“Il giorno prima della felicità” – Intervista a Erri De Luca

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Dopo il recente articolo di Elena F. Ricciardi, torniamo a parlare dell’ultimo romanzo di Erri De Luca, Il giorno prima della felicità (ed. Feltrinelli), con un’intervista all’autore.

– “Il giorno prima della felicità” è un romanzo che colpisce per la capacità che dimostra di fotografare un io bambino che si evolve in adulto. Uno dei tratti che colpisce maggiormente è la fotografia d’immagine che il romanzo offre del mondo interiore del protagonista – il giovane Smilzo – e dell’ambiente della città nei giorni decisivi della liberazione. C’è una risonanza, o una corrispondenza, tra la vicenda interiore del suo personaggio e quella della città in cui vive, e che lo mette alla prova?

Non abito a Napoli dall’età di 18 anni, mi sono estratto da lì e ho perso l’appartenenza a un luogo. Mi resta il fatto di provenire da quel posto, che ha deciso del mio caratterere,della mia lingua e del sistema nervoso. Perciò ogni tanto con una storia scritta riabito la città, ne scrivo dall’interno di un passato scaduto.

Sembra quasi di scorgere un riflesso platonico, nelle esplorazioni dei sotterranei da parte del ragazzo, fin da piccolo – una sorta di “mito della caverna” rivisitato – e nella sua scoperta dell’amore e dell’eros, “seconda metà” e richiamo viscerale al quale non può sottrarsi. Si può dire che il suo sia un “romanzo di formazione archetipico”? Che insomma fotografi quelle pulsioni profonde che ci rendono, quasi nostro malgrado, protagonisti di un’evoluzione che va oltre la nostra stessa volontà?

Non scrivo “romanzi di formazione”, forma ambiziosa e per me presuntuosa di chi scrivendo crede di ridurre la vita a un progetto di costruzione, a uno sviluppo inquadrabile. Niente formazione nelle mie storie, piuttosto la piccola resistenza individuale alle deformazioni, ai colpi, agli agguati che stanno intorno all’età di crescita. Le mie storie raccontano di potature sommarie, fatte a casaccio come quelle dei fulmini, del vento sopra un albero.

–  Qual è il senso profondo della capacità che Don Gaetano ha di leggere nei pensieri della gente? La vittoria del cuore sulla ragione? Il superamento dell’io in una sensibilità capace di comprendere gli altri?

Non scrivo crittografie che un lettore deve poi risolvere, scrivo storie e don Gaetano è semplicemente uno che a forza di solitudini è capace di ascoltare i pensieri delle persone. E’ molto meno fantasioso delle capacità del barone di Munchhausen.

–  Mi permetto di chiederle un consiglio a beneficio di tutti coloro, soprattutto giovani, che desiderano seguire la strada della scrittura. Scrivere, un po’ come amare, nel suo libro, vuol dire morire costantemente a una parte di sé e rigenerarsi in un abbandono che è scoperta di cose inaspettate?

Scrivere è tenersi compagnia con la scrittura e stabilire anche che quella è la migliore compagnia che uno si può procurare. Se una persona giovane si trova in queste pessime condizioni di isolamento e di asfissia della socialità può provare a mettersi sulla cattiva strada della scrittura. Io non ho un percorso svolto, ma uno zigzag nel deserto e questo spetta a chi si vuole addentrare nella propria scrittura.


3 pensieri su ““Il giorno prima della felicità” – Intervista a Erri De Luca

  1. E’ veramente raro leggere interviste a scrittori che siano così capaci di far sentire il palpitare della vita. Erri De Luca é così anche quando lo ascolti in un incontro pubblico. Scrive anche quando parla, il suo “grande romanzo” di vita.

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  2. Ti ringrazio molto, Davide. Intervistare Erri De Luca è stata una grande opportunità per addentrarsi nei territori della creatività letteraria.

    Giovanni A.

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  3. Pingback: “Il giorno prima della felicità” – Intervista a Erri De Luca « Giovanni Agnoloni – Writing and Travelling

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