Vivalascuola. Bullismo e tabacco

Oggigiorno fuma il 30% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, percentuale che tende a salire nella fascia successiva, quella tra i 24 e i 44. E secondo l’Istituto Superiore della Sanità, nei Paesi sviluppati circa il 60% del carico di malattia è causato da dieci fattori di rischio principali: il tabagismo si trova al primo posto.

Educazione alla legalità, ipocrisia e moda
di Francesco Accattoli

Nel sistema scolastico italiano la pratica del progettare ha senza dubbio l’obbligo di tenere conto della sua utenza, degli studenti, dei giovani cittadini che intende educare, le sue finalità devono possedere una rara capacità, quella di essere accessibili, fruibili, finanche comprensibili nella maniera più universale possibile. E quindi la messa in pratica di strategie, saperi, competenze costituisce spesso il nocciolo della questione, lo scopo da perseguire, l’eureka da rintracciare e poi riprodurre in maniera concreta.

Tuttavia se ci si allontana dall’area propriamente didattica e si cercano finalità dal carattere civile, il servizio reso dai progetti proposti dalla scuola non può prescindere da una riflessione intellettuale che coinvolga i soggetti organizzatori. In altri termini, se la scuola intende muoversi in direzione dell’educazione alla legalità, deve innanzitutto avere l’obbligo morale di vagliare a fondo le tematiche da proporre, riflettere su di esse e sull’impatto che avranno sugli studenti ed allo stesso tempo presentarsi essa stessa in primis soggetto rispettoso delle leggi.

E’ palese come talune problematiche godano di un certo favore all’interno del mondo scolastico: ai miei tempi andava assai di moda il tema della droga, poi fu la volta dell’abuso degli alcolici, complice le drammatiche vicende del sabato notte italiano, poi di nuovo la droga, l’ecstasy, la cocaina.

Da parte loro, gli adolescenti sono spesso chiamati ad intervenire direttamente, ad esprimersi, ad esporsi: temi d’italiano, tesine, assemblee d’istituto sono i luoghi abituali – e privilegiati – dove il sistema scolastico italiano consente loro di esercitarsi nella pratica del dialogo e della condivisione.

La scuola è prima di tutto educazione ai valori, su questo non c’è nessun dubbio. Ma se la discussione su alcuni di quei valori fosse condizionata non dai drammi della società, dalle brutture del presente, ma dalla risonanza, dalla pubblicità che – volenti o nolenti – essi hanno ottenuto in sorte? Se si badasse più alle mode sociali invece di analizzare il proprio specifico contesto?

La prospettiva cambierebbe e il rischio sarebbe quello del parossismo, del paradosso, del grottesco.

Oggi va di moda il bullismo, fenomeno assai spiacevole, devastante in talune sue manifestazioni, ma al tempo stesso fraintendibile, passibile di equivoci o distorsioni.

Il rapporto nazionale 2008 del Telefono Azzurro parla del fenomeno bullismo mediante analisi delle dinamiche e delle cause ad esso sottese, proponendo una serie di dati percentuale in base alle interviste effettuate tra gli adolescenti. E’ interessante evidenziare con quale portata e in quale maniera gli stessi ragazzi percepiscano i contenuti stessi dell’atto prevaricatore: “Le forme di prevaricazione sperimentate con maggior frequenza dagli adolescenti intervistati sono le provocazioni e/o prese in giro ripetute (21,6%), le offese immotivate ripetute (17,9%), i brutti scherzi (14,4%). Gli atti di bullismo di cui i ragazzi si dicono più raramente vittime sono le percosse (2,8%) ed i furti di denaro (4%).

Tenuto conto che il bullismo segue dinamiche che partono certamente della reiterazione degli insulti nei confronti di un individuo debole, da parte di un gruppo definito di persone (ben altra cosa è la dialettica fra due soli individui), e che la sua azione conduce a risultati drammatici, è altresì doveroso prendere le distanze da tutti quei fenomeni che attengono ai consueti, sebbene sgradevoli, processi relazionali tra adolescenti.

La presa in giro, l’insulto, gli scherzi – se non addirittura in casi più estremi la resa dei conti – tra giovani non può condizionare la capacità di riflettere sul presente da parte del corpo docente a tal punto da perdere di vista problemi maggiormente connessi alla realtà socio-territoriale in cui è inserito un istituto.

Durante quest’anno scolastico sono stato chiamato ad aderire in maniera attiva al Progetto di Educazione alla Legalità promosso dall’Istituto, un liceo scientifico, nel quale mi trovo ad insegnare. Tema del progetto il bullismo, appunto. Ho storto il naso, ho fatto il minimo indispensabile, ho cercato di sensibilizzare i ragazzi – senza per questo sabotare il progetto – verso altri temi molto, ma molto più vicino al loro vissuto. Il bullismo non lo è, questa resta una mia ferma convinzione.

* * *

Secondo quanto stabilito dalla legge n°3 del 2003, e poi ribadito dalla cosiddetta Legge Antifumo promossa dall’allora ministro della salute Sirchia, nei locali della pubblica amministrazione è fatto divieto assoluto di fumare. E immancabilmente, tutti i santi giorni, all’ora della ricreazione per lo più, l’Istituto intero si riversa nel cortile per per accendersi una sigaretta. La maggior parte di loro sono studenti d’età tra i 16 e i 19 anni, ma ve ne sono molti anche under 16, il che fa di loro dei veri e propri trasgressori, tenuto conto di quanto stabilito dalla legge.

Detta così sembrerebbe la solita crociata da integralista, la cui lotta s’esaurirebbe con esiti donchisciotteschi, qualora si volesse intervenire a proposito. Eppure secondo l’Istituto Superiore della Sanità, nei Paesi sviluppati circa il 60% del carico di malattia è causato da dieci fattori di rischio principali: il tabagismo si trova al primo posto (Indagine DOXA-ISS 2008).

