Donne oracolo

notiziepizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Nadia Agustoni

 

 

Viola Amarelli, Notizie dalla Pizia, edizioni LietoColle 2009.

 

Raccontare è far uscire dall’ombra e rivelare qualcosa che non sempre si può cogliere. Un ritratto in versi di figure lontane è uno studio che restituisce una profondità a frammenti sparsi: idee, notizie storiche e costruirsi del mito. La distanza si rifrange in queste voci di Pizie che Viola Amarelli ci presenta nel loro tempo, ma al di là del tempo e direi quasi facendo oracolo la poesia cui le affida. Le evoca, custodi del sacro, ostinate e fragili, attente e consapevoli di una chiamata e forse superbamente isolate nel loro essere state donne del popolo, destinate alla parola-visione, ma anche a un’impotenza maggiore perché consapevoli che: “ so, che sapere non serve/ so l’infelice”.

Questa veggenza se è vocazione lo è anche per lo stupore della bambina cui la propria divinazione è rivelata da un Febo delfino quell’unica volta che lei vede il mare accompagnando il padre con l’asino: “frogi nella brina/ vento di sale e turchese a chiazze lo stupore/ immenso, pari al cuore senza linea”.

 

I ritratti delle Pizie sono storia, tanto di un mondo che non c’è più, che di un modo di essere e fare che partendo, come nella poesia La precaria, da una fredda elencazione: “ Sistemare il lago d’Albano/ per i Romani./ Costruire navi da guerra / per Temistocle contro i Persiani/. Fondare nuove colonie/ […]” arriva fino al presente dove ha le sue nemesi. E “la precaria” snocciola così, come un curriculum, le capacità e le mansioni cui è chiamata, concludendo con ironia e con una certa giocosità, come chi sa di essere dentro una partita che non ha mai dei veri vincitori ma solo sconfitte di diverso grado che si intrecciano misteriosamente ai giorni che sono dati in sorte : “ Pareva un’ottima occasione/ – “ cercasi interprete d’eccezione” – / ruolo creativo, pensai, da prim’attrice/ per ritrovarmi alla segreteria / di una joint-venture d’ingegneria”.

 

Il titolo stesso del libro di Viola Amarelli Notizie dalla Pizia, edizioni LietoColle, 2009, ci prepara al doppio registro con la voce poetica dell’autrice che racconta le veggenti e il potere loro accordato da un mondo che teme le ombre, gli inganni e gli incidenti del destino e pertanto vuole udire dall’oracolo risposte a domande impossibili, domande cui le Pizie rispondono forse incomprensibilmente, non per confondere con l’inganno chi domanda, ma per scongiurarne la follia.

C’è in queste voci, che incidono il proprio profilo dentro e fuori dal tempo, qualcosa di molto amaro. Si percepisce il non senso nel senso apparente che si compie per loro e per quel mondo e fino al nostro, che pure le accusa di bugie.

Nella prefazione Gianmario Lucini ce lo ricorda quando parla del Ramo D’oro di Fraser e di stregoni e sacerdoti che lo studioso annovera tra gli impostori che vivevano sfruttando la superstizione. Ma Amarelli pone le Pizie, è sempre Gianmario Lucini a farcelo notare, sul piano : “ di una sottile e corrosiva trasposizione di situazioni e ricorsi storico-politici, dal mito ai giorni nostri e dai giorni nostri al mito, in quell’orizzonte prima evocato di una storia che si muove molto lentamente e forse non si muove mai”.

 

Le Pizie permettono all’autrice di indagare l’intreccio tra potere e sacro. Si percepisce che le interessa e certo la affascina il loro muoversi al centro di un universo e di uno svelare/rivelare, oscuro e parziale, che non nasconde l’essere partecipi di un potere ben più terreno.

Figure che sembrano tenere un filo tra il bene e il male, tra sapere e non sapere e tra morte e vita, in equilibrio tra compassione verso chi chiede e dovere verso la città.

Nella poesia Il test di Delfi questo intreccio di sacro e profano è evidenziato da un movimento che partendo sempre dalla voce oracolare, in un salto temporale, arriva ai giorni nostri:

Accumuliamo notizie, tecniche, informazioni./ Invidie e ambizioni./”

E ancora: “ Pre/diciamo, le dita incrociate/ il già detto/ superbi talmente da crederci i veri potenti,/ ignavi servendo i padroni più accorti./ […] “ … tremila di anni e ancora funziona,/ ancora lo chiamano il test di Delfi”.

 

Nemmeno tace Viola Amarelli le profonde diversità tra donne. Il sentire non affine (La dionisiaca e L’apollinea) o l’opposto caratteriale, appena accennato, come in Gea: “ chi nasce tondo non diventa quadro/ chi è guerriera non è cortigiana/ “ ; regalandoci subito dopo versi che si incidono per quel coniugare voce e mistero: “ oppure, forse, un altro tempo/ probabilmente,/ decise ciò che era deciso:/ “Sciogli i cani”,/ nell’ombra morbida Caos acconsentì”./

 

La poesia di Viola Amarelli è felice connubio di dettato e forma.

