Esiste un uso efficace di Facebook o è solo una perdita di tempo?

di Sandrone Dazieri

Non riesco a far funzionare il social network come vorrei e comincio a chiedermi se sia un simpatico imbroglio. A cominciare da Facebook. Sono doverose alcune premesse: sono un buon conoscitore delle reti, che ho cominciato a frequentare dai tempi delle bbs, quindi non ho problemi tecnici o di conoscenza del mezzo. E il “come vorrei” significa che il social network, oltre a a farmi chiacchierare con estranei e lontani conoscenti (potrei riuscirvi ugualmente, visto che la mia Email è pubblica), mi aiuti nella mia professione. Che è quella di far circolare contenuti, a volte di intrattenimento puro, a volte seri, per lo più una sorta di commistione.
Ora, veniamo al caso in questione.
Su Facebook ho circa 650 amici, che è un termine improprio per definire qualcuno che si è linkato a te e mette la sua faccia sulla tua homepage (piu’ o meno) e mette la tua faccia sulla sua homepage. Questo permette all’amico in questione di poter scrivere sulla tua bacheca pubblica, di inviarti simpatici e inutili test, di essere aggiornato su quello che fai attraverso una versione facebookiana di twitter. Oltre ai suddetti amici, mi pregio di avere un fan club (!!) a me intitolato che contiene circa duecento membri (che è poco rispetto a Saviano, ma meglio di quanto mi aspettassi). Sempre per chiarire meglio la base di partenza, specifico che di questi 650 amici circa, solo di venti ho chiesto io l’amicizia, e tutti gli altri mi hanno cercato perché mi conoscevano di nome o conoscevano i miei libri, e che ho scartato al sessanta per cento gli inviti generici non motivati, soprattutto quelli di anonimi che si firmano Mazzulator o Turbominkia, e di imprese commerciali (librerie escluse, per ovvi motivi). Quindi, come scrittore, i miei amici di Facebook sono esattamente le persone cui vorrei parlare della mia attività e dalle quali vorrei ricevere feedback su di essa. Concludo dicendo che i post che metto su questo blog vengono replicati in automatico nella mia bacheca di Facebook permettendo eventuali commenti, e che faccio numerosi post di aggiornamento. Quello che mi aspetto, quindi, è che queste persone, che si sono dichiarate interessate alla mia attività, per un verso o per l’altro, la supportino in un modo che vada al di là di generici complimenti e felicitazioni.
Ma, indovinate un po’, questo non accade mai.
Delle presentazioni che ho fatto negli ultimi due mesi, solo una volta una persona ha detto di avervi partecipato in quanto mio amico di Facebook. Ho pensato fosse colpa mia, per aver fatto un’informazione troppo timida e magari tarda. Così per l’appuntamento che si è tenuto giovedì 11 dicembre a Milano alle 21, dove presentavo il libro di Medici Senza Frontiere Mondi al limite, (che raccoglie le testimonianze di nove scrittori, tra cui il sottoscritto, sul lavoro di questa associazione umanitaria che letteralmente adoro) ci sono andato giù pesante. Potevo farlo anche perché nessuno avrebbe mai potuto dire che era una questione di cassetta: il mio impegno con MSF è a titolo gratuito, non prendo un euro di diritti d’autore, non vengo pagato per le presentazioni. E’ volontariato, puro e semplice. Di quello che fa bene all’anima.
Per questa iniziativa, quindi, ho cominciato a martellare con un certo anticipo. Ho postato la copertina del libro circa venti giorni prima, ho postato l’incipit del mio racconto nel fan club, e, nei giorni precedenti la serata, ho messo on line indicazioni, inviti, link. Un link era stato predisposto dai MSF proprio per eventuali persone che volessero partecipare all’ultimo alla serata: bastava ciccare e scrivere una mail. Che questa iniziativa mi stesse a cuore, chiunque fosse mio amico in Facebook, chiunque fosse passato dalle mie parti virtuali negli ultimi dieci giorni lo sapeva. Aggiungo che dei miei 650 amici facebookiani, circa duecento vivono a Milano, e circa un altro centinaio abitano nel raggio di un centinaio di chilometri. Ok, pioveva, ma i mezzi andavano.
