Tanti anni fa

linosa

Credo si chiami Linosa. Si raggiunge solo in aliscafo, poi, a dorso d’asino, si arriva alla casa che ti accoglie, o nell’albergo. E’ uno scoglio nel mezzo del mediterraneo, non ci sono automobili, non c’è l’armamentario tecnologico del resto del mondo, c’è il mare, il silenzio. Forse, là, ritroverei il punto di partenza, l’esplosione da cui sono scaturiti i miei gesti, i miei pensieri. Il momento in cui ero solo e, nello stesso tempo, radicalmente unito all’esistenza che mi aveva generato. Quattro case, quattro volti, le parole delle origini che risuonano vergini, a pronunciare un senso che rischia di perdersi nel massacro quotidiano. La verità sta su un dorso d’asino, come una mattina di tanti anni fa, a Gerusalemme.

da qui

7 pensieri su “Tanti anni fa

  1. Bellissima canzone…

    Sono d’accordo ogni tanto bisogna estraniarsi da tutto ciò che ci circonda, fermarsi un attimo e lasciare correre qualcosa di incompiuto…nn si può correre sempre…

    Ti abbraccio forte!
    Ciao Fabry

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  2. A colomba il sole
    Cedette la luce…

    Tubando verrà,
    Se dormi, nel sogno…

    La luce verrà,
    in segreto vivrà…

    Si saprà signora
    D’un grande mare
    Al primo tuo sospiro…

    Già va rilucendo
    Mosso quel mare,
    Aperto per chi sogna…

    (G. Ungaretti, 1957, Cantetto senza parole)

    uno scoglio incastonato fra mare e cielo…

    bellissimo, fabry

    f&r

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  3. Caro Fabrizio Centofanti, una cosa è certa: un punto fisso credo in comune: le canzoni di Ivano Fossati… domani sarò al concerto all’auditorium! 🙂

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  4. grazie amici.
    caro Manuel Cohen, è bello avere qualcosa in comune.
    Fossati sono andato a sentirlo qualche mese fa in via della Conciliazione: un’esperienza notevole.
    abbracci
    fabry

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  5. E’ vero. So che te la sei presa un po’ per un mio commento. devi ammettere che il tuo testo era un tantino sibillino…quanto all’accusa mossa da me: scusami .ciao.

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  6. Strano tipo di animale l’asino, ottuso e indolente, compare spesso nella letteratura fiabesca o nell’arte, come incarnazione del livello più basso dell’anima nel suo stadio evolutivo, quindi in termini neoplatonici rappresenterebbe la realtà ancora troppo intrisa di materia per squarciare il velo di ciò che è visibile, ed approdare alla dimensione del superno e del trascendente. Ugualmente però, questo livello lo pone in contatto con la percezione più psichica della realtà, quella meno contaminata da sovrastrutture logiche e da sottili sofismi. Nel romanzo “Le Metamorfosi” di Lucio Apuleio, scrittore latino dell’età degli Antonini, il protagonista, Lucio, attraverso un incantesimo, viene trasformato in asino, e paga così la sua insaziabile curiosità e la sua sete di sapere. Egli mantiene però la facoltà intellettiva, e sullo sfondo di perigliose traversie, riuscirà a riacquisire l’aspetto umano, grazie all’intervento di Iside. Lucio è l’emblema dell’anima che lotta e soffre per accedere all’essenza della divinità, infatti, tornato uomo, verrà iniziato ai misteri della religione isiaca, e diverrà sacerdote del culto. Nella bellissima “Adorazione dei magi” di Durer, all’interno della grotta, rappresentata come una capanna, l’asinello raglia,perchè riconosce la divinità di Cristo, cosa che non sarà riconosciuta dagli uomini, quindi gli viene attribuita una consapevolezza negata all’essere umano, pur essendo un animale da soma. Nel “Riposo durante la fuga in Egitto” di Caravaggio, l’artista dipinge una splendida testa di asino che fa irruzione nella scena sacra, ed occupa tutta la parte sinistra del dipinto, lo sguardo di umana partecipazione e compassione dell’animale, è uno dei dettagli più ermetici,l’asino con la sua pesante corporeità rappresenta il mondo della materia, terrena, ingombrante, caduca, e fa da coronamento alla figura dell’anziano Giuseppe, stanco e provato, in contrasto con la scena a destra nella quale Maria è assopita in un sonno ristoratore, mentre stringe il bimbo teneramente tra le braccia. A sinistra il paesaggio è scabro e monocorde, mentre a destra la natura fiorisce in tutta la sua esuberanza, i colori sono brillanti e vivaci. L’animale mostra di sapere, di partecipare alla storia sacra, fa parte del progetto di salvezza. In ultima analisi, è significativo che sia un asino a scortare il Signore oltre le porte di Gerusalemme, nel suo ultimo viaggio prima della morte: un asino partecipa alla nascita di Cristo riscaldandolo nella grotta, e un asino lo accompagna verso il compimento del proprio destino. L’sino quindi è a mio avviso simbolo della natura che accoglie il divino, e del divino che si compenetra nella natura: materia e spirito indissolubilmente uniti nel lungo e doloroso cammino verso l’acquisizione della Verita.

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