Una generazione di cuori in fuga dall’Italia

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Il 25 aprile dei giovani italiani a Barcellona

Chi lascia l’Italia, oggi, non è spinto soltanto da motivazioni economiche: molti giovani – giovani straordinari (ce ne sono, si vedono poco solo perché a loro interessa vivere, e vivere bene, non esibirsi davanti a una telecamera) – abbandonano soprattutto un clima psicologico e morale: un Paese che sentono perduto, o in via di perdizione quale la misura di tutto sono diventati i soldi, la furbizia, l’apparenza. Si lasciano alle spalle – almeno provano – una visione del mondo fascistoide, basata sul sopruso, sull’umiliazione della meritocrazia, sulla triste negazione del potere creativo della natura e delle persone.
Forse anche nel mondo sta andando così, ma non a tal punto, credo.
Ho l’impressione che in Italia l’idea cancerosa del puro, semplice e brutale profitto governi l’economia e le esistenze individuali più che in tantissimi altri paesi. Ho la sensazione che il popolo dei furbi, dell’egoismo e dell’ingiustizia abbia quasi cancellato la nostra gioia di vivere.
Ecco perché tanti giovani divorziano dal nostro (nostro?) Paese, ecco perché se ne vanno: “Quando la creatività diventa capitale inerte, quando la ricchezza (“La ricchezza ottenuta senza sforzo è un furto”, diceva Gandhi) si impregna di un falso potere, ai vivi viene data la morte, e ciò che è morto prende vita”. Così mi disse una volta, in un’intervista, Vandana Shiva.
E i vivi, finché riescono, scappano (e lasciano i brutti alla loro brutta vita, direbbe Bukowski) .
Dunque, in un mondo nel quale la finzione è diventata realtà, e il reale è stato ridotto a finzione, in un mondo nel quale in nome delle “esigenze produttive” si insegue una falsa idea di perfezione (non esistono esseri perfetti! La diversità dell’imperfezione è la cosa più bella del mondo), in un mondo nel quale la diversità deve essere estirpata e quindi non c’è più posto per il piccolo, l’insignificante, il marginale, in un mondo di questo genere si compie un delitto capitale: su uccide la speranza. E pazienza farlo in chi ha già vissuto una fetta di vita, e ricorda tempi ben migliori, e vitali. Ben più mostruoso è uccidere la speranza in quelli che hanno venti, venticinque anni.
(Per i trentenni invito a leggere un bellissimo libro di Concetto Vecchio in uscita da chiarelettere: “Giovani e belli. Un anno fra i trentenni italiani all’epoca di Berlusconi”. Piccolo assaggio: “La verità è che ci siamo disumanizzati, proviamo terrore verso i sentimenti, non ci vogliamo più mettere in gioco, molto più facile dedicarsi al lavoro.” Anna B., 32 anni).

Quello che mi hanno scritto questi giovani, invece, mi sembra motivo di speranza.
Lascio la parola a loro, che è tempo:giovani-e-belli

