Tutta colpa di Nietzsche? di Franco Volpi

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E’ morto il filosofo Franco Volpi, docente di Storia della filosofia contemporanea all’Università di Padova. Volpi era uscito il pomeriggio del 13 aprile per un giro in bicicletta e a San Germano dei Berici (Vicenza) ad un incrocio si e’ scontrato con un’auto. Il professore ha battuto la testa sull’ asfalto riportando un gravissimo trauma cranico.

Franco Volpi è nato a Vicenza nel 1952. Tra i maggiori esperti della tradizione aristotelica e del pensiero tedesco del novecento, è stato Visiting professor nell’Università Laval di Québec (1989) e in quelle di Poitiers (1990) e di Nizza (1993). Ha tenuto conferenze e seminari in numerose altre università europee e americane. È membro della consulta scientifica delle riviste: “Philosophischer Literaturanzeiger”, “Brentano Studien”, “Husserl Studien”, “Les Etudes Philosophiques”, “Internationale Zeitschrift für Philosophie”, “Iride”, “Filosofia politica”, “Informazione filosofica”. Editore delle opere di Schopenhauer e Heidegger, è consulente per la filosofia della casa editrice Adelphi. Recentemente nominato coordinatore del comitato scientifico della Fondazione San Carlo di Modena.

Questo articolo è stato scritto in risposta all’osservazione di papa Benedetto XVI del 9 aprile sull’influenza negativa di Nietzsche nella crisi del nostro tempo: «Nietzsche ha dileggiato l’umiltà e l’obbedienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi. Ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell’uomo. Orbene, esistono caricature di un’umiltà sbagliata e di una sottomissione sbagliata, che non vogliamo imitare. Ma esiste anche la superbia distruttiva e la presunzione, che disgrègano ogni comunità e finiscono nella violenza».

I mali che secondo Ratzinger risalgono al filosofo tedesco, dalla violenza al relativismo.

L’ accusa del Papa al filosofo nichilista.

Povero Nietzsche! È stato l´unico filosofo a cui è toccato il singolare privilegio di essere considerato responsabile niente meno che di una guerra mondiale.

Durante il conflitto del 1914-1918 in una libreria di Piccadilly erano esposti in vetrina i diciotto volumi delle sue opere complete in inglese, con una scritta a lettere cubitali: The Euro-Nietzschean-War: leggete il diavolo per poterlo combattere meglio!

Poi venne il nazionalsocialismo, e alcune sue dottrine – il superuomo nel senso della selezione biologica, la volontà di potenza, l´antropologia dell´animale da preda e della bestia bionda – furono considerate alla stregua di una fonte di ispirazione dell´ideologia razzista e del totalitarismo.

Più tardi, dato che egli diagnostica alcune esperienze negative del Novecento come la «morte di Dio», la decadenza dei valori tradizionali o l´avvento del nichilismo, si è prodotto un singolare transfert: si è scambiato il suo pensiero per la causa della crisi che esso in realtà voleva solo analizzare e superare. Nietzsche è diventato allora il distruttore della ragione, il maestro dell´irrazionale, il teorizzatore del nichilismo e del relativismo.

Tutti questi stereotipi hanno fortemente condizionato la sua immagine e la sua fortuna. E per questo egli ha suscitato entusiasmi e attirato anatemi, ha ispirato movimenti di avanguardia, mode culturali e stili di pensiero, ma anche provocato reazioni e rifiuti altrettanto risoluti. Ovviamente anche da parte cattolica.

