ha delle aspettative precise, ma ti attende ovunque. Non ha una patria, non c’è luogo che sia fatto per lei. Poesia è nelle enormi bolle di sapone che produce un uomo di mezza età sulle strade di Berlino con l’aiuto di una strana attrezzatura, evidentemente fabbricata da sé. Ogni volta che lo incontro,  sempre in posti diversi, mi fermo un po\’ per guadare le strane forme che svaniscono nel cielo in pochi secondi.

Ecco, cos’è la poesia: quell’attimo in cui penso a nulla. Real presence.

Non conosciamo la natura della poesia e non la dobbiamo conoscerla. E’ una grande attrice, capace di travestirsi in modo sempre nuovo e sorprendente, apparire oggi come eroina tragica e domani come il grande cappello giallo-viola di una vecchia donna, seduta su una panchina sotto la pioggia.

E’ lì, in mezzo alla vita come un generoso invito.

A volte si concede facilmente, a volte sta in mezzo alla nostra esistenza, come le enormi statue sull’isola di Pasqua di cui non conosciamo assolutamente il significato.

Sono lì. E ci guardano.

Forse la domanda non è chi sono loro, ma chi siamo noi.

32 pensieri su “A cosa serve la poesia?

  1. niente, assolutamente niente da aggiungere. a chi insiste per squalificare il lavoro degli insegnanti girerei questa domanda e questo tentativo di risposta. quando insegni letteratura, e quindi molta poesia, combatti con tutto un mondo che va esattamente nella direzione opposta alla tua. molto di più di quando eri a scuola tu, che, nella peggiore delle ipotesi, se eri tra quelli che non capivano, ti arrendevi, almeno, a qualcosa che percepivi come grande, verso cui almeno nutrivi un senso di rispetto. ora il rispetto di molti giovani, non tutti, è diretto verso cose che di “bello e buono” hanno poco, se non nulla. ci devono molto piacere le battaglie perse per continuare a rispondere, in un qualche modo. il nipote che si pone la domanda è da considerarsi tuttavia salvo. esulterei se certi alunni mi facessero domande brutali di questo tenore. ma non le fanno. la poesia non attraversa la loro strada. la attraverso io, lanciando segnali. mi notano perché sono fornita di registro. qualcuno no, non è così. qualche sparuto adolescente non solo non mi chiede a che serve, ma mi dà anche degli straordinari conforti e illuminazioni freschissime. ma sono sempre meno. saremo sempre meno.

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  2. I giovani, i bimbi possiedono la capacità di essere disarmanti, puntano direttamente al nocciolo della questione, senza fronzoli o filtri. Difficile rispondere, ma sono loro, i giovani, il nostro futuro e mi porto appresso, da sempre, una convinzione: sono migliori di noi.
    Penso che il segreto della comunicazione con i giovani, sempre che esista un segreto, sia nascosto nell’incapacità degli adulti di svestirsi e mostrarsi per ciò che effettivamente sono. Quando vestiamo le nostre maschere loro, i giovani e i bimbi, non ci seguono, faticano e non riescono mai a capire dove finisce la maschera e dove inizia la persona. E di fronte all’indecisione ci rifiutano; sempre.

    La poesia, che per me è come l’Everest, è uno dei grandi doni della nostra mente, come la musica, la pittura, la scrittura, il teatro e tutto ciò che è arte e inutile. Non so quale sia la strada migliore per ‘spiegare’ ciò che non può esesre spiegato, ma con mio figlio ho scelto l’unica strada che mi pareva ragionevole: non trattarlo da bimbo e leggere, parlare e scrivere assieme, da pari. Senza modificare nulla nel mio linguaggio, senza costruire un linguaggio da ‘bimbi’, accettando anche il rifiuto e mettendo in conto che, spesso, non sono io ad ‘insegnare’.

    Blackjack.

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  3. Trovo magnifici questi versi di Emliy Dickinson, in cui dice:

    La bellezza non ha causa:
    Esiste
    inseguila e sparisce
    non inseguirla e rimane.

    G.

