PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 117

Mi reco per l’ennesima volta nel solito ufficio a integrare e correggere la documentazione della mia domanda. Fortuna che almeno qui non c’è mai da aspettare, anche stavolta quasi non faccio in tempo a prendere il numeretto nell’atrio che la voce ormai nota mi chiama.

Appoggio la cartella sul bancone e spingo i fogli nell’apposita feritoia dello sportello di vetro. Quindi, accostando la bocca all’apposito oblò dico:
“Buongiorno. Come andiamo stavolta?”.
“Buongiorno a lei. Mi faccia dare un sguardo. Dunque… sa che non posso dir nulla, ma mi sembra che andiamo meglio.“
“Non bene?”
“Be’, si accontenti.”
“Non faccio altro da quando son nato, ed eccomi qui.”
“Quando dice queste cose, lei non sa di che parla. Coraggio, ancora uno sforzo, e magari ci siamo.”
“Magari. Tutte queste norme imperscrutabili, e il bando che chiude e riapre a singhiozzo…”
“Questo poi non lo può proprio dire. Ormai il regolamento del bando lei lo conosce meglio di noi: Gli articoli del bando e la sua stessa scadenza sono soggetti alle necessità superiori. La partecipazione ne comporta l’automatica e integrale accettazione…”
“Sappiamo, sappiamo. Ma più si sa meno si capisce. D’altronde, però, che altro potrei fare?”
“Bravo, adesso ragiona di nuovo.”
“Sarà, ma cerchi di mettersi nei miei panni. Il fatto è che oggi faccio un passo avanti, domani tre indietro, e ho la sensazione di non andare da nessuna parte. Ed anzi, non vedendo mai altri, né funzionari né pubblico, a volte mi pare che lei sia qui soltanto per me.”
“Si figuri se non mi metto nei suoi panni, anche se stando qui dietro non posso darlo a vedere più che tanto. Io stesso, con molta pazienza e, s’intende, moltissima fortuna, ho vinto il concorso a questo posto dopo una trafila come la sua, ed ora sono qui per servirla; lei come la miriade di utenti in condizioni simili alle sue che mi assediano con le loro legittime richieste, in giorni ed orari diversi dai suoi.”
“Miriade di utenti, lei dice, in condizioni simili alle mie; quanto simili?”
“Informazione riservata. In ogni caso quasi tutti sono messi più o meno come lei.”
“Ed in perfetta regola non c’è nessuno?”
“Informazione riservatissima. Ma le pare che se lo fossero, in perfetta regola, verrebbero qui?”
“Lei oggi hai il potere di confondermi. Comunque ho la sensazione sempre più netta che lei non sia solo il semplice e modesto funzionario che dice di essere.”
“Mi ascolti. Io sono il funzionario che tiene i rapporti col pubblico. Il mio superiore, segretario verbalizzante della Commissione, riceve dalla suddetta tutte le indicazioni atte al migliore svolgimento di questa prima fase del bando, me le riferisce ed io le applico. La Commissione, non potrei dirlo ma faccio uno strappo, si riunisce in seduta ordinaria tutti i primi lunedì del mese alle 17, ed in seduta straordinaria ogni volta che serve. I commissari non li ho mai visti in faccia, ne conosco grosso modo i nomi per averli sbirciati in fretta sui verbali di cui non mi è mai stata consegnata copia. Tutto qui. Non c’è altro.”
“Sarà ma la mia sensazione persiste. A proposito, posso chiederle come si chiama?”
“Non lo sa? Viene qui da tanto e non ha mai letto il nome sulla targhetta che porto?”
“La targhetta la vedo, ma a leggere fin lì non arrivo. Come si chiama dunque?”
“Il mio nome è Rosario Commissione.”
“Ecco, vede?”
“Ma cosa c’è da vedere? Andiamo, lei ha la rovinosa tendenza a mettersi idee assurde nella testa e a farsi del male da solo, senza costrutto alcuno; come se non ce ne fosse già abbastanza, di male vero, nel mondo.”
“È proprio così?”
“Scusi, e come dovrebbe essere? Mi ascolti. Lei adesso se ne va tranquillo. Per il momento. Poi le faremo sapere. E si fidi, una buona volta!”
“Sì, ma non so se…”
“Arrivederci.”
“Chissà.”
Ma raggiunta la porta me la chiudo alle spalle con garbo, senza sbattere.

4 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 117

  1. “Ma raggiunta la porta me la chiudo alle spalle con garbo, senza sbattere.”

    E’ l’educazione che fa l’uomo.

    A volte però …

    Come sempre un saluto.

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  2. Cara Nadia,
    qui c’è sicuramente l’educazione,
    ma in più la volontà di non fare gesti irrevocabili al fine non precludersi da sé possibilità che magari non sono mai esistite davvero.
    Posso dire che si tratta d’ingannare il tempo, nell’indichiarabile attesa della morte? E’ la storia di quasi tutti i viventi, non solo di questo personaggio.
    Come sempre un saluto, e grazie,
    Roberto

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  3. domanda di congedo dalla vita? qui non si sa se saremo mai mandati in congedo dalla vita lavorativa! forse faremo una domanda unica: per la pensione, gli ausili sanitari, la morte. forse arriveremo a stabilire le date e a scegliere oltre al quando il come. non proprio liberamente, ma… così neanche l’attesa della morte avrà più il pregio di essere un esercizio di virtù e libertà. neanche per quei pochi che non tentano, in questo triste oggi, di ingannarla con mille espedienti. per un lifting, per esempio, mi dicono che di là c’è un masso di due quintali da spingere…

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  4. Cara Lucy,
    non avevo pensato a una domanda di congedo dalla vita, anche se ci potrebbe anche stare. Molto meglio “domanda unica”:
    LA DOMANDA.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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