C’erano una volta i “cervelli in fuga”. Oggi nasce la generazione di quelli che potremmo chiamare “cuori in fuga”. Sono tutti quegli italiani che non lasciano l’Italia solo per trovare un posto dove la ricerca scientifica e il merito siano maggiormente valorizzati. A quegli esuli della conoscenza oggi infatti si aggiungono sempre più quelli che vanno via dall’Italia perché, semplicemente, nel proprio paese non si sentono più a loro agio.
“Oggi chi lascia l’Italia lo fa per trovare la felicità”. Lo ha detto proprio a Barcellona un paio di mesi fa Roberto Saviano, scrittore che forse meglio di ogni altro ha saputo interpretare la sensazione di frustrazione che spinge molti italiani a cercare la soddisfazione personale altrove.
A tutti questi italiani – si stima che nella sola Catalunya ce ne siano almeno 50mila – si rivolge il Movimento per la sinistra (MPS), che per la festa di Liberazione del 25 aprile ha organizzato una festa al Parc de l’Estació del Nord, dalle 15.30 alle 20.00, proprio accanto a dove si fermano gli autobus in arrivo dall’aeroporto low cost di Girona. Alla festa, tra musica, performance teatrali e chiacchiere, MPS ha inventato le “primarie della felicità”: ai sette perché trovati dagli organizzatori, i partecipanti potranno aggiungere i propri motivi di soddisfazione riguardo alla loro vita spagnola. Si potrà anche votare sul blog del movimento
http://mpsbarcelona.blogspot.com il perché che meglio esprime la propria ragione di felicità.
“Ci sembra importante riflettere su questi – e altri – motivi”, scrivono infatti nel volantino di presentazione, “perché vorremmo capire cosa rende la Spagna così diversa dall’Italia, e, di conseguenza, cosa manca al nostro paese per tornare a essere un luogo dove sia non solo possibile, ma anche desiderabile, vivere”.
Le idee raccolte serviranno per dare più sostanza e concretezza alle proposte quando anche il Movimento per la Sinistra di Barcellona contribuirà alla costruzione di un’agenda politica in Italia, a partire dall’aggregazione di soggetti che sotto il nome di “Sinistra e Libertà” concorreranno alle prossime elezioni europee del 7 e 8 Giugno.

Per contatti:

http://mpsbarcelona.blogspot.com
www.movimentoperlasinistra.it

10 pensieri su “Una generazione di cuori in fuga dall’Italia

  1. Che dire?, Carlo, se potessi andrei anch’io.

    E questa, poi, è una bella domanda:

    “vorremmo capire cosa rende la Spagna così diversa dall’Italia, e, di conseguenza, cosa manca al nostro paese per tornare a essere un luogo dove sia non solo possibile, ma anche desiderabile, vivere”

    Per intanto grazie!

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  2. “vorremmo capire cosa rende la Spagna così diversa dall’Italia, e, di conseguenza, cosa manca al nostro paese per tornare a essere un luogo dove sia non solo possibile, ma anche desiderabile, vivere”

    É da un anno che vivo a Madrid.
    É da un anno che cerco una risposta e non riesco a trovarla

    grazie per l’articolo

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  3. penso che la misura di tutto, da che esistono, siano i soldi, il potere, l’apparenza. ognuno di noi vi ha a che fare: tutti abbiamo bisogno di denaro, sottostiamo ad ordini gerarchici, occupiamo posizioni; tutti, con la scusa di un qualche dovere da assolvere, teniamo al nostro aspetto. non c’è niente di sbagliato in questo. la tentazione molto forte è quella di denigrare tutto quanto appare come forma a favore del contenuto. ma la forma è anche contenuto: non sempre, non ovunque, ma lo è. ora il problema non sono i schei in sè, ma ciò che essi mascherano, a cominciare dalla loro provenienza. quello che disturba, ripugna, fa scappare è il vedere il conto in cui sono tenuti senza contraddittorio alcuno. l’irrisione a tutto quanto non sia luccicante, opulento, superfluo. quello che turba è che sotto il portafogli non batte, lì, sotto il taschino sinistro della giacca firmata, un cuore. è scoprire che ogni uomo ha un prezzo. finché questa frase ad effetto la pronuncia il cattivo dei film, il gangster, stiamo tranquilli nel nostro mondo di valori sorpassati: l’amicizia, la lealtà, l’amore, la cultura, l’onore, la fedeltà. quando il prezzo è quel cartellino che sentiamo penderci sul capo la cosa si fa inquietante. quando i soldi permettono a chiunque di fare il bello e il cattivo tempo, mentre l’intelligenza non consente nemmeno di dare un indirizzo alla propria esistenza, allora scatta il desiderio di fuga. non può nemmeno appresentarsi alla coscienza un barlume di ribellione, di voglia di cambiare, di dare un corso diverso alla propria e altrui vita: per farlo ci vuole solidarietà, comprensione, obiettivi comuni. ma quel potere, quel modo di stare al mondo, ha spezzato per tempo le gambe alla com-passione, in modo che nessuna voce si levi e che la protesta, semmai avrà l’ardire di pronunciarsi, appaia come il vaneggiamento di pochi poveri pazzi. questo è il nostro paese. e la televisione il suo sacerdote.