E’ una poesia forte, senza compromessi verso il lettore che è chiamato invece a un impegno che solo può avvicinarlo a quel raccontarsi sapienzale che diventa tenerezza.

Ed è così che il lettore scoprirà, come impressa per caso, quasi sfuggente in quel parlare-rivelare di Pizie, l’universalità – umanità che ogni grande figura sa trasmetterci.

 

Viola Amarelli ha pubblicato una prima raccolta di poesie, “Fuorigioco”, Joker 2007 e degli e-book. In internet si possono leggere suoi testi qui e qui.

 

18 pensieri su “Donne oracolo

  1. che sorpresona Nadia! Grazie per la tua lettura che oltre a essere come di consueto attenta e sensibile è soprattutto *empatica*…mai facile né comodo essere oracoli…un abbraccio, Viola

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  2. Che classe, mi piace molto questa sintesi di mitografia e ironico gioco linguistico. La scrittura di Viola Amarelli mi fa sempre pensare che lei sa qualcosa che noi non sappiamo…

    un saluto caro,

    r

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  3. eccellente ed invitante alla lettura la presentazione del libro.
    Realistici i versi oracolari:

    Pre/diciamo, le dita incrociate/ il già detto/ superbi talmente da crederci i veri potenti,/ ignavi servendo i padroni più accorti

    direi quasi da incorniciare ed appendere agli stipiti di molte porte.

    Lieta di leggere anche qui la Viola Amarelli

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  4. La recensione di Nadia Agustoni assolve benissimo il suo fine ed è ottimo invito alla lettura dei versi di Viola.

    che dire di più, Viola, per non risultare noiosa oltre misura?

    Lieta di leggere di te anche qui, n.

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  5. Il libro di Viola è molto bello, come avete sottolineato.
    A me continua a stupire la sua padronanza della lingua e dei registri, padronanza non fine a se stessa perchè Viola è capace di metterla al servizio di contenuti importanti e coraggiosi. Ammirevole davvero.
    Per chi volesse oggi o domani dovrebbero uscire alcune mie note sul libro sul sito http://www.alleo.it, nella sezione Sun. Lo dico non per pubblicità gratuita (anche perchè come recensore non sono all’altezza di Nadia), ma per chi volesse sentire un’altra voce a conferma che il libro di Viola merita e merita ancora.
    Ciao

    Francesco t.

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  6. Di nuovo grazie a tutti, si il libro merita.

    Francesco, nessun problema, la tua segnalazione ci fa piacere e non essere troppo umile , sei troppo bravo.

    un abbraccio.

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  7. Non ho letto il libro, sono andato a rileggere le poesie indicate da Nadia e ho ritrovato tutto quello che qui si è detto: la varietà dei registri, il godimento dell’incisiva leggerezza di “La veggente” e “La precaria”, la sapienzialità mai esibita perché sempre dentro la situazione, la sorpresa di soluzioni inedite, alcuni versi che rimangono come sentenze.

    Grazie a Nadia e complimenti a Viola!

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  8. Sono davvero riconoscente a Nadia e Francesco per le loro letture critiche che ,pur da diversi punti di vista, colgono entrambe acutamente i temi del libro. Ma ringrazio anche tutti i commentatori, per la loro affettuosa vicinanza a questa *fatica* letteraria e la sincerità spontanea dei loro interventi, merci, V.

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  9. grazie a Nadia, per aver riportato l’attenzione di Lpels su una poesia che non lascia tranquillo il lettore, spingendolo in una esplorazione linguistica ed esistenziale, come se ogni parola, spesso ricercata, alludesse a un senso che si comunica per aenigmata, al modo degli oracoli antichi.

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  10. @ Fabrizio e a Maria Pia grazie.

    La poesia di Viola Amarelli non lascia tranquilli.
    Ci interroga sull’oggi.
    Quello che vorrei di nuovo evidenziare è però la profonda tenerezza che in alcune figure emerge.
    E il passaggio dal potere alla pietas di chi incarna simbolicamente il sacro e vede i propri limiti e quelli altrui.

    Grazie ancora a Viola e a tutti gli intervenuti e ai lettori.

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  11. La poesia di Viola che pre-conosco grazie a questa nostra involontaria comunità percuote come l’acqua, come la pioggia di sera. Ed ha colore, il colore del nome e quello della musica, che – senza faicili suggestioni – ha il ritmo battuto di purple rain.

    A presto, Viola.

    Pasquale

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  12. Un carissimo saluto a Fabrizio che ci ospita, a Maria Pia per la sua consueta cortesia e a Pasquale con cui condivido molti temi poetici, Viola

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