Trattato sull’uso del buon vino

disegni Rabelais

François Rabelais, Trattato sull’uso del buon vino, Edizione critica e note di Patrik Ourednik, Traduzione dal ceco di Alessandro Catalano, duepunti edizioni, pp.192, € 10

Magari non è vero, le possibilità che si tratti di una burla, di un falso clamoroso, di uno scherzo originale inventato come passatempo da un erudito d’altri tempi esistono eccome; insomma che ci si creda o no, può essere e non essere, nessun dato certo, soltanto ipotesi, suggestioni, sconfessabili speranze, ma tutto sommato le verità c’entrano fino a un certo punto quando la meraviglia per un’ipotetica scoperta oltrepassa di gran lunga l’eventualità di svelarne l’infondatezza. Continua a leggere

Così può rinascere la fede perduta.

E’ davvero una iniziativa encomiabile quella del Corriere della Sera che, come forse molti di voi sanno, ha deciso questa estate di dedicare una intera pagina del suo giornale – l’ultima domenica del mese al Cardinale Carlo Maria Martini, che risponde alle domande dei lettori sulle questioni più varie della fede.

Martini è, mi sembra, una delle anime più grandi in circolazione, oltre che un uomo di notevole erudizione.

Le sue parole non sono mai vane, i suoi pensieri sono sempre lucidi, vanno lucidamente e puntualmente al fondo delle nostre questioni terrene e di quelle ultra-terrene, che spesso sono molto legate, anche se non ce ne accorgiamo.

Martini, in risposta ad una delle lettere dell’ultima domenica, scrive a proposito della questione della fede e delle sue difficoltà.  In molti scrivono al Cardinale per chiedere come si fa a far rinascere (o nascere) una fede perduta.
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Deragliate I

Isabella Moroni ed io abbiamo un sensibilità comune per le donne che vivono per strada. Ho scritto questo primo racconto, a cui lei farà seguire il suo Deragliate II. Chiunque può proseguire, ovviamente, finché non sentiremo che questo disagio – nostro – è stato abbastanza narrato.

Comincio intanto io.

DERAGLIATE I

Quella all’angolo tra via Cavour e via Torino è la più giovane di tutte. Guarda verso l’altro capo del semaforo e fa le facce come una che stia rimorchiando un ragazzo a una festa. Solo che sul marciapiede opposto non c’è nessuno. Boccacce, risolini, si tocca i capelli. Per nessuno. Fa capire che ci sta, se lui vuole. È solo dopo qualche istante che ti accorgi che quei capelli sono un po’ troppo appiccicati. Che la guancia ha una velatura di sporco come quella di una bimba dopo tre ore alle giostre. Che la maglietta che le sta appesa sulle spalle rinsecchite come una stampella è più grigia del suo grigio, e i suoi jeans macilenti.
Ci metti un po’ a capirlo, perché è troppo giovane per stare lì esposta a quell’angolo di strada, senza più una bussola per il cervello e per l’anima, spiaggiata su un marciapiede estivo come un rifiuto galleggiante risputato dal mare. La voglio chiamare Ivana. Continua a leggere

Una ruota per i trovatelli

(ANSA) – ROMA, 7 APR –

A prima vista sembra una fattoria come tutte le altre: ci sono le pecore, i conigli, le galline, persino un maiale. In realta’ pero’ a Vallevegan gli animali anche a Pasqua non vengono mangiati, ma salvati.

