La farfalla e il carro armato

Che strana materia è un corpo

e che strani noi che ci stiamo chiusi dentro

murati, o appesi a un filo, poco importa.

Che piacere denso e sofferto

stare con te sotto un albero

e vedere che da zone lontane del mio corpo

tornavano a casa i pensieri perduti

in questi mesi di troppi commerci

con gli umani.

Che strano il resto della giornata

con l’emozione che mi girava dentro

come una farfalla

o come un carro armato.

Questo è quanto ho visto nel mio campo,

il campo avverso.

Non so cosa sia accaduto nel tuo campo,

non so com’era l’emozione

ma spero che sia stata

cauta, incauta, verticale

libera dal bene e ancor più dal male.

15 pensieri su “La farfalla e il carro armato

  1. invece a me questa è molto piaciuta e mi ha dato reale emozione:

    “Non so cosa sia accaduto nel tuo campo,

    non so com’era l’emozione

    ma spero che sia stata

    cauta, incauta, verticale

    libera dal bene e ancor più dal male.”

    davvero bella, davvero sentita.

    grazie.

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  2. oggi nessuno sa bene cosa sia l’amore, nemmeno i poeti.
    i poeti stanno un poco prima o un poco dopo l’amore.

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  3. a pensarci bene sta dicendo una cosa molto vera, un poco prima o un poco dopo, i due diversi momenti in cui si “sente” l’amore con tutte le sue implicazioni emotive, dalla voglia al desiderio, alla nostalgia e talvolta anche alla rabbia.
    anelito e disillusione.
    buona serata Arminio.

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  4. mi piace l’immagine dell’emozione-farfalla, però se c’è un io, chiuso nel corpo, che non è corpo
    A- l’io è la farfalla e allora emozione=io
    B- nel corpo ci sono l’io e l’emozione-farfalla

    ma dove si incontrano perché avvenga l’aisthesis?

    ciao

    carola

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  5. Anche gli uomini non-poeti non sanno cosa sia l’amore. Altrimenti se ne vedrebbe di più, in giro, d’amore, non di poeti.

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  6. “Che strana materia è un corpo”

    Corpo: forma-memoria che racchiude il mistero della vita e dell’amore. Sta a noi rivelarli – oltre. Né prima, né dopo, né altrove.
    Questa poesia, Franco è un invito.

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  7. Caro Arminio,

    mi rivolgo direttamente a te, ancora prima di aver dato una seria occhiata (per ora credo non più di tanto necessaria) a tutti i forse tredici commenti “postati” qui di seguito (uh, postati, che brutta parola, ma anche poeti in gamba come Sanguineti o Montale affermavano che le “parolacce” possono aver diritto di territorio anche nella Repubblica della poesia, e di fatto poi le usavano, o andiamo anche a vedere alcuni curiosi neologismi dannunziani, probabilmente ancor più stridenti per allora… Velivolo, che rimane comunque una parola armoniosa, tutt’altro che bruttina, è rimasto, ai tempi dovrà essere stato percepito come molto innovativo, poetico di gusto futurista, per alcuni un vero pugno in un occhio. Ma venendo a noi…

    Sinceramente e seriamente: i miei più sentiti complimenti per un testo assai riuscito, punto!

    Mi spiace un po’ per chi non ha apprezzato i suoi valori formali. A costoro va in ogni caso tutta la mia stima e il mio rispetto, lo dico subito, “mettendo bene le manine avanti…” Io dichiaro apertis verbis che si tratta di un ottimo pezzo, questo tuo. Talvolta bisognerebbe essere molto concreti, ben materiali, un po’ cinici, parlare di “pezzi”, di “prododtti”, in arte, per allontanare volutamente qualche piccola – anche se bellissima e legittima – romanticheria.

    Bravo Arminio, dunque. Ho sentito (anche) un certo, gradevolissimo (e ben modulato, personale) tono montaliano, senza voler fare paragoni insulsi ed inutili, con uno dei grandi maestri del Novecento poetico italiano, nè volendo minimamente levare qualcosa a te, nè volendo aggiungere qualcosa a chi non ne avrebbe bisogno e purtroppo non è più tra noi.

    Se ne vuoi sapere qualcosa di più, chiedimi pure. Ci sentiremo qui, o via mail, o entrambe le cose, mentre io mi rileggerò ancora il tuo poema, appunto un gran bel pezzo! In cui si narra delicatamente e con grande chiarezza e forza creativa, semplicissima, di una emozione che gira dentro, in tutti noi, come una farfalla, forse anche quella di Ernest Hemingway, dunque un elemento leggerissimo, immagine di lievità estrema e di gioia, di passaggio effimero e in volo, oppure una emozione e sensazione di strappo devastante, come un tank, un veicolo corazzato da battaglia, qualcosa di minaccioso, di fortissimo, di pesante e rigido, con forti rumori di grosso motore, minimo da 700 HP in sù, con odori di olio e di pesanti carburanti militari, di cordite e balistite, pauroso, a volte distruttivo, che lascia segni ingombranti e piuttosto evidenti, le tracce di cingoli profonde, non passando certo in volo, insomma un elemento potenzialmente distastroso e molto potente, come immagine-correlativo oggettivo di una emozione altalenante tra grazia lieve e pesante segno che incide. Per il carro armato, pensavo a certi mezzi perfino obsoleti, già degli anni ’30 e poi a certi altri, già tecnologicamente molto, dei primi ’40, e fino alla metà del buio decennio… (1945…).

    Rimango sempre molto curioso, fammi sapere.
    Aggiungo infine che sono entrato qui su questo blog per caso, cercando delle immagini, per certi miei lavori, ma soprattutto per ritrovare anche fin troppo comodamente (il web ci vizia molto) il testo del racconto dal titolo omonimo, per pura pigrizia fisica, poichè ho quasi tutti i testi di E.H. qui, in casa, sono ristampe delle raccolte di racconti in collane comuni, economiche o comunque tascabili, riproposte quasi a getto continuo dai maggiori editori italiani attuali; il racconto menzionato mi pare, a memoria, sia incluso nel ben noto “Racconti della Guerra di Spagna”, se non ricordo male. Correggimi se ho detto una fesseria!

    Sinceramente Vostro,

    Davide

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  8. Breve addenda, in forma di Post Scriptum :

    chiedo poeticamente… venia, ahahaah, per qualche errore di battitura, dovuto al mio stato fisico di oggi, tra stanchezza e impegni pressanti… i quali hanno anche fatto sì che io lasciassi una parentesi aperta. Si buscherà anche lei un bel raffreddorino, probabilmente.

    A presto e sempre in gamba, a tuti Voi e ad un abile Arminio,
    Davide Cerquetti

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