Così può rinascere la fede perduta.

E’ davvero una iniziativa encomiabile quella del Corriere della Sera che, come forse molti di voi sanno, ha deciso questa estate di dedicare una intera pagina del suo giornale – l’ultima domenica del mese al Cardinale Carlo Maria Martini, che risponde alle domande dei lettori sulle questioni più varie della fede.

Martini è, mi sembra, una delle anime più grandi in circolazione, oltre che un uomo di notevole erudizione.

Le sue parole non sono mai vane, i suoi pensieri sono sempre lucidi, vanno lucidamente e puntualmente al fondo delle nostre questioni terrene e di quelle ultra-terrene, che spesso sono molto legate, anche se non ce ne accorgiamo.

Martini, in risposta ad una delle lettere dell’ultima domenica, scrive a proposito della questione della fede e delle sue difficoltà.  In molti scrivono al Cardinale per chiedere come si fa a far rinascere (o nascere) una fede perduta.

E Martini scrive che “anche chi dice di non avere fede può pregare con intensità per averla,” e che anzi  bisogna “ricordarsi che credere è un dono di Dio e che va chiesto umilmente a lui. “

Sento talmente profondamente queste parole, anche perchè è quello che ho cercato di fare un po’ di tempo fa, poeticamente, compilando una sorta di personalissimo, intimo salterio.

Il cui intento era quello, proprio, di rivolgermi a questo Padre nascosto, un padre che può essere anche un padre molto concrreto e terreno, ma che nella nostra invocazione si incarna in un Padre ulteriore e definitivo, il Padre di tutti noi.

Questo è il salmo n. XI:

XI.

Conferma, Padre, il mio coraggio

e sicurezza nella certezza dell’Uno

che mi hai dato, mostrami in questo la forza

come polpa matura sotto la scorza.

Attira verso di me ogni senso di pietà

e distacco dalle passioni, rendi sincero

il contatto, l’affido, e l’ultimo passo

insieme al necessario distacco.

Fabrizio Falconi

18 pensieri su “Così può rinascere la fede perduta.

  1. Mai avuta una fede quindi non devo ritrovarla.
    Accetto alcuni precetti filosofici e di vita che fanno capo al buddismo, ma non credo in reincarnazioni e resurrezioni, eternità, e altre favole così.
    Se un giorno dovessi credere in un supposto dio, vi prego di tutto cuore, abbattetimi così come si fa con i cavalli andati.

    Non trovo comunque l’iniziativa encomiabile. Tutt’altro. Trovo invece che sia uno dei tanti oppiacei pubblicitari che puntualmente vengono dati al popolino. Come il velinismo con le sue veline.

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  2. Quella “certezza nell’Uno”, sembra un vocabolario neoplatonico del terzo secolo, e anche quel “distacco dalle passioni” sente di aromi del deserto patristico dimenticati in occidente, è essenziale, in fondo sono poche le cose che servono veramente e molte quelle inutili.

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  3. 1) Io so per certo (notizie dei primi di giugno ricevute in una “sua” casa di preghiera della Brianza) che purtroppo quella splendida persona del cardinal Martini non sta bene per niente, è ricoverato e giorno dopo giorno va perdendo forze e lucidità. Quindi mi pare assai improbabile e disonesto quanto riportato. Se però Martini sta meglio ed è in grado di tenere una rubrica di domande e risposte, me ne rallegro sinceramente.
    2) Non si potrebbe lasciare nel suo brodo chi non ha la fede? Non si potrebbe rinunciare a questa invadente cosa del proselitismo? Domande vane, lo so: dato che l’apostolato è un invito scritturale. Però, lasciatevelo dire: che peso!