Nonostante il consumo di tabacco in Italia sia diminuito rispetto al passato, oggigiorno fuma il 30% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, percentuale che tende a salire nella fascia successiva, quella tra i 24 e i 44.

Secondo sempre l’indagine Doxa promossa dall’ISS, il 44,8% degli intervistati ha iniziato a fumare tra i 15 e i 17 anni, ed oggi costituiscono il 22% della popolazione.

Il 31 marzo 2009 il sito internet di Repubblica riportava dati allarmanti in questioni, sottolineando la volontà della politica di bandire le sigarette ai minori di 18 anni e di corredare i pacchetti di foglietti illustrativi proprio come per i medicinali.

Nell’articolo il senatore Ignazio Marino (PD), esponente della Commissione Sanità del Senato, ribadisce come “nel fumo ci siano 4.000 sostanze chimiche, di cui almeno 40 identificate come cancerogene.

L’idea di un ricorso al proibizionismo – termine quanto mai infelice – aveva coinvolto anche l’allora Ministro della Salute Livia Turco, quando nel 2007 propose di vietare le sigarette ai minori di 18 anni e addirittura di rivedere la Legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro “prevedendo di inserire il fumo tra gli elementi nocivi per la salute dei lavoratori” (vedi qui).

Non voglio dilungarmi ulteriormente sui dati, le percentuali e le statistiche: la scuola è un luogo pubblico, dello Stato, per cui è vietato fumare già dal 2003; l’acquisto di tabacco è vietato ai minori di 16 anni (salvo poi farsi passare le sigarette dai compagni più grandi); l’adolescenza è la fase della vita in cui si registrano i primi decisivi contatti con il tabacco.

Questo basterebbe ad aprire una discussione da persone adulte. Nel mio Istituto, un liceo della provincia marchigiana, tranquillo e sornione, il bullismo viene visto come un fenomeno mediatico, i miei studenti ne hanno parlato come un qualcosa che esiste, ma che è lontano da loro, come tutto quello che si vede in televisione.

Eppure, nelle tante scuole in cui ho prestato servizio in questi anni, docenti e dirigenti non si sono posti neanche l’obiettivo di stroncare sul nascere il consumo di tabacco tra gli studenti.

Il buon Allen Carr, l’ideatore del metodo Easy Way per smettere di fumare (che al sottoscritto ha cambiato la vita), dice bene quando sottolinea come la cultura di massa, dal cinema alla televisione, abbia contribuito alla minimizzazione del problema fumo: i duri hanno sempre la sigaretta in bocca, le donne chiacchierano dinanzi ad una tazza di caffè e con una sigaretta in mano, ci si rilassa fumando, si fuma dopo avere fatto l’amore. Stereotipi che hanno propagandato un modo accondiscendente di vedere la reale natura del tabagismo.

Quante volte abbiamo ascoltato la frase “eh vabbè dai, per una sigaretta!”, quante volte noi docenti abbiamo tollerato che i nostri alunni uscissero dall’aula per andare a fumare e al loro rientro, palesemente profumati di sigaretta appena spenta, non abbiamo saputo dire nulla, se non magari una battutina innocente? Quante volte – ed io mi metto nel novero – abbiamo fumato con i nostri studenti, a ricreazione nel cortile o in gita scolastica?

Al di là del discorso moralistico, che non m’interessa né mi compete, la portata negativa del consumo di tabacco nella scuola italiana supera di gran lunga quella legata agli effetti del bullismo, è inconfutabile. E l’educare alla legalità, perché di questo si sta parlando, non può e non deve chiudere gli occhi dinanzi a palesi violazioni della legge.

Altrimenti tutto quello che si andrebbe a proprorre, correrebbe il rischio di apparire un’operazione di marketing. Proprio come quelle delle televendite.

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Educazione alla legalità: panorama legislativo, riferimenti bibliografici, link utili qui.

Documentazione di esperienze di educazione alla legalità qui.

Educazione alla legalità, uno sguardo critico qui.

Sul fumo, uno sguardo all’Europa qui.

Aumentato tra i giovani anche il consumo di alcoolici qui.

Vivalascuola sul bullismo qui.

Un appuntamento della scuola a Milano: Scuola, un bene comune, 22-23-24 Maggio qui.

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Appello contro la legge Aprea.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

27 pensieri su “Vivalascuola. Bullismo e tabacco

  1. mbaldrati

    E’ tutto vero. Temo che gli studi fatti fin qui andranno aggiornati, perché la diffusione di tabacco tra i ragazzi è impressionante. Da genitore, è per me oggetto di sofferenze. Mia figlia ha 14 anni, ha fumato numerose sigarette, sempre offerte da amiche e amici, che la spingono a provare, e la tacciono come “sfigata” o “bacchettona” se rifiuta. Si diffonde questa sottocultura micidiale, per cui fuori dalle scuole si vedono schiere di ragazzine e ragazzini con la sigaretta. L’amica di mia figlia fuma già regolarmente a 14 anni. E bevono pure, ma questa è un’altra storia. Sono devastati da questa ossessione di essere “fichi”, di non essere da meno degli altri, di essere “popolari”, e il/la “popolare” fuma (ed è anche piuttosto asino/a a scuola, perché chi è troppo brava/o è appunto “sfigata/o”) e beve.

    Forse esprimo qui un luogo comune, ma i giovani rappresentati nei programmi della De Filippi, maschi palestrati e tatuati, ragazze che si atteggiano a veline, causano danni incalcolabili al loro già precario immaginario. Ovviamente tutto questo si inserisce in un vuoto, culturale, politico, ideologico, e le cause sono complesse, e forse persino misteriose, se non ci accontentiamo delle solite spiegazioni sulle derive della sinistra ecc.

