Estasi

stieglitz_hands_and_thimble

di Marta Campi

La mia scelta è stata irremovibile: il fuori ha raggiunto, per me, il massimo della rappresentabilità. Finirò i miei giorni nello squarcio più intimo, ricco di stanze e corridoi, ancora intatti. Ho deciso di percorrerli tutti, senza alcuna distrazione, con il massimo sforzo per conoscere la carezza del disarmo.

In un respiro continuo un grano di voce mi ha avvinto alla lama del silenzio.

La Fede sopravvive al corpo, al suo disfarsi, fragile. Bisogna alimentarlo di canti, imprese colme di passione affinché quella pace possa rivelarsi nell’ assenza.

Solo così conoscerò non la presunzione, non l’ambizione ma la Negazione. Il sogno del disarmo: mani occhi incendiati, senza il loro valore.
***

Sono in bagno, riversa sul pavimento, tra le labbra una sottile fessura, le braccia, scomposte, in una posizione innaturale. Provo a sollevarmi, in uno sforzo disperato e un attimo prima di ricadere vedo il mio viso riflesso allo specchio, un pallore, e poi, giù, ancora il buio.
Non so quanto tempo durino questi attimi di incoscienza, ma ne saggio il dopo: una continua sottrazione ricolma di pienezza: intima, indicibile. La sofferenza mi rende una militante di stracci, una vedova senza sposo, un cadavere. La sofferenza annulla tutti i pensieri. Il mio nulla si chiama Dio. Ho superato un argine misterioso nell’appagare quella tensione sconosciuta. Da allora le mie lacrime s’inondano di grazia.

Mi sono lasciata ingannare dalla debolezza della carne, di nuovo. Questa carcassa. Vorrei accenderla come un tizzone ardente, farla fiorire, liberarmene.

***

Una crepa di risalita s’insinua fino al cuore: ne percepisco, il tepore, i sussulti– le contrazioni: vorrei strapparlo dal petto e stringerlo tra le braccia, fino a fargli sentire le mie lacrime, il mio sudore.
***

Accarezzo il volto di una sconosciuta, non sono io a compiere quel gesto: ciò che è Bene vive fuori di me.

***

Lotto contro me stessa, contro la ribellione, e vacillo nel bianco-soffice dolore. Sono sola contro chi crede di conoscere il risvolto di quei polsi. Ma non devo temere nulla, qui, nel covo che conserva e svanisce. La preghiera insegna la strada della perseveranza, questa l’azione prediletta: conoscere nel perseverare, con una volontà indomabile. I ricatti acquisteranno nuovi forme, dimensioni.

Il sorriso non si torcerà più a ghigno ma sarà lieve, invisibile: quel sapore sarà il nettare del Primo asilo.

***

Temo lo specchio e il suo sigillo chiuso.
Aspetto e nell’attesa prego.

La notte mi riserva le fioriture maggiori, con gli occhi semi-aperti continuo a osservare le ombre incise sulle pareti scure. Quanto costa a un nome la sua entità? la Volontà non finisce, sempre, per sfiorire il gesto? Mi sollevo mezzo busto dal materasso, nel silenzio, una voce– mi incita a uscire. Rivolgo, di colpo, la testa all’indietro. Un suono, dall’angolo a sinistra, inizia a vorticare, e più vortica più mi chiama con lo stesso timbro di colui che mi ha ucciso. Sciolgo il cuore nel sale, e aspetto, il mattino; non riesco a pregare le labbra sono in balìa di una forza che non mi appartiene.

La luce arriva come da lontano. Nel mettere i piedi a terra ho le vertigini, cerco un punto d’appoggio e mi rivolgo verso quel rivolo luminoso. Sono allo stremo. La mia pupilla brilla insieme alla penombra che discende il fondale più arido: Grido, per la prima volta: la voce è rotta, striata, piena di mortificazione.

Il digiuno riempirà le mie vergogne.
Lo stomaco inizia la sua litania… Sorrido, a denti stretti, sto invertendo gli ordini.

La fame gioca brutti scherzi, provo a concertarmi su l’aria che respiro. Impongo a me stessa una pace momentanea. Ho la testa che mi gira o sono forse io a girare per queste stanze sconosciute? non ho voglia di trovare la traccia, il filo che credevo spezzato.

Questo struggimento è una lotta– impari, mortale, inevitabile.

9 pensieri su “Estasi

  1. un grazie a tutti, in particolare a Fabrizio per la fiducia “a presa rapida” 😉 e a Viola per i consigli preziosi.
    marta campi

    "Mi piace"

  2. La Fede sopravvive al corpo, al suo disfarsi, fragile. Bisogna alimentarlo di canti, imprese colme di passione affinché quella pace possa rivelarsi nell’ assenza.

    Solo così conoscerò non la presunzione, non l’ambizione ma la Negazione. Il sogno del disarmo: mani occhi incendiati, senza il loro valore.
    ….
    Mi sono lasciata ingannare dalla debolezza della carne, di nuovo. Questa carcassa. Vorrei accenderla come un tizzone ardente, farla fiorire, liberarmene.
    ….
    Il sorriso non si torcerà più a ghigno ma sarà lieve, invisibile: quel sapore sarà il nettare del Primo asilo.
    ….

    Rimango muta e mi inchino a così tanta bellezza di parole che esprimono sentimenti che in questo momento provo senza riuscire a dargli un nome. grazie marta per averlo espresso tu.
    Stella

    "Mi piace"

  3. @ per Stella Maria e Lucifero:

    […] Ognuno vive nell’Io dal duplice volto. (da “Io e tu”, Martin Buber)

    @alessandro A.: oibò ha un valore aggiunto, che riconosco– nella primizia del barcollo.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.