Una vita insieme con Bob Dylan

bobdylantogetherthroughlife

di Loris Pattuelli

Sta per uscire Together through life di Bob Dylan, un disco molto bello e anche molto diverso da Modern times. Una vita insieme, dice il titolo in copertina; una vita insieme, dice la foto degli innamorati che si baciano sul sedile della machina; una vita insieme, e le canzoni dell’anno scorso contenevano un po’ di tutto, mentre quelle di quest’anno sembrano fatte quasi di niente.
Hai presente l’orto francescano? Un terzo coltivato a frutti, un terzo coltivato a fiori e un terzo coltivato a malerbe. Ecco cosa mi ricorda questo lavoro. Mi rigiro tra le mani la copertina dell’album, le canzoni sono dieci, tutte bellissime e tutte e dieci che strizzano l’occhio all’amore e a tutte quelle altre meraviglie che gli passano accanto. Si incomincia con un rock-blues latineggiante intitolato Beyond here lies nothin’, e poi si prosegue con un giochino da crooner chiamato Life is hard. Un bel blues alla Willie Dixon è invece My wife’s home town, mentre If you ever go to Houston fa venire in mente It takes a lot to laugh, it takes a train to cry. L’elenco prosegue con Forgetful heart, Jolene e la frontaliera This dream of you. E più avanti ancora c’è il gospel-blues di Shake shake mama, e poi anche un country obamiano chiamato I feel a change coming on. Il disco si chiude con un boogie apocalittico alla John Lee Hooker intitolato It’s all good. Qualche frammento mischiato alla rinfusa? Il primo ci ricorda che “niente è stato fatto e niente è stato detto”, il secondo parla di “una porta che si è chiusa e che forse non è mai stata una porta”, e poi c’è “un orfano di padre, di madre e di amici”, un avviso che “va tutto bene”, e per ultimo anche “un cambiamento che sta per arrivare”. Interessa a qualcuno un disco pieno di sogni, di paure, di violenze e di speranze? A me sembra tutto così romantico, così familiare, mi verrebbe quasi voglia di piantarla qui e di andare a dormire. Dice l’autore in una recente chiacchierata con Bill Flanagan apparsa su www.bobdylan.com : “Non sembra che ci sia consenso generale tra coloro che mi ascoltano. Alcuni prediligono il mio primo periodo. Alcuni il secondo. Altri il periodo cristiano. Altri ancora il post-colombiano o quello pre-raffaelita. Alcuni preferiscono le mie canzoni degli anni novanta. Ora vedo che al mio pubblico non importa molto di che periodo siano le canzoni. Percepiscono lo stile e la sostanza in modo più viscerale e si lasciano andare a questo”.
Piccola novità, credo molto importante: alcune canzoni sono state scritte con Robert Hunter dei Grateful Dead. Altra cosa da segnalare è la fisarmonica: il disco la celebra in un modo assolutamente originale. Dove uno si aspetterebbe di trovare un’armonica, un organo, oppure una chitarra, c’è invece David Hidalgo dei Los Lobos che suona questo strumento come fosse un’orchestra, una campanella o il tamburo di uno sciamano. L’effetto è stupefacente, spiazzante, diciamo pure esaltante fino al rimbambimento. Sempre a proposito di Together through life, Bob Dylan parla anche del suono della Chess Records degli anni cinquanta, vale a dire il salotto buono del rock’n’roll, del blues e del country. Ecco la sua spiegazione: “Credo sia il mio suono preferito. Mi piace l’atmosfera di quei dischi, l’intensità che hanno. Il suono è sgombro. C’è potenza e suspense. L’intera vibrazione sembra uscire direttamente dalla tua testa. E’ viva, è proprio lì davanti a te”. Considerando che sono soltanto al terzo ascolto, direi che questo disco promette di essere proprio un grande disco, una miscela di rock bastardo, Chicago blues e country di frontiera veramente perfetta. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Dopo tutto (e per nostra fortuna) quella cosa chiamata canzone è soltanto una parola di sette lettere. Tu la volti, la rivolti e la torni a rivoltare, ed è tutto così semplice, così naturale, così gloriosamente umano: da una parte ci stanno le ombre e dall’altra i fiori. Mia nonna ci avrebbe aggiunto anche un bel “come sempre” di incoraggiamento.

15 pensieri su “Una vita insieme con Bob Dylan

  1. Moder Times era bello ma non trascinante. Non mi aspetto grandi novità da Dylan. La serie dei bootleg ha rotto e sono perlopiù inutili, eccetto 1-3 che consiglio d’avere e da ascoltare. Ma tutti i live usciti come bootleg ufficiali, 4, 5… perfettamente inutili, solo per impinguare le tasche di Bob e della Columbia. L’ultimo periodo di Dylan è il più scadente, anche musicalmente parlando: il Dylan migliore è quello degli esordi. Non credo che Dylan possa fare la parte del novello Willie Dixon. Mi spiace per lui, ma il suo blues è gnaulante e basta. Per me non ha più niente da dire, anche a livello musicale. Un po’ come Springsteen i cui ultimi album sono proprio brutti, ma brutti davvero: pop, ma pop fatto coi piedi.

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  2. Menomale che c’è Iannozzi…
    Io invece dopo avere letto questo post me ne vado a dormire più contenta, non vedo l’ora di sentire l’album, anzi me lo compro. I più grandi si contano sulle dita di una mano di Django Reinardht.