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  2. lucy

    tra i temi affrontati nell’educazione alla legalità e alla salute non c’è solo, nella mia scuola, il tabacco e l’alcol, ma, le droghe. abbiamo la fortuna di avere un contingente di carabinieri molto impegnato sul territorio con la lotta agli stupefacenti che tengono sotto controllo le scuole, ma che soprattutto si offrono per informare studenti, genitori e insegnanti, negli spazi e orari scolastici, del panorama delle sostanze in circolazione, dei loro effetti, con dati e testimonianze. io non sapevo tante cose: ne ho imparato di agghiaccianti. la droga non è una moda: imperversa imperterrita, solo che è più subdola e meno eclatante, nei suoi tremendi risultati, rispetto al passato per cui: tossico=eroinomane all’ultimo stadio. il fumo, particolarmente diffuso in giovane età, è un trampolino per l’inserimento di hascisc nelle comuni sigarette: il che significa che è più probabile che un fumatore giovane sia indotto a provare altre sostanze rispetto a chi non fuma affatto. così come: “di marijuana non è mai morto nessuno”. vero, ma un consumatore di marijuana ha più probabilità di passare ad altri eccitanti rispetto ad un non consumatore.
    anche a me tutta questa materia dei comportamenti “devianti” dava un po’ sui nervi, anche perché, te pareva, siamo sempre più chiamati ad una tuttologia esasperata. però mettere il naso in cose così drammatiche e scoprire che qualcosa si può fare anche da quella odiatissima cattedra è motivo di incoraggiamento a proseguire. sul bullismo, su “quel” bullismo che ogni tanto fa la sua comparsa su youtube o nei telegiornali, non ho dati e credo che in certe scuole non si sappia neanche lontanamente che cosa sia. i ragazzi nella mia scuola, nella provincia, sono molto meglio di quei mostri che si vedono in tv. sono solo un po’ più svogliati e lenti a capire, fragili, senza un centro: a rischio, se vogliamo, ma ancora si può parlare con loro e cercare di indurli a documentarsi, ad essere distanti, diversi, critici della melassa, del blob ributtante che viene loro ammannito quotidianamente. si può sperare che facciano clic per spegnare e frrrrr con le pagine di un libro. che sniffino il suo odore, almeno. potrebbe diventare una droga.

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  3. Carlo Cannella

    L’ispettore Tibbs, quando scopri’ che suo figlio, suppergiu’ 13 anni, fumava e beveva, non fece una piega. Ne’ prediche ne’ ammonimenti ne’ minacce. Gli offri’ un paio di sigari e una bottiglia di vino. Il bambino ebbe nausea e febbre per due giorni, poi pian piano si riprese e non fumo’ ne’ bevve piu’.

    In alternativa si potrebbe provare a far leggere a questi ragazzi “Perche’ la gente si droga” di Tolstoj. Chissa’ che alcuni di essi non riescano a guardarsi dentro e a reagire.

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  4. Pasquale Giannino

    C’e’ un interessante articolo sul Corriere di oggi, un’inchiesta che ribalta alcuni facili stereotipi e generalizzazioni. Certo, le statistiche sono un dato di fatto. La pandemia di fumo alcol e droghe e’ allarmante, ma cio’ che piu’ inquieta e’ il modo in cui il giovane “tossico” si colloca nella societa’ del proprio tempo. Se una volta il percorso della droga era ineluttabilmente quello dell’alienazione (leggi: eroina) e il culto dello sballo era riservato ai figli di papa’ (leggi: cocaina), oggi sono tanti i ragazzi che accedono con disinvoltura ai paradisi artificiali piu’ per la voglia di essere “fighi” che di sfuggire per qualche ora all’oppressione della vita. Alla base di questa tendenza non c’e’ solo un fatto economico, ma senz’altro un modello di esistenza che e’ distorto e fuorviante. E non mi riferisco solo ai programmi della signora Costanzo e ai suoi mille cloni, ma a un modello di societa’ – quello occidentale filoamericano per intenderci – che ci ha inculcato l’idea della competizione come valore in se’. Tu non devi competere come accadeva un tempo per diventare avvocato, medico, ingegnere, dopodiche’ ti “accontenti” del traguardo raggiunto e pensi a metter su famiglia, allevare dei figli e mettere da parte qualche lira per farli studiare e comprarti la casa. Questo modello ha funzionato per i primi cinquant’anni dell’Italia postfascista, e in tale periodo, che dire? un po’ di progresso le nostre famiglie lo hanno fatto. Lo scandalo e’ quanto sta accadendo da almeno una decina d’anni in tutto l’occidente e nel nostro paese in particolare. Oggi non competi piu’ per realizzare i tuoi sogni. No. Oggi competi per il piacere di competere. E’ questo il messaggio di “pubblicita’ ingannevole” che da una decina d’anni ci trapana il cervello. E i piu’ vulnerabili sono loro: i ragazzi. E’ evidente. Ma il problema non e’ che alla base dei comportamenti giovanili ci sia il vuoto di valori come i nostalgici del sessantotto amano ripetere. Non sempre. Poi, che vuol dire vuoto di valori? I danni del fumo, dell’alcol e della droga sono gli stessi, coi valori e senza i valori. Il senso estetico, gli ideali e compagnia bella sarebbe meglio lasciarli perdere quando parliamo della salute dei nostri figli. Alla base dei comportamenti giovanili c’e’ una profonda incomunicabilita’ con le generazioni adulte. Che poi sono quelle che detengono il potere. Alla base dei tanti problemi che affliggono i giovani c’e’ un profondo senso di solitudine. I giovani sono lasciati soli, e’ questo il dramma. Di solito chi li studia, chi li giudica e li condanna elencando le cose che non dovrebbero fare del loro mondo sa poco o nulla. Eppure spesso basterebbe poco per capirli davvero: basterebbe ascoltarli… Per quanto riguarda la “piaga” del bullismo, il fatto che oggi se ne parli non vuol dire che ce ne sia piu’ del passato. Se avete statistiche comparative gentilmente mostratele.

