I ciccioni esplosivi

cicciCapita, credo, un po’ a tutti di cambiare i gusti nella vita. Ciò che ci piaceva una volta oggi non ci piace più. Ciò che non ci piaceva allora ora ci appassiona. Questo vale indubbiamente anche per le nostre letture.

Per quel che mi riguarda in questo senso, come Picasso, riconosco di avere avuto i miei periodi. Il periodo del giallo, il periodo del rosa, il periodo del nero e dell’horror, il periodo rosso piccante dell’eros, il periodo grigio fumo del legal thriller, eccetera.

E la lista di quello che voglio ancora leggere è lunghissima e molto varia, sconfina perfino dal colore: va da alcuni classici immortali (ebbene sì, qualcuno mi è pur sfuggito) ai contemporanei italiani, cercando non so cosa, forse di riempire dei vuoti personali. Sono spinta a cambiare (a cercare) dalla fame di conoscenza, dalla voglia di aggiornamento, dalla sensazione assillante di non riuscire a fare in tempo a leggere tutto. Se penso a quanto non ho ancora letto di quello che vorrei, mi assale l’angoscia: morirò prima di avercela fatta!

E tuttavia  anche le circostanze, i nuovi corsi della vita, nuove frequentazioni e nuovi ambienti possono influire sulla mia curiosità e dare una virata al gusto verso cose nuove.

La scrittura multipla per esempio. Ne avevo sentito parlare, mi ero ripromessa di leggere qualcosa, ma finora non ci ero mai riuscita, affogata da altre urgenze che sul momento sembrano sempre inderogabili.

E gli autori contemporanei italiani, appunto. Fino a qualche anno fa non rientravano neppure in un mio ipotetico catalogo ideale, tutta presa da altri gusti. Ora m’incuriosiscono.

E l’editore? Ammetto tranquillamente che finora non avevo mai comprato un libro guardando se l’editore fosse di prestigio o meno. C’è chi mi prende affettuosamente in giro per questo. Io compravo il libro perché m’incuriosiva la storia, o perché conoscevo già l’autore e il suo modo di scrivere. E a dire il vero credo che questa sia l’unica mia prerogativa che, in fatto di gusti letterari, non cambierà mai. Anzi, le recenti polemiche dopo l’assegnazione del premio Strega hanno solo rafforzato questa mia convinzione.

Quanto al colore, l’ho già detto, seguivo il mio periodo personale senza preoccuparmi troppo della tendenza.

Le circostanze, dicevo, possono avere un ruolo fondamentale sulle scelte letterarie.

È proprio per tutta una serie di circostanze, assai lunga da raccontare qui, che mi ritrovo oggi in mano, fra tanti, un libro curioso, che soddisfa buona parte delle mie più recenti esigenze: è scritto da un autore multiplo (di cui, sempre per i casi della vita, sono diventata amica e tifosa), italiano contemporaneo, ha mille sfumature cromatiche ed è pubblicato da una piccola casa editrice (sì, ora almeno ci faccio caso, anche se non cambio per questo la mia opinione).

Il libro s’intitola I ciccioni esplosivi, di Pelagio D’Afro, edizioni Montag.

È un buon rappresentante della mia nuova, non so quanto temporanea, predisposizione di lettura, e mi piace analizzarne i motivi.

La storia.
In breve, in una città di provincia accadono cose inaudite: alcune persone decisamente obese esplodono, di punto in bianco. Si pensa ad un serial killer, subito denominato Cicciobomber, ma una parte delle indagini segue pure una pista islamica di possibili attentati o kamikaze. E in effetti leggendo seguiamo anche le avventure di tre improbabili arabi pasticcioni che, imbranataggini a parte, evocano scenari purtroppo a noi noti. Ma i veri protagonisti della storia sono tre anziani piuttosto arzilli, coinvolti per caso nelle indagini, che scoprono ben presto come stanno realmente le cose e le risolvono a modo loro, in una indagine parallela a quella Digos, dell’FBI, della questura locale…
Di contorno, ma nemmeno troppo, un ispettore di polizia che cita Dante, una prostituta bellissima, intelligente e affascinante e… di tutto un po’, dalla farsa alla tragedia.
Divertente l’uso di nomi di fantasia, di solito una leggera storpiatura di quelli veri, per luoghi, situazioni e persone facilmente riconoscibili. Per fare un esempio, la cittadina in cui è ambientata la storia si chiama Gomitona, ma non ci vuole molto a riconoscere Ancona, il cui nome originario, Ankon, in greco significa proprio “gomito”, ed è dovuto alla disposizione ad ansa lungo la costa adriatica.

L’autore.
Pelagio D’Afro è lo pseudonimo che racchiude quattro autori: Roberto Fogliardi, Alessandro Papini, Giuseppe D’Emilio, Arturo Fabra: i primi due costituiscono anche un pezzo, per la precisione due terzi, di un altro autore multiplo, Paolo Agaraff. C’è da perderci la testa a tentare di districare la matassa, in tanta abbondanza di scrittori. In realtà è più semplice di quello che sembra, anche se non sembra… Quello che conta però, alla fine, è il prodotto.

