ROCK ‘N’ROLL SUICIDE

Intro: C G C G

E segue: C E7 F G Am

E senti come: «Time takes a cigarette puts it in your mouth. You pull on your finger, then another finger, then your cigarette». E chi? Uno suona, uno serve, uno stona: «ma lo sai che sei gialla?». Sarà la birra, sarà la luce che sbaglia, sarai pregna: di nicotina… Sarà che siedi con la gamba stesa e scansi con le stampelle sciami di pensieri: scacci pensieri come stracci da smettere, come tristi turisti molesti – nido nocivo di neuroni. Come dire, come pregare: silenzio! Cerchi calma, dopo l’ennesima colica, nella culla di un Cuba, un altro. Giro a vuoto: lo stomaco che ti manca per l’incubo che hai scelto. È il tuo lavoro! E come puoi prestare il corpo ai copioni, lo scheletro alle scene, se sei chiaramente claudicante? L’ultimo legamento sano, dei due puntelli dati – per piegare le ginocchia e rimanere a schiena dritta. Ora che paghi: la scelta di vita che non paga. Lo sai! Anche quel burocrate/politico ti sfrutta, con l’alibi della gavetta. Lo sai, ma fai finta di non saperlo. Fai finta, da sempre. Fingi. E [ti] mascheri. Figuri. E [ti] racconti una lucida bugia: vuoi crederci, nonostante… E affoghi colui che sventola un contratto che non firma. Non firmerà. Te l’ha fatto vedere, premiata profumeria, e hai corso troppo, hai dato tutto. Nulla di vero che tu possa stringere. Maledici quando hai dato l’addio, quando hai detto no al gancio, rifiutando/ripudiando ogni griglia di protezione. Quando hai barattato la soluzione con la spiegazione, ignorando la grata, ballando sul baratro. Maledetto quel quando ha deciso di. Incidere per palchi e incedere per parole. La nemica della piastrina: perché continui – a cavare cicatrici? Aumenti il numero di ulcere con un altro Aulin. Antidoto al dolore fisico. Che non puoi reggere oltre – le urla della memoria. E ritorni, in canto, nei corpi chiusi – in sala prove, carcasse di catrame e voglia di chiudere. Un pezzo. Una storia. Una porta che cancelli. «Tempo stringe – una sigaretta, la posa nel cavo della tua bocca, e levi: dito dopo dito – e dopo, poco dopo, ecco – la tua sigaretta…»

«The wall-to-wall is calling, it lingers, then you forget Oh, you’re a rock ‘n’ roll suicide You’re too old to lose it, too young to choose it And the clock waits so patiently on your song You walk past a cafe but you don’t eat when you’ve lived too long Oh, no, no, no, you’re a rock ‘n’ roll suicide». E non sai più se risate o se lacrime – per il tragico e per il comico. La tua vita è appesa/sospesa è a causa di un cibo infetto. Che ti ha corrotto, silente contrappasso: attraversi l’anoressia e quasi trapassi perché, finalmente!, torni a mangiare. Meditare e medicare: è la tua nemesi nutritiva che battezzi «il Giallo di Dio». Momento e memento: non si dimentica quando scopri che ti attacchi alla vita come un post-it che ha ancora qualcosa da dire. Proprio tu che stillavi, stratega suicida, sassi per scandali, sassi per andare a fondo. Riemerge il ricordo: «La storia di tutte le maggiori civiltà galattiche tende ad attraversare tre fasi distinte e ben riconoscibili, ovvero le fasi della Sopravvivenza, della Riflessione, della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perché e del Dove. “La prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda ‘Come facciamo a procurarci da mangiare?’, la seconda dalla domanda ‘Perché mangiamo?’ e la terza dalla domanda ‘In quale ristorante mangiamo oggi?’». Geniale sintesi di Douglas Adams. Sono le pagine della tua pelle di paglia: qualcosa ha preso fuoco. E brucia. Chi è con te, ora? Ora che sai: non ne valeva la pena ardere per l’Arte, e stendere oltre il limite del tuo corpo e dei tuoi nervi. E quel mondo non era dorato come sognavi, come speravi. Per rincorrere quel mondo e scoprirne il volto vero, hai tolto la placca – spalancando il Tartaro. La bocca dell’Infero, dell’Infinito. «La cerchia chiama, indugia, poi si dimentica Dimentichi. Tu che [ dondola e rotola il suicida ] tu che sei: un suicida del rock ‘n’roll troppo vecchio per perderlo, troppo giovane per sceglierlo e l’Ora in attesa paziente tra le tue note passi avanti – un caffè – ma non mangi quando hai vissuto troppo a lungo [ quando ] sei un suicida del rock».

