4 pensieri su “Cinquantesimo giorno

  1. Stelle? lassù nel loro vento
    esse, alle soglie
    del ritorno…
    E
    quel primo tralucere,
    quel palpito
    ai vivai
    della notte
    ancora un po’ diurna.
    quel lentissimo incremento
    poi l’erompere
    del celeste grembo,
    l’innumerabile fiorita
    da semi
    e gemme
    perse tra spazio e tempo –
    ci è dato una volta ancora assistere
    come scorie e impurità
    o come parte
    della indelebile sostanza?
    che importa?
    ognuno
    nel suo sangue
    la ricompone a un tratto
    quella totalità.
    E uno,
    è detto, uno terminalmente
    anima e corpo
    per tutti la sigillerà
    (M.Luzi)

    buon cinquantesimo giorno a te, fabry

    f&r

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  2. quelle sono le cose che fanno o dovrebbero “fare la domenica” di ciascuno di noi. dopo aver lacrimato abbondantemente ti rispondo, con leggerezza, ma non minor malinconia con le parole di un poeta gentile, come un messaggio di speranza per questa terra frantumata:

    Le cose che fanno la domenica

    L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
    Il canto del gallo nel pollaio.
    Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
    L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
    La biancheria distesa nel prato.
    Il sole sulle soglie.
    La tovaglia nuova nella tavola.
    Gli specchi nelle camere.
    I fiori nei bicchieri.
    Il girovago che fa piangere la sua armonica.
    Il grido dello spazzacamino.
    L’elemosina.
    La neve.
    Il canale gelato.
    Il suono delle campane.
    Le donne vestite di nero.
    Le comunicanti.
    Il suono bianco e nero del pianoforte.
    Le suore bianche bendate come ferite.
    I preti neri.
    I ricoverati grigi.
    L’azzurro del cielo sereno.
    Le passeggiate degli amanti.
    Le passeggiate dei malati.
    Lo stormire degli alberi.
    I gatti bianchi contro i vetri.
    Il prillare delle rosse ventarole.
    Lo sbattere delle finestre e delle porte.
    Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
    I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
    Le fontane aperte nei giardini.
    Gli aquiloni librati sulle case.
    I soldati che fanno la manovra azzurra.
    I cavalli che scalpitano sulle pietre.
    Le fanciulle che vendono le viole.
    Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
    Le colombe che tubano sul tetto.
    I mandorli fioriti nel convento.
    Gli oleandri rosei nei vestibuli.
    Le tendine bianche che si muovono al vento.

    Corrado Govoni

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  3. meravigliose poesie, video che ricorda come il flagello di Gesù sia ancora oggi una realtà del mondo cosiddetto “civile”.
    solo l’uomo può separare l’uomo da un amore immenso e inaudito.
    quel che manca è il timore di Dio, la paura angosciosa di perdere quell’Amore.
    forse, però, l’uomo ha anche paura di incontrarlo e come ogni cosa che non può controllare allora deve distruggerlo. chissà se un nuovo diluvio ridimensionerebbe il tutto? Ma se non sconcerta l’Amore potrà mai farlo la morte?

    buon cinquantesimo giorno da chi Gesù lo ha incontrato più volte e non si sazia mai, ogni giorno lo cerca disperatamente e folle a Lui si avvinghia sperando di non perderlo mai. Auguro al mondo intero che vi accada di incontrare, fare l’esperienza terrena del suo inaudito Amore e aspettarlo ogni istante come l’aria che si respira.
    Stella

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