Ognuno di loro ha una storia particolare da raccontare, e molti sono arrivati in questo piccolo paradiso in provincia di Roma dopo essere stati usati negli esperimenti dei laboratori di ricerca. Il progetto, e’ nato circa un anno fa, intorno a una tenuta di 11 ettari a Bellegra in provincia di Roma che e’ diventata subito il centro di riferimento per il centro-sud Italia dell’iniziativa internazionale I-Care, che si propone di recuperare e riabilitare gli animali utilizzati dai centri di ricerca. A costituire la fondazione con lo stesso nome che la gestisce sono stati tre volontari animalisti, ma il centro e’ il punto di riferimento per centinaia di volontari che arrivano da tutta Italia. Attualmente Vallevegan ospita cavie, ratti, conigli e gerbilli, e si sta preparando a ricevere anche i cani. Continua a leggere

Almeno tu

da qui

Dicono che la gente sia cattiva, e forse è vero. Ne facciamo esperienza, prima o poi. Quando meno te l’aspetti, anche le persone più vicine ti sorprendono con la stoccata che lascia senza fiato. Cominci a mettere tutto in discussione, comprendi chi dichiara di non credere più a niente. Fai l’appello degli amici cari, ti chiedi chi di loro potrebbe tradirti e allontanarsi come niente fosse; o addirittura avvicinarsi, tenderti la mano, darti il bacio di Giuda. Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di confidare a qualcuno: la gente è cattiva. Lo diceva anche Gesù: Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli…
Se voi, che siete cattivi: sembra non escludere nessuno. Che ci sia dentro anch’ io? Che ci sia pure tu? Questo, poi, sarebbe il colmo. Che si salvi qualcuno: almeno io, almeno tu.

Stomaco a terra

di Laura Corraducci

Stomaco a terra
occhi di polvere
striscio
non lascio orme dietro
solo segni e cerchi
di ventre
avanzo
c’è filo spinato sui fianchi
odore di sabbia intorno
mi giro
basso il cuore respira
veleno d’estate che
danza In questo deserto
la morte si scioglie
nel rame
il male si sbianca
nel sonno
io so
che il destino dei serpi
a me cari
è gioia e speranza beata Continua a leggere

Federica Pellegrini

di Emanuele Kraushaar

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Mi sveglio abbastanza presto, tenuto conto che è domenica e che ieri sono stato in giro fino a tardi. Questo significa che avrò molto più tempo per non fare niente. Dopotutto è un agosto di cicale e poco altro.
La ragazza mi ha mollato da un paio di settimane e da un paio di settimane me ne sto tappato in casa a vedere la televisione. Esco solo dopo il tramonto e vado a mangiarmi una fetta d’anguria, poi se capita rimango a chiacchierare con il lavavetri del semaforo di piazza Irnerio.
Oggi però me ne andrò al mare.

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Al posto mio

da qui

Sbrigare pratiche automobilistiche non è il mestiere più piacevole del mondo, ma permette di vivere con dignità, di tornare a casa a testa alta. Lavoro volentieri nella piccola città in cui si sente l’alito fresco dello Ionio, temperato dai duecentocinquanta metri d’altitudine, minimo indispensabile per respirare senz’affanno anche nel giorno più torrido di luglio. Siamo in pochi, oggi, sembra che gli unici superstiti si siano rifugiati qui: mio figlio, mio fratello, il principale. Continua a leggere

Memoria d’un attore folle, di Andrea Sartori

Com’è accaduto che la follia sia entrata nella mia vita? La follia che solidifica il pensiero in figure antropomorfe, in voci a bassa frequenza, in onde lunghe che s’insufflano nell’udito? Ho cercato un perché, sì, l’ho cercato; forse lo cercavo ancor prima d’impazzire, ed è stato quello a farmi precipitare. Sono precipitato all’indietro portandomi appresso una semplice domanda senza oggetto e senza tempo, giù, in un abisso che si spalancava fondale dopo fondale, mentre ero incapace di farmi convincere da chicchessia ad arrestare la caduta, perfino da Kurt Gödel e dal suo teorema sulle classi d’oggetti. Anche nella formulazione dell’argomento razionale sfarinavo verso il basso, ed unghiata dopo unghiata praticavo dei varchi nei veli che avvolgevano il mio corpo e quello degli altri, deciso a togliere ogni gualdrappa, ogni abito acquisito, dritto dritto allo schianto contro l’immodificabile, l’eterno e l’identico. Mentre cadevo ho perduto l’adesione al ritmo naturale del tempo. In realtà non perché l’ho negato, ma perché l’ho intensificato in un presente in cui tutto era simultaneo con tutto: tutto il mio passato, peraltro filtrato da ricordi opinabili, tutto il presente mio e altrui, mediato dalle mie congetture, dalle mie convinzioni, dai bisogni incisi nella mia mente come ulcere su di un corpo. Continua a leggere

