Vado

da qui

E se tutto fosse inutile, il tempo donato, la fatica, la tensione che sembra diventare urlo, ma può solo stringere i vasi sanguigni, il flusso delle arterie, fino a quando, un giorno, sentirò lo schianto nel cervello e resterà la smorfia della bocca che ho sempre temuto di vedere? Gli impegni, i progetti, le scadenze che mi assediano come le giravolte degli indiani nei film che guardavo da bambino, l’appuntamento che ricordo all’improvviso, quello che la stanchezza mi ha fatto tralasciare, la rinuncia allo sguardo che mi attrae, all’abbraccio che sembra promettermi il riposo, la rissa per difendere il debole, quella per respingere il povero violento o quello ubriaco; se tutto l’amore, se l’abnegazione che metto ogni giorno in ogni singolo gesto della vita, il respiro affannoso, l’eterno mal di testa, l’incubo costante di non farcela, se tutto, tutto, fosse solo un sogno, un’illusione, l’attesa di finire nel grembo inconsapevole di un silenzio irreversibile, farei ancora un gesto, direi ancora una parola, muoverei ancora un passo in questo mio morire quotidiano? Ecco, suonano alla porta. Vado, comunque sia, qualunque faccia abbia il futuro che mi cerca.

36 pensieri su “Vado

  1. Non ci sono risposte, solo altre domande. La mia è: e se anche ci fosse, al termine di tutto, questo silenzio irreversibile, non è meglio posticiparlo il più possibile?

    un abbraccio

    p.

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  2. “La mia esistenza è migliore di quella di ognuno? Può darsi. Ho un tetto, molti non l’hanno. Non ho la lebbra, non sono cieco, vedo il mondo, straordinaria felicità. Lo vedo, questo giorno fuori del quale niente è. Chi potrebbe sottrarmelo? E quando sparirà questo giorno, io sparirò con lui, pensiero, certezza che mi trasporta.

    Ho amato degli esseri, li ho perduti. Sono impazzito quando questo colpo mi ha raggiunto, poiché è un inferno. Ma la mia follia è rimasta senza testimoni, la mia sparizione non appariva, la mia sola intimità era folle. Talvolta diventavo furioso. Mi si diceva: perché siete così calmo? Ora, ardevo dai piedi alla testa; di notte, percorrevo le strade, urlavo; di giorno, lavoravo tranquillamente.”

    M. Blanchot, La follia del giorno.

    Oggi questo libretto mi è capitato in mano, per caso. Mi pare che abbia qualche consonanza con il tuo post, cher Fabrizio.

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  3. La stretta del dubbio, che sia rapido e sfuggente come un’ombra che passa o fedele come un cane randagio, può distogliere lo sguardo di chi ha fissato i suoi occhi nell’Amore… l’Amore, una faccia che non si dimentica…

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  4. Direi che è questo l’atteggiamento, non dico giusto, ma necessario si… anche tragico, certo, per evitare una visione religiosa con quel Dio tappabuchi che ha ben mostrato, con la vita di ogni giorno D.B. in “Resistenza e resa” e in altri scritti… grazie fabrizio

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  5. chissà, forse solo la memoria può dire se il futuro che sta dietro la porta avrà occhi di luce e un cuore immenso in cui riposare, da donare a chi avrà dato fino all’ultimo brandello di anima.
    solo la memoria.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  6. da piccola, pensando a cosa avrei fatto da grande, non mettevo in conto di fare il prete. e avevo ragione! men che meno di insegnare: e mi sbagliavo. aggiungiamo gli infiniti dettagli tremendi che si nascondono dietro ogni angolo. chi può dire se è giusto quello che facciamo e se, soprattutto, è giusto per noi. ma ormai ci siamo dentro fino al collo, qualcosa di buono dovrà pur esserci nella vita che ci ha scelto, anche se ti pulsano le vene nelle tempie, le spalle fanno male, il sonno è poco e disturbato. c’è un senso e in che senso dobbiamo camminare? non è che per caso, mentre mi affanno, mi allontano dalla via da percorrere e mi ritroverò in un non-luogo mentre la festa era da tutt’altra parte?
    posso solo dire: non me ne importa niente. un passo, piano, uno dopo l’altro, fino a quando.

