La prima volta

loreto

La prima volta. A tavola da solo, e così a celebrare. Però lo vedo ancora, sulla sedia a rotelle, vedo le sue dita battere sul notes, come se il pensiero richiedesse un gesto per sentirsi vero. Lui era così: intero. Ora che non c’è, non resta niente, solo ombre che si muovono su un palcoscenico sbiadito. Ma io non mollo: lo chiamo, gli parlo, vedo il suo sguardo dolce che indica la strada. Non so perché l’ho incontrato. Non fossi andato a cercarlo, esasperato da un suo collega insopportabile, la mia vita sarebbe evaporata, scivolata nel nulla. Tutto dipende dal momento irripetibile in cui decidi di andare da lui, o da lei. Credo nel destino. Il destino è un atto cui devi dare un contributo, due piedi che si muovono precisamente in quella direzione. Il resto viene da sé. Ti rubano tutto, ma il destino ti ha toccato, con la sua ala leggera. Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.

20 pensieri su “La prima volta

  1. Questa storia del destino mi ha tirata matta per tanto tempo. Non so, io sono scettica, ma se c’è , se è appunto destino allora incontriamo chi dobbiamo incontrare e troviamo la nostra strada e non ci sono ritardi o altro che contino. C’è il destino, ma appunto, preferirei di no. Vorrebbe dire che non abbiamo scelta.

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  2. il destino è il destino, è segnato sulle linee della mano, impossibile sfuggirgli…
    noi ci illudiano di possedere le redini del nostro futuro
    ma poi ci accorgiamo (e sempre troppo tardi) che queste sono state già tirate…
    ma in fondo è una bella illusione, quella di possedere il libero arbitrio.

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  3. non credo che sia destino. pur non avendo una gran fede, mi duole di più parlare di destino, che di segni e di-segni. le cose accadono, ma anche se tutto “va” in una certa direzione c’è sempre un momento in cui siamo noi a far proseguire la storia. tu hai incontrato un amico e un maestro che ti ha lasciato come è nell’ordine/disordine delle cose, senza il quale tu ora non ti staresti facendo/rompendo le ossa. però tu hai messo la tua parte, hai trovato una miniera, ma eri armato di pale e picconi per scavare. se non fosse stata una miniera, avresti cercato ancora e ancora. quindi i se, che son morti di freddo, lasciali, e prosegui con ardore. fai strada, sì, fai strada!

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  4. grazie care.
    Il destino è un atto cui devi dare un contributo, due piedi che si muovono precisamente in quella direzione.
    per me il destino è Dio. la mia volontà e la mia libertà s’incontrano con le sue. si abbracciano.

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  5. rileggendo…
    può darsi, solo *può darsi”, che a tavola tu sia solo, ma ho qualche dubbio. a quell’altra tavola, no, decisamente NO: non sei solo.

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  6. Ciao Fabrizio. Non so se ci sia qualcosa come il destino, nel senso che i Greci davano a questa parola.
    Forse è solo l’ordine che diamo a fatti e circostanze che ci hanno toccati, e il perché siano stati toccati, e la direzione che abbiamo impresso a quest’ordine, e tutto questo ci appare così sfuggente e misterioso.
    Tu sei incline all’ottimismo, mi pare. Spero che sia contagioso.
    Un abbraccio, e goditi ‘ste vacanze.
    Roberto

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  7. Ciao Fabry, anch’io credo che il destino sia Dio, nel senso che Lui abbia un disegno per ognuno di noi, il problema è riconoscere il disegno, condividerlo, assecondarlo, anche quando è dura…Grazie per aver condiviso con noi “La tua prima volta”,un testo/confidenza molto bello!Auguri per la tua piccola vacanza.
    Un abbraccio. Nora.

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  8. Una bella condivisione.
    Ma ci penso e ci ripenso e direi è come nella parabola dei talenti.
    Qualcosa ti viene dato, ma tu devi farne qualcosa.
    A me piace pensare a un Dio che un pò si lascia sorprendere da quel che facciamo. Per dirla un pò in citazione: il sorriso di Dio, insomma.

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  9. Fabrizio, hai scritto un pezzo bellissimo e commovente… tu lo sai, mi è bastato vedere una volta don mario per volergli bene. come si poteva non volergliene?
    è lui il mario di cui parli, vero?

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  10. io credo nel destino, nel senso che credo che esista un percorso già tracciato. Perfino le variabili che s’incontrano, i bivi da scegliere, le decisioni da prendere, gli incontri fatti e mancati sono rifiniti in modo che tutte le tessere s’incastrino nel grande disegno che è la nostra apparizione terrena. E che magari comprende anche quella ultraterrena, ma questa è un’ipotesi…
    Mentre la mia esperienza dice che se un evento è accaduto, è perchè aveva una sua ragione, che si scoprirà solo al verificarsi di un altro evento.
    Chiamiamolo Dio, caso o Destino. Tutto è predestinato. E noi siamo liberi di scegliere, sì, ma scegliamo senza sapere, nei limiti della nostra ignoranza universale.

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  11. grazie care.
    il destino, secondo me, è la certezza che qualcuno ti ama: in questo, come diceva Roberto, sono ottimista.
    la nostra parte è compiere atti liberi che vadano nella direzione dell’amore: così, finalmente, il nostro destino diventa sensato, umano.
    personalmente, mi sono convinto dell’esistenza di Dio solo quando sono stato amato concretamente.
    quello è l’appuntamento da non perdere.
    Gaja, in bocca al lupo per Auroralia!
    un abbraccio
    fabry

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  12. Non condivido la tua idea di destino. Siamo biglie che rimbalzano di qua e di là. E qualche biglia talvolta infila il buco.
    Dici che qualcuno sta giocando questa partita sconclusionata? Vorrei che fosse così.
    Questa commemorazione-riflessione (però) mi piace. E’ limpida, sincera e commovente.

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  13. Si, Fabry, è quello che mi chiedo spesso anch’io: cosa sarebbe stata la mia vita senza quell’incontro?
    Ma se quello era il destino, il Disegno, allora è andata benissimo così, perchè così doveva essere. Inutile io mi chieda altro.
    Ed ogni giorno mi accorgo che non mi ha lasciato solo.
    Tu, a quella tavola, non sarai mai solo, ne sono certo.

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