Lettera dal fronte

Cara mamma,

Stasera sono un po’ euforico e ho pensato a te. Tu eri contenta che andassi in guerra, guadagno bene e ho la possibilità di fare molti allenamenti per buttare giù qualche chilo.
Sono diventato più forte, mamma, sono agile e robusto, capace di affrontare un combattimento con molti uomini contemporaneamente. Ho i riflessi pronti, sono una vera macchina da guerra.
Ricordo che hai pianto quando sono partito. Non piangevi per i pericoli che potevo correre, ma perché eri orgogliosa di me. Sono poche al paese le donne che possono vantare l’appartenenza del proprio figlio ad un corpo scelto, un corpo glorioso, il migliore.
Devi essere orgogliosa di me anche per quello che ho fatto oggi. Oggi siamo stati veramente bravi e coraggiosi. C’erano i terroristi. La casa era piena di terroristi. Siamo riusciti a prenderli tutti e a legargli le mani. Abbiamo sparato a tutti alla testa. Poi abbiamo fatto saltare in aria quel covo, mamma. Il tetto è crollato. Dentro c’erano quei nemici. Undici
persone, undici terroristi, ti rendi conto mamma, undici terroristi in un colpo solo. Due terroristi uomini, cinque terroristi bambini e quattro non ricordo, mi sembra donne, anzi mi pare ci fosse anche un’anziana, una dell’età della nonna, insomma Sai, è stato tutto molto veloce, noi siamo svelti. Alcuni piangevano, soprattutto i bambini. Ci sono le foto in giro, se vuoi vederle, le foto del nostro coraggio. Anni di sacrifici e duro allenamento, mamma, per arrivare a questo. Non sei contenta? Potrai dirlo a tutte le vicine, mamma, che tuo figlio ha contribuito a distruggere una casa piena di terroristi. Le farai crepare d’invidia.
Un bacio affettuoso anche alla piccola Mary Ann, che ha festeggiato il suo primo compleanno senza lo zio Joe, il suo zio proferito. Dille che al mio ritorno le porterò un giocattolo iracheno.

Baci

Tuo figlio Joe

Balad, 15 marzo 2006

3 pensieri su “Lettera dal fronte

  1. Caro Navarro, la guerra la scrivono i vincitori e scrivono da sempre anche le definizioni attinenti. Spesso chi difende il proprio paese da un’aggressione è un terrorista, un esercito occupante diviene liberatore, nonché portatore di democrazia.
    Non mi meraviglia che dei soldati siano stati indotti a considerare terroristi anche i bambini piccoli. Un bambino può essere molto pericoloso: può sbavare sulla camicia di un soldato invece che sull’apposito bavaglino e può intenzionalmente lanciare contro il nemico cucchiaiate di pappa omogeneizzata.

    Caro Franz, sono contenta che ti piaccia, però non credo che sia grottesco, bensì realistico, anzi probabilmente non riesce neanche a lambire la soglia del Male reale. Me ne sono convinta osservando le foto dei soldati israeliani che tornavano dalla strage degli innocenti, dal massacro di Gaza, felici e sorridenti. Sorrisi da cervello lavato, sorrisi da macchine incoscienti, da indotta follia collettiva, sorrisi da soldato Joe.

    pamela

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