Complemento di fine

Il sito “Dossier.Net” (http://www.dossier.net/) tra le tante cose si occupa anche di grammatica italiana. Cosa lodevolissima. Alla voce “uso corretto delle preposizioni”, per quanto attiene al complemento di fine fa questo esempio:

“Gli sposi entrarono in camera da letto”

Non ci sembra che l’esempio riportato contenga una frase con il complemento di fine (o scopo). Se siamo in errore siamo pronti a scusarci, attendendo chiarimenti in merito dai responsabili della sezione linguistica del sito.

* * *

Avete mai sentito dire piovere a ritrecine, vale a dire a dirotto? L’espressione fa riferimento alle “ritrecine”, cioè alle pale curve dei vecchi mulini a vento. I blogghisti toscani conosceranno benissimo, invece, la locuzione “mandare o andare a ritrecine”, ovverosia andare a rotoli, in rovina. Quanto all’etimologia, cioè all’origine del termine in questione, non siamo in grado di fornire una spiegazione perché di provenienza oscura, anche se taluni ritengono sia da accostare al francese “retrousser” (alzare, ripiegare), composto con il prefisso “re-” (indietro) e “trousser” (piegare), quindi “volgere indietro”. Le pale del mulino, con il loro movimento, non fanno tornare l’acqua indietro?

* * *

Riportiamo la risposta del linguista del sito “Dossier.Net”

Gentile Raso,
grazie innanzitutto per l’attenzione che ha voluto dedicare alla piccola
guida grammaticale pubblicata su Dossier.Net. Fa piacere constatare che
qualcuno la consulta. L’esempio riportato può effettivamente suscitare qualche perplessità
che, tuttavia, dovrebbe essere fugata quando il termine “fine” viene
inteso come “finalità”, “funzione”.
Lo stesso esempio citato su Dossier.Net è presente a pagina 199 del
Dizionario Grammaticale di Vincenzo Cappellini (Sormani editore). Esso
figura, inoltre, in modo molto simile, a pagina 146 della Grammatica
moderna della lingua italiana di Angelo Marchese ed Attilio Sartori
(Principato editore), alla voce “complemento di fine (o scopo)”: Paolo è
entrato nella sala da pranzo. Poi, nella medesima Grammatica moderna, a
pagina 151, paragrafo “l’uso dei segni funzionali”, si cita come
esempio: “Entrò nella stanza da bagno”. Infine, gli stessi esempi di
complemento di scopo o fine sono elencati nella Grammatica italiana di
Francesco Flora (Cappelli editore), a pagina 277: biglietti da visita,
sala da pranzo, stanza da bagno, ecc.
Sperando di averle fornito il chiarimento richiesto, le invio i miei più
cordiali auguri di serena giornata.

——————–

L’esperto linguistico del sito ha male interpretato gli esempi riportati nei vari testi da lui consultati. Come si fa, infatti, a sostenere che la frase “Entrò nella stanza da bagno” contiene il complemento di fine (o scopo)?

Ancora. Dov’è il complemento di fine in “biglietto da visita”, “sala da pranzo”? Perché ci sia un complemento è necessario (quasi sempre) che ci sia anche un verbo.

7 pensieri su “Complemento di fine

  1. Anche il Serianni (le garzantine Italiano) lo definisce un costrutto finale.
    E – a me sembra- persino il buon senso: stanza da bagno= stanza per il bagno / stanza da pranzo= stanza per il pranzo / stanza da letto= stanza adibita a luogo in cui dormire:-)
    Tutte queste stanze indicano con il “da” il loro scopo o fine.
    E se ne possono aggiungere infiniti altri:
    Pantaloni da sci, scarpe da ginnastica, cestino da cucito, occhiali da vista, cassa da morto, vaso da fiori, macchina da scrivere ecc.
    Tutti questi “da” possono essere trasformati in “per”:
    pantaloni per sciare, scarpe per la ginnastica, cestino per il cucito, cassa per il morto, vaso per i fiori, macchina per scrivere.