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  7. Fabrizio, pensa se il grembo inconsapevole rimbombasse di un rumore irreversibile. Hai presente che fregatura? Non so se mi spiego, e per fortuna domani parto, ma quello dell’appartamento sotto sta lavorando di martello pneumatico elettrico da una settimana e, proprio sotto le finestre di casa, mi hanno parcheggiato un camion cisterna per lo spurgo di un torrentello sotterraneo che nessuno puliva da 30 anni. Adoro il silenzio!

    Un abbraccio “pretastro” 🙂

    Blackjack.

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  8. Paolo, Roberto, Laura, Andrea, Stefano, Fides, Lucy e Giocatore, grazie.
    sono domande che ci coinvolgono inevitabilmente: mi sento vicinissimo ad Andrea ( e a D.B., evidentemente).
    Dio non può fare il tappabuchi, neanche col martello pneumatico, caro Black!
    un abbraccio a voi
    fabry

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  9. Condivido con Andrea, e anche con Stefano, i commenti.
    Vado? Vai, fai la cosa giusta.
    Col tempo quel mal di testa e l’ossessione si calmeranno, il sonno lava la mente, dice Luzi, e il cuore trova i suoi medicamenta nell’amore.
    Vai? Sì, devi farlo perché lo vuoi profondamente, anche se sogno e vita si mangiano a vicenda , sopravvivono: sei tu, a farli vivere, nel dono.
    Maria Pia

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  10. Fabrizio, e chi ha parlato di tappabuchi? Il vicino fracassone li sta facendo i buchi 🙂 e il problema è che sta martellando da una settimana… chissà cosa sta cercando. Forse un posto tranquillo? 😀

    Blackjack.

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  11. Ehi Don Arsenji, spero proprio che non aprirai la porta ad un pazzo col rasoio in mano. 😉
    Direi che poni un quesito provocatorio, praticamente ti, e ci, chiedi, sono un travet di Dio o un superman che ha incespicato nella Kriptonite? Tutto quello che faccio, lo faccio per una mia inestinguibile passione, o per la ricompensa celeste?
    E così ci spiazzi, se ti dicessi: continua pure, sarei un pusillanime che non fa che un millesimo di quello che fai tu per i poveri e se ne frega del fatto che alla fine potresti spezzarti come un grissino, se ti dicessi: rallenta, chi te lo fa fare di rovinarti la salute e rischiare una coltellata, quello che hai fatto è già troppo, ti farei un pessimo servizio cercando di accomunarti alla mia pigrizia.
    Io credo che tutto quello che facciamo, tanto o poco, trovi la sua verità nel fondamento, se è la roccia a sostenere il peso, anche la più miserabile azione avrà il suo successo, o se preferisci, il suo compimento, se è sulla sabbia che si costruisce ogni sforzo è vano, ma qui l’asino sta facendo lezione al maestro.
    Io faccio poco e quello che faccio riguarda così poche persone che farei meglio a tacere, ma chi è più avanti di me, chi mi tira per la giacca quando vorrei scappare, e mi illumina nella mia tenebra; i Padri teofori, beh questi dicono che la roccia, è Gesù, certo, ma specificano che costruire sulla roccia è soprattutto la preghiera, che la preghiera è la fonte della forza e insieme è il termometro della fede.
    Nessuno di noi sa se Dio ci vuole usare per questo o per quello, e usiamo la nostra iniziativa secondo la nostra coscienza, ma io credo, mi sono convinto, che se l’anima e il corpo lavorano fino a sfiancarsi per il prossimo, anche lo spirito deve aver parte ed essere nutrito perchè ci sostenga, soprattutto quando arriva l’ombra tenebrosa del dubbio.
    Ma tu sei il solito provocatore e stavo per caderci
    Mario

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  12. Non c’è alternativa: l’amore è vita e la vita è amore. Solo i fortunati lo sanno. Solo i fortunati lo fanno. E non si chiedono perchè.
    Ciao Fabrizio, franco

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  13. Hai ragione…ognuno corre sul proprio tapis roulant…io per non cadere penso a te e a quelli come te che non corrono per se stessi ma sempre per gli altri ed e’ cosi che zittiscono ogni rumore e mi fanno credere che, nonostante il mio affanno, c’e’ chi sa suonare grandi melodie! Ti abbraccio Fabri e ti ringrazio di esserci
    Laura