«Chev brakes are snarling as you stumble across the road But the day breaks instead so you hurry home Don’t let the sun blast your shadow Don’t let the milk float ride your mind You’re so natural – religiously unkind». E stinto il sole semina braci bianche sui cimiteri, esce la sera: adesso sei fuori. E non hai più paura. Di non essere capita. E non vuoi più farti fuori. E non porti più quel peso: dovere. Non devi più. Scrivere come si deve. Non devi più. Schiava come ti vuole. Non devi più. È solo: vivere. Come hai capito: vivere – non è “fare bene” il compito. Vivere è: non “farsi male” nel compiere. Non fare come impero impone, non farsi carico di tutte le colpe nel cuore. «I morsi della Chevy sono strida Mentre precipiti nella strada, ma il giorno spicca comunque, così cresce la corsa verso casa Non lasciare che il sole spenga la tua ombra Non lasciare che la mola di latte calchi la tua mente [ Non lasciare sia livella il come si deve come ti vuole ] Sei così naturale – devota mente insolente»

«Oh no love! You’re not alone You’re watching yourself but you’re too unfair You got your head all tangled up but if I could only make you care Oh no love! you’re not alone No matter what or who you’ve been No matter when or where you’ve seen All the knives seem to lacerate your brain I’ve had my share, I’ll help you with the pain You’re not alone». Vivo panico – la paura profuma il pericolo. E «la paura è propedeutica» e ti afferma nell’abbraccio di parole. Lui come lei. Loro. Tutti quelli presenti: ti regalano la forza che avevi finito. Parole e preghiere. Che ti fanno capire: ne vale sempre la pena. E sono con te, sono la tua famiglia proprio quelli che amano. L’Arte. Che sono: l’Arte dei sensi. Che cosa significa? Che la rete stringe maglie e magia: una coperta calda, ora che hai freddo. E congeli ogni diavolo. E rendi grazie a tutti i tuoi angeli. «No Amore! Non sei – da solo ti giudichi, ma sei troppo severo La tua testa tutta turbe E pure se solo potessi convincerti Se solo fosse degno di nota per te Amore, no! Non sei solo Non importa cosa o chi – sei stato Non importa il quando o in quale – hai visto Tutti i coltelli sembrano squarciare il tuo cranio Presa la mia parte, ti divido il dolore Non sei solo»

«Just turn on with me and you’re not alone Let’s turn on with me and you’re not alone Let’s turn on and be not alone Gimme your hands cause you’re wonderful Oh gimme your hands» e le dita non sono più tentacoli, e le dita non sono più i lividi sul collo per la gola che ti volevano, e le dita non sono più arti assassini, e le dita non sono più schiaffi secchi. Sono le dita e sono la mano, sono le dita dolci di un’unica mano di una voce unita che ubica, che ti tiene – salda e sicura – attraverso: qualunque Strada – si chiama Casa. E si solleva e ti solleva e più non si sprofonda e più non si soffoca. Spalanca: «Apriti con me e non sei solo Nudati con me e non è solitudine Tempo di ardere e non essere soli Tendimi le tue Digita con tatto ché sei tu una meraviglia Donami le dita le tue perché ti dico sei un miracolo Ora Dammi la mano».
E respira. A pieni palmi.

[ del Duca, della Dama – e si Dedica ]

18 pensieri su “ROCK ‘N’ROLL SUICIDE

  1. Ecco Chiaretta in versione heautontimorumene 😉
    Ma Chiaretta sa che eros è pteros, almeno alla sua età:
    perciò presto stampelle e pastigliette tornano ad essere nient’altro che proiettili – ma, forse, anche mementi…
    Un abbraccio,
    Roberto
    P.S. “too old to lose it, too young to choose it”: ecco, appunto.

