Crimini di pace ed altri animali

talpacrimini di pace n1.1. Ranocchia spiaccicata sulla strada. Girata sul dorso,come se fosse un crocefisso rovesciato. Posa scomposta, tra l’osceno ed il grottesco. Due km più avanti: talpa assassinata da ruota omicida. Urgono ronde e rondoni.

Crimini di pace n1.2 Ricci 1.1. Un porcospino, enorme con testa schiacciata e completamente staccata dal corpo. Ce l’aveva quasi fatta; era a pochi cm. dal bordo stradale e dall’erba salvifica. Gli aculei sparsi a terra erano poca cosa, inerti e sparpagliati come le bacchette dello shangai.

Sinantropismo n.1
Nella cassetta di ferro dove viene depositata la posta c’è adesso un letto morbido ed accogliente, fatto di piume,muschio, erba. L’altro giorno c’era appena qualche pagliuzza e filo. Niente avrebbe fatto supporre che quei tenui indizi si sarebbero trasformati in un ricovero prenatale,in un dispositivo onirico tanto funzionale. Un grembo a distanza, caldo ed accogliente come nelle migliori gravidanze. Ora voi sapete come sono fatte le cassette della posta, conoscete anche l’esiguità della fessura nella quale vengono appoggiate lettere, riviste,etc…Penso alla cura e alla tenacia incrollabile mostrata dall’artefice alato di questo piccolo miracolo, a quei fili d’erba trasportati in punta di becco, all’attimo di incertezza, di sospensione nell’aria prima di penetrare dentro quel buco nero di ferro a termine, penso all’ acrobatico tendersi del corpo, al carpiato testa in giù per entrare, depositare la pagliuzza, uscire. Penso ai 5 ovetti che lì sono ospitati. Non si può far altro che sogni bellissimi lì sopra.

Sinantropismo n.2
a vederlo immobile, il fagiano tutto pittato ed impettito, parrebbe pure raffinato e chic. Poi, quando cammina, circospetto come un ladro nella notte o beghina in sacrestia, parte del fascino crolla miseramente. Ma lo sfacelo totale avviene quando fa quei voli brevi e bassi, planando in mezzo al grano alto, preannunciati da quel grido che pare un rutto,un singulto, una variazione ubriaca sul verso del tacchino

“Posto di fronte ad un suo simile,l’uomo non è mai libero di essere quello che è; la forza dell’uno limita la libertà nell’altro. Di fronte a un animale, l’uomo è ciò che è. La sua crudeltà libera. Il rapporto tra l’uomo e l’animale costituisce l’eterno sfondo dell’esistenza umana, uno specchio( uno specchio terribile) che non l’abbandonerà mai”. Kundera Un incontro

Crimini di pace n 1.3. taglio l’erba alta. Coperto quasi interamente dal verde, c’è un mucchio di terra color ocra che fa una specie di montirozzo, una ‘minuscola bica’ per dirla insieme al poeta. Un formicaio grande e vasto, oblungo e massiccio. Dopo che la lama del rasaerba ne ha mozzato la cima, da quella new town costruita in chissà quanto tempo, da chissà quante maestranze, dopo qualche istante di quiete assoluta, esce un brulichio impazzito. Una lava animale, un caos scomposto ed elettrico di zampette, testoline, che corrono a vuoto, cercano di riconnettere pezzi, di restaurare l’antico ordine, la quiete perfetta di prima della lama. Mi immagino di poter sentire le loro voci, le loro grida, i loro lamenti. Mi immagino gli abitanti di Messina quella mattina del 1908 o quelli di Lisbona 1755, del famoso terremoto di cui parla pure Voltaire.

Crimini di pace 1.4 Ricci.1. 2 Questo è molto più piccolo dell’altro. Appena uscito dall’erba lui. Avrà appena messo le zue zampe ed avvertito lo strano freddo dell’asfalto, quella superficie liscia e levigata confrontata alla selvatica scompostezza dell’erba. Il suo corpo riverso per tre quarti sul dorso mostra una zampetta a mezz’aria: forse voleva difendersi dalla gomma rotonda e nera che l’ha ammazzato opponendo quell’arto delicato e gentile. I ricci, per condizione ontologica, il cielo lo scoprono solo da morti. Come Totò e Ninetto nel finale di ‘Che cosa sono le nuvole’.

Crimini di pace 1.5. Del gatto, fuori del cancello, c’è rimasto un pezzo di pelo che pare una pelliccia vecchia ed ammuffita,tarlata. Di quelle che si buttano via arricciando il naso. Lo scheletro del muso invece è ancora bell’intatto: sembra che digrigni i denti, incollerito per una vita che si prospettava felice e che gli stata strappata via. Ma breve, troppo breve.

Crimini di pace1.6. Ramarro1.1. È perfettamente schiacciato per terra e il suo verde smeraldo risalta splendidamente, valorizzato dal bianco opaco del breccino. Non si capisce neanche più se era ranocchia o ramarro. Ormai è solo una preziosa anamorfosi.

Crimini di pace 1.7 Talpa1.2 la talpa è riversa sull’asfalto di tre quarti,come appoggiata. Sembra quasi che potrebbe girarsi interamente, da un momento all’altro. Le zampette rosa sono minuscole e proporzionatissime e la boccuccia anch’essa perfetta sembrano disegnate da un illustratore di libri per bambini. La bocca è aperta in una specie di “Oh” di stupore, più che di rabbia o dolore.