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  14. Proprio in quella parola, “vado”, la sintesi di una fede; ascolto e assecondamento delle infinite chiamate e micro-chiamate di ogni giorno, dell’intera vita. Noi *siamo*, identitariamente, nell’ascolto attento e nel convinto e, magari, gioioso assecondamento delle cose che sentiamo di amare, tra le tante; siamo nei transiti e nelle soste che ci siamo scelti, liberamente, ai quali sentiamo di non poter rinunciare.
    Un abbraccio
    Giovanni

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  15. Il vecchio e buon concetto dell’amor fati… Concordo a sangue, ma personalmente la metterei giù in modo più assoluto, senza l’ammorbidimento del “se”, perché mi fa venire subito in mente il modo di dire milanese “Se mio nonno avesse le ruote, sarebbe un tram”, e l’esistenzialismo mi perde in serietà!

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  16. La vita,
    come hai detto tante volte tu Fabry, è un dono, non tutti sanno riceverlo.
    Nessun secondo che trascorriamo donandoci agli altri e che ci procura gioia nel cuore è sprecato, noi abbiamo bisogno di amare, di donarci agli altri..e inevitabilmente tutto questo meccanismo ci porta a soffrire, ci porta a vivere esperienze forti che mettono in discussione la nostra fede e la nostra resistenza spirituale…
    Non è forse stato Gesù il primo ad amare tanto, e a soffrire tanto…
    il tempo donato, la fatica, la tensione che sembra diventare urlo…non sono sprecati.

    Grazie Fabry, questo video, questa musica mi ha commosso 🙂

    Ti abbraccio.

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  17. Ancora riguardo all’accettazione del proprio destino: è sempre la stessa cosa, ma se dichiari che risulta da travaglio e dubbi, ti poni come creatura della coscienza; se dichiari che risulta da un’affermazione, ti poni come creatura della volontà. Personalmente sono per questa seconda, poiché credo che l’essenza dell’uomo sia la volontà. Una posizione un po’ più titanica.
    Discorso molto interessante…

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  18. se tutto fosse inutile,se la vita non avesse senso,se chi abbiamo tanto amato fosse sparito nel buco nero della morte dove anche noi ineluttabilmente finiremo…..varrebbe allora la pena di spendere la nostra vita per gli altri? Non so rispondere che con le parole di un filosofo che,fondando la sua morale laica,disse che se noi vedessimo Dio agiremmo come burattini,manovrati dalla paura.Credo che la grandezza dell’operato di chi decide nella sua vita di “andare ad aprire la porta”,di credere e di sperare-non per l’attesa di una “mancia”,ma perchè spera che la sua vita sia fondata su di un progetto d’ Amore- stia proprio in questa sfida,in questo rischio, spesso tormentato dal dubbio.
    Grazie.

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  19. A Roberto Plevano questo post ha fatto venire in mente LA FOLLIA DEL GIORNO di Maurice Blanchot. Anche a me. Posso citare le parole che chiudono il libretto?
    “…uno scrittore, un uomo che parla e che ragiona con eleganza, è sempre capace di raccontare fatti di cui si ricorda.
    Un racconto? No, niente racconto, mai più”.

    L’autore non è né sapiente nè ignorante. Ha conosciuto gioie… eccetera, eccetera. Altra citazione:
    “E’ troppo poco dire. Io raccontai loro l’intera storia che essi ascoltavano con interesse, mi sembra, almeno all’inizio. Ma la fine fu per noi una comune sorpresa. “Dopo questo inizio, dicevano, verrete ai fatti”. Come! Il racconto era terminato.
    Dovetti riconoscere che non ero capace di formare un racconto con questi avvenimenti. Avevo perso il senso della storia…”.

    Soltanto i bambini scansano la fatica… e i ramarri sono così vecchi…

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  20. vai Fabrizio

    Sono una trappola in una trappola,
    un abitante abitato,
    un abbraccio abbracciato,
    una domanda in risposta ad una domanda.

    La divisione in cielo e terra
    non è il modo appropriato
    di pensare a questa totalità.
    Permette solo di sopravvivere
    a un indirizzo più esatto,
    più facile da trovare,
    se dovessero cercarmi.
    Miei segni particolari:
    incanto e disperazione

    W.S.

    ieri mi sono comportata male nel cosmo.
    Ho passato tutto il giorno senza fare
    domande,
    senza stupirmi di niente.