Bene. Volete sapere quanti amici si sono travasati dal virtuale Facebook alla serata reale? Forse uno (ho un dubbio su un viso, ma non si è qualificato), probabilmente zero. Tutti i partecipanti alla serata, circa un centinaio, erano stati reclutati direttamente da MSF.
Volete sapere quanti dei miei supposti fan hanno replicato l’appuntamento nei loro siti o fatto circolare la voce con i loro mezzi?
Nessuno.
Ora, io non mi aspetto da chi si dichiara mio amico o mio fan che organizzi pullman per la serata. Ma questa assoluta mancanza di risposta è un segno inquietante dell’assoluta irrilevanza della mia attività di comunicazione all’interno del social network in questione. E questo mi preoccupa molto.
Ho sempre pensato, infatti, che esistessero due livelli nella comunicazione legata al mio mestiere. La prima, commerciale, gestita dalle case editrici e dalle case di produzione con le quali collaboro. Una comunicazione “fredda”, quindi, indistinta, della quale non mi occupo e non voglio occuparmi, ma che, sostanzialmente, garantisce il mio reddito. Una seconda, “calda”, legata alle reti che ho costruito personalmente con il mio lavoro e la mia faccia, che invece aumenta la qualità di quello che faccio. Per spiegarmi meglio, se a una serata come quella di giovedì 11, dove mi trovo di fronte cento estranei, che verosimilmente non hanno mai sentito parlare di me e non hanno mai letto nulla di mio, si aggiungono, non so, venti miei lettori, il risultato è che la mia comunicazione con il pubblico diventa più empatica. Invece di trovarmi di fronte cento visi che mi ascoltano educatamente, e fatico a coinvolgere, ho un supporto umano. Se non mi conoscete, se non sapete quello che scrivo, se non siete abituati a me, difficilmente riderete alle mie battute o sarete interessati ai mie racconti, non essendo io un attore di professione. Mi ascolterete educatamente chiedendovi: ma chi cazzo è questo? Se nel pubblico ci sono venti miei lettori, l’atmosfera si fa subito più calda. I miei lettori e gli estranei si mescolano, comunicano. Chi mi conosce in qualche modo “garantisce” per me rispetto agli altri. Rompe il ghiaccio. Il mio lavoro, che in quel caso è stare su un palco a parlare, diventa più facile, più efficace. Il pubblico fa domande, posso approfondire argomenti. MSF non poteva comunicare con quelli che sono i miei lettori, non sono editori o librai, toccava a me. L’ho fatto attraverso il Social Network, impegnandomi, e non ha funzionato.
E quindi mi chiedo: che senso ha per me Facebook?
Non ho bisogno di un luogo dove chattare, non ho bisogno di un luogo dove conoscere nuove persone, non ho bisogno di un luogo dove rimorchiare, non ho bisogno di un luogo dove far vedere le mie foto delle vacanze. Ho bisogno di un luogo che mi aiuti a fare meglio il mio lavoro, che produca senso, che mi permetta di costruire reti in modo autonomo rispetto a quelle gestite dalle imprese commerciali che mi danno da vivere. Facebook, da questo punto di vista, si è rivelato una delusione. Non solo per me. Gianluca Nicoletti, da quello che ho capito (ma potrei sbagliarmi), ha faticato a coinvolgere il popolo di Facebook nella sua trasmissione, anche quelli che giuravano di amarla e seguirla religiosamente. Altri scrittori che conosco sono apparsi e se ne sono andati al volo, incapaci di gestire la complessità e lo spam. Io non ho problemi con la complessità, vivo in timesharing da sempre, ma ho bisogno di efficacia. Sentire che non sto perdendo del tempo. E ho paura che Facebook, invece, sia proprio questo. Un giocattolo che consuma tempo e non dà niente in cambio. Se non a quelli che piazzano pubblicità del cazzo sulle mie pagine e ne tirano su quattrini.

