Quella sera

pane

Chiedono ai credenti spiegazioni e ragioni sugli argomenti più sottili: sarà che ho il mal di testa, ma vedo le cose in altro modo. Forse è la sofferenza che segna ogni giorno la mia vita, quella che sento in me e leggo nelle facce della gente che ha bisogno. E’ da un po’ che digerisco a fatica la teoria e mi aggrappo all’essenziale, che per me, curato di campagna, è questo: portare amore dove non c’è, mettere il bene dove è assente. Gesù è stato avaro di teorie; ha parlato di pecore e campi, semi e figli scapestrati, fame e sete, persecuzioni e afflizioni. Il cristianesimo non ha bisogno di molto di più. L’abbraccio del padre misericordioso basta e avanza per spiegare la fede; mi è sufficiente la faccia dura che fa Gesù quando è messo alle strette ed è il momento di dare la vita, di andare dritto verso la città che uccide i suoi profeti. Finché non si fa la stessa faccia, la fede, semplicemente, non esiste. Voglio lasciarmi convincere dallo straniero che incontro sulla strada per Emmaus, stupirmi di fronte al gesto decisivo dello spezzare il pane; aprire gli occhi sull’unica necessità pensabile: offrire la vita, lasciare che l’altro cresca grazie a questa offerta e accogliere l’offerta che viene fatta a me. Una teoria sola mi interessa, quella della trinità: il Padre è la meta; e arrivo a lui attraverso lo Spirito del Figlio. La trinità articola la fede in un’idea comunitaria, esclude in anticipo qualsiasi pretesto per la solitudine. Nella stanza di Loreto, col mal di testa che non passa, mi chiedo a chi possa servire la mia vita, se continua così. Eppure la fede mi fa dire: continua a dare, il senso della vita è in quest’offerta sbilenca, nel gesto incerto sempre sul punto di spezzarsi, come il pane di Emmaus, quella sera.

32 pensieri su “Quella sera

  1. Ben detto, anche perché poco teorico e molto sentito.
    Edipo e Milton ci parlano della cecità, Useppe e Dostoevskij dell’epilessia; e del mal di testa ci parla Fabrizio, Fabrizio con la testa dura come la faccia di Gesù 🙂
    Un abbraccio,
    Roberto

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  2. Quello che scrivi mi conferma ancora una volta quanto è semplice ed essenziale ed allo stesso tempo difficile essere cristiani, con quanto sforzo ogni giorno dobbiamo rimetterci in discussione e tirarci le briglie perchè le nostre azioni seguano l’esempio di Gesù … eppure non c’è un modo migliore di viverla questa vita, proprio non c’è! Facciamo che questa “fatica” si rifletta in un sorriso, quel sorriso che Don Mario aveva sempre e per tutti e che non credo scorderò mai.
    Con affetto, Marina

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  3. mi imbatto per caso in questa pagina e trovo parole che cercavo da tempo. vorrei lasciare un commento ma sono in difficoltà, poi penso che non c’è molto da dire, è una pagina che parla e parla chiaro, così chiaro che dopo un primo momento di smarrimento fornisce la risposta alla mia domanda: a che punto sono con la fede? mi accorgo di non entrarci granché nonostante tentativi più o meno goffi di riuscire nell’impresa. Bene. non era quello che speravo di sapere ma è comunque qualcosa.

    grazie, c’è un gran bisogno di parole chiare per capire se si sta nella verità o se la propria è solo un’illusione nemmeno troppo pia.

    a rileggerla, don fabrizio

    esther consorti

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  4. Il bello (e il duro) della fede è che non ce ne sono due uguali. Il duro (e il bello) della fede è che non ci si può stare in quiete: è una lotta (lotta continua, quella sì) contro la ragione. L’unico modo (credo io) per non perdere la fede è imparare ad amare senza chiedere di essere riamati. Ma è difficile. Accidenti com’è difficile!