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  5. alex cartoni

    Sposto il problema sul metodo. Nella mia splendida scuola quando si parla di educazione alla legalità, e tutti si riempiono la bocca, assisti a un via vai di carabinieri, vicequestori, appuntati, commissari, quando va bene qualche educatore cattolico e stop..Dunque è questa la legalità di cui andiamo parlando? Mah…io la vedrei più come un’informazione sulla legge assai elementare e nulla più. Però mi chiedo una scuola invece che evocare la salvezza delle divise come fa Augusta la moglie di Zeno Cosini, non dovrebbe problematizzare e rendere complessa una categoria che innazitutto passa per l’individuo e per i suoi valori? Non esiste un modo meno codino di parlare di legalità e costruire una tematizzazione sulla stessa? Chi detiene la legalità in questo paese? Chi la trasmette o la fa passare? e come passa? Quali sono i soggetti che la costruiscono? La scuola difende quale idea di legalità? Da che parte sta se l’intero paese è un bel predicare e razzolare malissimo? Invocare le istituzioni e le divise basta o non è già complice?

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  6. lucy

    senza informazione, alex, non può esserci educazione. non buttiamo per forza a mare gli sforzi che vengono dalle autorità. meglio oggi che stanno coi ragazzi, che quando avevano esclusivamente il ruolo, temuto, di censura, costrizione, detenzione, punizione. che essi siano “l’ordine” che prende “ordine” da certi figuri che sappiamo, fa, effettivamente, un po’ impressione. però, almeno per quella che è la mia esperienza e il mio territorio, io ho visto carabinieri giovani, preparati, attenti alle questioni psicologiche, all’ambiente dei ragazzi, rassicuranti anche nei nostri confronti, rispettosi e incoraggianti. non ho sentito prediche, ma proposte di soluzioni, anche molto pratiche.

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  7. mauro baldrati

    Però, Lucy, quanto scrivi: “un consumatore di marijuana ha più probabilità di passare ad altri eccitanti rispetto ad un non consumatore.”: oggi i tempi sono cambiati rispetto all’antichità, quando si cercava di distinguere tra sostanze, e si distingueva tra psicotrope/leggere e stupefacenti/pesanti; oggi si fa un unico mucchio proibizionista, dal quale viene escluso l’alcol (i superalcolici peraltro), che è una droga stupefacente venduta nei supermercati; quanto scrivi mi sembra un’osservazione arbitraria, e non dimostrabile; direi addirittura un pregiudizio, che oggi è tornato dominante, dopo gli antichi sogni infranti di saper distinguere tra sostanze. Appartengo a una generazione che ha usato e abusato di droghe leggere, e sono convinto che chi è passato all’eroina era già motivato, era già deciso, aveva già dentro il demone, e la marijuana non c’entrava per nulla, non rappresentava un incentivo in sé. Mi preoccupa meno che un ragazzino fumi qualche spinello, anche se oggi forse lo fa solo per sballare, piuttosto che beva la vodka o fumi sigarette. Nonostante i luoghi comuni, la marijuana non dà assuefazione, mentre le sigarette sì, ed è una dipendenza immediata.

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  8. lucy

    che la marijuana non crei dipendenza è altrettanto opinabile…tuttavia mi pareva di aver chiarito che il rapporto leggero/pesante non è automatico, però converrai che è un po’ difficile che uno passi scientemente da zero droghe ad assunzione di sostanze che creano dipendenza e/o danni immediatamente (coca, ero – ora fumata -, mdma, ecstasy…). tu stesso infatti dici “chi è passato all’eroina era già motivato”: e da dove proveniva? dal biberon di latte e nesquick?
    tu tendi a sottolineare la differenza tra gli spinelli di “allora” e quelli di oggi. mi pare una pezzuola sulle pudende della nostra generazione. ché forse avevamo motivazioni “nobili” per sfumacchiare che i ragazzi di oggi invece non hanno?
    l’alcol, invece, accidenti, quella è una piaga più subdola, perché uno spritz ogni tanto non fa male, ma, io che sono veneziana, ostreghéta – ora di terraferma – vedo dilagare quella scemenza dell’happy hour a tutti i costi che sta trasformando l’ognitanto in ognisempre. condito da sigarette a profusione. ecco, su questo invocherei una presenza seria delle forze dell’ordine, che, chissà perché, non si fanno mai vedere dove ci sono assembramenti di circa un paio d’ore attorno a bar, pub, osterie e co. poi questi ragazzi salgono sulle moto, sulle macchine e diventano potenziali assassini e suicidi. se va tutto bene si compromettono il cervello e il fegato entro i trent’anni, si appestano i polmoni. ma il commercio non si tocca.

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  9. Pasquale Giannino

    Sulla dannosita’ dello spinello c’e’ un po’ di confusione. Le canne che si fumano oggi non sono piu’ pericolose di quelle che fumavano i figli dei fiori perche’ ora si fumano solo per sballo. Oggi ci sono gli spinelli potenziati e il confine tra droga leggera e pesante non e’ piu’ tanto netto. Oggi per uno spinello si puo’ anche morire… Naturalmente l’informazione, l’educazione alla legalita’ sono essenziali, e in questo il ruolo della scuola e’ insostituibile. Ma bisogna battere anche sull’educazione alla salute. Quello che capita ogni sabato sera nelle discoteche e’ mostruoso, non perche’ siano luoghi di perdizione come taluno sostiene. La’ dentro e’ pieno di ragazzi che mandano giu’ un cocktail dietro l’altro: Mi raccomando, fammelo carico… E dopo una notte passata a tracannare alcol e a bruciarsi i neuroni si mettono al volante. E il giorno dopo ascoltiamo il solito bollettino di guerra… Bisogna intervenire prima che la tragedia sia consumata. Bisogna ritrovare il dialogo coi giovani. Ma dialogo non vuol dire parlare loro dall’alto del proprio scranno istituzionale, seppure autorizzati da presunte o effettive competenze in materia. Dialogare coi ragazzi vuol dire scendere dal piedistallo e sforzarsi di capire il senso dello slang, dei piercing, dei tatuaggi e dei mille segni che essi adottano per nascondere le loro fragilita’.