Il prodotto.
Stiamo parlando di una storia scritta a otto mani e a quattro teste. Mi affascina constatare che non lo si direbbe. C’è compattezza nella storia e unità di stile. Com’è possibile? Lo stesso autore lo spiega, dicendo che ognuno dei quattro ha la massima libertà sullo scritto degli altri. Tutti possono cancellare e riscrivere, aggiungere o togliere su quanto già scritto, in pieno accordo, alla pari.
Ecco, l’armonia necessaria, la condivisione, così difficile da raggiungere in un mestiere che porta a essere solitari ed egocentrici. Questa cosa mi piace molto, per me è del tutto nuova!
Nella molteplicità di Pelagio D’Afro tutto è condiviso in allegria e il risultato è godibile e spensierato, esattamente come nella realtà è/sono lui/loro (uff, si usa il plurale o il singolare parlando di un autore multiplo?). Non so se è così anche per altri autori multipli, come per esempio i ben più celebri Wu Ming, o se invece lo stacco fra una mente e l’altra sia più netto. Indagherò dove gli autori siano almeno più di due, perché credo che in due si lavori più facilmente che in tre o quattro. E comunque di testi scritti in coppia se ne trovano di più che quelli scritti in gruppo.

Il genere.
Per quanto riguarda la definizione cromatica, questo libro, per la collocazione nel mio nuovo periodo, è un po’ difficile da catalogare. Come dicevo I ciccioni esplosivi ha mille colori.
Il giallo del thriller, ben delineato, anche se presto risolto.
Il noir delle uccisioni misteriose e tragiche, per quanto assurdamente comiche.
Il rosso violetta delle fissazioni erotiche dei tre vecchietti, ma anche di quasi tutti gli altri personaggi, come filo conduttore e a rappresentanza delle umane debolezze.
E poi le allusioni nemmeno troppo velate a fatti di cronaca terribilmente noti, come gli attentati dei terroristi islamici e quelli del famigerato Una-bomber.
E i risvolti sociali, legati ad esempio al fattore obesità, che la società moderna condanna senza appello, costringendo i poveri ciccioni a dipendere da sostanze miracolose su cui nascono e prosperano vere multinazionali dai traffici non sempre trasparenti.
In un arcobaleno di generi che rende il testo inclassificabile nei canoni soliti, scoprendo via via riferimenti, spesso nascosti, di alto spessore culturale, ci si accorge che la storia è raccontata con umorismo ed eleganza, per una lettura che non è impegnativa, ma fa pensare, che diverte, ma non esagera, che non ha la pretesa di vincere un premio, ma solo di far passare qualche ora lietamente.

Il che, in fondo, è quello che si chiede, che io chiedo, ad un libro, al di là di tutto.

Il sito dell’autore: http://www.pelagiodafro.com

Il sito dell’editore: http://www.edizionimontag.com

Il sito di Paolo Agaraff:  http://www.paoloagaraff.com/

Una interessante intervista all’autore:  http://www.thrillermagazine.it/rubriche/8408/

7 pensieri su “I ciccioni esplosivi

  1. Sarebbe ora di dire basta a questi post palesemente provocatori. Mi chiedo cosa voglia dimostrare, chi si firma a nome Ramona Corrado (chiaramente un nom de plume, che nasconde una manina che mescola nel torbido). Qui si disvela una vergognosa teoria di attacchi al Lettore Medio di Litblog di Ricerca&Avanguardia Letteraria.
    Ne illustro solo alcuni, per carità di patria.
    1) Propagandare (e scrivere) un libro con la parola ciccioni nel titolo: ma come si permettono? si guardassero loro, gli autori e chi si firma ramonacorrado e preghino che non gli arrivi una denuncia da quelli dell’A.DI.PE. (Associazione Diversamente Pesanti).
    2) Parlare di un libro di scrittura multipla: uh, che banalità, che deja vu et deja lit, dopo Wu Ming nessun altro, ovvio.
    3) Definirlo un libro dalle mille sfumature cromatiche, pure con i risvolti sociali: noi troviamo volgare questa arcobalenizzazione della narrativa, questo voler nascondere le denunzie sociali dietro trame, tramette e orditi,abbasso gli intrecci! ridateci i grigi!
    4) Il fatto che si celino anche solo per ipotesi degli “arabi” (sic!) dietro qualunque cosa che scoppia: registriamo l’ennesima antidemocratica prevaricazione nei confronti della comunità islamica, vergogna!
    Svariate altre volgarità si appalesano nel libro e nel post, ma preferiamo astenerci, che i nostri nemici non meritano altro che il silenzio.

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  2. paolo cac(ic)cio(ni)lati da incorniciare!

    almeno uno dei quattro, se ben ricordo, ciccione-diversamente pesante – e pettoruto -, lo è.
    ciao, ramona! è un piacere leggerti! (che dici, ‘o leggo stu libbro? che, ci sta ‘na dieta drento?)
    😀

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  3. Mi associo a Lucy: Paolo, sei un mito!

    Lucy, leggilo leggilo… diete non ce ne sono, ma una presa in giro del sistema dimagrante in generale sì. E comunque è una lettura simpatica, divertente, estiva, scacciapensieri (o magari i pensieri li fa venire…). Ogni tanto ci vuole anche qualcosa così, da bere in tutto relax. Ciao, e grazie anche a te.

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