Quelle canzoni di protesta fra le risaie del nord.

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http://www.mondinedinovi.it

  • di Anna Maria Merlo

A PARIGI LA STORIA DELLE MONDINE DI NOVI.

Il manifesto 30-5-2009

  • Quelle canzoni di protesta fra le risaie del nord
    Sono venti donne, in maggioranza più che ottantenni, che cantano le antiche canzoni di protesta, d’amore o di melanconia nate nelle risaie, tanti decenni fa. Le più anziane, fin da giovanissime, hanno lavorato come mondine nelle risaie del vercellese, un duro mestiere che ha trovato la sua fine negli anni ’60, con l’arrivo della meccanizzazione. Venivano da Novi, un paese della bassa modenese. Ogni anno, dall’età di 13-14 anni, andavano in Piemonte per la stagione della monda. Dopo giornate di più di dieci ore di lavoro, vivevano in grandi cameroni, in uno stato di quasi reclusione, controllate a vista da padroni e intendenti, con il solo obiettivo di tornare a casa con un qualche soldo in più.
    Questa vita difficile è oggi il loro punto di forza. Hanno formato il Coro delle Mondine di Novi, che ormai gira il mondo ed è accolto, dappertutto, da grande commozione. Il giovane regista Andrea Zambelli ha dedicato loro un bellissimo documentario, Di madre in figlia, che ha aperto giovedì sera la seconda stagione di Histoires d’It all’istituto culturale italiano di Parigi, una rassegna (fino al 9 luglio) attraverso la quale la direttrice Rossana Rummo vuole presentare al pubblico francese il nuovo documentario italiano.
    Le mondine di Novi erano presenti e, dopo la proiezione del documentario, hanno cantato le loro canzoni, sotto la guida dell’energica Giulia Contri, nuora di una di loro, dotata di una voce possente. C’era anche Alberto Cottica, del gruppo elettro-rock Fiamma Fiumana, con cui le mondine hanno da tempo ormai una stretta collaborazione, e che accompagnando i concerti del coro segna un passaggio del testimone tra delle persone che appartengono a un mondo passato dove il lavoro era considerato il punto di partenza della lotta per la libertà e i giovani immersi nell’incertezza dell’oggi.
    Il documentario, che è prodotto da Davide Ferrario, non è né nostalgico né commiserativo. Con inserti di immagini storiche delle mondine del vercellese, il film segue il flusso dei ricordi di queste donne, racconta in filigrana la costruzione di una solidarietà femminile presente ancora oggi e la costruzione di una coscienza di lavoratrici. Ma, soprattutto, il documentario segue il coro nella sua vita attuale. «Non tornerei indietro – dice una di queste donne – non avrei mai creduto di poter realizzare, da vecchia, i miei sogni di gioventù». Il Coro delle Mondine di Novi, oltre a cantare nelle feste popolari delle città italiane (avrebbe anche dovuto essere sul palco del 1° maggio a Roma, ma la disorganizzazione della manifestazione lo ha impedito), è stato invitato all’ultimo festival di Toronto, in Canada.
    Questo viaggio americano è l’occasione per una delle scene più commoventi del documentario: le venti signore, un po’ agitate, salgono su un battello turistico a Detroit, negli Usa. Mentre sulla riva del lago sfilano i grattacieli, le Mondine, sedute al tavolo del ristorante, cominciano a cantare. Gli altri passeggeri – uno spaccato di America tra famiglie di neri, di ispanici, di cinesi, di Wasp – vengono progressivamente ammaliati dalle canzoni, ne seguono il ritmo e cercano di unirsi al canto anche se è in un dialetto incomprensibile.
    Questo film, afferma il critico Fabrizio Grosoli, va «considerato come emblematico del nostro cinema del reale: recupera dal basso la memoria storica di un periodo fondamentale oggi a rischio revisionista come quello dell’ultimo dopoguerra e contemporaneamente esalta la cultura popolare di cui sono espressione le facce vere e le voci emozionanti delle mondine emiliane in un viaggio che è una sorta di Buena Vista italiano».

16 pensieri su “Quelle canzoni di protesta fra le risaie del nord.

  1. Grazie a voi.

    Questo articolo letto su Il Manifesto mi ha dato modo di fare un post sul coro delle mondine di Novi che volevo già fare senza sapere bene come.

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  2. Bello. E per me emozionante. Mia nonna è stata una mondina, nelle risaie di filo-longastrino, provincia di ferrara. Spesso, mentre era in casa nostra (rimasta vedova, aiutava nelle faccende) la sentivo cantare queste nenie, ritmi ripetitivi, le canzoni delle mondine. Spero proprio di vedere il documentario.

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  3. Grazie della segnalazione! Cercherò il documentario. Davide Ferrario è bravissimo, aveva fatto qualche anno fa un film sulla Resistenza girato lì in Piemonte, ora non mi ricordo il titolo ma era davvero bello, un “vero film”, zero retorica, sapienza registica, insomma un grande.
    Cazzo se nel mio pessimismo penso che domani sera cominceremo a vedere i risultati elettorali – con quello che temo saranno… Scusateci mondine! Scusateci partigiani!

