Idea Vilariño

di
Milton Fernàndez

A Montevideo, il 29 aprile 2009, è scomparsa la poetessa Idea Vilariño. Vi spedisco un profilo molto personale della sua esistenza. Chiedo scusa ma ci sono voci che suonano ancora più forti quando vengono a mancare. Come ha detto qualcuno (amaramente) “La morte continua ad essere il miglior (a volte l’unico) sponsor dei poeti”.

Milton Fernàndez

Costano cari i giornali in Uruguay. Suppergiù quanto un chilo di carne. Sono in pochi a permetterseli. E poi, per le notizie importanti c’è la radio, il passaparola, i muri della città. Lì, le nuove (quelle importanti) sostano a lungo, fino a quando il tempo non decide di cominciare a importunarle. E prima o poi finiscono per essere sostituite. Ma intanto sono lì. Diventano parte del paesaggio. Parlano di amori ignoti, di indignazioni collettive, di giustizia negata. A volte strappano sorrisi, altre proclamano speranze. Qualche volta, stringono alla gola come un pugno.

Pochi giorni fa, il 29 di aprile, è morta a Montevideo la poetessa Idea Vilariño. Se ne è andata in punta di piedi, com’era sua abitudine, mentre il paese si trovava in apprensione per la salute di un altro grande della letteratura nazionale, Mario Benedetti, in quei giorni ricoverato in un ospedale della capitale. Qualcuno ha scritto su un muro, come aveva fatto qualcun altro in occasione della morte di un amatissimo cantautore: No llores, canta! E un altro ancora: Nos quedamos solos, hermano, Idea se nos fuè.

Idea Vilariño era nata a Montevideo, nel 1920. Sono caduto per caso nel suo mondo di parole felpate e silenziose quasi una vita fa, quando ero ancora un ragazzino, e da allora, non sono mai riuscito a uscirne del tutto. La poesia che avevo trovato in una antologia di autori della Generazione del 45, era stata scritta per il suo amante, lo scrittore Juan Carlos Onetti, con il quale ha confessato una volta di avere condiviso non più di nove notti d’amore… e un’intera vita di passione e di solitudine. “Mi sono innamorata dell’ultima persona di cui avrei dovuto… eravamo fatti di una materia impossibile di legare. Non ha mai capito l’abc della mia vita, non mi ha mai capito come essere umano, come persona…. Ancora mi chiedo perchè ho sopportato tanto, perché sono tornata sempre. (…) Una notte mi chiamò, disperato, chiedendomi che andassi da lui. Io ero con qualcuno che mi amava e lo lasciai per andare a passare una notte con lui. E ricordo che l’unica cosa che abbiamo fatto è stato quella di metterci schiena contro schiena, a leggere un libro, lui il suo, io un altro. Il mattino dopo lo presi dalla testa e gli dissi: sei un asino, Onetti, sei un cane, una bestia. E me ne sono andata”.

Asino, Cane, bestia. Comunque, a Onetti saranno dedicati tutte le poesie d’amore che scriverà da lì in poi Idea Vilariño.

Sei lontano e a Sud
là non sono le quattro
chinato sulla sedia
sul tavolo del bar
nella tua stanza
buttato sul tuo letto
il tuo o quello di qualcuno che vorrei cancellare
sto pensando a te
non a chi ti cerca
a chi ti vuole accanto, come lo voglio io
Sto pensando a te da quasi un’ora
o forse mezza
non so.
Quando andrà via la luce
saprò che son le nove
spianerò il mio letto
indosserò il vestito nero
mi liscerò i capelli
Andrò a mangiare
E’ chiaro.

Si erano conosciuti prima di incontrarsi. “Andavano senza cercarsi, ma sapendo che andavano per trovarsi”, avrebbe detto Cortàzar. Ieratica, quasi solenne, lei. Lui maledetto. Come potevano non piacersi? L’incontro avvenne in un bar di Montevideo. “S’era messo a sedurmi con tutto se stesso, con il meglio di sé, al punto che mi ero convinta che fosse la settima meraviglia. Quella stessa notte mi innamorai di lui. M’innamorai, m’innamorai, m’innamorai”.