25 pensieri su “Esiste un uso efficace di Facebook o è solo una perdita di tempo?

  1. Per essere stato scritto da Dazieri questo pezzo e’ straordinariamente ingenuo. O meglio: Dazieri sa perche’ gli succedono certe cose ma fa finta che invece no. Ancora meglio: Dazieri sa, vorrebbe mettere in chiaro la faccenda, ma lancia solo una frecciatina alla fine. Provo a immaginare. Sandrone Dazieri ha potere, ha peso nel piu’ grande gruppo editoriale italiano. Dei suoi libri o delle sue attivita’ frega magari poco, ma tutti hanno comunque interesse a chiedergli amicizia. In nome di quell’amicizia, seppur virtuale, molti potranno supplicare uno sguardo al loro romanzo o una pubblicazione al momento opportuno. O nella peggiore delle ipotesi trarne vantaggi economici, come per le pubblicita’.

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  2. Ho capito. 😀 E’ perché non mi sono manco sognato di chiedere la sua amicizia su FB che adesso Sandrone si lamenta che FB gli porta via tanto tempo e non gli dà nulla in cambio. 🙂

    Sandrone, ma che ti aspettavi? che ti venisse steso il tappeto rosso perché hai pubblicato due o tre thriller al pari di altre migliaia di thrilleristi italiani? Ciò ti dovrebbe insegnare che essere in Mondadori e pubblicare per Berlusconi non fa di te uno scrittore conosciuto né particolarmente apprezzato dal pubblico. Comunque sei pubblicato da Mondadori, quindi di che ti lamenti?

    Ciao Sandrone e scendi dalle nuvole di Venere se ti riesce. AH AH AH

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  3. A me pare che FB si confermi (come molti blog, del resto), una vetrina nella quale spesso ognuno espone le sue mercanzie, più o meno appetibili – folgorazioni poetiche, lacrimucce, messaggi in bottiglia, citazioni, libri, passioni musicali, ecc – senza avere il minimo interesse per quello che gli altri dicono o replicano…
    Il più delle volte passatempo (perditempo) narcisismo allo stato puro, come avviene quando uno ti parla e non sta ad ascoltare, e ti viene voglia di regalargli un orecchio di plastica, dicendo “Parla qui, io ho da fare”. Insomma, una “one way communication”.
    Mi stupisce che Sandrone si stupisca, ma tant’è, ripetiamole ‘ste cose, facciamo i candidi, proviamoci sempre, ché tanti/e si illudono. E non sanno (non vorrei sembrare cinico, ma i fatti mi cosano, direbbe un comico) che la realtà è che ognuno il più delle volte si fa i cazzi suoi a manetta, come e meglio di quanto avvenga nella vita reale, perché online l’impegno è virtuale, bastano una frasetta, un clic, e sembra di dare una pacca sulla spalla all’amico, fargli l’occhiolino, un sorriso, e a volte nemmeno c’è bisogno di metterci la faccia e addirittura il nome. (Quella dell’anonimato poi è una vigliaccata diffusa, dietro alla quale molti si nascondono). FB è uno sfogatoio, insomma (del quale ogni tanto mi servo anch’io, per carità, come chimera di socializzazione) ma ha evidenti finalità commerciali, non dimentichiamolo.
    Ogni tanto serve a comunicare, mandi un messaggio, guardi un filmato, leggi una citazione, e stop.
    Mica serve a far pubblcità, men che meno a rinsaldare legami mai esistiti o ormai defunti: “Ma se sono trent’anni che non ci vediamo, ci sarà un motivo, no?”

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  4. Iscriviti invece.
    E’ solo che Sandrone si aspettava di essere osannato come il più grande scrittore mai esistito in Italia e dintorni. Non è successo allora si lamenta e piagnucola, sperando di raccimolare un po’ di pietà e così di vedere il suo account su FB finalmente pieno di suoi adoratori striscianti in ginocchio. 🙂 Perché mai avrebbe scritto questo sfogo bambinesco se non per questo? Sandrone fa lo scemo ma scemo non è. E’ furbo. O perlomeno ci prova a fare il furbo. 🙂

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  5. Sfogatoio lo è sicuramente, e sicuramente, se siamo sinceri con noi stessi, siamo iscritti per uno scopo ben preciso, ognuno ha il suo e non c’è bisogno di giudicarlo.
    c’è il bisogno di farsi sentire da qualcuno, di stare in vetrina per qualche momento, di avere uno spazio tutto tuo dove puoi combinare quello che vuoi, il garage di una volta dove ti rifugiavi con gli amici o da solo ad ascoltare musica, sentire qualche amico che si è allontanato e ricreare così una rete, una specie di ” ci vediamo per una pizza” che non può esistere perchè stiamo sparpagliati nei ns casini intercontinentali. Si è virtuale, come siamo noi da un po’ di tempo a questa parte, ma forse anche in questa rete ogni tanto si possono pescare persone vere, come nella vita, non mi sembra nè più improbabile nè più difficile certe volte.
    L’importante è ricordare che la vita è altro, come è altro dal lavoro e dai soldi, dalla stima altrui….. paroloni si, ma quante volte al giorno ci caschiamo? Quante monetine( sesso, soldi, successo, -Facebook??) abbiamo contato oggi per sopravvivere?
    non mi aspetto da Fb niente di più di quello che io stessa sono in grado di dare, ogni tanto qualche frase interessante, intercalata dalla quotidianità, dai botta e risposta che capiamo solo noi e chi le scrive, e anche da stupidaggini, dai quiz che cmque alla fine facciamo tutti …. e non venitemi a dire che non ne avete fatto neppure uno!. Neppure uno? allora forse è meglio che vi scollegate da FB, vi ha contagiato di più di quello che credete.

