“Tranquillo, fratello!”, di Alex Wheatle

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Vi segnalo questo romanzo di Alex Wheatle, autore londinese nato da genitori jamaicani. The Dirty South è il titolo inglese (“Lo sporco sud”), ma in Italia è stato edito dalle Edizioni Spartaco col titolo di Tranquillo, fratello!, per la traduzione di Francesca Orlati. Rappresentante dell’English Pen, lo scrittore, che ha realizzato anche altri romanzi ambientati nella parte periferica sud di Londra, collabora con corsi di scrittura creativa e altre iniziative nelle carceri, e si batte contro la droga e la violenza giovanile.
Questo libro è la storia di Dennis Huggins, un detenuto ventitreenne del carcere di Pentonville, che ripercorre nella memoria gli anni della sua vita di adolescente, che lo hanno portato dov’è adesso. Storie di gangster, del desiderio di vendicare un amico morto, dell’amore per una ragazza. Ma anche esperienze di difficile convivenza tra gruppi etnici diversi, e di una realtà sociale dove il disagio purtroppo è regola.

Inserisco qui di seguito l’inizio del libro, che dà l’idea del taglio dinamico e aggressivo dello stile di Wheatle, carico di risonanze britanniche, ma soprattutto di un colore e di un’intensità che non può non venire dalle sue origini jamaicane:

“Mi chiamo Dennis Huggins e sono nato nel 1983. Al momento, come direbbe mia nonna, corre l’Anno dell’Altissimo 2006. Mi trovo dentro al penitenziario di Pentonville, nel nord di Londra. Dicono che ci siano più neri dietro le sbarre e negli istituti psichiatrici che nelle università d’Inghilterra, ma secondo me questa ricerca di merda è stato un bianco a farla.
L’insegnante d’inglese dice che dovrei scrivere la mia storia e si è offerta di darmi una mano. Ma all’inferno il suo aiuto, a me non serve. Presuntuosa del cazzo. Che perché sono nero non le è neanche venuto in mente che magari so scrivere bene, non ha pensato che posso avere un cervello che funziona. Quando smonta dal turno magari ha voglia di raccontare ai suoi amici bianchi e alla sua famiglia come sta aiutando con l’inglese i poveri, emarginati fratelli neri. Datti fuoco! L’unico modo in cui può essermi d’aiuto è lasciarmi in pace, così posso continuare a raccontare la mia storia.
E così scriverò un resoconto onesto di cos’è realmente accaduto nella mia vita, gli errori che ho commesso, le occasioni che ho avuto, e di come sono finito in questo posto sudicio. Spero solo che mia madre non lo leggerà”.

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