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  4. Improvvisamente, si fa per dire, tutti diventano cattolici cristiani ferventi praticanti fondamentalisti: è che viviamo in un paese dove la politica prima che dai partiti viene dal Vaticano. In ciò nulla è cambiato: l’Italia, e ben prima che si formasse ‘sta buffa cosa stivale-calci-nel-sedere, non ha mai avuto un governo che non fosse di matrice cattolica, quindi ben lontana da una reale democrazia. Non dico che la democrazia sia la miglior forma di governo possibile, ma al momento è nella teoria il migliore: peccato che venga guastato da troppi interessi, in Italia in primis dai diktat del Vaticano. E’ il partito dei cardinali dei vescovi dei preti a soggiogare il popolo, ben prima che possa intervenire la lunga mano di una destra o di una presunta sinistra al potere. Non sorprende, non più di tanto, che l’Italia sia una società arretrata sia sul piano etico-morale sia su quello sociopolitico. Ad inizio Novecento il filosofo premio Nobel Berrrand Russell scriveva che le religioni che maggiormente hanno nuociuto all’umanità sono il Cattolicesimo e l’Induismo. A distanza di quasi un secolo, l’analisi di Russell è ancora valida: nonostante si parli, sempre tanto male dell’islamismo, il cattolicesimo continua ad essere nel corso dei secoli la religione più pericolosa per l’umanità: “Gli apologisti cristiani hanno l’abitudine di considerare il comunismo come qualcosa di molto diverso dal cristianesimo, e di mettere in contrasto i suoi mali con le supposte benedizioni di cui godono i popoli cristiani. È un grave errore. I mali del comunismo sono gli stessi mali del cristianesimo. Nella sostanza la OGPU (Ghepeù) non differisce dalla Santa Inquisizione […] I comunisti falsificano la storia come l’ha falsificata la Chiesa, fino al Rinascimento. Se la Chiesa oggi non è detestabile come il governo sovietico, lo si deve all’influenza dei suoi oppositori: dal Concilio di Trento ai nostri giorni, qualsiasi miglioramento avvenuto nella Chiesa è da ascriversi a merito dei suoi nemici…” (Perché non sono cristiano, Bertrand Russell). Sempre Russell evidenzia come il cristianesimo nel corso dei secoli si è saputo distinguere per il suo carattere “persecutorio” – e io aggiungo censorio: “Ma il cristianesimo ha determinato veramente una morale migliore di quella dei suoi rivali e oppositori? […] Semmai, esso si è distinto dalle altre religioni per un gusto speciale della persecuzione. I buddisti, ad esempio, non hanno mai perseguitato i loro avversari. L’impero dei califfi è stato molto più tollerante nei confronti di ebrei e cristiani di quanto non lo fossero i cristiani nei confronti di ebrei e maomettani. […] Ogni Chiesa sviluppa un istintivo senso di autoconservazione e mette in ombra quella parti della dottrina del fondatore che non servono allo scopo”.
    Oggi la (presunta) sinistra, resasi conto che a detenere il potere non è la destra bensì il Vaticano, non disdegna affatto di sposare opinioni e medioevalismi religiosi; in Italia la sinistra è durata meno d’un batter di ciglia, è nata giovane ed è morta giovane per lasciare il suo cadavere in eredità alla destra, la quale non ha esitato un istante a sbranarlo. Già negli anni Ottanta la sinistra in Italia era una utopia: le maggiorate (Drive In) addomesticavano i sogni degli italiani; gli anni Novanta si sono gettati a pesce nel lolitismo (Non è la Rai); il 2000 ha visto il trionfo del velinismo, anche se Antonio Ricci ricusa, con il sorriso sulle labbra, di essere stato anche lui l’inventore delle veline. La sinistra, già morta negli anni Ottanta, trascinando il suo cadavere, portandolo proprio sotto il naso della DC, in breve ha sposato ambigue missioni di pace: ecco così che Massimo D’Alema, primo ex comunista, raccoglie il favore de Il Popolo, che subito lo intervista per mostrare al popolo la fallacità del comunismo e dei suoi ideali; D’Alema in quella benedetta intervista avanza l’idea di un governo sostenuto da alcuni partiti riformatori che facessero però capo a un solo leader! D’Alema, primo ex PCI a diventare presidente del Consiglio, sostenne con tutte le sue forze l’intervento NATO e la guerra del Kosovo. Un ex PCI divenne il primo guerrafondaio dichiarato. Nella confusione generata dall’intervento nel Kosovo, ci si inventa una crisi di governo al solo scopo di far entrare i democratici nel governo D’Alema bis. E’ storia recente: ne marzo 2007 i Collettivi Universitari della Sapienza di Roma contestano un altro guerrafondaio, Fausto Bertinotti, colpevole d’aver perorato il rifinanziamento della guerra in Afghanistan e di quella in Libano.
    Come si vede, la sinistra è poi solo una macabra estensione della politica di destra, della DC, del cattolicesimo. C’è di che avere paura. E tanta, Signore e Signori.

