Intervista impossibile a Luce Marinetti

di Marilena Lucente

lucemarinetti

“Ogni mattina imponetevi di contraddire il progetto o programma che la vostra vita passata v’ispira. Fate esattamente il contrario di tutto ciò che il grande Albergo, il Baedecker, i vostri amici, la temperatura della giornata, il paesaggio, i vostri bagagli, il vostro denaro, le vostre comodità e tutti i vostri gusti vi impongono di fare. Sarà naturalmente in voi il desiderio di rimanere soli più lungamente possibile. Ma dovunque vi sono importuni e folle opprimenti!”

F.T.Marinetti, Scatole d’amore in conserva, 1927

In un  brillante pomeriggio d’estate, il treno corre  solcando l’estremo lembo della Puglia, attraversa la spianata degli ulivi – sembra sia il  vento dell’alta velocità a muovere  le foglie di verde, d’argento e di grigio –  sfiora il giallo delle dune lungo la costa, sino ad inabissarsi, ma è un’ impressione, nell’azzurro intenso del mare. Azzurro lapislazzulo. Nello scompartimento viaggia Luce Marinetti, curatrice del Centro Studi Marinettiani  della Yale University,  diretta a Lecce. Di fronte a lei, una donna, la chiameremo  semplicemente, la “Lettrice”, immersa nel libro: Scatole d’amore in conserva .

Luce (sovrappensiero, guardando fuori dal finestrino): Nomen omen

Lettrice (socchiudendo la scatola metallica del libro): Già, nel nome il significato di ciò che siamo.

Luce: Di più, di più: nel nome il destino. Ne so qualcosa io…

Lettrice: Per via di un nome particolarmente brutto o particolarmente bello?

Luce: Un nome importante, con una storia dentro. Una storia custodita sin dall’inizio dentro un libro.

Lettrice (chiudendo definitivamente la sua “scatola”): Che libro?

Luce:  A Lei interessa il libro, invece io Le racconterò una storia. Un sortilegio onomastico che da sempre segna e muove la mia vita. In verità io ho due nomi,  Luce e Astra.  Luce è la velocità, Astra sono le stelle e l’armonia. Nel libro Astra e il sommergibile si legge una dedica (socchiude gli occhi e incomincia a recitare a  a memoria, con una voce piana ma una emozione che, si capisce, si rinnova ogni volta): “Marinetti ti offro Astra, le audacie, gli sconfinamenti spirituali,  le intuizioni delle forze misteriose che ti appartengono, quale capo del Futurismo. Sono certa che questa è opera futurista e ne sono fiera. E’ nata carica d’anima, tutte le ansie, le vibrazioni, le gioie, le certezze vi sono disegnate. La trama è semplice, eterna: l’amore fra un uomo e una donna. Ma ho cercato di dare il mistero del destino condizionato dalla realtà, e precisato e preveduto dal sogno. Da tre anni, quest’opera è compiuta, ed è stata, tu lo sai, una parentesi più pesante dei miei giorni ed è nata la nostra Luce. Luce oggi è vittoriosa nel sorriso blu, nei suoi canti, nei biondi giochi al sole con Vittoria, Ardente e Ala Veloce. E oggi Astra può andare nella vita portandovi un’irradiazione di poesia. Poesia, tu non credi che in essa, per illuminare il mondo. Io credo che senza ansia spirituale e senza amore, pur se a volte forse troppo spesso è dolore, il mondo si disgreghi e si  sparpaglia nel nulla”.  Sono parole di  Mammina.

Lettrice: Ma questa è una pagina di Benedetta Cappa, la moglie di Marinetti.  “Mia uguale non discepola”, come la chiamava lui.  Ma… ma  allora  Lei è Luce Marinetti,?

Luce: Davvero conosce mia madre Benny?

Lettrice: L’ho vista in foto. E nei quadri di Balla, Prampolini, Dottori. Bellissima, con i capelli scuri,  sempre raccolti, il volto di una  ragazzina.

Luce: Quando conobbe Marinetti si era appena diplomata e faceva l’apprendista da Giacomo Balla. Si  innamorò  perdutamente di lui, nonostante la differenza d’età. Mio padre all’epoca aveva 45 anni. Da quell’incontro è seguito tutto il resto…

Lettrice: Come si cresce in una famiglia così? Un padre votato all’avanguardia, una madre pittrice e scrittrice, tre figlie, una casa frequentata da artisti e scrittori di tutta l’Europa. Avevate davvero abolito gli spaghetti o il chiaro di luna?

Luce: Affatto! La mia era una famiglia assolutamente normale. Siamo cresciute con un’educazione severa: andavamo al Sacro Cuore e non ci era permesso frequentare la boheme artistica che invadeva la nostra casa. Evidentemente i miei genitori  ritenevano quella compagnia così eccentrica non adatta a delle bambine.

Lettrice:  Una famiglia normale? Sicura di voler utilizzare questo aggettivo? Non c’è biografia che non racconti il vezzo di Marinetti di esporre le bambine appena nate sotto il quadro di Boccioni appeso in salotto:  “Dinamismo di un foot-baller” di Boccioni.

Luce: Sì, era un piccolo rito che aveva inventato lui. È accaduto alle mie sorelle prima di me. Vittoria è nata nel 1927, Ala nel 1928, e io nel 1932

Lettrice:   Vittoria, Ala e Luce.  Marinetti bruciava di quel  bisogno furioso di liberare le parole . E  per le sue figlie ha scelto nomi che avevano la libertà dentro.