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  4. E’ vero anch’io “ho la sensazione che il popolo dei furbi, dell’egoismo e dell’ingiustizia abbia quasi cancellato la nostra gioia di vivere”, anch’io da qualche anno sogno o progetto di trasferirmi in Spagna. Non so se lo farò prima o poi. Però non intendo gettare la spugna, rispetto alla situazione, qui.

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  5. In Spagna i pubblici ministerinio e la magistratura dipendono direttamente dal governo come vorrebbe Berlusconi e stenta ad ottenere.
    In Spagna il governo che governa è di minoranza. Non ha nemmeno bisogno di una maggiormnza parlamentare, non esiste il voto di preferenza, i candidati sono scelti dai partiti a lista chiusa.
    In Spagna le crisi di governo come quest’ultima sono extraparlamentari, il nuovo c¡governo non ha bisogno di ottnere la fiducia della magioranza dei parlamentari.
    In Spagna la corruzione dei comuni è pratica generale.
    In Spagna la speculazione edilizia ha letteralmente cancellato paesaggi, natura, traduzione e costumi di intere province.
    In Spagna i “convemnios urbanisticos” permettono di fatto l’espropriazione di case e terreni a vantaggio di privati convenzionatii con i comuni tramite l’imposizione di oneri di urbanizazzio abusisvi: se vuoi conservare il tuo orto devi dotarlo di un parcheggio sotterraneo di 2 piani per 20 vetture (vedi rapporto auken del parlamento europeo).
    In Spagna lo stato finanzia al cento per cento la scuola privata clericale. Le scuole pubbliche sono ghetti per immigrati e zingari.
    In Catalogna, alcuni gitanos sono morti bruciati vivi perché la polizia non ha risposto alle molte chiamate per un fuga di gas. (Non si è aperta nemmeno un’inchiesta).
    In catalogna il governo ha proposto, e legiferato in proposito, classi speciali per gli alunni immigrati.
    In Spagna gli immigrati senza documenti no possono accedere all’assistenza sanitaria.
    In Spagna i disoccupati sono intorno al 20%
    In Spagna il lavoro precario e ultraprecario è maggioritario tra i giovani.
    In Spagna le famiglie sono indebitate da mutui quasi usurari che ne strozzano la maggioranza.
    In Spagna da Madrid a Barcelona si puó andare solo con la alta velocitá che costa quattro volte quello che prima costava il biglietto.
    In Spagna si costruisce senza criterio una rete spropositata di treni ad alta velcitá con stazioni predisposte in mezzo al niente per favorire la crescita di cittá artificiali speculative stile Dubai.
    In Spagna il sostegno nella scuola pubblica e ridotto al lumicino, il tempo pienose lo pagano i genitori ecosta caro e la mensa anche sono mediamente 900 euro l’anno.
    In Catalogna si è imposta una linguia regionale con procedure discriminatori (che cosa direbbero i nostri giovani cuori se Bossi avesse imposto l’uso esclusivo e obbligatorio del milanese a Milano?).
    In Spagna non vi é una legislazione antimafia.
    In Spagna non è previsto il reato di associazione mafiosa.
    In Spagna i detenuti dell’organizzazione mafiosa e terroristica ETA hanno diritto a una pensione per i familiari per il solo fatto di essere detenuti. (Che direbbero i nostri cuori infrantise Ghedini proponesse qualche cosa del genere per Mafia Camorra Nrangheta).
    La Spagna è il paradiso del riciclaggio del denaro sposrco del narcotraffico e delle mafie.
    In Spagna i giudici sono comodi (dice Sandokan di Casal di Principe).
    In Spagna la polizia carica selvaggiamente gli studenti dell’Onda locale che cercano timidamente di occupare un’aula di Universitá.
    Naturalmente a barcellona il clima e buono si balla si canta e si fa festa. S non si è operai licenziati dal settore dell’indotto dell’automobile e delle cstruzioni, se non si è equatoriaani o gitanos.
    Ma i nostri cuori infranti sono ricchi sfaccendati si sa: “Barcelona es bon si la bolsa sona”
    Cordialmente
    genseki