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  5. Anche io concordo con l’affermazione sulla “splendida persona” del cardinale Martini. Quanto però riportato però è verosimile, basta leggere gli innumerevoli suoi libri che circolano.
    In quanto al proselitismo sono anche io decisamente contrario. Si è invadenti però solo con chi fa segno di non voler dialogare sulla questione della fede. Suppongo, è un deduzione legittima, che l’invito a pregare per avere una fede che non si ha, possa essere rivolto solo a chi in qualche modo – difficile da razionalizzare – da credito alla fede altrui, di chi ce l’ha, ma non ne ha esperienza, non la possiede e quindi vorrebbe farne esperienza e credere. Che possa essere un dono di Dio ne dubito. E ci risiamo: magari solo in chi ha delle apparizioni, lì mi sembra uno svelarsi di un dono. Ma data la rarità delle apparizioni, non so come si possa dire che milioni di fedeli che dicono (dicono soltanto) di avere fede (mentre la stragradande maggioranza di loro ha solo credenze)hanno avuto un dono da Dio.
    La fede o è trasfigurazione e trascendenza o non è. Cosa quindi rara a vedersi in giro. Nella maggior parte invece abbiamo complusioni dell’incoscio.
    Più interessante, oltre all’osservazione acuta di Pandiani, è quel “ricordarsi” citato, che mi pone tanti problemi, dato che per me è acquisito che la conoscenza è sempre ricordo.

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  6. “La fede o è trasfigurazione e trascendenza o non è”
    Bisogna interrogarsi su cosa è “trasfigurazione”, da dove parte questo processo che integra e finalmente incorpora la persona, l’uomo, nella trascendenza.
    Perché detto così sembra che l’unica realtà spirituale sia quella degli “illuminati”, pochi eletti che hanno qualcosa che gli altri non hanno.
    Io credo che il primo passo verso la trasfigurazione sia qualcosa di molto concreto e pratico, ricordo di un tizio che voleva raggiungere un monaco eremita per avvicinarsi all’esperienza dell’ascesi, il monaco rispondendo alla domanda su come dovesse prepararsi il postulante per raggiungerlo gli scrisse: “Non dimentichi di portare chiodi, martello, pinze e filo di ferro.”
    Il “dono della fede” è un tema abbastanza tipico di un mondo che la fede l’ha smarrita e pensa che sia qualcosa di esterno all’uomo e che vada ricercata come un utensile che può aiutare a vivere meglio, ma la fede è inscritta nell’anima da sempre, il problema è piuttosto il riconoscimento, il “Ricordo” come ha sottolineato luminamenti, l’accettazione del fatto che la fede è prima di tutto una legge naturale, desiderarla è già riconoscerla, e non si conosce nella storia dell’umanità che quest’ultima manciata di decenni, (di industria e genocidi, prodotti da una parte del mondo soggetta ad un’ipertrofica crescita della tecnica a dispetto di tutte le altre facoltà umane), in cui si sia messa in discussione questa realtà così evidente.
    Dunque penso proprio che le più semplici pratiche religiose, come la preghiera e l’attenzione al prossimo, siano allo stesso tempo i primi umili mattoni come le più elevate vette della vita spirituale dell’uomo.
    Per far questo, per non disperdersi in tecniche e filosofie, è opportuno trovare una guida, un padre spirituale, qualcuno che avendo già percorso la strada sappia dare indicazioni concrete e certe a chi si incammina verso la porta stretta, che, oltre all’immagine, ci fa trovare la somiglianza con Dio, ma occorre trovarle queste guide.
    Chiesero ad un padre spirituale del monastero di Optina perchè ci fossero così pochi padri spirituali in quell’epoca, rispose che non sono i padri che mancano, ma i figli spirituali, perchè dove c’è qualcuno che cerca una guida, Dio la procura, “Dio può suscitare figli di Abramo da queste pietre” dunque anche padri spirituali, ma è necessario che qualcuno li cerchi, li chieda e, trovandoli, li segua.