    Ho svolto attività quotidiane,
    come se ciò fosse tutto dovuto.

    Inspirazione, espirazione un passo dopo
    l’altro, incombenze,
    ma senza un pensiero che andasse più in là
    dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
    Il mondo avrebbe potuto essere preso per
    un mondo folle,
    e io l’ho preso solo per uso ordinario.

    Nessun come e perché –
    e da dove è saltato fuori uno così –
    e a che gli servono tanti dettagli in
    movimento.

    Ero come un chiodo piantato troppo in
    superficie nel muro
    (e qui un paragone che mi è mancato).

    Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
    perfino nell’ambito ristretto d’un batter
    d’occhio.
    Su un tavolo più giovane da una mano d’un
    giorno più giovane
    il pane di ieri era tagliato diversamente.

    Le nuvole erano come non mai e la pioggia
    era come non mai,
    poiché dopo tutto cadeva con gocce diverse.

    La terra girava intorno al proprio asse,
    ma già in uno spazio lasciato per sempre.

    E’ durato 24 ore buone.
    1440 minuti di occasioni.
    86.400 secondi in visione.

    Il savoir-vivre cosmico,
    benché taccia sul nostro conto,
    tuttavia esige qualcosa da noi:
    un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
    e una partecipazione stupita a questo gioco
    con regole ignote.
    W.S.

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  21. “In ogni tempo le tue vesti siano bianche
    e il profumo non manchi sul tuo capo.”
    (Qo,9,8)

    In latino due sono i modi, principalmente, di dire “andare”…
    Questi due modi in italiano stanno ‘nascosti’ nel solo “andare” (io “vado”, tu vai, egli va, noi “andiamo”, etc).
    In latino “eo” è il pressochè solo “andare” (andare a piedi è pedibus ire); “vado” è l’andare con decisione (“vadere in hostem” è “andare – marciare – contro il nemico”; addirittura, figurativamente, “vadit animus in praeceps sciens” è “il mio animo, pienamente consapevole, precipita nell’anisso”).
    Insomma c’è di che pensare.
    Scrive Fabrizio: “Vado, comunque sia, qualunque faccia abbia il futuro che mi cerca.”
    E perché? Si può anche non andare.
    Che differenza c’è fra “vado, comunque sia” e “adesso non andrò”?
    “Adesso non andrò” mette insieme, dentro “l’intenzione”, il presente presente di adesso e il futuro.
    “Vado, comunque sia” sta tutta nel presente e “senza intenzione”.
    Al presente oppone solamente “comunque sia” che è un “non opporre”.
    Ma in inizio a questo breve testo (e malinconico, la canzone che fa da epigrafe ne è conferma) Fabrizio ci racconta in una qualche maniera di “un abisso” fisico temibile (“lo schianto nel cervello e resterà la smorfia della bocca che ho sempre temuto di vedere”) e di un abisso ‘morale’ (la “vanità” molto spesso delle “urgenze” che sono solo :“scadenze che mi assediano”).
    Dunque, forse è così: “vado, comunque sia”, in una qualche maniera, vuole forse anche dire, in questo testo: “sto marciando (purtroppo) contro un nemico che mi assedia: la “vanità”.
    Con grande stima
    ar

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  22. Le domande più profonde della vita, Fabrizio.
    Cito due libri che mi hanno stimolato non poco su tali questioni:

    “La difficoltà di essere” di Jean Cocteau
    “Teologia e natura” di Ralph Waldo Emerson

    Fabrizio, quando puoi, una notte, esci di casa, vai in un luogo con poche luci dove tu possa scrutare la Via Lattea con calma, senza fretta, seduto comodamente. Là, in quell’infinito di spazio, di tempo e di domande, respira la vita dell’attimo, è tutto lì, nel respiro dell’attimo. Una serena, anche se complessa, accettazione che si giunge qui con alcune domande e si uscirà di scena con ancor più domande nella testa.
    Il solo fatto di porsi domande profonde rende giustizia dell’attimo, uno dietro l’altro, e noi in mezzo fra vicissitudini e momenti di felicità.
    L’epifania è forse stupirsi di nuove domande e ci rasserena se non cerchiamo con forza certezze. La verità è forse incertezza?