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  10. francesco accattoli

    Concordo oramai da tempo con Lucy sulle questioni inerenti alla scuola.
    Mi dispiace però quando nei commenti soprariportati si faccia riferimento al trio “fumo, alcol, droga”.
    Sono stato un fumatore per 18 anni e non mi sono mai drogato nè ubriacato tutti i sabati sera con regolarità: il problema è che del fumo, da solo, non ne parla nessuno.
    O lo si mette in relazione agli altri 2 “amichetti” o è un non-problema.
    Quando Sirchia impose il divieto di fumare nei luoghi pubblici, e soprattutto nei locali, da buon fumatore mi ribellai.
    Poi, dopo un paio di anni senza fumare al ristorante o in disco, me ne andai a lavorare a Barcellona e ringraziai 100 volte Sirchia: in Spagna la ley antitabaco ha una portata decisamente diversa dalla nostra, è molto più permissiva. E la differenza si sente.

    Perchè la scuola, che è luogo di educazione e rispetto, deve tollerare una violazione della legge in questa maniera, così arrendevole, così omertosa?

    Perchè ancora vige lo stereotipo del macho Bogart di Casablanca.
    Perchè la vicina fuma, la nonna fuma, il prof al cambio dell’ora fuma, ed è come andare a pisciare o mangiare una caramella. Naturale.

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  11. mauro baldrati

    “Sulla dannosita’ dello spinello c’e’ un po’ di confusione.” scrive Giannino. Molta confusione, aggiungo io. Ho sentito questa storia della sostanza modificata, in Inghilterra se non ricordo male, ma è hashish arricchito con varie porcherie. La marijuana, cioè la pianta madre, è invece una sostanza ricca di sostanze addirittura benefiche per l’organismo. In paesi più avanzati dei nostri è usata come terapia antidolorifica, ed ha effetti “dimostrati” , perché qui bisogna sempre dimostrare tutto secondo i canoni della scienza ufficiale occidentale, di prevenzione antiglaucoma (io, per esempio, che ho tendenze ereditarie, dovrei usarla, ma grazie ai vari Fini e compagnia brutta, non potrò mai farlo), oltre che funzioni “dimostrate” antidepressive e addirittura antiasma. Ma temo che pochi, in realtà, siano interessati a queste considerazioni, perché ormai è il pregiudizio, è il proverbio che passa, che la inquadra come droga da proibire ecc. mentre invece andrebbe liberalizzata, se non totalmente, perché non possiamo pretendere di passare dall’età della Paura al Rinascimento così, su due piedi, almeno depenalizzata con l’introduzione di quantità minime per uso personale.

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  12. Pasquale Giannino

    Se vogliamo dirla tutta anche la morfina puo’ essere usata a scopi terapeutici… Baldrati, noi siamo intellettuali giusto? O quantomeno persone che scrivono, leggono, riflettono. Allora perche’ confondi la marijuana (pura) a usi terapeutici con quella piena di schifezze che ti rifila il pusher? I ragazzi non mi risulta che ne facciano uso a scopi terapeutici. I ragazzi vanno dallo spacciatore per mille motivi, ed e’ questi che la scuola, ma direi ancor prima la famiglia dovrebbe indagare. Se si parte dal presupposto che ci sono droghe buone e droghe cattive non si va da nessuna parte. Non e’ questo il modo di aiutare i giovani.

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  13. fides&ratio

    sull’uso terapeutico della marijuana per curare alzhaimer, sclerosi multipla, glaucoma e altre patologie,
    in Italia:
    clinica oculistica di Pisa, per quanto riguarda il glaucoma- notizia apparsa su il Tirreno il 14 settembre 2008- per il glaucoma si cerca anche di creare un collirio che avrebbe effetti psicogeni inferiori rispetto ad altre somministrazioni.
    -Fondazione Santa Lucia a Roma per lo studio degli effetti neuroprotettivi sulle lesioni cerebrali- articolo apparso su il sole 24 ore l’11 aprile 2009 che conclude:
    “Il passo successivo, spiegano gli esperti, sarà dunque la sperimentazione di farmaci a base di canapa in grado di stimolare l`azione neuroprotettiva e bloccare i processi degenerativi legati a lesioni del cervello e del midollo spinale, privi, tuttavia, degli effetti psicotropi e dannosi della cannabis.”

    f&r

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  14. Giorgio

    Ringrazio Francesco Accattoli per l’articolo e tutti gli intervenuti per i loro commenti.

    Anch’io come Francesco sarei dell’idea di scindere l’argomento tabacco dagli altri. Certo, ci si può sempre chiarire, anche in questa occasione, anche sugli altri argomenti, però ognuno dei temi toccati ha una sua specificità, richiederebbe perciò analisi e soluzioni diverse caso per caso.

    Francesco mi pare voglia farci riflettere su questo: che l’educazione non dovrebbe andare soggetta a mode e slogan di facile presa; e non si dovrebbe far finta di niente davanti a problemi grandi ma che vedono coinvolti gli stessi docenti.

    Tutti i problemi citati (tabacco, alcool, droghe) in una cosa possono essere accomunati: nella mancanza di un senso del tempo, che comporta rassegnazione, sfiducia, passività alle mode.

    Ad esempio, sono stato colpito dal fatto che illustrare a degli studenti gli effetti negativi del tabacco non cambiava i loro comportamenti. Gli effetti erano visti come troppo lontani nel tempo e non collegati alle scelte del presente.

