14 pensieri su “Perché

  1. Un mito, la Mia. Perché… sì. Ma… se a cantarla fosse stata Mina, avresti comunque scritto: “Perché”?

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  2. Era brava, eh? Tanto. Il perché non si sa. In realtà, non si sa nemmeno il perché certa volte ci si sveglia allegri e giulivi, figurarsi il perché della depressione…

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  3. Perchè esiste gente spietata che le ha fatto molto male.
    Perchè solo lei poteva sapere come si sentiva.
    Perchè era/è grande.

    ciao Fabrizio
    jolanda

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  4. perchè…L’amore è tutto carte da decifrare
    e lunghe notti e giorni per imparare
    io se avessi una penna ti scriverei
    se avessi più fantasia ti disegnerei
    su fogli di cristallo da frantumare
    e guai se avessi un coltello per tagliare

    Ma se avessi più giudizio non lo negherei
    che se avessi casa ti riceverei
    che se facesse pioggia ti riparerei
    che se facesse ombra ti ci nasconderei
    se fossi un vero viaggiatore ti avrei già incontrato
    e ad ogni nuovo incrocio mille volte salutata

    Se fossi un guardiano ti guarderei
    se fossi un cacciatore non ti caccerei
    se fossi un sacerdote come un’orazione
    con la lingua tra i denti ti pronuncerei
    se fossi un sacerdote come un salmo segreto
    con le mani sulla bocca ti canterei

    Se avessi braccia migliori ti costringerei
    se avessi labbra migliori ti abbatterei
    se avessi buona la bocca ti parlerei
    se avessi buone le parole ti fermerei
    ad un angolo di strada io ti fermerei
    ad una croce qualunque ti inchioderei

    E invece come un ladro come un assassino
    vengo di giorno ad accostare il tuo cammino
    per rubarti il passo il passo e la figura
    e amarli di notte quando il sonno dura
    E amarti per ore ore ore
    e ucciderti all’alba di un altro amore
    e amarti per ore ore ore
    e ucciderti all’alba di un altro amore
    Perchè l’amore è carte da decifrare
    e lunghe notti e giorni
    da calcolare
    se l’amore è tutto segni da indovinare
    Perdona
    se non ho avuto il tempo di imparare
    Se io non ho avuto il tempo di imparare.
    un bacio
    la fu

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  5. La nostra felicità troppo spesso è condizionata da ciò che pensano gli altri, da ciò che fanno gli altri…e continua ad essere così..

    Ciao Fabry

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  6. Io canterò politico
    Bruno Lauzi – Persone – 1977

    Io canterò politico
    quando starete zitti
    e tutti i vostri slogan
    saranno ormai sconfitti,
    quando sarete stanchi
    di starvene nel coro
    a battere le mani
    solo se lo voglion loro,
    avrete bisogno
    dell’individualismo
    per vincere la noia
    di un assurdo conformismo.

    Io, Io canterò politico
    ma il giorno è ancor lontano
    per ora sono l’unico
    ad andare contromano,
    ma i miei finti colleghi
    che fan rivoluzioni
    seduti sopra pacchi
    di autentici milioni
    dovranno ritornare
    al ruolo di pulcini
    lasciando intatto il candido
    e poetico Guccini.

    Io, Io canterò politico
    ma sarò troppo vecchio
    ed ai giovani dell’epoca io,
    io romperò parecchio
    il gusto del dissenso
    lo avranno ormai perduto
    e il festival giù in piazza
    lascerà il paese muto.
    Che pace nel silenzio, sì
    questa è democrazia
    ma il primo che lo nega, voi
    voi lo cacciate via.

    Io canterò politico
    soltanto per la gente
    che è pronta a riconoscere
    di non capirci niente,
    non è cambiando tattica
    o il nome del padrone
    che il popolo ha finito
    d’esser preso per coglione.
    Volete stare comodi?
    Nessuno a disturbarvi?
    E beh siete serviti
    potete masturbarvi.

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  7. Perchè?

    Perchè spesso chi parla non viene ascoltato e non rimane che un’unica via per farsi comprendere: il silenzio.

    Se gli interlocutori a cui si rivolgeva l’avessero anche per un attimo ascoltata oggi non ci chiederemmo perchè, noi che non c’eravamo e che ascoltavamo e ancora ascoltiamo.

    Che il suo silenzio ci aiuti ad ascoltare chi ci vive accanto e parla …

    B&A
    Stella

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  8. (1)

    Bruno Lauzi mi fa venire in mente il teatro di Sabbath
    a metà strada tra Drenka e Madeline, che è quella giovane donna
    con la cicatrice al polso, la bella bionda alta e ingobbita
    che prima di cena aveva spiegato a Sabbath
    dov’era Roderick House
    e che in quella splendida serata autunnale
    lei che è una paziente ad alto rischio
    che dopo il tramonto non può uscire
    essendo uscita dall’Unità di Terapia Intensiva
    solo da una settimana
    così senza tette e la variabilità delle tette
    ci sono donne che hanno le tette dieci volte
    le tette di Madeline o anche di più
    come Drenka l’amante croata di Sabbath che da Split
    era emigrata a Madamaska Falls(pop.1109) nel New England
    ed è questo il punto, forse come cantava “Genova per noi”
    che è una canzone di Paolo Conte, che venne alla Biennale di Poesia
    di Alessandria e Bruno Lauzi no
    e Madamaska Falls che non è nemmeno Topanga Canyon
    dove è nata Amy Smart(3.26.76) che è come un personaggio
    di Philip Roth, più matura e più immatura dei suoi anni
    un po’ vola in “Rat Race”(2001) ed ha nell’arco del camminare
    di soppiatto per rubare benzina da un’auto della polizia
    con quei pantaloni da aviatrice e il tubo di gomma
    la ragione del suo esserci ,
    c’è sempre il modo più semplice per spiegare qualsiasi cosa
    la risposta a tutte le domande, il Prozac o l’Edipo
    tutta questa falsa introspezione, non sarebbe più interessante
    se a variare fosse il numero dei seni?

    (2)
    c’è questo in Madeline, quella che lei chiama,leggendo
    Erik Erikson, la sua “meta di crescita”
    e la sua vita che non le sembra mai reale
    anche quando Sabbath le disse:Voglio rivederti,
    un po’ come avveniva all’inizio degli anni ottanta
    mi ritrovavo spesso Bruno Lauzi sotto i portici di via Cernaia
    o già in via Micca con la sua chitarra che,
    uscendo dalla Biblioteca Civica in via della Cittadella,
    vedevo prima dei suoi capelli bianchi
    e quasi un cenno, un sorriso, che restava sospeso
    quando ci incrociavamo, come se un po’ di Caproni
    fosse Genova per noi
    a Torino dove scendeva a Porta Susa,pensa se Lauzi
    avesse incontrato una schiodata come Madeline,una che
    ha quell’aria di una bambina di prima elementare che
    abbia imparato l’alfabeto in una scuola dove
    come sillabario si usa l’Ecclesiaste
    perché la vita è futile, un’esperienza spaventosamente orribile
    ma l’importante è aver imparato a leggere

    V.S.Gaudio, da: “Il bolero di Madeline e Bruno Lauzi
    sotto i portici di via Cernaia a Torino”, “Lunarionuovo”n.17, novembre 2006

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