Luce: Era attratto da tutto ciò che esprimeva rapidità, sinteticità. Anche l’arte la voleva così: dinamica-incisiva-simultanea . Nella nostra casa di Piazza Adriana,  c’era  la targa “Centro Futurista, Movimento Futurista, Effetti Marinetti”. E’ vero,  venivano ospiti, italiani e stranieri, c’erano le composizioni, le declamazioni, si parlavano lingue diverse che si sovrastavano, come se lo spazio fosse fuso, senza tempo, senza spazio, senza linguaggio. Era un teatro, c’erano le stanze davanti che davano sulla Mole Adriana e le stanze di dietro con i tavoli di Prampolini. Noi bambine  vivevamo in quest’atmosfera…

Lettrice: Tre figlie femmine. Ed era nota a tutti la misoginia dei futuristi….

Luce: Anedottica fuori luogo, mi creda. Bisogno di spiegare, semplificare e incasellare. Mio padre è stato spesso frainteso, rappresentato  come una macchietta scollegata e senz’anima.  Al contrario,  era un uomo di grande spiritualità. Adorabile, tenero con i suoi amici, comprensivo, spiritoso. Sapeva capovolgere le tragedie con spirito elettrico. Trasmetteva una grande allegria….

Lettrice: E come padre, cosa le insegnava dell’arte, della letteratura?

Luce: Il suo più grande insegnamento artistico l’ho ricevuto a Capri, dove avevamo una casa, una specie di rifugio. Mi insegnava la forza delle onde contro le rocce. Capivo la forza delle onde, la luce del tuffarsi dai sandalini… Mi spiegava le infiltrazioni della luce andando sott’acqua, il veder rispecchiato contro le rocce… Sotto c’era tutta una armonia. E mi spiegava i quadri, le sensazioni, perché captava, come tutti gli artisti, l’armonia. Gli artisti erano persone che captavano questa forza della vita.

Luce (mentre il treno rallenta per entrare in stazione, si alza raccogliendo la borsa e le valige piene di libri. Fa una strana smorfia sul viso, come quando ci si ricorda di aver dimenticato qualcosa):   Ecco cos’era!  Abbiamo parlato tutto il tempo e non le ho chiesto il suo nome. Come si chiama?

Lettrice:  Luce, Luce anch’io. Mi hanno chiamato così…

Luce: Come nome sembra fatto apposta per lei. Mi piace come le sta.  Il nome è come un gioiello che  bisogna saper portare, un vestito che deve cadere bene, un destino che non si finisce mai di inventare.  Hanno fatto bene a chiamarla così, nessuno è in grado di scegliere il nome giusto per sé…

Lettrice: Forse ha ragione, forse nessuno è capace di scegliere il proprio nome. Arrivederci,  Luce.

Luce: Arrivederci Luce

Luce Marinetti si allontana nel tramonto infuocato della città di tufo traforato e decorato. A quest’ora, ogni  pietra declina già verso il rosa. In controluce si intravede solo la  siluette della donna: potrebbe scomparire all’improvviso, potrebbe non essere mai apparsa, potrebbe essere stato un uno sfavillio apparso aprendo il contenitore metallico che custodisce  il volume “Scatola d’amore in conserva”. Mentre il treno è ancora fermo, la Lettrice (antichissima la sua passione per il Futurismo, scoperto nell’adolescenza a Venezia),  ripensa al Marinetti di Correzioni di bozze + desideri in velocità:   “treno treno febbre del treno express – express – expressssss press press press press press press press pressssss punzecchiato dal sale marino aromatizzato dagli aranci cercare mare mare mare balzare rotaie rottaie balzare rooooootttaie rooooooootaie (goloso salato purpureo falotico inclinato imponderabile fragile danzante calamitato)”.  La Lettrice ha una sola certezza: non si sa mai cosa accade quando si apre un libro.

(nota: come tutte le interviste impossibili, anche questa è costruita cucendo, tessendo e intrecciando frammenti di interviste e testi di Luce Marinetti, che davvero è stata a Lecce il 10.06. 2005. Il testo di F.T. Marinetti, Scatole d’amore in conserva è stato ristampato in versione anastatica da Vallecchi nel 2002 e contiene una nota di Luce Marinetti).

3 pensieri su “Intervista impossibile a Luce Marinetti

  1. Il paesaggio mi fa viaggiare tra ulivi, il mare: si vede nella velocità, impressione curiosa. Pensavo un paesaggio immobile, invece è pieno di vita, di velocità.

    Com’è l’intervista, una luce di sorpresa, su una donna Luce Marinetti. Tre figlie ( mi parla che siamo tre figlie nella casa natale) e un fratello ( benvenuto! diceva la gente).
    Luce Astra, bella combinazione. Si osserva la libertà nel nome delle figlie, il nome giusto.

    Il racconto svela il vincolo tra scrittura ardente e amore per la figlia che mi piace, questa significazione dell’amore entrando nell’opera, o forse la passione artistica entrando nell’amore per la figlia.

    Il nome è importante. Nomi che mi fanno sognare ( per una figlia): Luna (semplice), Nausicaa ( ma difficile da vestire), Letitia ( per la gioia), Silvanna ( in ricordo dell’attrice).

    Scegliere un nome è sempre poetico, un segno al destino.

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