L’estate è un tempo estremo.

zer_r1_2L’estate è un tempo estremo.

La luce allo zenit, il verde dell’erba che giorno dopo giorno sbiadisce fino a diventar giallo e poi quasi bianco, l’aria che diventa densa e immobile.

Questi giorni possono anche pieni di cattivi pensieri. I giornali son pieni di miasmi, la televisione si riempie di  scorte stantie e il balletto delle crudeli apparenze del circo italico, eppure ecco: nel fondo della calura, nel silenzio ostinato della città che si svuota, le cose si rivestono di una nuova luce.  Soltanto a guardare bene, ci si accorge che quel Mistero naturale che ci portiamo dentro, da quando è iniziata la nostra vita, è sempre lì. E’sempre lì, non si è mai mosso. Aspetta la nostra attenzione, quel Mistero.  Aspetta con pazienza che la disinvoltura e la noia finiscano di spadroneggiare il nostro tempo. Aspetta con pazienza, di rivolgerci l’antico richiamo alla esattezza di un Senso, mai del tutto perduto.

Mi sembra che questa poesia di Derek Walcott, pubblicata su un recente numero di New Yorker esprima questo sconcerto, questa disponibilità a riscoprire la storia immortale che ci abita, e che facciamo di tutto, nelle nostre vite, per non ascoltare.

L’estate è una occasione.

Walcott così scrive:

Nel paese dove il pomeriggio è di ocra e tutto
è perennemente immobile nella calura con qualche rara
foglia riarsa che dondola insieme ai crotali dei gusci
secchi da una acacia che chiamano lingua di donna,
nel paese del pomeriggio dove i colli lontani
posano placidi nella foschia, ma più ancora nel centro
del paese del pomeriggio vedo il calor bruno della pelle
del mio primo amore – immobile, perfetto, inalterato –
e vedo lei che cammina, le mani bruciate dal sole
contro i mandorli di mare immobili, verso la
piccola baia dove nella memoria rimane ritta
sopra il pontile.. ed è lì che ho pensato
che fossimo immortali e che l’amore fossero le ali
ripiegate delle colombe, i remi in barca, l’acqua
che sciaborda sulla pietra che consuma
nel paese di ocra dove è pomeriggio.

E’ un invito, che forse dovremmo raccogliere.

Fabrizio Falconi.

3 pensieri su “L’estate è un tempo estremo.

  1. Quanne lacrime m’aggio astipato dint’o core.
    Quante mare aggio sperato e, sperute: vulevo
    vedè ll’onne d’o mare nzieme ‘e cumpagnmielle
    mie. ‘Nvece aveva aspettà ‘nu ddio ca nun
    arrivava maie. Dint’o frattempo ‘o core zumpave.
    A ogni affacciata ‘e vasce(uscire con la testa
    fuori di casa)’o core se metteve paura e diceva:
    Anema mi a tiene pacienza, ce pensa Giesù Bambino.
    Ma io nun sapeva ca bambino significava criaturo.
    E’ stato a tanno ca ‘a parola me rimasta ‘n ganna.
    ‘A staggiona(l’estate)era ‘nu suonno perdute dint’o
    vico: si ce passate mò, stà nu criaturo chiammato
    ‘o Gerusalemme ‘e spaccanapoli ca fa ‘e tuffe
    ‘a pietto ‘e rondine a ncopp’o scoglio ‘e Marechiaro.

    Transit- Scarpantibus

    Mi piace

  2. Fabrizio Falconi, Potresti mettersi subito in contatto con me? Sono una scrittrice, poetessa americana abbastanza conosciuta in Italia. Non riesco a trovare il suo email. Ho un progetto molto interessante per lei, una comunicazione urgente. Appena letto questo commento, potrebbe forse cancellarlo siccome non è pertinente al discorso, anche se, anni fa, ho conosciuto Walcott, che mi è stato presentato da Robert Lowell. Grazie!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.