15 pensieri su “Crimini di pace ed altri animali

  1. Quello che rende davvero criminali questi “crimini di pace” è la nostra arrogante noncuranza. Spero che richiami come questi possano indurre qualcuno a fermarsi e riflettere.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  2. Re. Sinantropismo n.1
    successa la stessa cosa a casa mia. Provveduto a mettere un cartello visibile di NON USARE la cassetta e approntato buca alternativa (postino comprensivo e intelligente). I cinque nidiacei (pettirossi) hanno tutti lasciato il nido con le loro ali.
    L’altro giorno visto un tasso morto da poco sul ciglio della strada dei colli che percorro in bici.
    In Pennsylvania è frequente vedere cervi investiti sulle strade.

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  3. molto intelligente, molto commovente, mi ha fatto ripensare a rosa luxemburg, la lettera del bufalo

    Durante le operazioni di scarico gli animali se ne stavano esausti, completamente in silenzio, e uno, quello che sanguinava, guardava davanti a sé e aveva nel viso nero, negli occhi scuri e mansueti, un’espressione simile a quella di un bambino che abbia pianto a lungo. Era davvero l’espressione di un bambino che è stato punito duramente e non sa per cosa né perché, non sa come sottrarsi al tormento e alla violenza bruta… gli stavo davanti e l’animale mi guardava, mi scesero le lacrime – erano le sue lacrime

    grazie e un saluto,
    r

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  4. “Posto di fronte ad un suo simile,l’uomo non è mai libero di essere quello che è; la forza dell’uno limita la libertà nell’altro. Di fronte a un animale, l’uomo è ciò che è. La sua crudeltà libera. Il rapporto tra l’uomo e l’animale costituisce l’eterno sfondo dell’esistenza umana, uno specchio( uno specchio terribile) che non l’abbandonerà mai”

    solo i miei gatti e il mio cane mi hanno dato la misura della mia potenziale “crudeltà”
    loro mi insegnano con pazienza tutto quello che ora “sento” “riconosco” essenziale
    passerei ore intere ad osservarli
    solo a loro riconosco il diritto di assolvermi o condannarmi
    solo loro mi perdonano sempre
    loro mi sono di molto superiori
    loro non tradiscono,loro “sono”
    un bacio
    la funambola

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  5. non so, fu

    mio figlio a sei anni ha rischiato di essere sfigurato da un cane domestico,(non mio) oh!è andata “bene”!
    “solo” 26 punti di sutura sul braccio destro,(hai presente il braccino di un bimbo di sei anni?)il tendine del polso semi-lesionato, il rischio della cancrena, una cura bomba per salvargli il braccio e soprattutto la vita.

    belli gli animali, concordo, ma superiori a chi, in cosa?

    mappèrpiacère 🙂

    F&R

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  6. le vedo in controluce, sull’asfalto bagnato, saltellare, tip tip, caracollare come piccole foglie, da un fosso all’altro della viuzza di campagna, di notte, dopo un temporale. “che fai?” “mi fermo, le faccio passare” “tra un minuto qualcun altro non si fermerà…spiacck!”
    illumino con i fari il buio pesto del giardino: due occhioni fluorescenti in capo ad una palla ballonzolante si spostano finto-veloce, raso terra, a mettersi in salvo. “hai visto? com’è tenero il riccio!” “abbraccialo e bacialo, quant’è tenero”.

    “…i sereni animali
    che avvicinano a Dio”.
    U. Saba

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  7. scusa fu, ma considero superiorità quella di chi conoscendo la propria potenziale crudeltà (per dire solo una delle ombre che abitano il cuore dell’uomo)sceglie le vie della pace, dell’attenzione e della cura per l’altro (anche quella per gli animali)

    🙂

    F&R

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  8. concosco gli uomini che hanno fatto e fanno la storia, odissea del rancore, come la chiama cioran.
    agli animali è stato concesso il “lusso” di subirla ed ignorarla, la storia.
    noi umani, terrorizzati dalla morte, proviamo invidia e rancore nei confronti degli animali cui è risparmiata la coscienza di esistere e quindi la consapevolezza della fine, e allora questa fine vogliamo fargliela vedere, toccare,vogliamo leggerla nei loro occhi terrorizzati, infierendo ferocemente e sadicamente sui loro poveri corpi
    e appena ci è consentito trovare un alibi, un alibi di massa, scateniamo la crudeltà sui nostri simili o deleghiamo ad altri il compito di fare il lavoro sporco.
    da questo vizio non siamo mai guariti, da questa ferocia non ci siamo mai affrancati non ostante la nostra presunta superiorità.
    (inseculaecceccecc…)
    il mio gatto mi mostra ogni giorno la sua superiorità senza schiacciarmi, dileggiarmi, offendermi, mortificarmi,disprezzarmi inchiodarmi ad una croce.
    nel paradosso mi sento a casa
    amami uguale fides
    ti lecco,le ferite
    la funambola

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  9. ci sono migliaia di persone che operano per costruire il bene, perché vogliono il bene e lo fanno in silenzio, tenacemente nonostante tutto il male del mondo,credendoci fino in fondo. nessun animale può questo. non esiste miracolo più straordinario di questo.

    -Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World. Dice:- Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente.
    E Polo:- L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
    Due modi ci sono per non soffrirne.
    Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto da non vederlo più.
    Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio.

    F&R

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  10. non esiste miracolo più straordinario dell’amore e della dedizione di una gatta verso i propri cuccioli.
    gli animali, le femmine di animali , in particolare, ci testimoniano del “miracolo” dell’accoglienza.
    ci dovremmo vergognare, noi, esseri superiori, di quello che abbiamo fatto e che facciamo ai nostri cuccioli, ai nostri figli.
    nessun manuale pedagogico e sociologico e teologico e filosofico mi ha mai insegnato quanto la mia gatta!
    andiamo a scuola dagli animali,le lezioni sono gratis e la meritocrazia bandita.
    un abbraccio

    la funambola

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