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  23. non so come ringraziarvi, amici.
    mi avete dato tanti spunti per riflettere.
    io vado, vado per amore, è l’unica cosa che so fare, nella vita.
    me l’ha insegnata don Mario.
    un abbraccio
    fabrizio

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  24. Caro Fabrizio,

    il respiro che sento dentro il tuo post è fresco e inquietante come il maestrale di sardegna, che arriva a folate improvvise, e non sai nè da dove provenga e nè dove vada.

    La cosa che mi viene in mente è che Gesù Cristo, nelle sue predicazioni riportateci dagli evangelisti, sembra aborrire una cosa, più di ogni altro peccato umano che pure sembrerebbe, in una scala di valori del tutto umana, più grave: e cioè sembra aborrire l’ignavia, l’immobilismo, la passività, la rinuncia.

    Il che si estrinseca forse meglio che in ogni altro passo, nel celebre passo dei Talenti: Lui non sa che farsene del nostro talento sotterrato e passivamente restituito. Non solo: questo non-fare viene punito con severità che appare addirittura troppo eccessiva (e ingiusta?) , per i canoni umani.

    Ma questo, qualcosa vorrà dire. Vorrà dire, forse, che il nostro destino umano è quello di muoverci, di camminare, di andare-incontro SEMPRE, di andare-verso SEMPRE. Anche quando le gambe non reggono più. Anche quando tutto appare privo di scopo.
    E forse, come scriveva Jabès, in questi casi, bisogna “non chiedere la strada a chi già la conosce, ma a chi, come te, la sta cercando. ”

    E in questo luogo, che è la Poesia e lo Spirito, mi sembra, siamo in tanti.

    Grazie.

    Fabrizio

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  25. io resto 🙂
    teoria della bontà, sempre cioran 🙂

    poichè per te non c’è criterio definitivo nè principio irrevocabile, nè esiste alcun Dio, che cosa ti impedisce di commettere tutti i delitti?
    scopro in me tanto male quanto in chiunque altro, ma esecrando l’azione, madre di tutti i vizi, non sono causa di sofferenza per nessuno. inoffensivo, senza avidità e senza abbastanza energia ed impudenza per affrontare gli altri, lascio il mondo come lo ho trovato. vendicarsi presuppone una vigilanza di ogni istante e uno sprito sistematico, una continuità costosa, mentre l’indifferenza del perdono e del disprezzo rende le ore piacevolmente vuote. tutte le morali rappresentano un pericolo per la bontà; soltanto l’incuria la salva. avendo scelto la flemma dell’imbecille e l’apatia dell’angelo mi sono escluso dagli atti e

    poichè la bontà è incompatibile con la vita
    mi sono decomposto per essere buono.
    ti abbraccio sempre
    la funambola

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  26. “credo” che condividerai queste parole di margherita guidacci
    due modi spledidi, non molto diversi, di/per “autoallucinarsi”, quello di cioran e quello della guidacci
    All’ipotetico lettore
    Ho messo la mia anima fra le tue mani
    curvale a nido. Essa non vuole altro
    che riposare in te.
    Ma schiudile se un giorno
    la sentirai fuggire. Fa che siano
    allora come foglie e come vento,
    assecondando il suo volo.
    E sappi che l’affetto nell’addio
    non è minore che nell’incontro.
    Rimane uguale e sarà eterno.
    Ma diverse sono talvolta le vie da percorrere
    in obbedienza al destino
    un bacio
    la funambola

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  27. Non l,’avevo mai letto, Fabrizio, essendomi avvicinato al blog solo di recente.
    Si, io che ho vissuto in passato pesando i sentimenti e i passi con il misurino, capisco ora cosa vuoi dire.
    Dobbiamo sempre andare, qualunque faccia abbia il futuro che ci cerca.
    Hai ragione, che non ti sembri banale.
    Grazie, Marco

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  28. ‘E se tutto fosse inutile’..ma, ‘vado, comunque sia’, perché ci credo, perché ho fiducia e amo quello che faccio.

    E’ una dichiarazione di fede trasversale, che può attraversare qualsiasi confessione religiosa ma anche un sentire laico, almeno io la sento così.

    Anche io ho scoperto solo ora questo post, Fabri, grazie al link postato da Stella Maria a 10.L’Uomo (la cura)

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