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  7. @ Iannozzi, che scrive:
    Italia, e ben prima che si formasse ’sta buffa cosa stivale-calci-nel-sedere, non ha mai avuto un governo che non fosse di matrice cattolica, quindi ben lontana da una reale democrazia.

    Cito: Da una spiegazione dello statuto Albertino, sorta di documento fondamentale o Protocostituzione del regno di Sardegna, promulgato nel 1848:
    La religione, si scrisse, “è quella Cattolica, Apostolica e Romana” e gli altri culti esistenti erano unicamente tollerati, come sotto Vittorio Amedeo II. Tale prospettiva muta ben presto e verrà l’emancipazione prima dei Valdesi (17 febbraio- Lettere Patenti) e poi degli Ebrei (29 marzo) con il riconoscimento dei loro diritti civili e politici, infine con l’abolizione dei “privilegi” ecclesiastici a partire dal 2 marzo successivo con un decreto regio che cacciava i Gesuiti dallo Stato. Una legge di poco posteriore (del giugno del 1848) aggiungeva che la differenza di culto non formava eccezione al godimento dei diritti civili e politici e all’ammissibilità alle cariche civili e militari.

    Il Regno d’Italia, conosciuto anche più semplicemente come Italia, fu uno stato monarchico europeo territorialmente corrispondente pressappoco all’attuale Repubblica Italiana.
    Lo Stato nacque nel risorgimento, precisamente nel 1861, dal Regno di Sardegna, (Infatti, nel 1860 il Ducato di Parma…etc..) Nello stesso anno vengono conquistati dai piemontesi il Regno delle Due Sicilie, tramite la Spedizione dei Mille, e la Romagna, le Marche e l’Umbria, tolte allo Stato della Chiesa. Tutti questi territori vengono annessi ufficialmente al regno tramite plebisciti.

    Ulteriore elemento di fragilità era costituito dall’ostilità della Chiesa cattolica e del clero nei confronti del nuovo Stato, ostilità che si sarebbe rafforzata dopo il 1870 e la presa di Roma (questione romana).

    Per quanto riguarda Roma, la Destra cercò di risolvere la questione con la diplomazia, ma si scontrò con l’opposizione di Papa Pio IX, di Napoleone III e della Sinistra. Alla caduta di Napoleone III dopo la guerra franco-prussiana, l’Italia attaccò lo Stato Pontificio e conquistò Roma, che diventò Capitale nel 1871. Il Papa si proclamò prigioniero e lanciò violenti attacchi allo Stato italiano, istigando una forte campagna anticlericale da parte della Sinistra. Il governo regolò i rapporti con la Santa Sede con la legge delle guarentigie, non riconosciute dal Papa. Il Pontefice non riconobbe la legge e vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana, secondo la formula “né eletti, né elettori” (non expedit). Ricordarsi NON EXPEDIT.
    Finecitazione.

    i molti governi della destra storica che ressero l’Italia nella seconda metà del 1800 e quelli che furono, fino alla fine della prima guerra mondiale, furono decisamente anticattolici, retti da uomini politici palesemente o velatamente opposti alla chiesa, ad eccezione forse di Bettino Ricasoli.
    La tradizione dunque, non è assolutamente di governi o politici procattolici, ma di una destra liberale/borghese di stampo laicista.