Benché autorevoli interpreti – padre Paul Valadier, per esempio, o il teologo Eugen Biser – abbiano cercato di mostrare il contrario, non c´è dubbio che tra alcune dottrine nicciane e altrettanti insegnamenti fondamentali del cristianesimo ci sia una profonda incompatibilità. Non stupisce perciò che il Papa consideri Nietzsche un cattivo maestro, e che riconduca alla sua filosofia alcuni mali del mondo contemporaneo. Negli ultimi anni egli non si è stancato di denunciare il pericolo del relativismo e del nichilismo, fomentato da Nietzsche. Adesso, nel criticare l´ideale di umanità predominante nel mondo attuale, basato sul valore dell´autoaffermazione individuale, egoistica e libertaria, ricorda la responsabilità di Nietzsche: «Egli ha dileggiato l´umiltà e l´obbedienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi, e ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell´uomo».

Ora, al di là del fatto che l´opera di Nietzsche è un autentico puzzle, un subisso di frammenti e aforismi la cui combinazione in una dottrina d´insieme è tutt´altro che assodata, sarebbe un peccato non approfondire gli spunti che vengono da queste critiche con qualche domanda. Ed è meglio prendere Nietzsche non per le risposte che dà, ma per le domande che pone.

Primo: dopo che la storia ci ha insegnato che spesso il possesso della Verità produce fanatismo, e che un individuo armato di verità è un potenziale terrorista, vien fatto di chiedere: il relativismo e il nichilismo sono davvero quel male radicale che si vuol far credere? O essi non producono forse anche la consapevolezza della relatività di ogni punto di vista, quindi anche di ogni religione? E allora non veicolano forse il rispetto del punto di vista dell´altro e dunque il valore fondamentale della tolleranza? C´è del bello anche nel relativismo e nel nichilismo: inibiscono il fanatismo.
Quanto poi alla concezione dell´uomo aristocratica e libertaria, anche qui sarebbe un peccato limitarsi alla superficie dei singoli aforismi di Nietzsche. Sarebbe come, in un quadro pointilliste, vedere solo i tocchi cromatici e non l´insieme della pittura. Ebbene, da tragico osservatore del vuoto spirituale in cui versa il mondo moderno, Nietzsche non vuole essere un «predicatore di morte». Non intende adagiarsi nella negazione dei valori e nel cupio dissolvi. Al contrario, vuole superare il nichilismo: vuole far sì che esso si compia in modo da «averlo dietro di sé, sotto di sé, fuori di sé». A tal fine auspica un contro-movimento da cui nascano nuovi valori, e lo individua nella creatività dionisiaca dell´arte.

La sua critica della mentalità e della morale «del gregge», la sua difesa di quello che potremmo definire un «diritto all´eccellenza», è un tentativo di superare la sterilità della semplice proibizione, dell´abnegazione e della rinuncia, che mortificano la vita. Nietzsche vuole che la vita si realizzi in tutte le sue potenzialità. E consiglia perciò un atteggiamento «creativo» che dia alla vita tutta la sua pienezza, analogo a quello dell´artista che imprime alla sua opera una forma bella. In tal senso la sua nuova morale è una sorta di «estetica dell´esistenza» il cui imperativo raccomanda: «Diventa quello che sei!» E anche se la vita non è bella, sta a noi cercare di renderla tale.

Uno dei problemi della Chiesa attuale è che la produzione della felicità le è sfuggita di mano. Ma non è colpa di Nietzsche se la forza dei Vangeli svanisce e la condizione dell´uomo occidentale è sempre più paganizzata.

(da La Repubblica, 10 aprile 2009, pagina 46, sezione: CULTURA)

18 pensieri su “Tutta colpa di Nietzsche? di Franco Volpi

  1. Mi dispiace dare questa orribile notizia. Franco Volpi è stato uno dei pensatori italiani più originali e produttivi degli ultimi anni, a lui dobbiamo la riproposta dei classici della filosofia tedesca contemporanea e il gusto dello scoperta di autori sconosciuti al dibattito tra studiosi, come il colombiano Nicolás Gómez Dávila.