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  6. Lucrezia, tu hai ragione. Il problema è semmai in Sandrone. che è evidente si aspettava di più, molto di più; che ci fosse tanta ma propria tanta attenzione su di lui e su quello che scrive. Ma ha ricevuto la batosta: ognuno su FB guarda al proprio egoismo, e solo di rado viene fuori una frase interessante o una mezza discussione. Cose comunque che in una birreria avvengono in maniera più spontanea ed efficace a mio avviso. FB è un grande raccoglitore di gossip, questo sì: ed è il motivo precipuo per cui lo uso poco tenendo solo pochissimi contatti. Molti li ho cancellati di mia spontanea volontà, una volta che mi sono reso conto che erano lì per fare numero e per essere potenziali occhi indiscreti. Credo che la qualità delle amicizie conti assai di più della quantità. Non voglio essere virtualmente amico di tutti: non è possibile. I 650 amici di Sandrone che amici di qualità sarebbero? Non che sia un numero alto, tutt’altro. Piuttosto basso, anzi molto basso per un social network qual è FB. C’è gente che ha 5.000 amici e di più. Sandrone si aspettava troppo da FB. Un tappeto rosso forse: ma non sono quei tre o quattro thriller pubblicati per Mondadori che fanno di Dazieri uno scrittore apprezzato. Io i suoi romanzi li ho letti tutti: ma sono dei thriller, come ce ne sono a milioni. Lui non è il solo a scrivere thriller così, anche con macroscopici errori spazio-temporali. Non fosse che è Dazieri, i romanzi di Sandrone non credo verrebbero pubblicati. In ogni caso ognuno si renda conto da sé, anche attraverso i commenti su IBS.
    Adesso Sandrone piagnucola per attirare attenzione. Per ricevere pietismo. Per dar ragione al suo egoismo. Come tutti su FB. Non lo criminalizzo per questo: tutti su FB fanno come Sandrone, vivono il proprio egoismo, e morta lì. Ma questo articoletto non era necessario e non era necessario portarlo anche qui: più che superfluo, inutile a chiarire le dinamiche di un social network. Siamo soltanto di fronte al piagnisteo bambinesco di un uomo avviato alla cinquantina e che in tempi passati, molto lontani, stava al Leoncavallo – e mi dicono fosse un bravo ragazzo. Ma adesso sì, l’impressione è che si sia guastato di brutto: non c’è più il ragazzo, c’è un quasi cinquantenne che chiagne miseria e che lo fa con assoluta furbizia. Insomma, decisamente squallido. E squallido lasciarsi catturare dalle dinamiche egoistiche di un social network.
    Forse è il caso di crescere.

    Ciao ciao

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  7. facebook non è solo utile. o inutile. è tempo. se ci si approccia a fb solo per averne dei vantaggi forse non si è capito cos’è.

    come nella vita “vera”: esiste anche la passeggiata durante la quale ti fai venire delle buone idee.

    pezzo sconfortante.

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  8. Domandare è lecito, rispondere è cortesia.

    Esiste un uso efficace di Facebook?
    Sì/No/Dipende

    E’solo una perdita di tempo?
    Sì/No/Dipende

    “La vita tranquilla è scomparsa. La nozione del rapido è costante nella vita dell’uomo. L’era artistica dei colori e delle forme paralitiche è sorpassata. L’uomo si fa sempre più insensibile alle immagini inchiodate senza indizi di vitalità. Le antiche immagini immobili non soddisfano più le esigenze dell’uomo nuovo, formato nella necessità dell’azione, nella convivenza con la meccanica, che gli impone un dinamismo costante. L’estetica del movimento organico rimpiazza l’estetica vuota delle forme fisse. Invocando questo mutamento operato nella natura dell’uomo, nei cambiamenti psichici e morali e di tutte le relazioni e attività umane, abbandoniamo la pratica delle forme d’arte conosciuta e abbordiamo lo sviluppo di un’arte basata sulla unità del tempo e dello spazio.
    L’arte nuova prende i suoi elementi dalla natura. L’esistenza, la natura e la materia sono una perfetta unità. Si sviluppano nel tempo e nello spazio. Il cambiamento è la condizione essenziale dell’esistenza. Il movimento, la proprietà di evolversi e svilupparsi è la condizione base della materia.”
    [ estratto da: Manifiesto Blanco, 1946 ]