    Io non sono un esperto del problema, ma una soluzione che mi sento di proporre, allora, anche per rispondere alla sollecitazione di Francesco, che chiama in causa direttamente gli insegnanti, è questa: una pedagogia dell'”esempio” e della “passione”.

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  15. Carlo Cannella

    “Ad esempio, sono stato colpito dal fatto che illustrare a degli studenti gli effetti negativi del tabacco non cambiava i loro comportamenti. Gli effetti erano visti come troppo lontani nel tempo e non collegati alle scelte del presente.”

    Bisognerebbe cominciare a dire loro che hanno l’alito puzzolente e che se solo provano a baciare qualcuno quello sviene per la nausea.

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  16. la funambola

    mi poto avanti però, perchè molte affermazioni mi hanno irritata, sì, il mio “io” ahimè si irrita facilmente.
    venia
    son pensieri che scrissi ad un’identità un po’ di tempo fa ma la storia è sempre quella, quindi li posto paroparo

    che coioni mixo!
    e rilassati nu pochino!
    sono di fretta e sta cosa della canna la vorrei riprendere con calma.
    fumo solo ed esclusivamente la mia erbetta, è sana, rilassante, apre le porte della percezione perchè sono già ben predisposta ad “aprirmi”.
    c’è un sacco di ignoranza in giro sul tema delle droghe leggere e lo spauracchio, la paura, la poca informazione, il terrorismo psicologico contribuiscono alla mistificazione e alla demonizzazione di un fenomeno che esiste dai tempi della comparsa dell’uomo sulla terra.
    qualsiasi cosa può essere deleteria, distruttiva, devastante se usata senza consapevolezza.
    l’equazione maria=disagio è un equazione stupida e superficiale.
    la potremmo applicare a qualsiasi tipo di bisogno che come essere umani manifestiamo giocoforza.
    la maria ti fa regredire ad uno stato adolescenziale nel senso che ti rende più leggero, come si presume tu sia in quel perido delle tua vita, associata alla consapevolezza e al percorso che hai fatto , se lo hai fatto, quando sei un po’ più grandino, ti mette in una temporanea situazione di beatitudine della mente, i pensieri si affinano, la percezione della realtà è più profonda, dilatata, ma non fai viaggi come si crede chi non l’ha mai provata ma parla a sproposito di qualcosa che non conosce.
    la maria non ti rende dipendente, sei tu che vuoi eventualmente dipendere da lei. e questi son cazzi tuoi.

    la maria rende più buoni, più compassionevoli, e non ti devasta il cervello, non ti devasta il fegato, non ti devasta la mente, non ti lascia col cerchio alla testa….quante palle, quante paure, quanta ipocrisia….
    il discorso dell’effeto che ha sui giovanissimi e del perchè ricorrano all’uso di sostanze stupefacenti è lungo, articolato e complicato, ma esiste, c’è e liquidarlo con l’antiproibizionismo delle droghe leggere è solo la scorciatoia ipocrita e interessata e con effetti devastanti che vediamo sulle nuove generazioni.
    informazione, attenzione, sensibilità, ideali, sogni, spiritualità, coraggio, sincerità, proposte di vita più umana, lealtà, onestà, “comunismo”……questo dovremmo offrire ai nostri ragazzi per renderli consapevoli delle loro scelte e non solo fruitori beoti, vittime innocenti di un sistema disumano, feroce, ipocrita, violento che stigmatizza la droga leggera e offre le droghe pesanti per mortificare e manipolare le coscienze, azzerarne la capacità di scelta per renderle innocue e fagocitabili dal sistema capitalistico.
    non fumate se non siete pronti a farlo, ma non rompete il cazzo a chi invece lo è

    allora sei de coccio eh.
    senti, dici cose scontate, ovvie, imprecise , e con un tantinelo di pregiudizio.
    non cerco il consenso,non cerco il giudizio, non cerco di convincere nessuno, cerco solo di esprimere una mia opinione, una mia esperienza, un mio modo di vedere.
    la stessa cosa vale per arsenico.
    la maria è una droga leggera. punto.
    la puoi utilizzare o non la puoi utilizzare. punto.
    l’atteggiamento mentale, la cultura che ti avvicina alla maria e te la fa consumare è cosa soggettiva e dipende appunto dalla tua cultura, dalla tua sensibilità, dalla tua consapevolezza, dal tuo modo di vedere e intendere la vita, dalla tua esperienza ,dal tuo vissuto, e aggiungi quel cazzo che ti pare.

    la stesa cosa vale per tutte le cose che consumiamo:
    il tempo, il cibo, le bevande , gli alcolici, il sesso, la televisione, l’informazione, la cultura, gli spettacoli….. LA VITA
    la differnza la fa la tua capacità di usare queste cose o di farsi usare dalle cose stesse.
    mi pare ovvio, mi pare elementare, mi pare troooppo chiaro per perderci del tempo a disquisirne.
    hai espresso una sfilza di giudizi che sono le tue paure o i tuoi pregiudizi:
    i figli, il tempo, il lavoro, le fughe, le mode.
    stai parlando con me, non con un adolescente, con un ragazzino/a.
    lì il discorso è più complesso, molto più complesso e ci porterebbe molto lontano.
    ma già il fatto che te lo debba ricordare mi fa pensare che tu ti ponga con una bella dose prevenzione, prevaricazione, pregiudizio.
    non pretendo tu legga quello che scrivo qui in questo forum, ma se lo avessi fatto, il dubbio di scrivermi stronzate ti sarebbe sorto!
    se invece mi leggi allora non posso che prendere atto che ” sei de coccio”( ma io so che tu puoi, impegnandoti, dare di più )

    p.s.
    “fare l’amore” è da sballo, fare l’amore con la maria è un’esperienza che consiglio a tutte gli uomini e le donne di buona volontà!
    una scopata rimane sempre una scopata sia con la maria che senza.
    sei “tu” che fai la differenza, e questo ovviamente vale per tutte le cose che fai.
    baci stupefacenti
    la funambola

    scusa mauro se ti ho chiamato mario, un lapsus froidiano 🙂

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  17. Carlo Cannella

    Allora, soprattutto ai maschietti, si potrebbe dire che l’anidride carbonica satura il sangue e impedisce l’ossigenazione dei tessuti. E che di conseguenza mentre fanno sesso si stancano prima e durano poco, e che le donne mica sono sceme.