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  2. “Vivere è: non “farsi male” nel compiere.”

    mi piaci, chiara, senza veste: nuda. hai scorticato tutte le tue *immago* da riflesso [condizionato]. ora sei: Tu: Viva– più preziosa del canto della musa, del graffio della penna– per librare “A pieni palmi” il Tuo *due volte* Nome.

    una carezza,
    marta

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  3. “E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.”
    [Giovanni , III, 19]

    Ed ecco cosa accade a chi, in disaccordo con gli uomini, decide di inseguire uno degli ultimi lumi rimastici, l’Arte, laggiù ove il nostro evo l’ha confinata.
    Prezioso Graal radioattivo per propria immanente deflagrante energia…
    Ecco cosa accade a coloro che procedono, avanzano, con la mano tesa verso questo cuore pulsante, ignorato e mistificato dai più, ma che chiama, incessantemente chiama chi ha udito adatto a questo tuono muto. Ma quanto logora chi più vicino arriva, quanto consuma questa fiamma bella…quanto FA MALE… e tu lo sai Chiara, lo sai perché ascolti il suo richiamo e avanzi imperterrita, guardi avanti a te la meta, scansando il falso, il marcio, direttamente verso quel cuore che batte instancabile da sempre.
    Gialle le carni e cedono le gambe, la vera Arte infiamma l’anima, il corpo che farà? Reggerà la potenza? Resisterà l’intensità della scossa? Che condanna per lui, poteva esser altro, racchiudere spiriti ben più domi, e invece…
    Si riconosce chi agguanta questo Graal poiché i suoi occhi restano accesi e terribili mentre il corpo urla il suo dolore e cade. Che grande sacrificio in un evo che se ne infischia e celebra piuttosto corpi bovini dagli occhi bui…
    Ma no, hai ragione, non si è soli, nel grande oscuro nulla, immani occhi terribili si accendono qua e là fissi verso quel cuore esplosivo e avanzano in questa marcia per pochi.

    Vale la pena camminare, vale la pena spingere per rimanere, anche se fa male, anche se sanguini, c’è qualcosa di bello che aspetta e chiama e tu Chiara l’hai veduto già, dunque buon cammino!

    “Im diggin my way
    Im diggin my way to somethin
    Im diggin my way to somethin better

    Im pushin to stay
    Im pushin to stay with something
    Im pushin to stay with something better

    […] It tears me and I bleed
    And I bleed”

    [Metallica, Load, “Bleeding Me”]

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  4. @Nadia:

    Nello stesso (co)raggio – perché si deve, perché non è concesso altro, perché la natura viscere -(e)segue il sole. Ancora baci. Per te, sempre.

    @Roberto:
    a-lato come dardo l’eros(s)punta [e alla mia età *mi mento* credendo. Credendo non sia Pseudodipteros;)]. Ogni momento resta memento: di passo e passato da infuturare, incarnare.

    Abbraccio nell’abbraccio ancòra e àncora! Grazie

    @Marta:

    Tu che r’accogli – ogni parte del prisma – del molto declinarsi [a seconda dei casi scelti]. A te che sai “essere nuda” è diverso da: “essere senza vesti”. A te che duplichi e moltiplichi i sensi dei nomi. Carezzi la mia medulla, carezzo il tuo tutto di luce.

    Bacio

    @Blackjack:
    Ringrazio e ricambio – sono le mani sincere, strette a fortificare le persone e annullare le fauci di chi ci vuole cibo [ e spesso – sic!- siamo cannibali di noi stessi ]

    @ Fabrizio:
    TU SAI – devo a te, a LPELS tutta: il colpo di reni che ha costretto il fegato a non collassare [e salutare scolando l’ultimo Cuba]. E nell’ora buia hai/avete acceso – QUEL fiammifero che salva. E non lo dimentico. E dedico: ogni parola/preghiera per TE, Fabry, per TUTTI voi!