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  3. Da ieri sera AMAZON trasmette in esclusiva il primo video del disco. Vale la pena dargli un’occhiata. C’è una canzone (Beyond here lies nothin’)che da sola vale il prezzo del CD e poi ci sono le bellissime fotografie in bianco e nero di Bruce Davidson. Credo sia uno dei migliori Dylan di sempre, un qualche cosa, se mi è permesso l’azzardo, che si avvicina alla trilogia elettrica BRINGING IT ALL BACK HOME-HIGHWAY 61 REVISITED-BLONDE ON BLONDE. Preso dall’entusiasmo, forse ho esagerato un pochino, ma non più di tanto. Questo è un grande disco, fidatevi.

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  4. Chiedo scusa all’onomastica universale se ho sbagliato il posto della h. E ringrazio il prof. Iannozzi per la gentile concessione e il paterno permesso che mi dà di comprare il disco. Le mie mani sono belle e brave,l’unico problema è che mi mangio le pellicine. La mia canzone preferita di Bob Dylan è Sad Eyed Lady of the Lowlands. Fine della scheda.

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  5. Non hai proprio bisogno del mio permesso. Figuriamoci. Io ho solamente detto la mia su Dylan e su Mordern Times e sui vari bootleg che sono usciti. Una opinione e null’altro. Per me puoi comprarti tutto quello che vuoi, da Dylan alle scarpette di cristallo. 😀 Non hai affatto bisogno di ottenere un mio nulla osta.

    Ti mangi le pellicine? ^__^ Perché? perché lo fai? 😀

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  6. E’ che il tuo commento sembra pretendere di riassumere tutto dylan in 7 righe + 1 parola che peraltro è piedi(In a soldiers stance, I aimed my hand/ At the mongrel dogs who teach/
    Fearing not that Id become my enemy/ In the instant that I preach…). E’ che hai una serie di verità belle e pronte (…Good and bad, I define these terms/ Quite clear, no doubt, somehow./ Ah, but I was so much older then,/ I’m younger than that now…). Se avessi detto soltanto “a me piace il dylan degli esordi”, magari…ma pure ‘sti esordi, che vvo ddì? Prima della svolta elettrica?
    Se trovi qualche refuso nei versi citati, li ho presi da qui:
    http://www.lyricsfreak.com/b/bob+dylan/my+back+pages_20021154.html
    reclama se mai con loro

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  7. E chi ha mai avuto la pretesa di riassumre Dylan in quattro righe da opinionista!!! Ti sbagli, è una impressione sbagliata. Per dire di Dylan non ci basterebbe una enciclopedia. Dicevo soltanto che i bootleg mi sembrano perlopiù inutili, eccetto il cofanetto di 3 dischi 1-3. Ma gli altri, be’, sono live e non troppo belli. Poi non sono il primo a preferire il primo Dylan a quello degli anni Novanta e del 2000. Come per ogni grande artista che ha piazzato sul mercato tanti dischi, alcuni sono molto validi, altri un po’ meno, altri ancora inutili. Leonard Cohen ad esempio ha piazzato dei dischi ma sempre di ottima qualità, pochi live e poche raccolte ufficiali. Di Dylan c’è tantissimo di ufficiale che però non è essenziale, a mio avviso. Solo l’opinione di uno fra tanti. Nessuna pretesa enciclopedica.

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  8. Per me il meglio dell’ultimo Dylan resta Oh Mercy ma anche tutto il resto è sempre nobile arte del più nobile tra i folksingers.
    Vado e compro di corsa.

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  9. Iannozzi:
    Mi sarò sbagliato sulle pretese enciclopediche. Naturalmente onore al vecchio Leonard!( Che pare abbia ha pure rischiato di pigliarsi un colpo di balestra in testa dal picchiatello Phil Spector, che mi sa che è vero, viste poi le ultime notizie)

    Ma nessuno cita come grande disco dell’ultimo Bob “Love and Theft”?

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  10. Love and Theft? Mah! Gli preferisco Time out of mind.

    Pare anche che Leopardi non abbia mai fatto un bagno in vita sua. Diciamo che un po’ la sfiga se la andava cercando. 🙂

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  11. Ribattendo sempre lo stesso chiodo, BEYOND HERE LIES NOTHIN’ mi fa venire in mente BLACK MAGIC WOMAN. Questa celebre canzone esiste in due versioni: c’è quella scritta da Peter Green e poi c’è ovviamente quella di Carlos Santana. BEYOND HERE LIES NOTNIN’ mi ricorda sia l’una che l’altra, è un miscuglio di blues di strada, di rock bastardo e di umori di frontiera veramente perfetto. Credo che il Dylan del nuovo millennio sia intenzionato a ricreare la musica popolare, e credo intenda farlo con uno spirito non molto diverso da quello che usa per ricreare le canzoni del suo repertorio. Anche Fabrizio De André farebbe oggi un qualche cosa del genere. Anzi, aveva già incominciato a farlo nel 1984 con CREUZA DE MA.

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  12. Pingback: DYLANIATI(1) FINALMENTE IL NUOVO ALBUM « Doctor Blue and Sister Robinia

  13. io di dylan devo ancora imparare mille milioni di virgole, virgolette, parentesi e respiri.
    non riesco mai a professare imperiosamente se siano meglio gli inizi o l’ultimo album di un grande cantautore. mi par che non ci sia mai un cominciamento. della fine poi nulla posso sapere. mi sembra di poter amare un percorso, che può essere fatto di deviazioni e smottamenti, cadute e rimabalzi. bello per questo, no? un grande percorso… bello per questo.
    che gioia nel sapere di dover imparare ancora così tanto di dylan…

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