    O no?

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  2. Cortese amico,
    ha perfettamente ragione: io contestavo l’esempio addotto per “spiegare” il complemento di fine o scopo. Nella frase “Gli sposi entrarono in camera da letto” il complemento di fine non viene subito “centrato”. Viene spontaneo domandarsi: dove entrarono gli sposi? In camera da letto [complemento di moto a luogo (da letto, complemento di fine, passa in secondo piano)]. Spero di essermi spiegato.

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  3. L’esperto linguistico del sito ha male interpretato gli esempi riportati nei vari testi da lui consultati. Come si fa, infatti, a sostenere che la frase “Entrò nella stanza da bagno” contiene il complemento di fine (o scopo)? Ancora. Dov’è il complemento di fine in “biglietto da visita”, “sala da pranzo”?

    Entrò nella stanza da bagno contiene il complemento di fine. Punto.

    Perché ci sia un complemento è necessario (quasi sempre) che ci sia anche un verbo.

    In camera da letto per sbaglio da solo. Col sonno.

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  4. Vaso di fiori è più che altro un vaso con dentro dei fiori; si pone l’attenzione sui fiori. Vaso da fiori mette in vista un vaso destinato a contenere dei fiori ma che al momento non li contiene.
    “Egli prese il vaso di fiori che era sul tavolo e lo portò alla luce della finestra”.
    Oppure: “Egli prese il vaso da fiori che era sempre vicino alla finestra e ci strappò dentro tutte le cartoline sparse per l’appartamento”.
    Orologio da polso = orologio da (portare al) polso.
    Asse da stirare = asse da (usare per) stirare.
    “Entrò nella stanza da (usare per fare il) bagno”.
    Non sempre, però uno entra in una stanza come questa al fine di fare il bagno. Il soggetto entra nella stanza per fare il bagno, e la stanza, nel tempo, diviene il fine stesso per cui è stata adibita (per fare il bagno).

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  5. Solo ora noto con sorpresa che il blogger Fausto Raso dette ampio risalto alle sue contestazioni sul complemento di fine, di cui ho parlato nella mia piccola guida grammaticale su Dossier.Net.

    Poiché Raso pubblicò sul suo blog le mie risposte all’email con cui egli mi chiedeva lumi, penso di poter fare altrettanto. Solo per amore di chiarezza.

    Innanzitutto, è bene rileggere l’inizio di questo post: “Non ci sembra – scrive il blogger – che l’esempio riportato contenga una frase con il complemento di fine (o scopo). Se siamo in errore siamo pronti a scusarci, attendendo chiarimenti in merito dai responsabili della sezione linguistica del sito.” E poi: “Come si fa, infatti, a sostenere che la frase ‘Entrò nella stanza da bagno’ contiene il complemento di fine (o scopo)?

    Strano che non sia stata riportata anche la mia seconda email, nella quale fornivo una spiegazione più dettagliata e indicavo la corretta analisi logica. Ad ogni modo, la stessa risposta è ancora presente nel blog di Raso (1 agosto).

    Ecco la prima email che mi è pervenuta: “Gentile Carapucci,
    nell’esempio riportato nel sito (Dossier.Net) non mi sembra che la frase contenga un complemento di fine? Sono in errore?
    Cordialità – Fausto Raso”.
    La frase era “Gli sposi entrarono in camera da letto”.

    Nella seconda email inviatami si legge, tra l’altro: “‘Entrò nella stanza da bagno’ non è, dunque, un complemento di fine o scopo ma di luogo.

    Scusandomi con il titolare di questo sito per il mio lungo intervento, mi permetto di concludere: gentile Raso, non sarebbe stato più corretto (e semplice), da parte sua, ammettere di avere sbagliato?

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  6. Gentilissimo Carapucci,
    perché dovrei ammettere di avere sbagliato? Insisto: l’esempio riportato (“Entrò nella sala da bagno”) non mi sembra metta bene in evidenza il complemento di fine. Tutto qui. Cordialmente.

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