    Citato questo, circa Facebook, Myspace & co. ho sentito/letto di tutto. Piaccia o meno [ ben conscia che a molti NON piaccia ] sono MEZZI, STRUMENTI e come TALI devono essere padroneggiati. Non tutto è per tutti. Del resto non ho idea di come funzioni una tomografia assiale computerizzata e PROPRIO per questo, correggetemi se sbaglio, esistono i RADIOLOGI!
    Facebook, Myspace & co., per esperienza personale [ se ne deduca: NON generalizzabile!] mi procura PAGNOTTA e PUBBLICO. Evidentemente il *mio* pubblico è diverso.

    Pour réussir ce tour
    utile et amusant
    Se laver les doigts
    soigneusement
    dans une pinte de bon sang

    Chacun son cirque.

    E questo è Prévert! Stremata si ripete, si ribadisce: sono PALCHI! Virtuali, ma sempre PALCHI! Esporsi è SEMPRE un misto di Amore [si spera], Egocentrismo [si sa!], Altruismo [si spera bis] e RISCHIO. A Teatro [ quello REALE ] se il pubblico NON è soddisfatto, VE LO GIURO, il Regista flagella gli Attori!

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  9. Non vi viene in mente che Facebook sia un ottimo strumento per chi vive lontano da casa e/o ha parenti/amici (veri) lontani? Chattatine, foto, messaggetti, imbecillita’ che mantengono vivo il legame. Assieme a Skype, e’ il miglior compagno dell’emigrato.

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  10. Mi dispiace essere in disaccordo con la maggior parte dei commenti ma secondo me ha ragione Dazieri…escludendo la lista degli amici “veri”…quelli cioe’ che si conoscono al di fuori di fb se chiedo l’ amicizia di un personaggio pubblico e/o mi iscrivo a questo o a quel gruppo lo faccio perche’ voglio essere informato delle eventuali iniziative e quant’altro in modo da potervi magari partecipare…(non e’ detto che poi ci si riesca)…altrimenti che scopo avrebbe essere amici di Dazieri o membri di chissa quale gruppo?….volete davvero dirmi che vi intressa sapere se Sandrone ha fatto questo o quel test e/o si e’ iscritto ad un gruppo piuttosto che ad un altro…..o forse e’ solo perche’ vi piace che quando qualcuno guarda il vostro profilo vede che avete un numero illimitato di amici tra i quali anche personaggi pubblici piu’ o meno in vista?

    Se non mi interssa sapere cosa fanno Tizio o Caio…e’ assolutamente inutile chiederne l’ amcizia…

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  11. Può servire anche a mantenere i contatti con amici e parenti lontani, purché non diventi il solo mezzo per avere dei rapporti con i propri cari: quando ciò accade, temo che il rapporto diventi un po’ tanto sterile, di cazzeggio e null’altro, vuoto di sentimenti. Come spesso accade nel virtuale, almeno secondo la mia esperienza.

    In ogni modo a Sandrone non interessava mantenere i contatti:

    Volete sapere quanti dei miei supposti fan hanno replicato l’appuntamento nei loro siti o fatto circolare la voce con i loro mezzi?
    Nessuno.

    Gli interessava tutt’altro. Allargare il numero di suoi fan. Di amici.
    Sandrone parla di comunicazione?
    No. A mio avviso cercava solo conferma di essere amato. Di essere all’interno di FB come un Dio in Rete.
    Gli hanno risposto… No.

    Il desiderio di Sandrone, molto volgare e basso, commerciale, di imprenditore di sé stesso:

    Ho bisogno di un luogo che mi aiuti a fare meglio il mio lavoro, che produca senso, che mi permetta di costruire reti in modo autonomo rispetto a quelle gestite dalle imprese commerciali che mi danno da vivere.

