Credo

sepolcro

C’è ancora chi crede al peccato della improbabile coppia di progenitori, col serpente, la mela e tutto il resto.
In questi termini letterali, naturalmente non ci credo. Non credo a una perfezione originaria, da cui sarebbe scaturita la caduta. Non credo che la morte fisica sia stata generata dal peccato. Credo piuttosto che Dio abbia dato impulso all’universo, o agli universi, e che tutto si sia dipanato in modo imperfetto in quanto creaturale. Il male non nasconde alcun mistero: esiste perché esiste l’imperfetto, e può essere vinto solo a poco a poco, assecondando la tensione verso il bene che alberga in ogni uomo e in ogni donna. Credo che nelle religioni ci siano valori che potremmo condividere, ed è un dovere la solidarietà di chi persegue ideali almeno in parte equivalenti. Le guerre sante non sono che un assurdo logico. Siamo noi a dare un senso all’universo. Ogni atto di bene è una luce che si accende nella tenebra del caos originario. Collaboriamo a un’opera preziosa: perché perdere tempo? Il peccato è negare che, gesto dopo gesto, possiamo costruire il paradiso che vedevamo all’inizio della storia, ma che ora scorgiamo profilarsi all’estremo limite di essa, come sbocco finale di una tensione verso ciò che non è più imperfetto. Amo questo mondo che ha fatto di me una persona responsabile. Amo chi mi ha graziato con offerte di vita, rendendomi persona libera. Libero è solo chi ha ricevuto doni, senza che si chiedesse un contraccambio. Libero è chi lascia spazio al Bello, al Bene, al Vero. Così, passo dopo passo, mi dirigo al giardino accanto alla città, dove c’è un sepolcro nuovo che mi attende, un giovane dalla veste bianca, una pietra rotolata sul passato, la prima lama di luce del futuro.

(fonte immagine)

16 pensieri su “Credo

  1. “Il male non nasconde alcun mistero: esiste perché esiste l’imperfetto, e può essere vinto solo a poco a poco, assecondando la tensione verso il bene che alberga in ogni uomo e in ogni donna. Credo che nelle religioni ci siano valori che potremmo condividere, ed è un dovere la solidarietà di chi persegue ideali almeno in parte equivalenti. Le guerre sante non sono che un assurdo logico. Siamo noi a dare un senso all’universo.”

    Come non condividere la saggezza e apertura di questo tuo intervento; mi sovvengono le parole di De André: “l’inferno esiste solo per chi ne ha paura”; ma aggiungerei, anche per chi non sa (almeno) sognare un paradiso se, come giustamente sostieni, “siamo noi a dare un senso all’universo.”

    Giovanni

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  2. Ma il male non è soltanto imperfezione, assenza di bene. E’ anche antitesi, negazione, trasgressione, e catalizzatore necessario per il progresso (non solo scientifico, ma umano in senso lato).

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  3. L’IMPERFETTIBILE

    Quando ebbe vent’anni alzò gli occhi, guardò il cielo, guardò di nuovo la terra, -con attenzione. Era vero, allora! Dio non aveva fatto che abbozzare il mondo. Non aveva lasciato che rovine.

    Rovine questa quercia, pur così bella. Rovine quest’acqua, che viene a rompersi così dolcemente sulla riva. Rovine il sole stesso. Rovine tutti questi segni della bellezza, lo dicono le nuvole, ancora più belle.

    Solo la luce ha avuto vita piena, forse, mormora a se stesso. Ed è per questo che sembra semplice, e increata. Da allora non ama più, nell’opera dei pittori, che gli abbozzi. Il tratto che si chiude su se stesso sembra tradire la causa di quel dio che ha preferito l’angoscia della ricerca alla gioia dell’opera compiuta.

    YVES BONNEFOY

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  4. Lucy, Giovanni, Riccardo, Loris, grazie.
    dell’imperfezione fanno parte anche la negazione e la trasgressione. si può rifiutare l’offerta di vita, ritenendosi ormai autosufficienti, e andare per strade che possono comprendere la ferocia, la distruttività più radicale. in questo modo si ostacola il cammino verso quella perfezione mai realizzata su questa terra, eccetto che da un uomo, Gesù Cristo: la lama di luce del futuro. noi possiamo ricevere la vita per frammenti: gesto dopo gesto, rendiamo presente quella luce.

