Vestiti, che usciamo

Oggi lei si aggirava in casa senza combinare niente. Come al solito, da un po’ di tempo a questa parte. Ogni tanto si prende la testa tra le mani e subito va a versarsi la medicina, quelle che non dà mai a noi e sta nella boccetta piccola col contagocce. Alcune delle medicine le possiamo prendere anche noi, spesso ce le dà, me la boccetta più piccola è solo per lei. Sta sempre male, lei, passa giorni interi nel letto, lamentandosi. A volte gli occhi le lacrimano, come quando noi avevamo preso la malattia agli occhi e allora lei ci faceva gli impacchi. Lei non fa impacchi, ma asciuga le lacrime man mano che sgorgano. I suoi non sono lamenti seri, perché all’ora dei nostri pasti si alza e prepara tutto, come prima di questi comportamenti. Prima veniva quell’altro e noi ci eravamo affezionate, poi non si è visto più e lei ha cominciato a gridare la sera nell’oggetto che squilla. Non gridava tutto il tempo, solo ogni tanto.

Un giorno ha smesso di gridare e di parlare con lui. L’oggetto squilla spesso, ma noi sappiamo che si tratta di altre persone, dal tono di voce che lei adotta. I suoi toni migliori li aveva con lui e li ha ancora con noi. Quando ha smesso di gridare e parlare con lui, si è ammalata alla testa e agli occhi.

Lei esce solo di notte e solo qualche volta, dalla porta a noi interdetta. Ritorna con i piccoli tubi che emanano un fumo dal pessimo odore. Per il resto, vengono vari signori a portare provviste. Lei allora apre la borsa, poi quell’altra più piccola e dà loro dei fogli di carta e qualche oggetto tintinnante rotondo e piatto. Subito toglie dagli involucri qualcosa che va a finire al freddo, dove è custodito anche il nostro cibo della festa, ma le buste ancora rigonfie rimangono un paio di giorni sul pavimento e allora io vado a curiosare e mi diverto.

Oggi ho cominciato a parlarle. Non mi piace parlare, è una fatica. Lo faccio solo con lei, quando mi accorgo che non mi capisce. Io e Paolina ci capiamo al volo diversamente. Avevo visto che è una bella giornata, non piove e non tira troppo vento e così se lei avesse voluto…Io mi annoio ad uscire solo con Paolina, facciamo sempre le stesse cose, lo stesso tragitto e il più delle volte torniamo a casa senza prede. La semplice osservazione di lumache e insetti dopo un po’ stanca. Quando lei esce con noi, invece, possiamo aiutarla a fare lavori interessanti e la nostra erba torna rigogliosa, dopo che lei ci ha messo un po’ d’acqua. Oggi ho parlato a lungo. Alla fine lei ha capito. Ha indossato la giacca, quella che fruscia, e un paio di scarpe, perché gli zoccoli che porta in casa sono troppo leggeri e l’acqua ci passa attraverso. Allora siamo uscite tutte insieme, dalla porta che ci è concessa. Il sole era tiepido e si stava benissimo. Lei è andata intorno a tutti i vasi e ha sradicato le erbe non autorizzate, ma prima ha messo l’acqua, perché altrimenti le erbe non vengono via. Stavo per suggerirglielo, di mettere prima l’acqua, ma lei ci ha pensato da sola. Noi ci siamo divertite e qualche erba l’abbiamo assaggiata. Le erbe che ci piacciono di più ce le ha lasciate, oltre a quelle nel nostro vaso. Ha spruzzato una medicina anche sulle piante. Strano che qui stiamo tutti male, lei, noi e le piante. Dobbiamo tutti prendere medicine. Noi ci siamo scatenate in corse e corsette, andavamo vicino a lei e poi scappavamo, appena iniziava lo spruzzo. Noi prendiamo le medicine insieme all’acqua e al cibo e lei crede che non ce ne accorgiamo, quando le mette di nascosto; le piante invece la prendono per spruzzo. Lei non ci sgridava, così abbiamo capito che la medicina non ci faceva male. Dopo varie galoppate intorno a lei, per precederla e seguirla e indovinare il suo tragitto, ci siamo stancate, ma abbiamo continuato, da sedute, a seguire i suoi movimenti. Ha messo alcune piante in altri vasi, aggiungendo un po’ di terra, ha tolto i fiori appassiti e le foglie gialle ed ha parlato con le piante con lo stesso tono che usa solo con noi. Io e Paolina abbiamo deciso di dormire un po’ al sole, ma prima ci siamo leccate a vicenda, perché eravamo contente di questa giornata emozionante. Lei è rientrata in casa con una grossa busta piena di erbe sradicate, foglie e fiori morti. Poi, nel dormiveglia, l’abbiamo sentita agitarsi, abbiamo sentito lo sgradevole rumore dell’attrezzo che striscia sui pavimenti seguito da un filo che si contorce, la cui vista ci induce a fuggire. Quando siamo rientrate lei stava ancora agitandosi e aveva riempito altre buste di roba, carta e oggetti, tra cui anche qualcosa che ci serviva per giocare, dei pezzetti di plastica rotondi, ad esempio, che ci piaceva far schizzare sul pavimento. I nostri giocattoli e le nostre palline no, non li aveva buttati. Siamo andate a controllare e i topini con le rotelle e la canna con il filo all’estremità, che regge una pallina guarnita da una piuma, c’erano ancora. Mentre lei si agitava e toglieva roba in giro, emetteva suoni forti e armonici, uguali a quelli dell’emanatore di suoni armonici, che era in funzione. Quando dormicchiamo, ci piace ascoltare i suoi suoni, non troppo forti, però, e ancora meglio se prodotti in un’altra stanza, per non disturbare il nostro acuto udito felino. Quando li emette, vuol dire che va tutto bene e quindi forse è guari

5 pensieri su “Vestiti, che usciamo

  1. Gli animali hanno quell’attenzione che noi non vogliamo più mettere in nulla, ci osservano e ci giudicano.
    Ciao,
    Roberto

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  2. gli animali non abbandonano mai i loro amici umani, neanche quelli dis-umani. gli uomini invece abbandonano facilmente, si smemorano, si stancano, recidono un’amicizia, una storia d’amore, la svuotano. gli animali non ci giudicano: vedono, capiscono le nostre miserie, i nostri dolori, e li amano.

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  3. Cara Lucy,
    ne ho parlato con “i miei gatti” (espressione antropocentrica che loro non condividono) i quali confermano: pur cercando di conservare la benevolenza giudicano, a volte anche severamente.
    Ciao, Roberto

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  4. Caro Roberto, se sei tu in famiglia l’umano di riferimento, quello che ogni gatto si sceglie, ti considerano la loro mamma, qualunque sia il tuo sesso. I gatti che vivono con noi rimangono sempre un po’ infantili, rispetto ai loro colleghi selvatici e quindi hanno bisogno di cercarsi una mamma.

    Cara Lucy
    Gli animali sanno anche perdonare. A volte le mie gatte si irritano, si offendono, se faccio qualcosa (di solito per evitare loro pericoli) che interrompe un’attività piacevole o qualche loro abitudine. Se ne vanno in camera loro e spariscono per ore e giorni, presentandosi solo all’ora dei pasti. Mi verrebbe da dire, come faceva mia madre: “Questa casa non è un albergo!”. Poi, dopo un certo tempo, variabile a seconda della gravità del mio comportamento fastidioso e oltraggioso, decidono di perdonarmi e vengono a farsi coccolare e a coccolarmi. Questo perdono ogni volta mi sorprende e mi commuove.
    Ciao

    pamela

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