    Questo e solo questo voleva.
    Credeva che sbarcando su FB la gente si tirasse per i capelli pur di farlo arricchire di più.
    Nella rete cercava una RETE PER FAR COMMERCIO DI SE’ STESSO E DEI SUOI LIBRI PASSATI E FUTURI.

    Gli ha detto male.
    Non ho idea di come si sia presentato su FB. Certo che se lo ha fatto così, in stile sono-tutto-io-e-tutti-gli-altri-non-contano-un-BIP, allora si può ben intuire perché non se lo sono filato. E hanno fatto bene a non filarselo.

    Solita vecchia storia, comune a Sandrone ma a moltissimi altri in rete e non: SI PRETENDE DA TUTTI IN MANIERA EGOISTICA E AFFARISTICA E BASTA. MA QUANDO SI TRATTA DI PRESTARE ATTENZIONE AL PROSSIMO, SANDRONE E CHI COME LUI SONO SORDI E CIECHI E MUTI.
    Il peggio è che ha la faccia di tolla di venire a rimproverare:

    Volete sapere quanti dei miei supposti fan hanno replicato l’appuntamento nei loro siti o fatto circolare la voce con i loro mezzi?
    Nessuno.
    Ora, io non mi aspetto da chi si dichiara mio amico o mio fan che organizzi pullman per la serata. Ma questa assoluta mancanza di risposta è un segno inquietante dell’assoluta irrilevanza della mia attività di comunicazione all’interno del social network in questione. E questo mi preoccupa molto.

    Che si ripigli. Che si spari una o due o tre aspirine: gli possono solo far bene, al limite gli schiariranno le idee. O forse non gli faranno solletico nemmeno a una sola sinapsi, e gli provocaranno un po’ di mal de panza. In ogni caso ha solo da guadagnarci a provare con l’Aspirina. Otterà sicuramente più risultati che non stando su FB.

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  12. è assolutamente patetico che si operino dei distinguo su amici veri e non che stanno su facebook. gli amici veri, che già il plurale fa impressione, non hanno bisogno di facebook. quelli sono contatti, punto. disquisire su efficacia o meno mi pare ozioso. se serve a dare visibilità, senza troppe attese, può anche essere un mezzo considerabile come efficace. nel complesso, visto da fuori, ma non del tutto, mi pare un (neanche) strumento, un “coso” indefinibile, destinato al rimbambimento -tornare bambini- di adulti altrimenti intelligenti e affidabili. efficace? parola grossa. presenza ingombrante, sanguisuga del tempo, piovra. palchetto: a qualcuno farà vendere due copie in più, due biglietti in più…a fronte di che? di essere un quarantenne (medio) coglione che partecipa a giochini? che si profonde in squaccherosi complimenti baci e abbracci, siamo tutti amici? amici? mai parola fu più abusata che in questi nostri mala tempora di lupi.
    volatilità, efficace irresponsabilità. verba -tamquam scripta- volant.

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  13. “Non vi viene in mente che Facebook sia un ottimo strumento per chi vive lontano da casa e/o ha parenti/amici (veri) lontani? Chattatine, foto, messaggetti, imbecillita’ che mantengono vivo il legame. Assieme a Skype, e’ il miglior compagno dell’emigrato.”

    no, non mi è mai venuto in mente. chissà perché

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  14. FB è un mezzo, intrattenimento vieppiù, non ci si puo’ lamentare di come reagisca il proprio “parco amici” in relazione al mezzo in questione, dal quale non ci si puo’ aspettare sempre e comunque un approccio serio. Lungi da me prendere le difese di FB, ma credo non si possa pretendere molto dal mezzo in sè. 600 iconcine non significano altrettanti consensi per quel che si fa.

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  15. Pubblicato per il contenuto: voleva dimostrarci che questo è il tipico esempio di post sbagliato, di nessuna utilità e che fa solamente indignare chi lo legge. 😉 Poi sopraggiunge sentor di schifo. Ma questa è un’altra storia. ^__^

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  16. appena tornato da Loreto, un rapido appunto.
    ho trovato il link del blog di Sandrone tra quelli di Altavista riferiti a Lpels.
    mi è parso un articolo su cui si poteva discutere di un argomento attuale.
    mi dispiace sia diventato un pretesto per insultarne l’autore.
    quindi chiuderò qui i commenti.
    saluti
    fabry

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