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  4. Evviva le mondine, patrimonio e dna della cultura nostra!
    Inteneriscono, nella loro forza, queste donne anziane: sono il pilastro, il monumento di una generazione che ha formato l’Italia. Ed ogni volta che le ritrovo sono motivo di gioia.
    L’amico Davide Ferrario è tra i migliori registi in Italia che abbia saputo restituircele con passione e verità: Davide è la filmica Memoria dell’Italia della Resistenza. Sicuramente un regista sensibile, molto attento a certe tematiche (l’ultimo film l’avete visto? “Tutta colpa di Giuda”)…
    Lui ha pure girato il film, insieme a Guido Chiesa, “Materiale Resistente”: forse è questo il film di cui parli, Anna-Tigrilla-Bocconi?

    Ho fatto parte di una casa discografica chiamata CPI, località: Firenze. Abbiamo collaborato con entrambi i registi, e abbiamo prodotto nel lontano 1995, insieme a “I Dischi del Mulo” di Zamboni & G. Lindo Ferretti, “I Canti delle Mondine”, reperti assolutamente originali che siamo riusciti a scovare con lavoro parsimonioso.
    Ricordo che per un periodo non facevo altro che assillare la factory con la filastrocca macabra “Il merlo”.
    Veramente fantastico riportare alla luce tutto questo.
    GRAZIE, GRAZIE infinite…
    E’ un omaggio doveroso questo Post dedicato alle raccoglitrici di riso, sudore e fatica per quintali di chicchi perlacei pronti a sfamare la gente, in un’epoca in cui ricordare d’essere italiani era ancora motivo di lotta…

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  5. Saluto e ringrazio tutti/e per i bei commenti.
    Sì, una bella Italia, che non c’è quasi più.
    Bisognerebbe fare tanto e non si riesce che a sopravvivere.
    A scrivere qualcosa.
    A parlare con qualcuno.

    Ieri leggevo l’articolo di Marco Rovelli su L’unità dove parla del modo in cui la rete aggrega realtà che si mobilitano su una questione che sta a cuore e su pratiche condivise.
    Mi sembra troppo ottimista.
    Vedo muoversi (non nella rete, ma sul territorio), con ben altra efficacia, leghisti e affini.
    La rete è utile, meglio di niente, ma spesso chi vota in un certo modo e la pensa in un certo modo è su altri canali che si informa.
    E sale il livello della cloaca della cattiveria.

    I buoni film, i buoni libri e chi li fa, non mancano.
    Manca la ricezione estesa.

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  6. “un’epoca in cui ricordare d’essere italiani era ancora motivo di lotta…”: che bella questa frase, Ninì! Me ne approprio, se permetti…

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  7. Il film che dico io non è quello, allora forse è di un altro regista. Non mi viene in mente, accidenti. Svolto in piemonte, tre partigiani diventati vecchi (ai giorni nostri quindi), che si ricordano di quando erano ragazzi. Ma possibile che sono diventata così smemorata? E’ brutto, eh…

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  8. Mia Tigrilla,
    può darsi che si tratti di un altro film, o di un altro regista, e la smemorata sia la sottoscritta!
    In effetti “Materiale Resistente” è stato girato in Emilia Romagna, lassù sui monti…
    -La mia frase è TUTTA TUA!

    Buona domenica a te e agli amici tutti:-)))

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  9. Ricordo il Disco a cui fa riferimento Nina (qualche parentela con il Maroccolo musicista?), un bellissimo lavoro. Sono contento che questo post di Nadia, attenta come sempre, possa ridare visibilità anche a quella pubblicazione.
    Grazie a entrambe, dunque.

    Francesco t.

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  10. Caro Francesco,
    Gianni e Nina Maroccolo: fratello e sorella.
    Stesso destino: entrambi al servizio della creatività, messa al servizio degli altri.
    Stessi anni al Consorzio Produttori Indipendenti. E il disco che rammenti è PROPRIO LUI, SI’!!! Che belloooo:-)
    Sono così contenta di questo post, perché ancora una volta torna potente, irriducibile, la Memoria.
    Ti ringrazio, Francesco, per aver ricordato un lavoro che ci appassionò moltissimo: ritrovarci qui, pur non conoscendoci, mi dà emozione.

    Tutto questo nasce dall’empatia, così rara!, grazie ad un atto puramente alchemico di Nadia.
    Carissima, tira fuori alambicchi e altri articoli di questa forza ed importanza.
    Con riconoscenza, Nina… PS: Un abbraccio, Francesco!

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  11. Ciao Nina,

    vedo che il web ogni tanto diventa condivisione.
    Questo è un ri-trovarsi tra persone che non si conoscono ma che a un certo punto, senza saperlo, hanno qualcosa da dirsi.

    Di nuovo un saluto a tutti.

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