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  5. Gesù disse:

    «Beati i poveri in spirito,
    perché di essi è il regno dei cieli
    Beati gli afflitti,
    perché saranno consolati.
    Beati i miti,
    perché erediteranno la terra.
    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
    perché saranno saziati.
    Beati i misericordiosi,
    perché troveranno misericordia.
    Beati i puri di cuore,
    perché vedranno Dio.
    Beati gli operatori di pace,
    perché saranno chiamati figli di Dio.
    Beati i perseguitati per causa della giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

    Grazie Fabrizio, la tua vita serve e come… 🙂

    Un abbraccio

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  6. grazie Fabry!!!

    le tue parole, semplici, consolano e danno forza…
    chissá perché capisco te e non capisco i filosofi!!

    un abbraccio

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  7. Mi chiedo perché venga proprio richiesta una “fede”, anziché una più umile e mite “speranza”. Per me sarebbe bello che la favola di Cristo fosse vera, e dunque ci ritrovassimo dotati di un babbo onnipotente e amoroso nei nostri confronti! Penso che una simile “fede” mi consentirebbe immediatamente di rilassarmi nella contemplazione delle meraviglie del creato, senza angosciarmi per il contrappasso di termini di sofferenza e distruzione finale che tali meraviglie sembrano, “by design”, incorporare. Perché tutto l’essenziale rimarrebbe comunque in buone mani e noi risulteremmo essere delle creature ugualmente innocue tanto nel bene quanto nel male.

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  8. queste sono le parole che precludono ai fatti. E di entrambe le cose abbiamo bisogno, parole vere e fatti concreti.
    Di quelle altre parole, quelle che rimangono nel vuoto, non abbiamo bisogno.
    Grazie Fabry.

    Sarà meglio che tu faccia delle indagini su questo mal di testa così feroce e ricorrente. E qualora non portassero a niente, vorrà dire che ci sarà bisogno di liberare la mente dalle troppe preoccupazioni.
    Un abbraccio

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  9. per me la fede non nasce dalla ragione, non nasce dal sentimento, ma da un incontro….se Chi abbiamo incontrato ci ha colpito per la grandezza e bellezza delle sue parole e dei suoi gesti ,allora faremo come ci ha chiesto,con momenti di stanchezza, altri di sconforto, altri di dubbio, altri di disperazione. Però è una bella sfida,è vivere una vita che ha un senso,è stare con gli altri,che spesso è difficile amare,ma che non ci faranno soffrire la solitudine. I filosofi ne hanno dette tante,ognuno forse una parte di verità,ma la Verità non la conosciamo….abbiamo solo un uomo che diceva: “IO sono la Verità e la vita….”Confidare nelle sue parole sgombra la mente e fa passare il mal di testa|

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  10. bello, vissuto, vero.

    tutto il resto sono chiacchiere. la domanda è quanti vivano così intensamente una vita di fede.
    pochi anzi pochissimi.
    il numero minore sta fra le fila degli entusiasti: purtroppo, di solito all’hosanna segue il calvario… in solitaria.

    grazie, don fabrizio, se abitassi a roma verrei ad ascoltarla e chissà, forse mi convertirei (vendere tutto, darlo ai poveri ecc…
    intanto continuo a leggerla.

    marco m.

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  11. sono le ultime ore di Loreto, amici e mi collego a sprazzi.
    vi ringrazio di cuore per la condivisione.
    la fede porta su sentieri impervi, ma alla base c’è sempre qualcosa che si è ricevuto in dono e ci sostiene, anche nei momenti peggiori.
    io conto su quello.
    un abbraccio
    fabry

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  12. Tu, Fabry, incarni quell’unico DO senza UT.

    “L’Amore con l’Amore si paga” – cantava lui. E per quanta tensione [fàtica e fatìca] richieda, non esiste altra via possibile per chi Crede.