Nel 1974, Onetti fu imprigionato dalla dittatura militare e trattato alla stregua di uno squilibrato mentale. All’uscita di quell’inferno, lo aspettava Idea. “Siamo rimasti da soli, in silenzio. Zitti. Ma io non sono più quella di allora; qualcosa ho imparato; qualcosa mi ha insegnato la memoria; perché ho sempre lamentato non avere avuto più carattere per trattarlo prima. O forse è la differenza tra l’essere e il non essere innamorata.- Moriremo senza imparare a parlarci?, domandai. – È stato sempre difficile per me, disse. Ti ricordi quella volta in cui sei arrivata, dopo tanto tempo, e siamo stati venti, trenta minuti senza parlare, seduti, io nel letto e tu sulla sedia? Mi hai sempre creato soggezione, disse lui. – Anche tu, risposi. Una volta mi hai detto che non potevi né mangiare né fare l’amore con me. – Sì, disse ancora. E mi guardava, a momenti, poi girava la testa, si mordeva il labbro, con un’espressione di impotenza, di disperazione. … La prima volta che entrai nella tua sala, al museo, mi è sembrato d’impazzire. Non ho mai capito cosa mi stesse succedendo, ma ero pazzo di te. – Non me l’hai mai detto. – Non ho mai capito quel desiderio di possesso, quell’ansia di dominio. Non ti lasciavo andare a fare lezioni, è vero. Non potevo sopportarlo. E non si trattava di desiderio, ma di questa orribile tenerezza che sento per te”.

Già non sarà
non più
non vivremo insieme
non crescerò tuo figlio
non cucirò i tuoi vestiti
non ti avrò nelle notti
non ti bacerò al partire
non saprai mai chi sono stata
perché altri mi amarono
Non arriverò a sapere
né come né perché né come mai
né se era vero
quello che dicevi che era
né chi sei stato
né cosa fui per te
né come sarebbe stato
vivere insieme
amarci
aspettarci
stare.
Io non sarò altro che io
per sempre e tu
già non sarai per me
altro che te
Già non ci sei
in un giorno a venire
non saprò dove vivi
con chi
né se ti ricordi
Non mi abbraccerai mai
come quella notte
mai.
Non tornerò a toccarti
Non ti vedrò morire

Perché sostiene Idea che non saprai mai chi è stata?, chiese una volta una giornalista a Onetti. – Non lo so, rispose lui… Io non mai sentito che lei mi amasse. – E le poesie che ti ha scritto? – Io non dico che non lo sia stata. Dico che non l’ho mai sentito. Credo che nel suo discorso ci sia qualcosa di molto cerebrale, intellettuale. – Nient’altro? Bè… c’era anche il letto… (Asino, cane, bestia)

30 aprile 2009. Hanno portato Idea, nel suo ultimo viaggio, verso l’Università. I montevideani cominciano ad arrivare. Tra poco saranno una moltitudine. Arrivano anche dei cantautori. Qualcuno forse vorrebbe intonare una canzone. Tutti hanno cantato le sue parole. Ma il silenzio impazza. All’improvviso si sente una voce: “Non abusare dalle parole/non prestar loro/ troppa attenzione”. I suoi ultimi versi, quasi un epitaffio. Ora sì tutto tace. È calata la notte. Sul marciapiedi di fronte un passante si ferma, si toglie il cappello e chiede: che è successo?

Succede semplicemente che
tutto è finito
sono finita anch’io?
Una forza
una onesta passione e una voglia
una voglia volgare di proseguire
nient’altro che questo.

si-te-murieras1

8 pensieri su “Idea Vilariño

  1. Poesia intensa e drammatica, quella di Idea Vilariño. Ricordo che alcune sue poesie sono state antologizzate nella “storica” antologia dei “Poeti ispanoamericani contemporanei” curata da Marcelo Ravoni e Antonio Porta, e mi avevano molto colpito, così come i versi qui presentati. Ma non avevo mai preso in mano un suo libro, cosa che mi ripropongo di fare.

    Grazie per averla ricordata, Roberto.

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  2. Ciao Giorgio. Devi (dobbiamo) ringraziare Milton, scrittore di suo residente a Como, che mi ha inviato da Montevideo il suo ricordo. Ho solo dato ospitalità in un luogo appropriato.
    Saluti

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  3. GRACIAS Milton Fernàndez GRACIAS POR LAS PALABRAS .. GRACIAS POR TENER EN VIDA COMO DEVE ESTAR SIMPRE NUESTRA Idea Vilariño.
    SALUD PARA TODOS HERMANOS DESDE ITALIA!

