Marc Porcu – Poesie (1)

Vieilles femmes de Sardaigne

Elles ont vidé l’eau des fontaines
Et sculpté leur visage en des miroirs de glaise
Loin des reflets aux trahisons certaines
Sans le regard d’un faux jour qui pèse
Où perche la parole au bord de l’effritement.


Elles ont brûlé leurs doigts
A l’arête des pierres
Limé leurs ongles
Aux écailles du ciel
Et dans leur main fermée
Tremblent
L’ombre des bois
Le gong des artères
Et les ruisseaux de fiel.

Cicatrices d’argent élargies de soleil
L’haleine du silence aux soies des plaies cousue
Par l’épine du figuier de barbarie vêtu
Aux rails de sang sec sur des bavures d’acier.

Sous les pans de la nuit
Glissent leurs cheveux de neige
Saupoudrée par le temps
En ce pays torride
Et de leurs jupes longues
Dépliant les falaises

Noircies de veille à la lueur des morts
Repoussent le rêve encore
De dissoudre le sel de leur ventre
De l’absoudre au grés compact des marées
Sous la croix étoilée d’une mer emmurée.

*

Vecchie donne di Sardegna

Hanno vuotato l’acqua delle fonti
E inciso il viso sopra specchi di creta
Lontano dai riflessi di sicuri tradimenti
Senza lo sguardo di un giorno falso che pesa
Dove ai bordi della rovina la parola si annida

Hanno bruciato le dita
Agli spigoli della pietra
Limato le unghie
Alle scaglie del cielo
E trema
Nelle mani serrate
L’ombra dei boschi
Il gong delle arterie
E i ruscelli di fiele

Cicatrici d’argento dilatate dal sole
Alito di silenzio cucito dalla spina
Del ficodindia vestito di barbarie
Alla seta delle piaghe alle rotaie
Di sangue disseccato su sbavature d’acciaio

Sotto i lembi della notte
Scivolano i loro capelli di neve
Sparsi dal tempo
In questo paese arroventato
E dalle le lunghe gonne
Dispiegando le scogliere

Annerite di veglie alla luce dei morti
Respingono ancora il sogno di dissolvere
Il sale del loro ventre
Di assolverlo all’arenaria compatta delle maree
Sotto la croce stellata d’un mare murato vivo

*

Recluses entre paupières
Et mémoires
La gorge offerte avec son poids de vigne
Quand l’étranger y mord
Leur espace gisant
Entre les points cardinaux de la souffrance.

Gardiennes de mon pays
Bafoué de désir
Pour vous
et l’olivier qui regarde la mer
Dans l’attente tordue de ses bras grands ouverts
La force
A l’étranger parmi l’ombre des femmes
A l’enfant révolté par la douleur des mères
D’assassiner DIEU un jour en plein midi
Quand l’air tremble au bord de l’agonie
Jour de marché sur la place publique
Entre criée de l’aube
Et bouche affamée pleine d’un fruit pourri.

La force
A l’un ou l’autre
Sans espoir au trépas
Exilés volontaires
Sachant bien qu’ici bas
Est la seule lumière
Et que le jugement
N’est jamais hors du temps.

Ce jour voyant DIEU mort
Parmi les invendus
L’inventaire de la terre
Sera beaucoup plus clair
Sans ave sans remords
Nue devant l’inconnu.

*

Recluse tra palpebre e memoria
Il seno offerto col suo peso di vite
Quando lo straniero vi morde
Il loro spazio che giace
Tra i punti cardinali della sofferenza

Guardiane del mio paese
Beffato dal desiderio
Per voi
E per l’ulivo
che guarda il mare
Nell’attesa contorta delle sue braccia spalancate
La forza
Allo straniero tra l’ombra delle donne
Al ragazzo
In rivolta per il dolore delle madri
Di assassinare DIO un giorno in pieno sole
Quando l’aria trema al limite dell’agonia
Giorno di mercato sulla pubblica piazza
Tra vendite dell’alba
E bocche affamate piene di frutta marcita

La forza
All’uno o all’altro
Senza speranza nel trapasso
Esuli volontari
Sapendo bene
Che quaggiù soltanto
È’ l’unica luce
E che il giudizio
Non è mai fuori tempo

Quel giorno vedendo DIO morto
Tra le merci invendute
L’inventario della terra
Sarà molto piu chiaro
Senza ave né rimorsi
Di fronte all’ignoto Nudo

*

La peine de ce crime pour une résurrection
Ce léger fait divers
En mon pays d’été
Pour que l’eau aux fontaines ressource la beauté
Pour que les pierres brûlantes se noient en son regard
Pour que les doigts oublient toute idée de clôture
Et se consacrent enfin aux caresses en retard
Pour que le sel des ventres étincelle dans l’ombre
Et guide les amants aveugles jusqu’alors
Pour que la plaie fermée sur le temps du malheur
Ne soit que souvenir sur un vieux corps qui meurt.

Que le jeu d’un rayon de soleil
Et d’un cristal de givre
Fasse un collier si riche à ces esclaves libres
Pour qu’elles s’offrent leur vie au lieu de la souffrir.

*

La pena di questo crimine per una resurrezione
Questo piccolo fatto di cronaca
Nel mio paese estivo
Perché l’acqua nelle fontane faccia risorgere la bellezza
E le pietre riarse anneghino nello suo sguardo
E le dita dimentichino ogni idea di chiusura
Consacrandosi finalmente alle carezze rimandate
E il sale delle viscere risplenda nell’ombra
E guidi gli amanti ciechi fino allora
Perché la piaga richiusa sopra un tempo di disgrazia
Non sia che un ricordo su un vecchio corpo che muore

Che il gioco di un raggio di sole
E di un cristallo di brina
Faccia una ricca collana a queste schiave liberate
Per offrirsi la vita invece di soffrirla.

Marc Porcu

(Traduzione dal francese di Giovanni Dettori)

3 pensieri su “Marc Porcu – Poesie (1)

  1. Grazie per questo post, una gradevole sorpresa. Finalmente il traduttore (a me noto solo di nome per i libri di Atzeni pubblicati in Francia) ha una voce propria. E si legge con doloroso piacere.

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  2. Gran bella sorpresa la poesia di Marc Porcu, che conoscevo pure io come traduttore in Francia delle opere di Sergio Atzeni.
    Ringrazio e saluto Gunale ed Effeffe per i commenti.

    Giovanni

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