    Grazie

    P.S. E come si spezza il pane e si con-divide, la mia Novalgina e il mio Toradol, sono la tua Novalgina e il tuo Toradol. Un bacio

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  13. hai ragione fabrizio alla base c’è qualcosa di ricevuto, di concreto, perchè il cristianesimo è un’esperienza. Troppo spesso cadiamo nelle trappole dei farisei che vogliono teorie e risposte immediate -non mi risulta che Cristo abbia “parlato” così, o usava parabole *linguaggio cifrato* o parole talmente “limpide” che non necessitano di alcuna teoria filosofica ulteriore-, Farisei che vogliono ridurre il cristianesimo ad una filosofia.
    L’unica risposta che ora mi viene in mente è sulle orme di Rupnik (“il discernimento”)e diceva pressapoco che all’inizio dell’esperienza cristiana vorresti convertire il mondo e far arrivare a tutti la novità che ti sta trasformando e parli, parli, parli… poi ti rendi conto che c’è poco da tenere “convegni” è già tanto se riuscirai a convertire te stesso.
    ” vi darò un cuore di carne … al posto del cuore di pietra” questo è il vero miracolo cristiano che può cambiare il mondo.

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  14. “Il cristianesimo non ha bisogno di molto di più. L’abbraccio del padre misericordioso basta e avanza per spiegare la fede”

    Ecco, io ho conosciuto un cristianesimo molto diverso. Arido, formalistico, esteriore; spesso cupo, intimidatorio, prescrittivo, oppressivo.
    Avessi avuto un’esperienza diversa, forse anche la mia vita interiore sarebbe stata diversa.

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  15. “…continua a dare, il senso della vita è in quest’offerta sbilenca, nel gesto incerto sempre sul punto di spezzarsi, come il pane di Emmaus, quella sera.”

    Al di là di complesse e non sempre utili teorizzazioni, credo che una società ideale non potrebbe invece prescindere proprio da questa umile e umanissima offerta di sé.

    Grazie, Fabrizio, un abbraccio.

    Giovanni

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  16. Eppure.. sapete? Mi sembrate un po’ troppo scaltri nell’individuare il Fariseo fuori da voi stessi.. e si tratterà davvero un “do” senza “ut”? E’ possibile ad un uomo un “do” senza “ut”.. vediamo: quante carezzevoli lusinghe vi siete reciprocamente scambiati in questo thread? Quante conferme sulla vostra importanza, sul “possesso”, da parte vostra, dello Spirito? E quale luce drammatica, quale sottolineatura patetica e grandiosa su ciascuno dei vostri piccoli atti, delle vostre piccole “abnegazioni”. Un piedistallo cosmico, ecco ciò che ottenete in cambio di qualche forzatura sentimentale. Ma continuate a saper fare tutti i calcoli richiesti dalla decenza borghese, ne sono certo. Perché fra lo stare a Kongorocho e proporre a un pubblico qualche proprio intenso artefatto c’è una bella differenza. Non ricordo bene, la vanità era un peccato?

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  17. Ingenuo, hai ragione. Ma hanno ragione anche gli altri: bisogna riuscire ad amare senza pretendere di essere riamati, ma nessuno ha detto che sia facile, né che si riesca a ottenerlo solo volendo, e nemmeno che, riuscendoci per una volta, la conquista sia definitiva. L’unica cosa da tener presente è che la difficoltà non deve indurci a credere di aver sbagliato.