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  2. Ricordo lo sguardo buono del giovane assistente di Enrico Berti che nel giugno del ’78 mi stupì con la domanda di apertura del mio 1° esame universitario, quello di Storia della filosofia:
    “Le abbuono le domande che dovrei rivolgerle sulla Parte generale di quest’esame, se mi risponderà correttamente alla seguente: con quale filosofo appare per la prima volta in Occidente la distinzione chiara tra il concetto di essenza e quello di esistenza?”.
    L’emozione del momento è di quelle che non si scordano. Come lo stupore (mio) per lo sbilanciamento con cui (in maniera benevolmente eccessiva?) il dottore di poco più anziano di me si era esposto nei confronti di un Berti che guardava un po’ incuriosito.
    E il seguito: la sorpresa di Volpi per la risposta azzeccata, il complimento e l’ aperto sorriso di entrambi che mi introdussero alle domande rivoltemi da Berti sulla Parte monografica.
    Fu Franco Volpi a firmare l’esito felice dell’esame che inaugurava le pagine del libretto.
    Ne conservo fotocopia. Il ricordo di Franco Volpi, oggi, si fa ancora più vivido…

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  3. L’ho appena saputo e non c’è parola che possa dire, voglio andare subito a cercare rifugio nella sua in uno dei tanti libri che occupano un posto speciale nella libreria e nella mia vita. Dopo di che piangerò sotto la doccia, dove nessuno può vedermi. Le lacrime portate vie dall’acqua sgorgheranno meglio e, forse, questa rabbia che mi fa pensare cose cattive e stupide come “perché fra tanti di cui non si sentirebbe la mancanza proprio l’immmenso Franco Volpi doveva incontrare la morte prematuramente…” si placherà.

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  4. In Italia, solo un corso ho seguito assiduamente e in continua tensione intellettuale: era il corso del Prof. Volpi: iniziava alle 8 :30, martedi’ e finiva sempre troppo presto. Di tutti gli altri corsi, ricordo poco e potevo pure mentire spudoratamente “programma frequentante” quando, invece, per tutto l’anno con la coda dell’occhio guardavo gli altri studenti entrare compunti in aula. Con il prof. Volpi non si era mai “compunti”: ogni lezione scardinava assi di un quieto vivere.

    Mi ha mandato (senza volerlo) in varie parti d’Europa: Lovanio, Lussemburgo, Svizzera, Germania, e mi avrebbe mandata anche in Spagna, in Inghilterra ecc… Adesso sono a Parigi. E forse, solo perché, al giorno del mio esame, mi disse: Signorina, ho una mera pratica burocratica: “A, no, B, si, C, no” . Scusi, prof.re, ma perché “C” no ? Ah Lei ha il cognome che inizia con C ? C …come complimenti, ha vinto una borsa di studio a Lovanio.”

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  5. Sono davvero costernato per Volpi.
    Me lo ricordo, vincitore con me nel 1982 di una borsa dell’Istituto di studi filosofici, correre allegro e giovane per Napoli e in una bellissima gita a Capri…

    Per quanto invece riguarda Nietzsche, credo che oggi dovremmo tornare a prendere sul serio la sua categorica proposta di umanità.

    Nietzsche pretende di dare un nuovo inizio alla storia del mondo, e che questo sia possibile solo rovesciando l’intero schema morale delle civiltà, ed in particolare distruggendo quel cristianesimo che è il culmine della morale del risentimento.

    Se il Crocifisso è il Dio degli schiavi e dei perdenti, Dioniso è il dio dei dominatori, spietati, perché animati da quella volontà di potenza, che è l’essenza stessa della vita.

    Nietzsche non è tanto un ateo, ma un credente in un Dio arcaico e feroce.
    Scrive in Al di là del bene e del male:
    “Qui si deve considerare la cosa a fondo, fino alla radice, e guardarsi da ogni debolezza sentimentale: la vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione nei confronti dell’estraneo e del più debole, oppressione, rigore, imposizione delle proprie forme, assimilazione e almeno, nel caso migliore, sfruttamento”.