Case da sogno…

Una di carne, ossa e sangue, mobile, precaria ma certa, nostra dalla nascita fino all’ultimo respiro; bicocca insalubre o sontuoso palazzo trasmessaci con la vita; di cui abitare i vessilli, le magagne, i segni del cammino di millenni.
L’altra, di cemento, ferro e calce, giunta come dono gaglioffo o da furba o legittima richiesta; o frutto di lavoro e parsimonia. E ne ardono le pareti ogni notte, nei sogni disturbati da mani e da denari, altrui, a caro prezzo; l’invisibile impero su milioni di famiglie, per anni o decenni, fino all’estinzione del vincolo. Continua a leggere

Francesco Verso è il Premio Urania 2008

Testo di Giovanni Agnoloni

Fonte della notizia: il blog di Urania

Francesco Verso, con il romanzo Il fabbricante di sorrisi, è stato appena nominato Premio Urania 2008. Si tratta, come sappiamo tutti, del più importante riconoscimento per la letteratura fantascientifica in Italia. Francesco, che è anche un esponente di punta del movimento connettivista, diventa così uno scrittore di assoluto spicco sul panorama di un genere letterario che è sempre meno “fuori” dalla realtà, e invece addentro alle pieghe del mondo contemporaneo ipertecnologico e in rapida evoluzione. Continua a leggere

condamnesia maudite coll’age

… Condamnesìa, coeternità. Plurima e scissa, la scrittura di Giovanni Campi gioca e si tempra anonima – e insieme rivendica, abbraccia tutti, proprio tutti i nomi. Come in un racconto apocrifo di Borges, l’autoritratto chiede ad ogni specchio infiniti i volti del reame, e tutte le proiezioni della propria [in]coscienza. Volteggiante e arcigno, devoto e spergiuro, radicato e in fuga – questo racconto si racconta e si rinnega, si cancella proprio mentre si dice, quasi funzionasse da inchiostro “simpatico”. A noi ripassarlo, leggerlo per riviverlo; e solo allora di nuova luce farlo rinascere, riamarlo al buio: come Amore sempre fa e farà con Psiche. O nell’amore invisibile, etereo][eternato d’un puro angelo di farina.

Nina Maroccolo Continua a leggere

“Buongiorno Los Angeles” di James Frey. Recensione di FRANCESCO SASSO

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di Francesco Sasso

Il romanzo di James Frey rimanda fin dal titolo al tema principale:

«E così vengono. Per vivere con gli Angeli e inseguire i sogni. Non sono tutti riflettore e cartelloni. Qualcuno sogna un tetto, qualcuno sogna un letto, qualcuno sogna un lavoro, qualcuno sogna soldi sufficienti a mangiare, qualcuno sogna il sogno di dimenticare, partire, nascondersi, trasformarsi, diventare, qualcuno sogna il sogno semplice di arrivare alla fine di una giornata senza aver paura di morire, qualcuno sogna di famiglie qui o lì o dove che sia che sono partiti sogna di farle venire a ricominciare da capo […]» (pag. 548)

Lo scrittore presenta una grandiosa sintesi della civiltà umana a Los Angeles, vista con occhio spregiudicato e straordinariamente moderno, allo stesso tempo romantico e violento. La città di Los Angeles è rappresentata realisticamente come una dura lotta contro un ambiente ostile. Dietro a ogni personaggio un “caso” e la sua storia. Tutti, però, arrivano in questa città inseguendo un sogno.