    @ Francesco:
    😉 Grazie FratelloFra! Che *bruciato il tetto* – la luna è vista – e ora: *incendia il mondo!*. BloodyBacio

    @ Guglielmo:

    Al Sacro Catino/Crogiolo del tuo Credere [antiche alchimie], appeso in forma di ciondolo al collo! Grazie Guglielmo per il tuo dire/dare/destinare il cammino [NOMEN OMEN, lo sai bene e pubblico e *perentorio* clamo il tuo Verbo: se non scrivi – ben presto conoscerai la mia ira funesta. Emergenza/urgenza del tuo scrivere il mondo per il mondo. Elequenza del tuo nobile cognome. E pensa al povero Rapagnetta quanta invidia riversa 😉 Amor omnia vincit!]. Si tratta della Morte dell’Arte o dell’Arte di Morire? E’tratto il Dado per chi non solo porta la Vita sul Palco, ma anche il Palco nella Vita [e chiedo perdono a chi mi chiese di NON farlo. Non posso/non voglio vivere altrimenti]? Non è dato sapere, solo si sente: chi, come te, è [stato] e rimane – nei passi nei percorsi! My best growls, Drummin’you!

    Let the show begin
    Let the show begin
    Let the show begin

    The longer the walk
    The farther you come
    My body, my temple
    This temple it tilts
    Yes, this is the house that Jack built 😉

    PLAY IT LOUD!’TALLICI ABBRACCI

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  5. Hai scritto ogni cosa che condivido, uomo o donna che sia un paese dove la poesia è nascosta ma impera in premi e cotillon, in salotti e circoli, in editorie e personaggi cupi che con essa vivono e intrallazzano, un paese non è. Ma riporto la tua frase che breve, sintetizza, tutta la mia vita e tante altre. Ci ho combattuto molto, ancora forse non l’ho capito o non voglio ancora. Tu hai chiarezza. Motivo del nome?

    “Come hai capito: vivere – non è “fare bene” il compito. Vivere è: non “farsi male” nel compiere. Non fare come impero impone, non farsi carico di tutte le colpe nel cuore”.

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  6. Il poeta è una stella…
    Ca[n]dente!
    Una cometa che precede
    Non segue
    Procede prosegue e persegue
    Il senso
    Denso
    Dentro
    Profondo
    Sprofondo
    In fondo
    [h]A

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  7. No, non esco.
    Ho cercato di graffiarmi talmente tanto che non vedevo più i segni sulla mia stessa pelle. Ho cercato di dipingermi poi addosso tutti i colori della vita, solo per poi accorgermi davanti allo specchio che ero diventato un arlecchino in bianco e nero. Ho cercato di indossare tutti i vestiti che trovavo nell’armadio, anche quelli che non indossavo più da quando ho iniziato a indossare camicia e cravatta, solamente per mascherare ancora di più quella carne ferita che non prova dolore. Ho cercato di nascondermi dietro tutti gli angoli delle strade, sperando di passare inosservato e silenzioso attraverso moltitudini di anime che avanzavano a passo di marcia. Tutto, inutilmente. Sono talmente chiuso in me stesso che nemmeno più le unghie che mi graffiano riescono a riconoscermi al tatto. Sono talmente chiuso in me stesso che se sento bussare alla porta non è qualcuno che cerca di entrare, ma sono io che piango per uscire. Inutilmente.

    A te che sei uscita, Chiara.

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  8. @ Beppe:

    Motivo del nome. Nel nome il motivo [melodia il mio nome magro], il preciso *come* puntare la pupilla. E giungere: nido di dita. Per con-dividere e con-sentire Beppe. Nel nome che si motiva: “Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più Chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l’affrontano” [Tucidide]. Al tuo tutto nell’a presto, per le nostre: ceneri celesti…

    @ Fabio:

    Bloodyou – che sai (s)cavare nel (n)ero. Vera viscera la tua virgola apostrofa: il (m)argine che tutto proda e prova. Ri – Tratto della lama che taglia e diga. Al di qua al di là. Dove il dente deve. Affondare. Emersa la civiltà/la verità del tuo (in)canto. Grazie per la grandine che (s)grani sempre. E spalanchi per chi o sa o sarà: quello sguardo.

    @ Daniele:

    No, tu non esci. Tu Riesci. E resisti. Tu resti [nella tasca interna del mio miocardio malmenato]. E ricami di vita le mie molte trame di mote tragiche. E si resta senza maschere. Senza altre maschere [mai più neutre!]. Maschera di ferro chi si lacera ulcere vive:

    graffio la pelle articolo falangi
    – tra punta tentacoli delle dita
    [ con le cuspidi ungula lamina ]

    il tocco della cute morta e fredda culla di sensi
    disegni di sfida di tratti così delicati: così calmi
    e un fumo di fascino seduce nei nidi soli seleni

    in punta di dita – lacero – la cute – livida
    premere la calda pelle morta calma i sensi

    lembi – incisi: fregi del mio tessere
    lodi – alla pelle – che mi maschera

    My Best Growls!
    A te, Daniele, che tieni. La mano. Per mano.