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  18. Eh, l’amore .. vediamo, se una religione mi dicesse: “sai figliolo, vi sono delle donne bellissime e tristi che hanno tanto bisogno di un tuo passaggio nei loro letti..” non avrei bisogno di molte altre parole: “Certo che sì! Berrò eroicamente questo amaro calice! Yuppi!!! Cominciamo subito!”. Invece, piacevolezze filosofiche e artistiche a parte, pare mi venga implicitamente richiesto qualcosa di sgradevole, o almeno noioso. O meglio, sembra mi venga richiesto di trasformare un’esperienza di servizio (supplementare rispetto a quella che già compio per sopravvivere) almeno inizialmente sgradevole o noiosa, in qualche sorta di nutrimento del cuore e dell’anima. Vi è come una naturalità, o animalità (quella che automaticamente ti avvicina ai letti delle belle donne e ti allontana dai capezzali dei malati) da vincere, o da “trascendere”. In altre parole una certa perversione libidica da compiere. Certo vi sono degli aiuti, dei presidi, dei compensi, ma il punto è che il morso della coscienza che mi rimbomba nel cranio: “Pelandrone! Ignavo! Tiepido di cuore! E pure porco!! Pensi che io ti abbia chiamato ad esistere per rilassarti e spassartela nella mia mirabilandia? Ma non ti dico niente.. ah no! continua così tu.. vedrai vedrai cosa ti succede.. e non provare a fregarmi con pentimenti dell’ultimo minuto eh?” assomiglia un po’ troppo ad una chimera che impasti madre e datore di lavoro. Per convincermi davvero mi ci vorrebbe una bella visione – l’incontro che dite voi – allora sì che mi piegherei, terrorizzato.

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  19. in tutto il tuo discorso, fabrizio, una sola cosa mi angoscia: il tuo mal di testa. il resto è un invito alla semplicità, alla serenità del fare. e basta. poche chiacchiere, ragazzi, un pezzetto di pane, un sorso di vino, scusa, a te è toccato il fiele, porta pazienza, amico! e poi si parte. insieme. il demonio ci tenta: si chiama pigrizia, voglia di solitudine, separatezza, individualismo sfrenato. l’agape è la cosa più semplice del mondo.

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  20. 20 milioni di bambini muoiono ogni anno di fame nel mondo. C’è della logica in questa follia? Oltre al mal di testa, sento nascere rabbia, indignazione, violenza. Tu ami e la fede ti aiuta ad accettare questa follia. Io amo, faccio la faccia feroce, ma temo che vincerà sempre l’egoismo. un abbraccio,franco

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  21. grazie Riccardo.
    Franco, parlavo proprio oggi di questo (moltiplicazione dei pani):
    diamo la colpa a Dio, ma se i bambini muoiono di fame la responsabilità è nostra, perché rifiutiamo il miracolo (che è condividere, non moltiplicare).
    un abbraccio
    fabrizio

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  22. “L’abbraccio del padre misericordioso basta e avanza per spiegare la fede.” In fondo è tutta qui, in un abbraccio.
    A chi può servire la tua vita? se continui così:-) sicuramente a tutti noi e chiedo scusa se mi faccio portavoce, chi vuole può dissociarsi:-)

    buona domenica caro curato di campagna:-)a che punto sei con i miracoli, visto che l’essenziale lo hai già?
    scherzo don!!!!!!!!!!!

    B&A a tout le monde
    stella

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  23. Fabrizio, tu cerchi il paradiso.
    Mi viene da pensare che questa sia la fede, cercare il paradiso, concretamente, assiduamente.
    Ma il paradiso comincia qui, come sai, come sai per esperienza, comincia qui dove siamo circondati dall’inferno, ma tu fai anche della teoria, il tuo: “niente teoria, solo pratica, questo è il cristianesimo”, è un assunto teorico abbastanza categorico e complesso, bisogna aver letto e meditato a lungo la scrittura per affermare quello che tu affermi.
    In effetti, nella sapienza dei padri, la teoria non è il bugiardino da utilizzare per applicare la giusta pratica, la Teoria è la conoscenza che si raggiunge attraverso l’esperienza, come dire che, al contrario della bufala cartesiana che ci domina, prima viene la pratica e poi la teoria, quella vera, che rimane nel cuore e ci permette di distinguere il grano dalla zizzania, che ci fa sopportare di vederli crescere insieme, non cercando di strappare l’erba cattiva, ma aspettando che l’aratore le separi alla fine, alla maturazione.
    Stavolta mi avevi quasi fregato.
    Un abbraccio

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