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  5. Non sappiamo ancora nulla sull’origine del Creato, quindi ogni nostra immaginazione può essere solo ipotetica.
    Non so, se una volta eravamo in Paradiso, ma certo è che il pensarci ci dona una forza maggiore a ritentare di esserci.
    Il male è per me segno di limitatezza, non solo nostra, ma logicamente anche della nostra dimensione.
    Dal suo essere presente in ogni attività umana, ne deduco che, sul cammino verso la nostra elevazione, il male e il bene si avvicendano, segnando le nostre difficoltà a superarlo, cioè a diventare esseri nuovi, anche biologicamente.
    Non siamo solo noi a essere spinti ad elevarci, ma tutto il Creato è fin dall’inizio in fase di mutazione continua, nella quale gli elementi, sparsi in esso attraverso l’esplosione iniziale, si ricercano, come per tentare una nuova e migliore unione che crei infine armonia.
    Ho difficoltà a credere al caso, tendo più a immaginarmi, che un’intelligenza straordinariamente superiore agisca, seguendo criteri e calcoli del tutto estranei alla nostra, ancora limitata e senza possibilità di intendimento e connessione con essa.
    Con cordialità
    Lorenzo

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  6. vivere ogni giorno pensando che valga la pena scegliere il bene anche quando fa male 🙂

    bella pagina, fabry

    f&r

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  7. Carissimo, più vado avanti nella vita e più mi pare di comprendere la necessità e la verità del dogma della caduta originaria.
    Senza letteralismi biblici, ovviamente.

    Se però togliamo questo mistero molte cose si complicano e diventano in realtà incomprensibili:
    Dio, sostanzialmente, diviene corresponsabile del male, in quanto creatore;
    il male diviene una necessità “naturale”,
    sfuma perciò nell’indistinto ogni responsabilità umana e/o angelica,
    e risulta incomprensibile la missione di Cristo, e specialmente la sua Croce:
    da cosa/chi è venuto a salvarci, se la creazione procede in senso evolutivo verso la propria perfezione? e perché mai l’azione redentrice è così tanto sofferta, ostacolata, tradita, fraintesa, e bestemmiata?

    Io credo sempre di più che la morte nasca proprio dalla ferita lancinante del peccato, e che la vita eterna nasca perciò dal perdono (dissolvimento/assoluzione) di questo stato di colpa umana e di maledizione cosmica.
    Come tutta la Chiesa, come sai, ha sempre creduto e professato.
    Forse la nostra immaginazione è troppo limitata dagli attuali schemi materialistici offerti dalla scienza empirica.
    Forse non è così assurdo pensare ad una creazione “diversa”, in cui il processo evolutivo non sia caratterizzato dalla morte e dall’odio fratricida…

    Pascal, riflettendo sul mistero del peccato originale, scriveva:
    “Certo, nulla ci urta più fortemente di questa dottrina, eppure, senza questo mistero, il più incomprensibile di tutti, noi siamo incomprensibili a noi stessi. Il nodo della nostra condizione si avvolge e si attorce in questo abisso: sicché l’uomo è più inconcepibile senza questo mistero di quanto questo mistero non sia inconcepibile per l’uomo”.

    Ma per comprendere fino in fondo l’assoluta veridicità di queste parole bisogna forzare il pensiero fino alle sue estreme possibilità.

    Grazie, carissimo, e che il Signore, perdonandoci del nostro peccato e liberandoci dalla morte, ci faccia sperimentare la sua eterna gioia.

    Marco Guzzi

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  8. E’ per me sempre bellissimo leggerti, Fabry.
    Così come lo è leggere i commenti.
    Mi testimonia l’importanza della pluralità e dell’abito fatto su misura, senza il quale sarebbe impossibile raggiungere il cuore di qualcuno.
    Tutti unici, diversi da me, con un proprio approccio a questa vita.
    Quello in cui Credi, lo credo anch’io, vivendolo a mio modo.
    Credo io non debba pormi troppe domande, “collabor”ando” a un’opera preziosa: perché perdere tempo?”.
    Il Progetto si realizza nel giorno per giorno, nell’incontro con chi troviamo sulla nostra strada provando a “donare senza chiedere un contraccambio, per contribuire in piccola parte a renderli liberi” come è successo ed accade a noi tutte le volte che intimamente gioiamo per questo dono ricevuto.
    Da mille strade, l’importante è ritrovarci a percorrerle uno accando all’altro, accettandoci per ciò che siamo. La metà sarà sempre la stessa.