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  9. Grazie.
    Grazie, disse la formica mentre piano si inerpicava su quell’infinito stelo d’erba che la privava dell’orizzonte escluso. E’ per te che sono andato alla ricerca di questa mollica di pane da donare ai miei figli, è per poter mostrare loro che non esistono confini che non si possano varcare, anche se sembrano insormontabili, anche se ci appaiono invalicabili. E’ per te che ogni giorno esco dal terreno e raggiungo terreni inesplorati, per far vedere al mondo intero che non esistono confini se non quelli che ci tracciamo noi stessi, tutto intorno a noi. Ed intendo mostrare ai miei figli, dall’alto di questo stelo, che anche una formica può raggiungere la cima del mondo. Perchè quella cima del mondo non è su una vetta altissima, dove anche l’aria diventa rarefatta, ma è dentro le nostre più alte aspirazioni, all’interno dei nostri desideri più profondi. Ed il mio desiderio, adesso, è che i miei figli crescano liberi, vivi e forti come questo stelo che mi sorregge, e che sorreggerà anche loro quando si sporgeranno oltre la china per guardare l’orizzonte tramontare.
    Grazie.
    Grazie, confesso io a voi. Grazie di tutto. E…

    …prego per te.

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  10. Cara Chiara,
    ho preso tempo per farti i miei complimenti per il tuo pezzo, che risuona mi pare di note personali, in molti sensi.
    Non è che Bowie mi prenda molto, l’ho sempre visto un po’ come un poseur, uno che si sforzava molto di essere una rock star. Con istinto non sempre sicuro, con un certo successo. Memorabile di lui, forse solo Space Oddity, forse Heroes, confezionatagli da Eno.
    Mi prende molto invece la sigaretta. Il mio amore bruciato nel tempo di un paio di tiri. Ora cenere, a voler indulgere in immagine scontata.
    Dai, continua a scrivere.

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  11. Chiara,
    mai minaccia fu più gradita!
    Mi onora la fiducia che poni nelle mie capacità irresolute e lo sprono del tuo sguardo irato mi scaglia nella trincea con fatale “persuasione” ehehe 🙂
    Il paragone col fuRapagnetta sai quanto mi confetta il cuore [e quanta condanna –gradita condanna- può generare] per quanto, con lui, io possa solamente spartire le iniziali e la pettinatura (purtroppo) eheheheh! Prometto, m’impegnerò!

    -Da per sempre- il destino dell’Arte per l’Arte incendia talune vite, incensa talune morti, dal palco non si scende ( e nemmeno vi si sale visto che si nasce O sopra O sotto di esso…). Si corre con -la morte a paro paro-, si corre contro il tempo, l’antagonista è lui fino all’ultimo istante, se sconfitto sfuma regalando l’eternità, -vincere nel tempo- (dunque che importa -esser vinti nello spazio?-).
    Il sacerdozio artistico partisce dalla vita degli uomini probi, dal quotidiano degli uomini che il quotidiano lo leggono per consegnare, semmai, alle pagine di quel quotidiano[e degli allegati suoi]; chi non lo capisce chiede ad una cometa di rallentare e dichiarare rotta ed intenzioni, di sfolgorare in maniera educata e contenuta, insomma di non “esagerare”, ma in rapporto a che? Al senso comune? Al -buon senso comune-? Il cielo liberi gli artisti dal buon senso comune, che purtroppo, negli ultimi anni, mascherato da anticonformismo, ha riempito di vuoto gallerie, esposizioni, librerie, teatri e così via, ridando cagione a chi, lanciando la sua sfida alle stelle, voleva radere tutto al suolo […e buon compleanno].
    Sfolgora Dama, ti possono seguire con lo sguardo, d’invidia o ammirazione e di parole se ne posson fare tante,
    ma al passo chi ci sta?