    Questo è il suo pensiero essenziale, la sua visione “ontologica”.
    E oggi dobbiamo deciderci: da quale parte vogliamo stare? con Dioniso o con il Crocifisso?
    Al di là dei problemi della Chiesa: quale progetto di umanità desideriamo alimentare?

    Credo che il tempo delle interpretazioni all’acqua di rose di Nietzsche sia finito.
    Egli ci pone di fronte un quesito chiaro e fondamentale: Cristo o Anticristo?
    In ciò mi pare che consista la sua attualità.

    Marco Guzzi

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  6. Mi accorgerò solo lunedì, quando l’aula N del Liviano si apre
    che non c’è più.

    Sono una studentessa del secondo anno di filosofia,
    ed è il secondo anno che seguo rapita le sue lezioni,
    le più belle.
    Persone come lui dovrebbero vivere in eterno, in proporzione a quello
    che ci regalano ogni giorno.

    Aspetto lunedì,
    perché ancora non riesco a capacitarmi
    di quella cattedra vuota.

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  7. @ Marco Guzzi
    Caro Marco, l’improvvisa e tragica scomparsa di Volpi ha colpito profondamente tante persone che, come me, conoscevano soltanto lo zelo, il rigore, in una parola la serietà, dello studioso, e davvero ora ho il rammarico di aver scambiato con lui soltanto poche parole, pur avendo avuto più occasioni di incontrarlo in maniera meno casuale.
    Quello che tu dici di Nietzsche è naturalmente frutto di una lettura (plausibile, per carità) di alcune parti di un’opera complessa e labirintica. Come dice Volpi, un subisso di frammenti e aforismi la cui combinazione in una dottrina d´insieme è tutt´altro che assodata.
    Nietzsche è un pensatore che pone domande e che dà l’impressione di essere costantemente divorato da un’ansia di verità. Io non ne farei un “credente in un dio arcaico e feroce”, piuttosto un profeta di possibilità, aperture esistenziali in linea di principio illimitate, un mistagogo dell’inesplicabile e dell’inaspettato (che Volpi mi perdoni questa banalizzazioni).
    Aggiungo che estrapolare un periodo da un testo e costruirci sopra un’interpretazione complessiva non mi pare buona ermeneutica.
    Ciao, con amicizia

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  8. Aggiungo ancora che ho avuto la tentazione di rispondere a Volpi il giorno stesso in cui è uscito il suo articolo, perché avevo in mente la nota espressione nicciana siate fedeli alla terra! che mal si concilia con l’esaltazione di un’etica aristocratica e con il “dileggio dell’umiltà e dell’obbedienza”. Nietzsche criticava la tradizione cristiana occidentale (non conosceva quella orientale, quella dei padri del deserto, ecc.) in quanto “platonismo per le masse”, cioè come sistema di credenze incentrato sulla trascendenza, sull’esistenza di un mondo “altro” rispetto al mondo terreno. Questo per Nietzsche è illusione, inganno, tradimento.

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  9. Nietzche, invece, e lo si sa, conosceva per sommi capi il Buddismo.
    Anche lo stesso Wagner fu affascinato dalla figura del Buddha.
    Ambedue avevano letto almeno qualche traduzione in tedesco di quelle poche opere buddiste allora diffuse in Europa.
    Si dice che la dottrina del superuomo nasca ispirata proprio dopo una lettura, certo personale, parziale di un vita del Buddha.
    Però, gli scritti buddisti sono una galassia e molte le scuole.
    Bisogna ancora ricordare che la prima rivista buddista europea fu edita in Germania nel 1903, uscì addirittura prima un catechismo buddista.

