Xmenes

rostagnodi Gaspare Balsamo


E’ successo a Trapani.
A settembre alla fine degli anni ottanta.
Trapani è una città gialla, calda e silenziosa.
Ed è così, girando in bicicletta, che io la sentivo la mia città.
Pedalare per Trapani è un’esperienza isolante. Ma non perché fai parte di una minoranza che pedala tra poche macchine, pochi svogliati pedoni che camminano e tra rari autobus vuoti che girano, ma perché è come se non esistessi, pedali e nessuno ti guarda, pedali e nessuno ti nota.  Tutti indifferenti, tranne isolati gruppi di cani randagi che invece reclamano presenza e a quel punto schizzziiii veloccisssimo e pedali,pedali,pedali…
Te la gusti di più in bicicletta questa città, la percepisci meglio. Le mie emozioni si amplificano e la mia vista si fa più attenta.

E’ successo a settembre, a Trapani quando è ancora calda, gialla e un poco silenziosa, quando le scritte sui muri gialli delle case erano rosse. Quando le scritte rosse sui muri gialle delle case, io che pedalavo le notavo ma non le capivo.

Nel 1989, a settembre, a Trapani, c’avevo 14 anni. Ero appena tornato dalle vacanze e mi gustavo gli ultimi giorni d’estate andandomene in giro per la città in bicicletta. Mi piace. Quell’anno avevo finito  la scuola media e mi volevo iscrivere al liceo classico Leonardo Ximenes di Trapani. Mio padre diceva che il liceo classico era la scuola superiore migliore.

“Tu a fare u liceo classico, picchì è a scola chi t’insigna a ragionare, l’avisse pututa fare io”.
“Leonardo Ximenes sommo idraulico”.

Così cera scritto su una lapide a corso Vittorio. Che mi pareva strano.

“Possibile che la scuola dove mi devo iscrivere si chiama col nome di uno che fa l’idraulico?” mi dicevo. “Sta per ingegnere”, mi disse mio padre un giorno che glielo avevo chiesto. E così, mi sono iscritto in una scuola chiamata col nome di un personaggio illustre della città, che porta un nome mezzo straniero che con la città non centra niente, che faceva l’ingegnere ma che viene ricordato con l’epiteto di sommo idraulico.

Mi sono iscritto da solo, perché i miei genitori non avevano voluto farlo. Erano arrabbiati con me perché avevo preso la licenza media col voto di sufficiente. Dicevano che non ero cosa di studiare, erano stanchi di cummatere cu mia. allo studio ci tenevano e sto fatto che avevo preso sufficiente per loro  era grave, e quindi se volevo c’andavo da solo a iscrivermi a scuola.

“Ci paria chi mi scantava”?

Insomma in ritardo, i primi di settembre, un pò di nascosto con la mia bicicletta rossa mezza antica, tubolare verticale centrale, pedalo in giro per la città, e mi vado a iscrivere. E che ci voleva a farlo? D‘altronde era facile. Bastava un po’ di coraggio in più del solito, decidersi, fregarsene delle avversità e andare.
Arrivo, parcheggio la mia bici rossa a corso Vittorio, salgo in segreteria e mi iscrivo.
“Senta dovrei iscrivermi al quarto ginnasio, che devo fare?”
“Ma sei solo?”
“Si”, rispondo.
“Sei un poco in ritardo, sono rimasti posti liberi sono nella sezione F”, mi fa il segretario.
“Va bene”.
E cosi mi sono iscritto. Mi ero pure un poco  vergognato che il segretario m’aveva chiesto se ero solo, ma che dovevo fare. D’altronde m’ero abituato a queste altalenanti fasi da figlio un  pò piccolo borghese e un poco proletario. Scuola elementare privata, poi scuola media popolare, molto popolare, e ora liceo classico. A casa, a pranzo in cucina tutti seduti a tavola, racconto che mi ero iscritto a scuola. Oh, si sono messi a ridere e m’hanno cominciato a fare un sacco di domande, come al solito, su come avevo fatto, chi c’era, che mi avevano chiesto…
Si erano vergognati pure loro un poco di avermi mandato da solo, ma non me lo volevano ammettere.