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  4. grazie, Stefanie.
    mi vengono in mente queste considerazioni di Garcia Lorca:

    la creazione poetica è un mistero indecifrabile, come il mistero della nascita dell’uomo. si sentono voci che non si sa da dove vengano ed è inutile preoccuparsi della loro origine. così come non mi sono preoccupato di nascere, allo stesso modo non mi preoccupo di morire. ascolto la natura e l’uomo con timore e rispetto e dipingo ciò che mi mostrano senza pedanteria e senza dare alle cose un significato che non so se hanno. nè il poeta nè l’uomo possiedono la risposta al segreto del mondo. io voglio essere buono. so che la poesia eleva e se sarò buono con l’asino e col filosofo, credo fermamente che se c’è un aldilà avrò la gradevole sorpresa di trovarmici. ma il dolore dell’uomo e l’ingiustizia costante che emanano dal mondo e dal mio stesso corpo e dai miei stessi pensieri, mi impediscono di traslocare sulle stelle.

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  5. Proprio un bel post, in tutto condivisibile. La poesia non ‘serve’, non è al servizio di, non si fa servile. E’ semplicemente che la si veda oppure no. Ma chi la vede fa a differenza, proprio come per la strada non battuta della famosa poesia di Robert Frost.

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  6. La poesia serve a star meglio, a fornire complessi adattamenti (a livello software, specie laddove l’hardware risulta irremovibile). Un po’come il profluvio di autocompiacimento a cui dà la stura questa domanda infantile.

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  7. Grazie della condivisione, del sostegno e delle bellissime citazioni che trascriverò subito nel mio quaderno! Non conoscevo né una, né l’altra…

    Cosa dobbiamo fare? Continuare ad essere autentici nel nostro porsi davanti a coloro che non hanno un accesso immediato al mondo della poesia, tenere aperto delle possibilità o canali e mai, veramente mai!!!! parlare ai bambini come se fossero dei bambini(come dice Black Jack!) La poesia non è un privilegio, ma l’invito più generoso che ci sia…

    Tutto sommato , sono ottimista questa mattina: non morirà mai la poesia in quanto parte della vita!

    Buona giornata e un caro saluto,

    Stefanie

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  8. Sfuggente creatura

    Quale sarà il senso
    di questo viale alberato,
    le fragili foglie spazzate dal vento,
    l’orizzonte oscurato
    da bagliori abbacinanti?
    Sfuggente creatura
    dai mille volti bugiardi…
    quale sarà il fine
    di questo gioco enigmatico,
    il tassello mancante
    che dischiuda le porte?
    Riusciranno i poeti
    dove la ragione s’arresta
    a penetrare l’essenza
    delle finestre serrate?
    Pensieri foschi scendono
    sul viale alberato,
    le foglie stramazzate,
    la passione irrisolta.

    PG

    Domanda difficile questa, e’ come chiedere a cosa serve la vita… Forse basterebbe chiederlo a loro: i bambini. Il mondo degli adulti di poetico ha molto poco.

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  9. Poi ci sarebbe anche da chiedersi dove diavolo sia questo “mondo illuminato, dominato completamente dalla ragione pura”, forse a Wall Street? L’identificazione, che in questo scritto (e generalmente in questo contesto) si opera fra ragione ed utilità (crassa, materialistica) è straordinariamente rozza ma anche straordinariamente comoda: essa permette, sistemandosi aldiquà dell’impenetrabile cesura diltheyiana, di interrogarsi commossi sul mistero delle proprie speciali qualità senza doversi inoltrare nella contorta (e spesso imbarazzante) origine delle situazioni, arrivando all’esito (ridicolo) del considerare “memi” estremamente specializzati, modellati da logiche mimetiche spesso tutt’altro che angeliche, come delle perle di ambrosia che possono essere liberamente somministrate ai bambini. Che questi ultimi non possano generalmente capire “l’utilità” [intendendo evidentemente “il piacere”] della poesia è invece assolutamente ovvio, tanto è vero che un insegnante dovrà predisporre un sistema d’esche estremamente ingegnoso (come Williams ne “l’attimo fuggente”, ma lì il terreno per la semina era già ampiamente preparato) per attrarne la libido. Con questo non contesto certo la piccola quota di violenza che ogni educazione deve comunque esercitare: è bene che uno sappia che vi sono certe possibilità che poi nella vita potranno ritornare utili ed essere autenticamente vissute piuttosto che subite. Quello che contesto è l’universalizzazione a buon mercato che continuamente viene operata da questa retorica sentimentalistica.

