“Amnesie amniotiche” di Pasquale VITAGLIANO

amnesieamniotiche

Città III

Ostie disadorne
o tavoli duri
e ripide pance
verdastre.

Non è più mitica
la miseria lucana,
da quando non sventolano
più le bandiere.

Formattati
da rupestri infohouse,
più forte e più antica
è la durezza della pelle,
l’afrore delle parole
e la deformità degli arti.

Per vincere
le salse montagne
rinnegheremo tre volte.

*

Bazar

Vaniglia e sabbia.
Troppo dolce
e troppo effimero.
Una stracolma
torta morta
è il fossile
della nostra
civilizzazione.
Marzapane e amarene
portano dritto
all’inferno.

*

Salmo breve

Avorio esotico arancio,
ebano sole acceso d’alba,
gioiosa festa pagana,

stola devota e felice
di celebrare il cielo terrestre,
capovolto nelle bianche pozze

di pioggia nelle quali si specchia
questo nostro comune sole lunare.

*

Un’altra vita

È comparsa inattesa,
come una crepa,
sul bordo del tavolo,
nell’angolo;

come per caso,
presa di taglio
da una luce fredda,
come una resa:

l’inattesa scossa,
il tuffo, l’idea
che questa

è un’altra vita.

*

“Le poesie che Pasquale Vitagliano ci propone in questa raccolta evidenziano da subito un’insistita volontà testimoniale, una tensione tra l’alterità diffusa del mondo e l’interiorità nutrita di frequentazioni artistiche e vita reale; e ciò che resta sulla pagina non è solo il lacerto significativo ed espressivo della realtà, ma il sentimento soggettivo ed epocale… […]
Non l’Io dell’esperienza individuale, dunque, ma il Noi collettivo, storico, speculare. L’artista non è solo artefice piegato nel proprio sogno di bellezza, sembra voler dirci l’autore, ma un generoso ostensore di ciò che sensi e intelligenza hanno saputo cogliere, prima, e tradurre, poi, in forma artistica.[…] L’originalità di molte soluzioni ci conferma inoltre una tensione estetica maturata nell’ascolto attento di percorsi poetici passati e recenti – oltre poeta, Vitagliano è lettore onnivoro e critico attento – e una capacità di selezione che sa evitare sia la reiterazione di esperienze consunte, sia la piattezza formale e immaginifica.” (Dalla prefazione di Giovanni Nuscis)

Vitagliano Pasquale – “Amnesie amniotiche”
LietoColle – Collana Erato (2009)

9 pensieri su ““Amnesie amniotiche” di Pasquale VITAGLIANO

  1. Nell’attesa di leggere l’intero lavoro di Pasquale Vitagliano, registro una poesia amara e ossimorica (cielo terrestre, sole lunare…), frutto di ricognizioni storiche e geografiche che scoprono strade per l’inferno (‘Bazar’)o barlumi di speranza (come nella bellissima ‘Un’altra vita’). Un’ostinata visionarietà sfida dunque la brevità e l’asciuttezza; un indovinato equilibrio da mantenere con l’aiuto del lettore, con la sua condivisione e ‘dedizione’….
    Un caro saluto
    Antonio

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  2. una forte tensione morale, che tiene un lirismo di grande asciuttezza. un dolore composto, forse di chi non puo’, come noi tutti. ma anche le urla sono serrate nelle gole. un caro saluto a pasquale e un caloroso augurio per questa sua nuova fatica.

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  3. Ringrazio Antonio, Viola e Franz per i loro interventi.
    Un saluto a tutti, augurando a Pasquale il massimo ascolto e apprezzamento di suoi versi.
    Giovanni

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  4. grazie Giovanni, per averci fatto scoprire questi versi incisivi, che recano la traccia di un’autorevolezza, quella dell’esperienza vissuta e padroneggiata nel crogiolo della forma.
    un abbraccio a te e a Pasquale.
    fabrizio

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  5. Grazie a tutti voi. Ricordo i volti di alcuni, le parole di tutti voi senza… amnesie, ma nel caldo tepore di una sacca di vitello (amniotica, appunto)
    PVit

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  6. “Di questa faccia
    mi sarebbe bastato
    conoscerne il nome
    e invece…”

    Mi sembra una poesia “pesante”, dove ogni parola “pesa” e per questo deve esplodere in mille frammenti per (ri)generare senso, è il guscio duro da spaccare coi denti. E le parole non sono solo parole, le parole sono il mondo.
    Un mondo fatto di crepe, di tagli, di angoli, di bordi. Come a suggerire che, se è già tempo di bilanci, sono più i vuoti che i pieni, sono più gli involucri che i contenuti.
    E si va a ritroso, c’è un conto alla rovescia che ci porta dritti al nostro primo ricordo (che, come il primo libro della nostra infanzia, nessuno veramente ricorda) ma non c’è spazio per una resa. Forse proprio allo specchio, tra le linee di un volto sconosciuto, incontrato per caso in una città “amica, / solo perchè sconosciuta”, dopo il silenzio di un rigo bianco, può ancora succedere di tutto.

    Un caro saluto,
    Giovanni

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