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  18. Pasquale Giannino

    Benissimo, diamogli il “comunismo” ai ragazzi. Facciamo una bella raccolta di firme per legalizzare la “Maria”. Cosi’ saranno tutti contenti, e non penseranno piu’ alla mancanza di futuro che i loro padri gli hanno regalato. E poi dice che uno si butta a destra…

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  19. Giorgio

    Secondo me l’obiettivo di questo articolo è più limitato nei contenuti (rispetto ai discorsi che esso può suscitare), all’interno dei quali può risultare più efficace la sua sollecitazione: l’educazione alla legalità non ha senso come progetto astratto (a proposito del quale si potrebbe aprire il grande discorso: quale legalità?), occorre intervenire nelle piccole cose, che poi così piccole non sono, quelle che sono alla portata dell’insegnante, assumendosene la responsabilità e innanzitutto con l’esempio.

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  20. mauro baldrati

    Funambola ha ragione. E ha ragione perché parla per esperienza personale, di chi ha sperimentato su di sé e sui propri amici. Purtroppo però regna il pregiudizio, che è duro a morire, e la disinformazione. Evidentemente è considerato più rilassante trincerarsi dietro il proverbio, il luogo comune, per sfogare un po’ di aggressività, che cercare di ascoltare. La cannabis, pianta madre, l’ho detto, e non le sostanza arricchite con anfetamine ecc., è una sostanza non violenta, che se usata bene può avere effetti molto positivi oltre che sul fisico, anche sulla mente e sul sistema neurovegetativo. E se usata male, non produce assuefazione e può rincoglionire, effetti peraltro che scompaiono subito senza lasciare esiti se si interrompe l’abuso.

    E qui veniamo all’abuso, e alla predisposizione di alcuni – molti – adolescenti verso le sostanze eccitanti/dopanti. Ha una motivazione dominante: una tendenza autodistruttiva innata negli adolescenti, che sembra essere ancestrale, una vera e propria componente della nostra specie, che deriva da un desiderio di uccidere la propria infanzia, la propria famiglia, i padri e le madri, per fare il passaggio nell’età adulta. E’ un processo cruento, con infinite variabili e diversi gradi di intensità. Diciamo che questa intensità dipende dall’ambiente, dalla famiglia, la Sacra Famiglia che talvolta è la versione horror della società. Più una famiglia è squilibrata, e conflittuale, più alto sarà il gradiente autodistruttivo, che spesso si traduce proprio in forme orali, cioè introdurre sostanze, sigarette, alcol, droghe. Abbiamo un bel “parlare” coi giovani, “capire”, cercare di educare alla legalità ecc., ma se crescono in un ambiente malsano, violento e rancoroso, possiamo anche stare zitti, per quello che serve. E l’ambiente com’è? Basta vedere il gradiente di paura sociale che regna, e le speculazioni che certe forze politiche fanno su questa paura, per trarne profitto. Tutte componenti che si scaricano sulla Sacra Famiglia, insieme alle subculture, i pregiudizi, i proverbi ecc.

    Cosa può fare di buono un insegnate, quali piccole cose, si chiede giustamente Giorgio. Non sono un insegnante, per cui non voglio predicare su argomenti di cui non ho esperienza, però ho vissuto il confronto duro con gli inseganti di mia figlia, e un’idea me la sono fatta. Anche la Scuola può essere una versione horror della società. Ho conosciuto, purtroppo, insegnanti con gli stessi pregiudizi, luoghi comuni, rancori che devastano la nostra vita sociale. Una certa tendenza – mai ammessa – a “segnare” i ragazzi, a inquadrarli secondo tipologie e diversi indici di gradimento, dividerli in classi e sottoclassi, che per loro – per i ragazzi – sono micidiali, perché enfatizzano le già forti tendenze a omologarsi secondo i trend dei gruppi dominanti. Aggiungo l’imposizione di alcuni libri di testo osceni, impaginati da cani, confusionari, scelti con criteri misteriosi. Sono anche queste le piccole cose. Entrare in classe e cercare di uscire da stessi, proiettarsi verso i ragazzi, e pensare bene, sempre, perché voi, cari insegnanti, siete anche delle proiezioni di figure genitoriali, con tutte le implicazioni del caso. Pensare bene, anche quando vi prendono per il culo, il che accade molto spesso.

    Secondo me l’insegnante è un mestiere molto difficile.