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  10. sto piangendo gia molte ore – ho saputo questa tragica notizia solo oggi stamattina

    non so che fare ora

    Franco mi ha invitato all’ Unversita’ di Padova far vedere i miei quadri nietzscheani, stavamo parlando del mio viaggio a Padova a lungo – gia’ piu di un mese, dei biglietti, di aereo, albergo etc
    macavo solamente un “invito”, di cui ho scritto a Franco proprio il tredici di aprile

    puo sembrare un caso proprio mistico, gia odio il mio nome, e’ HADES, dio dei morti nella Grecia antica

    ma non e’ cosi, e solo una coincidenza fatale e tragica, sento una grandissima simpatia verso questa persona, che peccato che non potremmo mai vedersi piu dal vivo!
    ((
    forse debbo venire a Padova e fare tutto questo che voleva da me il filosofo – la lezione dedicata a Nietzsche dev’ essere organizzata a tutti i costi e lo faro’ senz’altro

    (Franco! se mi leggi ora, sa, lo faro’ tutto che avevo promesso!!!)

    o Dio mio, che tragedia ….

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  11. Carissimo Roberto, proprio ieri ho tenuto un seminario su Nietzsche con Sossio Giametta, che forse conosci come uno dei massimi studiosi e traduttori del poeta-filosofo.

    Ho amato e studiato Nietzsche tanto a lungo da arrivare ad una conclusione semplice:
    Nietzsche è molto più coerente e comprensibile di quanto i nietzschiani degli ultimi trenta anni hanno detto.
    (Tra l’altro Giametta, che studia Nietzsche da 60 anni su questo era del tutto d’accordo)

    Alla fine di Ecce Homo lui stesso si riassume così:
    Sono stato compreso? Dioniso contro il Crocifisso.

    Da qui deriva tutto il resto.
    E Nietzsche va fino in fondo nella sua convinzione che la crisi della civiltà derivi dalla vittoria della morale degli schiavi, trionfante nella figura del Cristo.
    Fino a legittimare la schiavitù e addirittura il ritorno ai sacrifici umani, come ha mostrato René Girard, uno degli interpreti più limpidi di Nietzsche.

    Nietzsche va preso sul serio.
    Come lui voleva d’altronde.
    Lui si considerava un destino, un lieto annuncio, dinamite, e non il propugnatore di qualche visione estetica e innocua dell’esistenza.
    Nietzsche arriva alla Maledizione del cristianesimo come tale, e non solo delle sue degenerazioni.
    E nulla è più lontano da lui e dall’ontologia della volontà di potenza della compassione o dell’estinzione delle pulsioni dell’ego, proprie del buddhismo.
    Nietzsche ci insegna a fare filosofia a colpi di martello,e non col fioretto degli esegeti francesi e italiani degli anni ’80.

    Diamo a lui la parola:
    “Qui si deve considerare la cosa a fondo, fino alla radice, e guardarsi da ogni debolezza sentimentale: la vita è essenzialemnte appropriazione, offesa, sopraffazione nei confronti dell’estraneo e del più debole, oppressione, rigore, imposizione delle proprie forme, assimilazione e almeno, nel caso migliore, sfruttamento.”

    L’essenza della vita è la volontà di sopraffazione: questa è la sua verità, e l’uomo vero deve adeguarsi a questa verità, incarnando la forza spietata della vita.
    (Che qui si intraveda l’essenza di pura potenza della tecnica, come si sa, è la lettura di Heidegger)

    Sono stato compreso? Dioniso contro il Crocifisso.

    A noi la scelta.
    Nietzsche è importante ancora oggi perché ci ripropone con radicalità e senza ambiguità politicamente corrette un bivio senza compromessi.

    Così almeno a me pare….ovviamente.
    Saluti oltrenietzschiani

    Marco Guzzi

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  12. sì, Guzzi,
    in effetti fece una lettura proprio personale di quel che potè sapere di buddhismo, prese quel che gli faceva comodo,
    o meglio, che più si confaceva al suo carattere.
    Anche il Dioniso di Nietzsche è il suo Dioniso reinterpretato, non quello dei miti, quello che lui ha voluto cogliere, così per il Cristo e il Cristianesimo.

    Schopenauer invece approndì e si appassionò alle problematica del dolore come veniva posta nel primo buddismo.