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  9. scrivo da una postazione di emergenza.
    ringrazio tutti.
    Marco, sai meglio di me che la questione del peccato originale, in questo momento, è la più dibattuta.
    nessuno può affermare, onestamente, di conoscerne la natura.
    l’unica certezza che abbiamo è che, a un certo punto, l’uomo ha deviato dal bene, e che questa deviazione ha avuto conseguenze disastrose non solo per il singolo deviante ma per l’intera umanità, per la classica reazione a catena.
    tutto ciò ha creato gravissimi ostacoli per la crescita dell’umanità.
    la redenzione, in questa prospettiva, non è solo la riparazione di un peccato sepolto nel tempo, ma l’assunzione radicale del progetto di vita divino da parte di Gesù, il Cristo, che è diventato, perciò, il salvatore universale. Gesù, insomma, è stato l’iniziatore di un’epoca nuova per la storia dell’uomo.
    in Gesù l’uomo ritrova il suo fondamento, che può essere solo Dio: chi cerca la felicità nelle creature è destinato a fallire.
    il progetto di Dio prevede un impegno storico per la liberazione di tutte le creature, che assecondando il disegno di salvezza, diventano figli nel figlio.
    un abbraccio a tutti
    fabrizio

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  10. Fabrizio, permettimi, visto che qui, ospiti e redattori, condividiamo in convivialità virtuale i nostri pensieri: che ne pensi di don Gallo? (troppo OT?)

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  11. Carissimo, hai ragione: l’uomo ha deviato dal bene.
    Questo ci basta.
    Non era una necessità dovuta all’imperfezione della creazione.
    Altrimenti perché parleremmo di deviazione?

    L’importante è non creare confusione su questo punto, in quanto altrimenti l’intera struttura della Rivelazione inizia a dissolversi nella sua potenza di vita.
    In tal senso credo che dovremmo rivalutare il significato vitale, e per nulla “autoritario”, del dogma.
    Romano Guardini scrive a tal proposito:
    “Ogni errore dogmatico va, in fondo, contro il mistero perché cerca sempre, in un senso o nell’altro, a partire da un punto o dall’altro, di distruggere il mistero. (…)
    Il dogma è una solida e severa muraglia che custodisce la sorgente, la profondità, la vita”.

    Un aneddoto.
    Stamattina, durante la meditazione, mi tornava in mente e nel cuore questo spinoso problema intorno all’origine della morte e del male, e chiedevo a Dio un po’ di luce….quale sorpresa mi invase quando aprendo la Bibbia alla prima lettura di oggi, il primo versetto del Libro della Sapienza oggi letto in tutte le chiese del mondo ha proclamato:

    “Dio non ha creato la morte” (Sap 1,13)

    Ho avuto una tale gioia che questa energia di luce continua ad illuminare questa giornata.
    Dio non ha creato la morte, nelle creature create da Dio non c’è veleno di morte (Sap 1,14),
    “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 2,24).
    E in Cristo la morte e il peccato, che la ha generata (Rm 5,12), sono vinti per sempre, insieme a tutti i loro effetti distruttivi: malattie, ingiustizie, omicidi.
    Alleluja. Alleluja.

    Sembra incredibile la “coincidenza”.
    Oggi, proprio oggi, e ad apertura di libro, la Parola di Dio ci ha risposto.
    E questo per davvero ci può bastare.

    Con affetto. Marco

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  12. in realtà, Marco, il libro della Sapienza non parla della morte fisica, ma della morte spirituale.
    inutile illudersi di poter dilazionare ancora un rinnovamento delle categorie:
    si rischia di perdere l’appuntamento con la storia.
    ricambio l’affetto
    fabrizio

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  13. Caro Fabrizio,
    questo tuo scritto mi ha riportato alla domanda che mi faccio spesso: cos’è il peccato originale? Perchè il peccato? poi però non ho la capacità di cercare una risposta … ora tu mi hai illuminato dicendo che il peccato/il male esiste perchè “il tutto si è dipanato in modo imperfetto perchè creaturale”. Vuol dire che noi, creature, siamo imperfette e capaci di peccato ma abbiamo in noi anche quella tensione verso il bene che il nostro Creatore, il Bene Assoluto, ha voluto imprimerci e che ci riporterà a lui, tutti. Ed è sicuramente un valore che condividiamo con tutti gli uomini e donne del mondo di qualsiasi religione essi siano.

    Grazie Fabrizio. Marina

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  14. grazie a te, Marina.
    bisogna distinguere tra l’imperfezione, che può causare un male involontario, e il male morale, che è la determinazione ad agire in modo deviante. quest’ultima modalità può portare alla rovina dell’uomo. per questo sono necessarie comunità dove si viva il bene, dando un senso alla vita, generando solidarietà e motivazioni interiori: solo così il mondo cammina verso la salvezza, resa possibile dall’irruzione di Dio nella storia, attraverso la vita, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù.
    un abbraccio
    fabrizio

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