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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 121

In uno dei soliti sogni mi trovo insieme a decine di altri, in un grande spazio chiuso, salone o ascensore che sia; stiamo tutti in piedi, quasi pigiati l’uno contro l’altro. Per colmo di sventura, proprio a me è toccato avere di fronte un tizio poco raccomandabile: testa piccola e rasata sul corpo muscoloso, tatuaggi e piercing, aria da duro. Cerco come posso di mettere qualche distanza tra me e costui, ma questi si fa sotto, preme la sua fronte contro la mia e comincia a parlare,
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Filastrocca del giro-girare. Di Nadia Agustoni

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(giostra con aerei)

Filastrocca del giro-girare.
di Nadia Agustoni

 

Ma non so se a nascere ritorno

se occhi bruni voglio a guardare alti i rami

a circoscrivere il cielo con luce di terra nel cuore

e piantarci i sogni e piantarci parole.

 

Ma non so se a nascere si è nuovi

o se è un giro che gira sempre uguale

e ti perdi e ti sembra di parlare

ed è com’era stato com’era già sbagliato.

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Di cosa parliamo quando parliamo di editing ?

Perdonate il carverismo del titolo e considerate benevolmente il mio proporre l’epanalessi in forma interrogativa, dicevo del carverismo nel titolo, mi si propone in automatico dopo aver letto sul Primo Amore un pezzo di Dario Voltolini sull’editing e scrittura, ove si prende a esempio del cattivo editing (anzi, di ciò che mai può essere chiamato “editing”) quanto ha/avrebbe perpetrato Gordon Lish nei confronti di Raymond Carver, uno stupro, a detta di Voltolini, sullo stupro però tornerò dopo, Continua a leggere

In luce

da qui

E’ una splendida giornata, percorsa a tratti da nuvole chiare. E’ bello correre così, con la luce che sembra stenderti un tappeto di velluto; hai persino il tempo di guardare gli alberi, gli uccelli che decollano e atterrano a ritmo regolare, come in un gioco. Il mondo, a volte, è un paradiso dove nulla può scalfire la tua voglia di vivere. Cosa potrebbe spezzare l’incantesimo, quale oscura mossa del destino dovrebbe eludere la naturale protezione di un’anima serena? In fondo è quello che temiamo: un’epifania del male in forme imprevedibili, una molla d’ammortizzatore, per esempio, che si stacca dalla macchina di fronte, rimbalza senza darti il tempo di capire e ti ha già sfondato il casco, il bulbo oculare: fai in tempo a chiederti se sia volere di Dio, come qualcuno afferma, o solo impotenza dell’uomo, incapace di far stare una molla al posto giusto, impedirle l’assurda iniziativa di colpire a tradimento l’amico che ti segue. Mi ricorda tanto qualcosa, tutto questo: una tragedia, una canzone, la fatalità dell’errore che deve sapersi umano fino in fondo per liberarsi in luce.

Lo sguardo di Antigone

Antigone_Papas

di Anna Maria Curci

Spesso in meriggi pallidi e furenti

assisto muta a sagre di officianti

e colgo prede magre trasudanti

di vaghi vuoti dileggianti commenti.

E volgo altrove lo sguardo che si pente

all’acqua al fango e persino al cielo,

non a squarciar, ma a sollevare il velo

per un istante effimero e insistente.

Mai come in questi giorni, per ragioni pubbliche e private, le parole di Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini, svelano il loro sguardo profetico, forte della lucida visionarietà così come della pazienza dell’inattuale. A leggere carta stampata, titoli a scorrimento sui notiziari televisivi che riportano dichiarazioni semiufficialperentorie in attesa di smentite, pigolii polverosi di stelle del blog, invettive incontinenti nei post-commenti, scatta immediatamente l’associazione con il significato del detto tedesco Papier ist geduldig, ovvero “Se ne scrivono tante!”, “Si possono scrivere impunemente le più grandi sciocchezze”. Continua a leggere