    È la storia e la sua evoluzione negativa che ci ha portato dove siamo adesso.

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  8. Senza contare che il primo parlamento italiano era composto prevalentemente da massoni.
    Ma bisogna anche dire che tante nefandezze come le ha accumulate la chiesa cattolica nei secoli che vanno dallo scisma all’epoca di cui si parla bisognava pur scontarle, anche se la successione laica al governo vaticano non ha per nulla migliorato le cose salvo lo statuto albertino che per lo meno garantiva a realtà religiose diverse di non essere perseguitate.

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  9. Mi limito ad osservare che ogni volta che qualcuno accende una luce per chi vuol vedere al di là del suo naso (è di questo che si tratta, quando si parla di fede), il thread anzichè disertato per disinteresse (il che è più che legittimo)si riempie di atei inviperiti, poetesse irritate, gnostici di provincia. Le varie forme del farisaismo: non solo non si vuole entrare nel Regno, ma non si vuole che altri ci entrino. Complimentoni.

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  10. Valter, i meteorologi assicurano che ascenderai al Regno dei Cieli in un giorno di tempesta e tra fulmini e saette per l’Eternità prigioniero sarai. Per riuscire a vedere, non dico l’aldilà, ma solamente al di là del tuo naso avrai di certo bisogno di qualcosa di più d’un cannocchiale e d’una preghierina a dio. In ogni caso, Valter, non ti rammaricare: i fulmini e le saette non mancheranno di schiarirti le idee. La luce e la sua violenza, poco ma sicuro che non ti mancheranno mai e poi mai.

    Incredibile il fanatismo spicciolo di alcuni che osano dirsi anime pie in pubblico. Se questi sarebbero gli eletti del Signore, per nulla al mondo vorrei essere al suo posto: il vantato Paradiso è sicuramente un Inferno ben peggiore di quello che giorno dopo giorno viene creato qui in Terra.

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  11. Valter tu sbagli, è perfettamente naturale che dove si parla di fede arrivino schiere di atei, di gnostici e poeti, questo succede perchè, se gli atei si rifugiano nella sfera più materiale della ragione, gli gnostici si avventurano nelle zone seducenti dell’anima e i poeti ribaltano il corpo traendone quanta più anima possibile, in tutti lo spirito geme e soffre senza avere parola, non è rifiuto della fede quello che leggi nei commenti, ma un’attrazione, una sete inestinguibile, rispettivamente negata, disprezzata e temuta.

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  12. Forse ciò che più infastidisce gli uni e gli altri è il tono di sicurezza con cui si proclamano come VERITA’ assolute quelle che sono soltanto certezze personali. C’è chi crede perché ha bisogno di credere. C’è chi rifiuta di credere perché ha bisogno di affidarsi alla ragione. Non c’è speranza che uno convinca l’altro, ma è legittimo che ognuno esprima le sue certezze. Solo, se lo fa in tono oracolare, disgusta chi lo legge e ottiene il contrario di ciò che si proponeva.

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  13. Mah, se lo si facesse in tono oracolare sarei felice. Chi non ama il tono oracolare – quando è vero oracolo – è chi è schiavo del logos spurio e della ragione che ne deriva. Non c’è quindi da stupirsi se il tono oracolare, oggi, disgusti il presuntuoso razionalismo che ignora la sua genesi.
    Non vedo cmq nelle parole di Martini alcun tono oracolare, c’è un “può'” nel suo discorso. E’ un pensiero sommesso che offre ai non credenti. Sono scettico sul suo contenuto ma non vedo dove ci si possa offendere. Trovo invece oscena l’intolleranza alla sua parola. Lo ripeto, pur non condividendola.