Insomma l’inizio del mio primo anno al liceo classico Leonardo Xmenes di Trapani cominciò così.
Dopo qualche giorno di scuola, il ventisei Settembre del millenovecentoottantanove facciamo sciopero. Quella mattina davanti l’ingresso della scuola tutti i picciotti stavano fuori, non si entrava. Incontro un mio compagno, tutto contento, che mi dice che c’e sciopero, e guai se entra qualcuno, anzi mi chiede pure di capire se c’e gente  che vuole entrare, ma a me mi pare che tutti sono decisi a fare sciopero. Un altro ragazzo, più grande di noi sta davanti l’ingresso della scuola e dice a tutti che oggi è giusto fare sciopero, dice che bisogna rispettare questa giornata d’anniversario. E io me l’accollo. Solo che dopo un poco che stiamo lì, mi viene in mente una curiosità, e gli chiedo al mio compagno perché facciamo sciopero. Un poco sorpreso mi risponde e mi dice:
”Ma come non lo sai?”
“No, che cosa?” rispondo.
“Oggi è l’anniversario della morte di Mauro Rostagno”. Ci penso un poco e faccio finta che non me lo ricordavo, ma poi dopo qualche secondo, un po’ quasi che mi vergogno glielo chiedo.
“Ma cuè stu Mauro Rostagno”?
“Cu era, picchi l’ammazzaro. U giornalista, quello che parlava sempre in televisione a RTC, all’ora di pranzo, non lo vedevi mai?”
In effetti a casa mia a pranzo si guardava il tg1, Mauro Rostagno mio padre e mia madre non lo seguivano. Forse qualche volta, ma io non me lo ricordo, e stu fatto, lì davanti a molti miei compagni che lo conoscevano mi mette un po’ a disagio, ma alla fine faccio finta di niente e faccio capire che lo conosco pure io.

A casa, quando torno per pranzo, guardiamo il tg1, e racconto che abbiamo fatto sciopero per commemorare la morte di Mauro Rostagno. Gli chiedo a mio padre chi è che l’ammazzato. Ma lui mi risponde che non si sa, forse la mafia, o forse qualcos’altro.
Alla fine me ne vado nella mia stanza mi stendo sul letto e penso. Ed è proprio lì che mi viene in mente tutto.

E’ successo a settembre, a Trapani, quando è ancora calda , gialla e silenziosa. Quando le scritte sui muri gialli delle case erano rosse, quando le scritte rosse sui muri gialli delle case, io che pedalavo con la mia bici le notavo ma non le capivo.

C’era scritto “Mauro è vivo”. Si, proprio così, i muri della città erano pieni di questa scritta. Mauro è vivo. E io allora che pedalavo per la città le guardavo ma non le capivo. Ma oggi sono contento. Sono contento che all’ora questi benedetti muri qualcuno li ha imbrattati con questa scritta. Intoccabili muri di una città calma e silenziosa di cui quasi nessuno mai parla, se non per elogiare le turistiche estati trapanesi o per parlare adesso di questa splendida coppa America di vela così bene organizzata nella mia città.

E’ successo a Trapani a settembre alla fine degli anni ottanta, quando Mauro Rostagno è stato ammazzato.
Non si sa da chi.
Però sui muri mentre pedalavo quello che c’era scritto io me lo ricordo.

Roma, luglio 2008

© malaseno editoria indipendente Fossa

6 pensieri su “Xmenes

  1. Davvero un bel ricordo. Rostagno, Langer, Capanna, e pochi altri, la meglio gioventù della generazione che alcuni chiamano “del ’68”. Complimenti.

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  2. Nostalgico. Per contrasto mi viene in mente che oggi, sui muri delle nostre sempre più brutte città, invece che frasi del genere, sollecitate da una passionale indignazione, troviamo scritto con la stessa calda passionalità: “Io e te Jenni, tre metri sopra al cielo”. Sarà cambiato qualcosa? E sono gli stessi giovani a cui a scuola hanno appena fatto vedere “I 100 passi”. Mah…

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  3. Un racconto che apre un mondo. Sì, proprio quel mondo là di appena ieri. Sconosciuto oggi.
    L’ho trovato bellissimo, una lettura tutta d’un fiato. Uno dei casi, rari, in cui la forma non rifinita rende l’insieme fresco come l’acqua. Freschissimo.