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  13. A me invece una lettura così decontestualizzata di una singola frase, fatta senza tenere in alcun conto il grande dispositivo metaforizzante del linguaggio di Nietzsche, non convince proprio.
    Affrontare un testo filosofico come se fosse propaganda, o una guida pratica per l’azione e il pensiero, fa smarrire lo specifico teorico di ogni autore.
    la vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione nei confronti dell’estraneo e del più debole ecc. è una presa d’atto della realtà o un auspicio?
    Insomma, quello di Nietzsche è un pensiero complesso, problematico, non esente da contraddizioni, espresso in uno stile letterario, evocativo, a tratti oracolare, che richiede la messa in opera di strumenti di analisi e di critica.
    Interpretare Nietzsche come il teorico della sopraffazione sanguinosa sarebbe come condannare in blocco il pensiero di Hegel perché nella Fenomenologia il riconoscimento delle autocoscienze avviene per mezzo del conflitto, non dell’amore (ah, fate la guerra, non perdete tempo a fare all’amore!) o perché nei Lineamenti la guerra è il momento strutturale della storia.

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  14. Io, da umile creatura non scalfita ,non ridotta ai minimi termini da un dio rimasto solo,un dio che gli uomini-alcuni-hanno piegato al ruolo di infedele alla natura in quanto vendicativo con le sue gioiose creazioni,un dio che è buono per chi deve manipolare e snaturare l’umano(altri umani),un dio che-non può- esistere- così:e Nietsche-splendida creatura -troppo oltre nei tempi-lo aveva intravisto:se un dio esiste non può che essere gioioso.E le sue vesti(di Nietzsche) furono stracciate,e tirate a destra e a sinistra,e infine l’uomo stesso ne fu dilaniato.
    Onore e gloria imperitura a chi è stato fedele interprete del suo pensiero,così pieno di iperbole,così amoroso per l’umano stesso.Grazie Volpi.Ho amato Nietzsche e tu me l’hai restituito puro,intonso.Grazie

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  15. credo che se si vuole leggere Nietzsche come filosofo pacifista, compatibile con la democrazia, con il pacifismo, completamente estraneo a quello che fu il nazismo e il fascismo, allora ci si sta ostinando su una strada proprio sbagliata, una strada che tradisce i messaggi chiarissimi, sempre più chiari che ha lanciato Nietzsche, soprattutto dalla metà degli anni ottanta dell’ottocento in poi. Se si ha questa ostinazione, allora è meglio cambiare autore, e puntare, un nome su tutti, su Emerson, che peraltro fu amatissimo da Nietzsche (in particolare il suo “Condotta di vita”)

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  16. Carissimi sono Giovanni Dal Santo ed ero con Franchetto sin dalle elementari in Patronato a Vicenza e già dimostrava di essere una due cento spanne più in alto di tutti noi.Mi é mancato il Cuore quando é mancato lui, ma la nostra partenza non sappiamo quando arriva e una preghiera é sempre nel mio spirito per il povero Francesco persona arguta, speciale, eccellenza Italiana nelle espressioni filosofiche di altissimo livello. Non entro nel merito ma vi ricordo solo che l’uomo é carne e cuore e che il mistero della propia esistenza é affidato ad ognuno di noi con i fatti svolti solamente nel bene ed il resto é solo ciarpame, egoismo e la forza di Dionisio potrebbe essere svalutata da altrettanta forza contraria di grandi personaggi come Sant’Agostino, San Francesco, San Giovanni Bosco, Madre Teresa, San Pio, e tutti i Santi uomini e donne che hanno messo al centro sempre l’uomo solo l’uomo creatura di Dio. Vi saluto cordialmente e rivolgiamo tutti, quando ne siamo convinti sia materialmente che spiritualmente, una mesta ed umile preghiera, forse unica via possibile che ci possa far intimamente colloquiare con il povero Francesco.
    Giovanni Da Santo.

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