    Un abbraccio!
    G

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  12. @ Roberto:

    Grazie Roberto. Noti bene. E stendo SEMPRE la *corda Chiara* [e Chiara non è mai Chiara e Chiara lo sa e non se ne cura]. Ogni rigato presente è passato sulla pelle [ sulla mia pellaccia scarnificata ] e dalla pelle ritorna. Perché pubblico solo del provato. Ad altri, ai molti aedi tuttocrati lascio romanzare/dibattere/cronacare/speculare di/per realtà che non conosco e non ho conosciuto “a pelle”. Con tutta la buona volontà: India Biafra Polo Nord Zanzare del Sealand Umidità del Monte Waialeale [et cetera et altera] – non sono realtà che conosco a *mezzo cicatrice*. Dei fegati spappolati e delle Anime trite della mia generEazione, invece, qualcosa conosco e posso pronunciare [a mezzo labiale, finché la carcassa tiene e il cielo concede]. Quanto al Duca – rispetto le opinioni di tutti – pure: profondo mio inchino perpetuo. Perché il Duca è il Duca [non darmi peso, sono un’inguaribile esteta!]. E le *pose* Sir Bowie può permettersele. Altri *poseur* che ho avuto l’onere di incontrare di persona [c.f.r.: pennivendoli paupulanti parassiti che PRETENDONO di fare i cantanti rock] no! Non se le possono permettere! Il resto è tutto un fumare [e non poteva mancare *tabagista convinta* tra i miei pessimi attributi]: chi brucia bene, chi brucia in fretta, chi non può più bruciare, chi ha paura di bruciarsi, chi è stato bruciato,…
    Parafrasando Gaetano: incendiaria e fiera, non finirò pompiere! Se poi sia scrivere o saranno screaming o scene di teatro o,… Poco mi cale, ormai. Credimi – pasteggio a Pantera – e sono oltre: i cancelli del cimitero…

    Ti abbraccio

    @ Guglielmo:

    “Per non dormire” [ammazzatemi pure! Ho letto e Pier Paolo e Gabriele! E non per questo e non per quello appartengo a qualcuno/a qualcosa, a destra a manca. Appartengo all’auto-lesionismo/lesionare, di pertinenza dello stato clinico]. Per chi non dorme più. Per chi non può più dormire [sepolti i sogni, si frutta solo il forte volere vocativo! Le mie invocazioni/invettive mi precedano!], grazie Guglielmo. Perché dire Bene, dire di chi non si può dire [neanche nominare, neanche da morto: a meno che non sia Michael Jackson, è ovvio – dai fiato all’ipocrito italicoglobale e lo vorranno “santo subito”. E Carmelo intanto sputa dal grado dove si trova…].
    Mi spetta, mi aspetta: lo scontro nello spazio. A te lascio tutto il tempo futuro, l’eterno che deve: modi/moti migliori di questi. Soprattutto di questi miei [lo sai – manca la pazienza]. Nell’augurio *cavalco la cometa*. Il mio passo è bilico. Aquila e Prometeo insieme. Non (in) seguire. Tu sai il sentiero che sana e salva. Radica e radia: nel rullo. Di doppia cassa.

    @ Daniele:

    e sopra il palco si crepa [e *da sotto* avessero il buon gusto di scegliere: capire o traslocare. No! Nessuno ci libererà dalla sindrome del piccolo infermiere! Poi leggi il tuo suicidio in pubblico e si complimentano per la tecnica diaframmatica…] *Easy Action: Lay Down And Die, Goodbye!*. Alice non abita più qui…

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  13. E ancora grazie Chiara,
    assegni ruoli enormi e futuri a chi spera di saperli rivestire pur sapendo che le stoffe son differenti
    e la tua è più unica che rara.
    A Carmelo, muovo una sola protesta, l’averci abbandonati in questa valle di piccoli Mosè mai stanchi, a ricambio continuo… avrebbero dovuto quantomeno clonarlo, ogni epoca abbisognerebbe del suo [e non dei suoi aborti], a te chiedo d’avere più cuore e di tener duro, di minacciare futuri di presenza punitrice, di non regalare facili riposi e sperate quieti anzitempo togliendo grani alla tua clessidra, i grani servon tutti, son contati, pochi o tanti, specie quelli di follia, per ogni growl non lanciato cento bocche vacue gracidano, e allora –né più fermi né più fedeli- fino all’ultimo secondo senza sconti per nessuno!

    -Life out here is raw
    But we will never stop
    We will never quit
    Cause we are [Metallica]-

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