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  10. La poesia la fanno, di solito, i poeti, e i poeti non sono così eterei come i (loro) versi. L’action poetry, per me, è quella così sintetizzata da R. Vecchioni (un poeta?):
    “I poeti saranno anche nessuno, / ma hanno il potere di sputtanarvi”.

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  11. “La poesia non serve a niente” (Montale, citando Baudelaire)

    Non ha alcuna funzione utilitaristica e non serve nessuno. Eppure è essenziale, talvolta può salvare la vita.

    Antonio

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  12. la poesia serve quando vai a comprare un etto di mortadella dal tuo macellaio ed anche in altre innumerevoli “occasioni” di con tatto con questo mondo.
    baci poetici
    la fu

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  13. Definire la poesia. Quale ammirevole quanto arduo obbiettivo si è posto, prof! si può descrivere solo ciò che cade sotto i nostri diretti sensi e la poesia non rientra in questa categoria. Però la poesia esiste e la si può sentire e avvertire nei momenti più impensati e bui della giornata e della vita. e allora mi chiedo: come può l’astratto colpire con tale violenza la realtà concreta? quello che penso io, prof, è che ci sono domande a cui non esistono risposte e ci sono lezioni che non possono essere ne impartite ne spiegate.
    quello che sta tentando di fare nella nostra classe è apprezzabile quanto inutile: chi avverte la poesia, come me, la vive come un evento privato che deve restare tale, e chi non la sente non potrà mai capirla.
    mi scusi per questa incompleta quanto frettolosa risposta al suo intervento ma ho sentito la questione da lei sollevata particolarmente vicina.
    Un consiglio: il prossimo tema (ovvero quello di dopodomani) perchè non lo fa un po’ più semplice, ma più concentrato sui temi a noi più vicini? sono convinta che avrà piacevoli sorprese! a volte ai ragazzi basta sentirsi coinvolti e magari compresi per riuscire a tirare fuori il meglio di sè. ed è sicuramente più facile farlo nell’intimità che si crea fra il foglio di carta e la penna che davanti ad un intera classe che potrebbe non trovarsi in accordo con te.
    scusi per l’irruzione nel suo blog, spero comunque che trovi le mie riflessioni di una qualche utilità.
    Alba Chiara

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  14. a chiara alba

    non sono la prof di nessuno… la scuola che né piace a lei, né a me era solo un incipit per parlare di ben altro : se legge bene il mio post, noterà che parlo di colori e bolle di sapone… potrei parlare anche del mio gatto che guarda fuori dalla finesta in questo momento o del verde degli alberi o del ragazzo che ogni sabato canta per ore e ore vicino al mercato di monza: canzoni degli anni ’60 che improvvisamente non sembrano più banali… questa era la dimensione intesa!

    non ho da insegnare nulla a nessuno, ma le auguro di cuore di poter sempre vivere questi momenti – in cui la realtà si spezza un po’…

    il mio è soltanto un piccolo racconto nato in una circostanza quotidiana che non vuole essere una teoria, perciò non comprendo bene il commento di elio…

    sto più dalla parte di emily dickinson e lorca, per favore nessuna spiegazione!

    stefanie

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  15. Cara Stefanie, accetto sempre di buon grado un feedback di incomprensibilità rispetto ai miei discorsi. La mia non era una critica – ciò che faccio è piuttosto proiettare sulle parole altrui un discorso immaginario che mi sembri promettente, per poi tentare di accarezzarlo in contropelo. Soltanto per provare a strizzare fuori qualche senso ulteriore – è la mia maniera di combattere la noia. Questo sicuramente implica una certa violenza e travisamento sui sensi originari, i quali avevano però già incontrato un plauso generale, che non mi sembrava opportuno ridondare. Fosse stato il contrario, avrei probabilmente tentato nella direzione opposta. Ciao

