Una vita tinta di bianco – di Franz Krauspenhaar

bianco

Flavia Cherubini è una giovane – ma non giovanissima – donna romana con una vita normale che d’improvviso viene colta da una specie d’invasione. Non degli ultracorpi, come nel famoso film di Don Siegel, ma da certi “intracorpi”. Un’invasione di macchie bianche, spots come di latte condensato destinate a propagarsi per tutto il corpo. Non si tratta dell’effetto di fantascientifici raggi bombardati dallo spazio profondo: si tratta invece dello stato iniziale di una malattia invalidante della pelle e della persona, la vitiligine, che colpisce milioni di uomini e donne. E’ questo l’assunto del romanzo d’esordio di Francesca di Mattia Bikbova, “Scritta di bianco è la mia pelle”, Ed. Palomar, pagg. 142 euro 13,00. Il romanzo è la narrazione frastagliata, a metà tra il diario e il racconto di visioni, del vissuto della protagonista-io narrante attraverso le drammatiche fasi della malattia. Qualsiasi cosa, l’amore, il sesso, i rapporti con gli altri, i ricordi, la dimensione spirituale, la vita di tutti i giorni, viene vissuta da Flavia come se la sua vita fosse stata spezzata all’incorrere della prima macchia di bianco; ora nasce una seconda vita, inesorabilmente tinta del colore della purezza ma che qui diventa, perlomeno per un lungo tratto, la tinta basica dell’ignominia. Il percorso di Flavia sarà duro e frastagliato come è frastagliata la scrittura della di Mattia, che, contrariamente alla maggioranza degli scrittori italiani, ha voluto e scritto un libro a tratti sfuggente, con contorni spesso poco marcati, una sorta di romanzo-contenitore di visioni ed esperienze a volte estreme, fino a un sottofinale decisamente scandaloso e a un finale enigmatico. Non esiste una vera trama, il romanzo si spinge avanti da sè per sensazioni di dolore, per graffi e disturbi e immagini a volte soltanto evanescenti, per associazioni, per narrazioni del ricordo prossimo e remoto. E’ sostanzialmente la storia di una discesa agli inferi, “in negativo”, nel bianco; e un apologo, anche, sulla letteratura, sulla scrittura come tentativo di appianare e poi salvare la vita tramite il sacrificio della “propria pelle”. La funzione salvifica della letteratura è fortemente attiva in questo romanzo di non facilissima lettura che in certe sue fasi – soprattutto visionarie – è intriso di vera poeticità, anche se a volte lo sfrangiamento tra le parti risulta a mio avviso eccessivo. Il mischiare realisticamente e onestamente buono e cattivo, sacro e profano, sporco e immacolato è un’altra caratteristica dell’opera della scrittrice romana, che ha avuto a mio avviso il coraggio di non adagiarsi su vieti schemi narrativi da Premio Strega ma di mettere “nero su bianco” pagine che senza dubbio erompono dagli schemi, come la nostra narrativa ormai troppo poco fa, “grazie” alla dittatura di editor ed editori senza coraggio e all’autocensura di scrittori senza carattere. Il rischio è il mestiere degli scrittori seri, e sperimentare un proprio linguaggio – anche estremo e disturbante – dovrebbe essere incluso nell’abc dello scrittore-artista moderno.

2 pensieri su “Una vita tinta di bianco – di Franz Krauspenhaar

  1. Premetto che non ho letto il libro, ma la presentazione lo rende estremamente interessante.
    Trovo veramente riuscito da parte dell’autrice il titolo del romanzo e l’associazione bianco/pelle/male dalla quale già si evince, come ben fa notare il K., quell’apertura mentale (non solo stilistico-formale) indispensabile allo scrittore-artista, ma prima ancora all’uomo moderno.
    Oggi naufraghiamo nella paura del diverso e la malattia, soprattutto quando mortifica visibilmente l’integrità del corpo, diventa una vergogna per la quale arrossire da soli ed in silenzio.
    Il corpo diventa qui, ancora una volta, metafora della società e la pelle scritta di bianco sintomo inequivocabile del suo malessere.

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  2. Sono francese e ho avuto il piacere e la fortuna di leggere questo libro e veramente e molto interessante dal titolo fino all’ultimo verba.
    E un libro molto poetico attraverso la malattia della protagonista. Il fondo del questo libro che raconta il percorso di Flavia e bene esposato e sempre interessante sopratutto per me chi non conoscevo questa malattia.E una storia che non puo lasciare qualcuno indifferente.

    Il stilo mi ha piacuto molto, le frase sono frastagliate com’é la vita di Flavia. E un opera veramente nuova e originale e aspetto il prossimo libro di Francesca di Mattia Bikbova.

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