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  14. Nessuno ha mai parlato di intolleranza alla parola di Martini. Ho invece detto che trattasi di “uno dei tanti oppiacei pubblicitari che puntualmente vengono dati al popolino”. Martini ha il diritto di parlare: certo che lo faccia sul Corriere della Sera fa riflettere sul perché sul Corriere, su un giornale così… che nel corso dei decenni ha sempre tenuto il piede in due staffe, nobilitando lo schieramento al governo e non prendendo posizioni nette. Per cui, il Corriere a che corrente appartiene? Qualcuno potrebbe dire che è di stampo moderato. Ma così non è, non per me, e lo dico in veste di semplice lettore.

    Ciao ciao

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  15. 🙂
    Caro Lumina, guarda che anche se mi dovessi criticare, mica me la prenderei. Ci mancherebbe altro. Si è qui per discutere. Poi ben sai che odio la censura e sarei davvero l’ultima persona a voler censurare qualcuno. Penso che se Martini è sul Corriere ci sarà un motivo ben preciso: e non credo sia solo quello di restituire la fede a chi l’ha perduta. Penso invece sia anche una questione (di) politica.

    Non sono uomo di fede né ne sento il bisogno: accetto molti insegnamenti filosofici e di vita che fanno capo al buddismo, perché mi danno e mi danno tanto senza impormi di dover per forza di cose credere nella reincarnazione. Mi piacciono molti insegnamenti di Gesù, e mi dispiace che il clero abbia sottomesso le parole di questo filosofo del suo tempo a una chiesa e peggio ancora alla politica. Gesù non ha mai fondato una chiesa e sempre si è accompagnato agli umili, ai ricchi di spirito, perlomeno stando ai Vangeli che sono a mio avviso la migliore lettura se si vuole imparare a capire. In ultimo: ogni religione ha da insegnarci qualche cosa. Il problema è il fanatismo di pochi che rovina gli insegnamenti, la saggezza, la spiritualità e quel bisogno di spiritualità che è in ogni uomo seppur con diverse sfumature.

    Contesto l’affarismo che si fa per mezzo della religione. Contesto certi personaggi ambigui e di più del clero di ieri e di oggi. E questo è quanto. Dico questo per mettere dei puntini sulle “i”, cosa che non ho fatto in precedenza e così magari qualcuno ha pensato, sbagliando, che ce l’abbia a morte con chi nutre una Fede. No, ce l’ho contro ogni fanatismo e contro l’affarismo che adultera alla radice le religioni.

    Anche tu, Lumina, sempre in gamba. E fatti sentire più spesso: c’è un disperato bisogno, sempre, di persone come te, aperte al dialogo senza il vizio del pregiudizio.

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  16. Sul proselitismo:
    “Ed egli disse: “Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento”. Abramo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”. Ed egli: “No, padre Abramo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvederanno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno risuscita dai morti”».

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  17. Riesco a commentare solo ora, ero in altri lidi affaccendato, e me ne scuso, ma mi ha lasciato molto perplesso la linea dei commenti che, deragliando dall’oggetto del post, ha iniziato a dissertare (in modo maldestro) sull’unità d’Italia e su altri argomenti che non c’entrano nulla con il post. Ora, io non posso sicuramente essere tacciato di “fede”, epperò non capisco: pare quasi che l’intelligenza, come quando si parla di destra e di sinistra, sia confinata su un lato solo. Signori, possibile che sia così complesso comprendere, una volta per tutte, che gli stupidi e gli intelligenti, i buoni e i cattivi, sono equamente suddivisi su qualunque sponda? Annegare in questo modo un post come questo è di pessimo gusto e inelegante. Una mancanza assoluta di rispetto in un luogo che dovrebbe essere la culla del rispetto.

    Blackjack.

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