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  6. il fatto che il quadro riportato da genseki sia orrendo, il fatto che il post parli di giovani a barcellona, non risolve il fatto che si stia bene in italia. non possiamo cavarcela con “tutto il mondo è paese”. lo schifo di qui resta schifo: un altrove è desiderabile, come moto dell’animo. epperò rimaniamo qui: sarebbe bello rimanere per lottare ed offrire ai più giovani delle opportunità.

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  7. @ 5
    Grazie al cielo siamo in Italia, clima salubre, paesaggio, gente spensierata e tanta voglia di futuro.
    Tu dici:
    >i>In Spagna la speculazione edilizia ha letteralmente cancellato paesaggi, natura, traduzione e costumi di intere province
    ma questo si può dire ormai di quasi ogni area del mondo (forse resiste la Mongolia, il Kahalari, sulla Patagonia non ho più speranze, e l’Antartide si scioglierà).
    Che cosa non va in Italia? Che cosa invece va? Il problema, da come lo vedo (e lo vedo!) è che siamo un paese molto imbruttito, in tutti i sensi. E’ stato il frutto avvelenato del boom economico del secondo dopoguerra. PPP l’aveva lucidamente profetizzato. I soldi venuti dalle fabbrichette di evasori, dalle clientele, dalle mazzette (o dalle società di comodo intestate a familiari, adesso si fa così) sono serviti a costruire costruzioni brutte, brutti paesi e strade, a imbruttire il territorio, a tagliare i filari di gelsi e tirare su il capannone, a mostrificare la vita di tutti. L’albero si giudica dal frutto, e i frutti italiani li vediamo adesso: i vecchi si mangiano il paese, i giovani se ne vanno, e non solo per motivi economici.
    “La ricchezza ottenuta senza sforzo è un furto”, diceva Gandhi. Non è solo un furto, è un veleno, e la classe dirigente, tutta, è colpevole di veneficio.
    Possibile che sia così difficile dire queste ovvie verità?

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  8. benvenuto genseki!

    questi sono pensieri di pavese, che amo, lui e i suoi pensieri, e perdonami se sono ottì, io amo gli ottì 🙂

    “ un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante,nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”

    “ così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto”

    “ ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualche cosa di più che un comune giro di stagione”

    “possibile che a quarant’anni, e con tutto il mondo che ho visto, non sappia ancora che cos’è il mio paese?”

    ti ho letto da georgia e mi piace il tuo pensiero e poi ti ho cliccato e ho visto il tetto di quella casetta e mi sono venuti in mente i film di kim ki duk che amo 🙂 e proprio ieri sera mi sono vista primavera estate autunno inverno e ancora primavera e così ho fatto questa strana associazione e ti lascio qui un bacio grato 🙂
    la funambola

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  9. Ormai il post è un po’ vecchio, comunque grazie funambola per i ricordi che le tue parole mi risvegliano della Corea e della Langa.
    Per Roberto Piovano: io non vivo in ogni area del mondo ma da qualche anno in Spagna e se qualcuno come i giovani cuori della sinistra mi dice che a barcellona l’edilizia ha altri orizzonti che non siano la speculazione, mi pare proprio che non abbia né capito né visto nulla di questo paese. Comunque la devastazione paesaggistica della Spagna è veramente oltraggiosa anche se comparata a molte altre aree del mondo, oltraggiosa e spensierata. Perché la Spagna è un paese opaco a se steso. Certo non ha avuto né Gramsci né Pasolini. Gli intellettuali della Democrazia non si sono riallacciati a quelli della Repubblica ma hanno rincorso mode e movide. Così il paese non ha voci in cui rispecchiarsi e persegue un orizzonte texmex di grandi autostrade, susbirbi alto boeghesi fortificati e barbecue.
    genseki

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