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  21. Pasquale Giannino

    Ha ragione Giorgio a riportarci sui binari della discussione suggerita dal post. E’ pur vero che quando si toccano questioni spinose non e’ facile limitarsi ai confini del testo. Cosa puo’ fare l’insegnante? Anzitutto una cosa che potrebbe fare subito c’e’: non fumare in aula. Sarebbe un buon inizio. Poi – e insisto – battere sul discorso della salute. E questo non vuol dire spiegare le proprieta’ terapeutiche della marijuana o della morfina. Questo tutt’al piu’ sara’ compito dell’insegnante di scienze, se previsto dal programma. Invece dovrebbe essere compito di tutti i docenti mostrare ai ragazzi le statistiche del sabato sera, parlare delle migliaia di giovani e giovanissimi che muoiono sulle strade, parlare dei feriti gravi, di quelli che restano sulla sedia a rotelle, e soprattutto raccontare che ci sono altri paesi europei – tipicamente quelli del nord – dove i giovani non rinunciano allo sballo ma lo fanno col cervello. In quei paesi ci si mette d’accordo, e a turno uno del gruppo non beve ne’ fa uso di droghe. E sara’ lui a guidare. Tutto questo manca nel nostro paese, e il motivo a mio giudizio e’ molto semplice. Nel nostro paese la buttiamo sempre sul piano ideologico. In altre parole ragioniamo in logica binaria. Le discoteche o sono innocue o sono luoghi del demonio. La droga o e’ pericolosa o fa meno male dell’alcol o del fumo. Il fatto e’ che viviamo in uno Stato di diritto, e come tale ci offre delle norme che regolano la materia. E le nostre norme dicono che il fumo e’ lecito la droga no. Punto. Battere sull’idea che la marijuana non solo fa meno male dell’alcol o del fumo ma puo’ persino offrire dei benefici e’ sbagliato per due motivi: primo perche’, ammesso che la marijuana pura faccia meno male dell’alcol e del fumo, altrettanto non si puo’ dire per le porcherie che ti rifila lo spacciatore; secondo perche’ in questo modo si prende a pesci in faccia il concetto di legalita’ (e la legalita’, fino a prova contraria, e’ quella codificata dalle leggi e dalla costituzione). Ma poniamo pure che la marijuana e altre droghe cosiddette leggere un giorno potremo comprarle tutti dal tabaccaio assieme alle sigarette. Bene, voi cosa direte ai vostri figli e ai vostri studenti? Fatevi un bel cannone e poi mettetevi alla guida? Se vi rimane un minimo di buon senso non credo che lo farete.

    Il tema dell’autodistruzione che tocca Baldrati e’ un tema serio. Io aggiungerei quello della performance a tutti i costi che dobbiamo ai messaggi ossessivi della nostra epoca. Ma questi vanno sommati a un problema inusitato che coinvolge i nostri ragazzi, un problema che i loro padri non hanno conosciuto: la mancanza di un progetto di vita. Oggi sentiamo dire spesso che i giovanissimi sognano di diventare tronisti e veline. Questo e’ vero solo in parte. L’inchiesta del Corriere cui accennavo nel # 4 mostra che i ragazzi non sono tutti cosi’. Ce ne sono tanti che hanno sogni concreti come li avevamo noi. Ce ne sono tanti che si accontenterebbero di condurre una vita “normale”. L’assurdo del nostro tempo e’ che per molti perfino questo sogno e’ destinato a morire. I ragazzi le sentono queste cose. I ragazzi non sono dei coglioni come gli adulti che detengono il potere li vorrebbero.

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  22. lucy

    in aula non si fuma, ma questo da sempre. non solo: non è ammesso neanche fuori, in prossimità degli ingressi. questo in quanto previsto dalla normativa vigente, per un fatto di buona educazione e di esempio (intendiamo esempio se a fumare sono gli insegnanti, però anche gli studenti più grandi, nonché maggiorenni, possono, più degli insegnanti, costituire un esempio buono/cattivo per i più giovani. spesso si inzia a fumare molto presto, purtroppo).
    i ragazzi non sono tutti così: né veline né tronisti né calciatori. anzi: la maggioranza è proprio colì. ai bravi ragazzi, non saprei come altro chiamarli, anche se sembra ironico, finiamo per non pensare mai, presi dai fenomeni preoccupanti che ci circondano. come accade, talora, in una famiglia con un figlio problematico, spesso il più trascurato è quello che non dà problemi: che rischia di ritrovarsi insicuro e fragile, perché è “sano” e non si presta particolare attenzione alla sua crescita. in famiglia come a scuola, l’è dura, uh, se l’è dura!

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  23. francesco accattoli

    Stamattina, durante un’ora buca, mentre leggevo i commenti lasciati a questo post, s’avvicina una collega molto più anziana di me, insegnante di scienze e m’attacca un pistolotto moralista sul mio moralismo!
    Abbiamo discusso animatamente – credo di averle anche consigliato di farsi un giro alla fine – perchè mi sono ritrovato un fiume di parole da Italietta: ” e vabbè, ma che non lo sai?”, “eh, ma tanto?!?!”, “ma preferiresti che questi uscissero dal cancello per inguacciarsi e fumare? (inguacciarsi=nascondersi)”

    Ma io dico: al cinema si fuma? in banca, negli uffici, alle poste si fuma? finanche al ristorante non si fuma più!
    Tutte le mattine il nostro DS deve farsi largo tra un una decina di fumantori posizionati all’ingresso della scuola: è normale? va bene così?

    Certo che il proibizionismo non risolve – nè è una soluzione tra le mie favorite, da sempre – ma caspita, le statistiche ci dicono che dopo la Legge Antitabacco la gente ha calato il consumo, eccome.
    Molti ne ho sentiti, indecisi sul da farsi, che hanno smesso perchè tanto negli spazi pubblici al chiuso non si può più fumare.

    Non tentare nemmeno a scuola perchè il problema è altrove (il problema, guarda caso, è sempre altrove…) vuol dire lasciare che degli adolescenti vengano accompagnati per mano nell’intraprendere una delle dipendenze più massacranti al mondo?

    Ma che razza di discorsi sono! un docente che fuma a scuola dovrebbe vergognarsi di farlo, dovrebbe nascondersi nei recessi dell’edificio se proprio non ne può fare a meno, e non bearsi al cambio dell’ora di una spippacchiata plateale. Con tanto di pistolotto moralista a chi chiede che venga – almeno – rispettata la legge.

    Mi pare che con i “eh ma tanto…” non siamo andati poi così avanti…

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  24. lucy

    francesco: assolutamente d’accordo. la vecchiarda di scienze dovrebbe essere la prima ad informare sui rischi per la salute ma, vabbè, che ci vuoi fa’, ma tanto…no perché…
    😉

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