Case da sogno…

Una di carne, ossa e sangue, mobile, precaria ma certa, nostra dalla nascita fino all’ultimo respiro; bicocca insalubre o sontuoso palazzo trasmessaci con la vita; di cui abitare i vessilli, le magagne, i segni del cammino di millenni.
L’altra, di cemento, ferro e calce, giunta come dono gaglioffo o da furba o legittima richiesta; o frutto di lavoro e parsimonia. E ne ardono le pareti ogni notte, nei sogni disturbati da mani e da denari, altrui, a caro prezzo; l’invisibile impero su milioni di famiglie, per anni o decenni, fino all’estinzione del vincolo.
Se fossi re, toglierei questo giogo dalle groppe dei miei sudditi (parola infelice), per non vederne più l’angoscia negli occhi; se fossi re non tollererei la vista di un peso che toglie loro libertà, serenità e fiducia nel mondo; se fossi re, lascerei a chi può e a chi vuole il diritto di crearsi una magione a suo gusto secondo le proprie esigenze, dando a tutti gli altri, famiglie, coppie o single, per il solo fatto di esistere, un alloggio dignitoso (tra i molti che lo Stato possiede) e intrasmissibile (ché una casa non vale più di un corpo, e torna al re che gliel’ha data) da cui non si viene cacciati, né vessati da canoni impossibili; se fossi re penserei che i sudditi (sì, pessima parola!), non dovendo più ingrassare nessuno, potrebbero pensare finalmente ad altre necessità, loro e dei propri figli, dando lavoro e sostegno ad altri, invece  che rendite ai soliti noti; se fossi re, applicherei questo principio anche nel mondo del lavoro: dopo tre anni di attività in prova – svolta con impegno e serietà, nel pubblico o nel privato – assunzione obbligatoria a tempo indeterminato, restituendo una certezza in questo mondo incarognito, dove la precarietà è risorsa  gestita,  accortamente, da potenti e imbonitori.
I re, però, se ne sono andati a puttane, e si trovano ormai più nelle cronache mondane o giudiziarie che nei libri di favole.  Chi li ha sostituiti non è da meno; stessi vizi; servo anch’egli di secolari ed esigenti padroni; servo di “rango” e beneficiario, in quanto tale, di “giusti” privilegi. Ci resta così il sogno di una mano integra e benevola sulle nostre teste, una mano che tralasci le miserie della nostra storia e veda, in noi, le persone degne di quel rispetto e di quella civiltà scritte, spesse volte, solo sulla carta.

8 pensieri su “Case da sogno…

  1. Il “sogno di una mano benevola sulle nostre teste”, in quanto appunto sogno, è uno degli argomenti principi dell’ateismo ottocentesco.
    Siamo nati nudi alla terra, non sotto un tetto, temo. Questione di tuke.
    Le case, oltre che care e materia di ingiustificata disparità sociale, ti crollano pure addosso.
    Ciao, un caro saluto

    "Mi piace"

  2. La mano benevola sì è dissolta con la puntualità e la cortesia (dei re). Dopo il re travicello viene la biscia, poi il leader democratico quindi quello (addirittura!) di sinistra. Poi si torna apparentemente al punto di partenza ma il cerchio non si chiude, il tutto in realtà è una spirale, come quella dell’acqua risucchiata nello scarico.
    ètychen hoti ètychen si diceva,
    se non ricordo male.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

    "Mi piace"

  3. Un pezzo estremamente appropriato, che descrive la difficoltà di “stare” nel mondo e nella società, così come si sono via via configurate. Una difficoltà che coincide con i compromessi che vanno di volta in volta sottoscritti per ritagliarsi quella minima porzione di spazio, che è necessaria a condurre una vita, con i suoi progetti, i suoi pensieri, le sue parole. Materia di speculazione per i “soliti noti” e le maschere che questi si scambiano con altri nel corso del tempo.

    Un caro saluto,

    Andrea.

    "Mi piace"

  4. Giovanni,
    non so quanto la cosa sia voluta, ma il primo link che hai messo nel tuo intervento rinvia a materiale in linea diretta con alcune tesi del complotto pluto-demo-giudaico-massonico etc. (ho ficcanasato per un’oretta sul sito Zeitgeist).
    Comunque la si pensi, la faccenda del regime monetario è assai complessa. Ezra Pound ci aveva dedicato molto del suo tempo.

    "Mi piace"

  5. Vi ringrazio per i vostri interventi.

    @Roberto P. Difficile non serbare il sogno provvidenziale di un tetto e non solo; avendo tutti, con rare eccezioni, maturato esperienza di accudimento, sostegno e condivisione di mezzi in ambito familiare e/o comunitario. Vi è forse memoria ancestrale di questo, ma sta di fatto che un certo ruolo di pater familia lo Stato-comunità-istituzione ha dichiarato di assumerselo, nella Carta costituzionale, coi risultati, nel concreto, che sappiamo. Nessun riferimento all'”ateismo ottocentesco” e al “complotto pluto-demo-giudaico-massonico”; le banche e il sistema finanziario sono un volano fondamentale per l’economia, da contenere e controllare attentamente però quando è in gioco la sopravvivenza materiale delle persone. Lo Stato e gli altri enti pubblici devono tutelare in modo serio e onnicomprensivo il “diritto alla vita” delle persone, in tutte le sue estrinsecazioni, preordinando la sua organizzazione nel modo più efficace ma anche più economico possibile; insisto a dire che non mancano ne i mezzi né le risorse. A Pound e alle sue teorie sulla moneta ho dedicato un post tempo fa, su lpels.

    @ Roberto R.T. “La mano benevola sì è dissolta con la puntualità e la cortesia (dei re).” Verissimo, per questo va apprezzato il progetto di Obama di non porre più a carico dei privati le spese sanitarie. Un segnale di controtendenza importante ed esemplare, che riporterebbe al senso più autentico dello Stato, alla sua ragione d’essere.

    @Andrea. “…compromessi che vanno di volta in volta sottoscritti per ritagliarsi quella minima porzione di spazio, che è necessaria a condurre una vita” Lo Stato non può occuparsi di tutto, non può entrare nelle scelte private dei singoli, può e deve rimuovere, però, gli ostacoli che rendono l’esistenza dei singoli invivibile.

    @Fabrizio. I “poveracci” purtroppo sono moltissimi, e pochi lo sono dichiaratamente; la maggior parte tace per dignità e rispetto verso chi sta peggio. Non molte persone sono ormai indenni da questo rischio; una malattia gravosa economicamente, un licenziamento, una separazione e si entra a far parte della categoria.
    Più che cori di “vibrante protesta”, c’è il “si salvi chi può”, in una società perdutamente ingiusta. Ovviamente, cerco di far parte di quel “coro”, più ululante che vibrante:)

    Un abbraccio

    Giovanni

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.