    “REDE”

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  4. Idea Vilariño è stata una delle grandissime figure della poesia ispanoamericana del Novecento. Ravoni e Porta hanno capito – come di tanti altri – che era destinata a durare e l’hanno inserita nella loro storica antologia. Tuttavia, le loro traduzioni tradivano una visione “maschilista” (inconscia, inevitabile)nella scelta di certi termini, che io ho criticato in uno specifico saggio presentato in un convegno dedicato precisamente ai rischi della traduzione poetica:
    Passaggi di traduzione: rischi e pericoli, in Passaggi. Letterature comparate al femminile, a cura di Liana Borghi, QuattroVenti, Urbino, 2001, pp. 295-308.

    Inoltre tengo a chiarire che la traduzione che compare qui, nel vostro servizio, non è di Ravoni e porta, ma mia. E si trova nella mia antologia di Idea Vilariño,

    Idea Vilariño, La sudicia luce del giorno (Introduzione, scelta e traduzione di Martha Canfield), Quattro Venti, Urbino, 1989, 246 pag.

    Mi piace anche ricordare che mentre preparavo le traduzioni delle sue poesie, sono andata a Montevideo e ho trascorso molte ore di molti giorni insieme a lei, che ci teneva moltissimo a conoscere le versioni e ad ascoltarle per sentirne il ritmo. Lei mi disse che le mie versioni rispettavano il suo ritmo e che proprio per quello le piacevano molto. Per me è stato il più grande stimolo per andare avanti con quello e con altri lavori.

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  5. Un ringraziamento a Martha Canfield per le informazioni e la precisazione, debitamente riportata.
    La rivista “d’immagini, idee e Poesia” Fili d’aquilone ospita nel num. 15 un omaggio a Mario Benedetti e Idea Vilariño, con un ritratto dei due poeti e una selezioni di poesia, a cura della stessa Martha Canfield.

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  6. Non conosco Martha Canfield, e me ne scuso, ma ci tengo a precisare che la traduzione dei testi di Idea Vilarino contenute all’interno della mia nota, e ripresa dal mio blog, sono mie. In caso contrario sarei stato molto attento a inserire il nome del traduttore, come si conviene. Controllate quelle fatte dalla signora Canfield, sono convinto che saranno più puntuali delle mie, ma di sicuro non sono identiche. A ciascuno il suo, nel bene e nel male.

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  7. OK, rettifica.
    Sulla rivista Fili d’aquilone segnalata è pubblicata la traduzione di Martha Canfield, qui riportata con il testo di Idea Vilariño:

    YA NO
    (da Poemas de amor / Poesie d’amore, 1957-1965)

    Ya no será
    ya no
    no viviremos juntos
    no criaré a tu hijo
    no coseré tu ropa
    no te tendré de noche
    no te besaré al irme.
    Nunca sabrás quién fui
    por qué me amaron otros.
    No llegaré a saber
    por qué ni cómo nunca
    ni si era verdad
    lo que dijiste que era
    ni quién fuiste
    ni qué fui para ti
    ni cómo hubiera sido
    vivir juntos
    querernos
    esperarnos
    estar.
    Ya no soy más que yo
    para siempre y tú ya
    no serás para mí
    más que tú. Ya no estás
    en un día futuro
    no sabré dónde vives
    con quién
    ni si te acuerdas.
    No me abrazarás nunca
    como esa noche
    nunca.
    No volveré a tocarte.
    No te veré morir.

    NON PIÙ

    Non sarà più
    non più
    non vivremo insieme
    non crescerò tuo figlio
    non cucirò i tuoi panni
    non ti avrò la notte
    non ti saluterò col bacio.
    Mai saprai chi sono stata
    perché altri mi amarono.
    Non riuscirò a sapere
    perché né come mai
    né se era vero
    quel che hai detto che era
    né chi sei stato
    né cosa sono stata per te
    né come sarebbe stato
    vivere insieme
    amarci
    aspettarci
    stare.
    Ormai non sono altro che io
    per sempre e tu ormai
    non sarai per me
    altro che te. Non sei più
    in un giorno futuro
    non saprò dove abiti
    né con chi
    né se ricordi.
    Non mi abbraccerai più
    come quella notte
    mai.
    Non ti toccherò più.
    Non ti vedrò morire.

    Non è lo stesso testo di Milton Fernàndez, che ringrazio per la puntualizzazione. Il suo blog personale Narragonia Express si può consultare qui.

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  8. …furore poetico che riscontro nell’ atroce dissidio interiore rappresentato da un linguaggio altrettanto “atrocemente “semplice …nessuna ricerca retorica,nessun orpello. Solo il dramma…

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