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  16. bello il post, bello anche il commento di Elio al 18 (è forte Elio) e certo più inquietante e meno compiacente di quanto forse vorremmo come ‘bravi’ lettori di poesia contenti di esser tali.
    oggi un amico mi diceva che in fondo le poesie che scrive forse non sono altro che il surrogato di ciò che dovrebbe fare per essere felice, una specie di compiaciuto crogiolarsi nei propri difetti, nei propri dolori, senza tentare di risolverli mai… non so se sia vero, ma questo mi spaventa un bel po’, mi pare crei una spaccatura insanabile tra mondo ‘reale’ e mondo ‘immaginario’ e, tra l’altro, mi pare dia ragione a un altro amico ancora, secondo cui la poesia, in fondo, è tutta reazionaria, è tutta un ripiegarsi su se stessi… diciamo che entrambi confermano (ma in versione nera) la tesi secondo cui la poesia non fa niente e non serve a niente…
    un po’ come il navigatore solitario di alberto sordi, “solo nell’immensità del mare, in assoluta meditazione, a contatto della natura più pura, è allora che capisci…” http://www.youtube.com/watch?v=GSNfTBsu3_M
    può essere che alla fine la poesia sia quel niente che ci conferma ora e sempre che non siamo buoni a niente?
    un saluto caro, e grazie del bel contributo,
    r

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  17. La poesia –
    Ma cos’è mai la poesia?
    Più d’una risposta incerta
    è stata già data in proposito.
    Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
    come alla salvezza di un corrimano. »
    (Wisława Szymborska,) Ad alcuni piace la poesia.

    solo questo
    c.

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  18. serve a sopravvivere sconvolgere respirare inalare e soprattutto realizzare che dentro se stessi ci sono movimenti a sé stanti

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  19. Belli i versi della Szymborska – grazie !

    Ho guardato anche il video di Berlino! Si, è proprio quest’uomo!

    Del resto – forse non si può dirlo meglio : ” serve a realizzare che dentro se stessi ci sono movimenti a sé stanti. ” – il che significa – per me – che per fortuna non abbiamo, e non avremo mai! – tutto sotto controllo…

    Poi, tutti i momenti poetici nella vita che ci attendono ovunque…( se giriamo con occhi aperti…)

    E , ancora la scuola , i momenti più a-poetici della vita, quando si chiede: Qual’è il tuo sogno ( di vita) e la risposta è : Non ho sogni.

    E altro ancora.
    Sto traducendo, in questo momento, un saggio del poeta albanese Gezim Hajdari che parla della persecuzione dei poeti del suo paese durante la dittatura di Enver Hoxha. All’epoca, in Albania così come in tutti regimi totalitari dell’Est-Europa, si poteva finire per anni in prigione per aver detto una parola sbagliata – e in prigione ci si agrappava ad una parola, un verso, una poesia. Questa dimensione esistenziale di sopravvivenza – non solo in senso psichico, ma anche in senso fisico – è una dimensione della poesia che noi, figli della libertà!? non possiamo comprendere fino in fondo : quell’attimo in cui l’uomo e poesia/parola diventano una sola cosa.
    Una necessità assoluta.

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  20. Pensavo proprio a questo: nelle piantagioni della Virginia dell’ottocento la poesia serviva a qualcosa, eccome, serviva a resistere, tanto evidentemente che certi work songs erano persino proibiti dagli schiavisti. D’altra parte è proprio il poeta afro-americano Amiri Baraka che fa dire a un suo personaggio (in Dutchman) che la poesia è quella cosa che un nero fa al posto di ammazzare un bianco… un niente abbastanza denso, eh già…

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  21. in questo senso: resistenza, la poesia è soprattutto testimonianza. in qualunque forma la poesia “dice”. non è narrazione del proprio piccolo insulso privato, ma storia di “una questione privata” che si fa storia collettiva. un senso della poesia, fondamentale, è il suo aprirsi ai “molti e molte che sono volgari e non litterati” offrendo loro una via di comprensione, una possibilità di aver voce non potendola avere. in questo senso, in ogni epoca, il vero poeta è vate. se non mi permette di riconoscere e di riconoscermi ha, per me, fallito. è evidente che il rischio è quello dell’estrema relativizzazione del valore della poesia: ma è un rischio che va corso perché in esso c’è la libertà. la poesia è libertà.