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  4. Il mio primo giorno allo Ximenes è stato il diciannove Settembre dell’ottantotto.
    Un altro mondo, c’era il muro di Berlino, la Democrazia Cristiana, il pentapartito al governo, Ciriaco de Mita, si proprio lui, presidente del consiglio, che si era portato cinque ministri Siciliani, tre con portafoglio, Bono Parrino ai Beni Culturali, Mannino all’Agricoltura, Galloni alla Pubblica Istruzione, due senza portafoglio, Mattarella III ai Rapporti con il Parlamento, e La Pergola alle Politiche Comunitarie.
    Soltanto a leggere i nomi sembra che sia passato un secolo, anche se sono ancora quasi tutti vivi e vegeti, soltanto La Pergola è mancato da un paio d’anni.
    Quel giorno fu per me molto amaro. Era il primo giorno di scuola, è vero, ma proprio quella notte è morto un mio carissimo zio. Ero stato in vacanza altrove, sui Nebrodi, e non lo vedevo da un paio di mesi, quando ero tornato dalle vacanze era già in ospedale, in rianimazione, un banale raffreddore trasformatosi in bronchite, poi in polmonite, ed improvvisamente non c’era più.
    A casa mia non si vedeva RTC, non perchè non volessimo, ma perchè non arrivava il segnale, troppo vicini alla montagna. Rostagno lo conoscevo però, in primis perchè lo vedevo ogni volta che andavo a visitare i miei zii, e poi perchè lo avevo incontrato una volta, un evento memorabile, lui ne aveva parlato in TV il giorno stesso, e poi anche il giorno dopo, poi non so.
    Prima che allo Ximenes, andavo alla Livio Bassi, ed un giorno mi scelsero per andare a seguire non so quale convegno alla Provincia. Ci fecero sedere tra i banchi dei consiglieri provinciali, ed iniziarono a parlare di droga. C’era Rostagno, e quando toccò a lui affermò che il problema era anche più profondo di come descritto da quelli che l’avevano preceduto, che a Trapani i figli delle famiglie ricche non facevano altro che fumare canne e tirare cocaina, e lui ne era certo, li aveva visti con i suoi occhi.
    “Voi non immaginate nemmeno cosa succede nelle stanze delle case delle buone famiglie ogni sera a Trapani”.
    Finiti gli interventi, ci chiesero se qualcuno voleva fare qualche domanda. Nessuno si offrì volontario, il più grande avrà avuto tredici anni, eravamo probabilmente una platea un po prematura per quel genere di argomento, Rostagno insistette, disse qualcosa sul fatto che il nostro comportamento era omertoso, una mia compagna si fece coraggio, alzò la mano e fece una qualche domanda banale in sintonia con quanto detto durante gli interventi dei presenti, Rostagno insistette di nuovo, c’era la telecamera, alzai la mano, e chiesi perchè mai la droga fosse proibita: “Non sarebbe meglio se lo Stato facesse come con le sigarette o il vino, e facesse anche pagare le tasse?”.
    Rostagno diventò rosso, prese la parola e iniziò ad inveire contro di me, la cosa più gentile che mi disse fu “novello Marco Pannella in fasce”, ed era chiaro che anche questa per lui era un invettiva.
    All’epoca di lui non sapevo molto, per me era semplicemente il giornalista di RTC, qualche anno dopo un’estate a Favignana, lui era già morto da tempo, fui molto sorpreso nel leggere per caso una rivista degli anni ’70 che lo descriveva come abituale consumatore di droghe.
    Non si dovrebbe mai parlare male dei morti, o almeno così si dice, ma per quanto mi riguarda e per la mia esperienza personale il mio povero zio, che aveva una visione molto scettica della vita ed una visione molto ascetica del lavoro, che lavorò fino all’ultimo giorno della sua vita, era mille volte meglio di Rostagno.
    Mio zio mi ha insegnato tantissime cose che mi sono state molto utili nella mia vita, Rostagno mi ha mostrato cos’è l’ipocrisia e l’incapacità di relazionarsi in maniera civile con gli altri.
    Il primo giorno allo Ximenes conobbi per primo un’altra matricola, una delle persone più simpatiche che abbia mai conosciuto, si chiamava, e si chiama Giancarlo, era biondissimo, e lo è ancora, ma non sono rimasti molti capelli a dimostrarlo, e mi parlava di cose strane ed interessanti, peccato si fosse iscritto in un’altra sezione.
    Allo Ximenes mi sono iscritto quasi da solo anch’io, ma non perchè i miei non volessero o cosa, anzi, gli è che ritenevano che a quattordici anni avessi oramai la capacità di farlo da me. Il quasi è lì perchè per caso incontrai una mia cugina quella mattina, e lei mi accompagnò fino al chiostro, dopo no, perchè le segreterie scolastiche gli erano profondamente allergiche.
    Curiosità per finire, Ximenes viene dall’antica ortografia Galiziana, da oltre 3 secoli in Castigliano scrivono Jimenez o al limite Ximenez, in origine significava figlio di Ximeno, che è un nome basco, ma tanti tra i precedenti devono il proprio cognome ai re di Pamplona, che portavano quel cognome già nel X secolo.

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