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  22. “C’è tanta poesia nei tuoi racconti” disse un giorno un mio amico a proposito della lettura di alcuni racconti/testimonianze raccolti da me in una casa di riposo “la poesia – risposi -non è nei miei racconti ma è nelle persone che mi hanno raccontato la loro vita, io ho solo trascritto ciò che ho ascoltato” “La poesia – rispose – è di chi la sa vedere e la sa cogliere”.
    Penso che poche persone sanno vedere e cogliere,e sicuramente io non sono tra queste, perciò riporto qui degli stralci di una lettera di Garcia Lorca che esprime al meglio cosa è un poeta, cosa è la poesia.
    Da “Un cuore colmo di poesia”:
    Carissimo,
    Io credo che tutto ciò che ci circonda sia pieno di anime che passarono, che sono quelle che provocano i nostri dolori e che ci introducono nel regno deve vive la vergine bianca e blu che si chiama Malinconia … ovvero il regno della poesia. In esso sono entrato già da molto tempo, avevo dieci anni quando mi innamorai poi m’immersi del tutto professando la religione unica della Musica e vestendomi dei manti di passione che Essa presta a coloro che l’amano. Poi entrai nel regno della poesia, e finii di ungermi d’amore per tutte le cose.
    Sono insomma un ragazzo buono, che a tutti apre il suo cuore …. e non sento altro che un immenso desiderio di umanità.
    Quanto al lavoro che faccio, Le dirò solo che lavoro moltissimo; scrivo molti versi e faccio molta musica.
    In campo musicale, mi dedico alla raccolta della splendida polifonia interiore della musica popolare di Granada.
    In un secolo di morti stupide, io singhiozzo davanti al mio pianoforte sognando nella bruma handeliana e faccio versi molto miei cantando tanto Cristo quanto Budda, tanto Maometto quanto Pan.
    Come Lira ho un pianoforte e, invece dell’inchiostro, il sudore dell’anelito, polline giallo del mio giglio interiore e del mio grande amore.
    Dobbiamo amare la luna al di sopra del lago della nostra anima.”
    Interessante e ricco di spunti questo post, grazie. Lucia

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  23. … a lucy e lucia…

    penso che ci siamo capite…

    grazie anche di questa bellissima citazione di lorca

    un caro saluto

    stefanie

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  24. Penso a Rilke, al Malte (trad. Furio Jesi), ai versi non come sentimenti, ma come esperienze. E non so se sono d’accordo – forse sì…
    Penso sia, oggi, la voce incorrotta delle nostre ossessioni.
    In-utile, radicale, altra.
    Un canto sommesso nella lingua dei morti.

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  25. l’idea della poesia come esperienza, si, nella nostra poesia c’è il nostro sentire, qualcosa che ci appartiene profondamete, perchè noi siamo, la poesia.

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  26. ‘a poesia

    Scava rento
    scova paroe sconte.
    Pian pianin,
    paroéa dopo altra,
    buta zo con sentimento
    un calcossa de ti,
    vien dito
    su scrito.
    Te rilezi,
    te si contento
    de ‘ver fato
    calcossa che te piase.

    Titolo: La poesia – Scava dentro di te / scova parole nascoste. / Piano piano, / parole una dopo l’altra, / scritte con sentimento / un qualche cosa di te, / viene detto (fatto capire) / sul scritto. / Tu rileggi, / e sei contento / di aver fatto (scritto) / qualche cosa che ti piace (soddisfa).
    Questo per far capire che la poesia è personale, perciò racconta sempre qualche cosa di te.
    Dal mio sito: http://www.miepoesie.it

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  27. “Poi entrai nel regno della poesia e finii di ungermi d’amore per tutte le cose”
    Questo è il poeta!
    Amore può essere rabbia e dolore.
    Poesia può essere “gemito inesprimibile”, come quello della “creazione…”

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  28. Sono vivo

    Tento di afferrare brandelli di carne
    agonizzanti su nuvole di catrame.
    Sono scampoli di rugiada
    che danno sollievo
    al disincanto di un percorso.
    Lo intrapresi a piccoli passi,
    con la misura breve di un cuore
    disorientato tra mille incertezze,
    nel faticoso discernimento quotidiano.
    Entrai nel dedalo dell’indifferenza,
    conobbi l’ipocrisia
    di morti parlanti.
    Cercai invano qualche briciola di poesia
    tra cumuli di carcasse putride.
    A un passo dalla decomposizione
    ho trovato la mia panacea,
    quel medesimo spettro
    che mi ha tormentato per anni:
    ho scoperto gli abissi dell’anima,
    la vera essenza del mio essere
    vivo fra pochi,
    vivo fra cumuli
    di morti parlanti.

    PG

    Sì, la poesia può anche salvarti la vita.

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