LA BELLEZZA E L’INFERNO di Roberto Saviano

Nei giorni scorsi l’amico scrittore Adriano Petta mi ha inviato una mail con, allegata, una recensione al volume “La bellezza e l’inferno” di Roberto Saviano.

Nella mail mi scrive: “È un libro importante anche per il significato stesso della scrittura: se io potessi ne farei uno dei testi fondamentali di ogni scuola di scrittura creativa…”
Pubblico la recensione di Adriano qui di seguito.
Massimo Maugeri

* * *

«La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano
Mondadori – Strade Blu – euro 17.50

carne e sudore della verità

di Adriano Petta

Un libro che appare in un periodo particolarmente buio per il nostro Paese, in cui la verità è… tutto e il contrario di tutto! Molti presunti intellettuali e pseudo-giornalisti ignorano chi tenta di riscrivere la storia d’Italia, negano o sminuiscono il dilagare trionfante delle organizzazioni criminali che ci avvelenano, privano il nostro popolo del loro grido d’allarme. A depurare questa atmosfera ammorbata, a squarciarne le tenebre, è apparso «La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano, degno seguito di «Gomorra». Sono brani scritti in esilio: la camorra lo ha condannato perché gli “onesti” scribacchini hanno taciuto. Ma è accaduto l’incredibile: milioni di italiani (e milioni di persone in tutto il mondo) hanno colto la voce di questa “sentinella della libertà umana”. Molte coscienze si sono svegliate.
Tutti i brani che compongono il libro hanno in comune la rabbia contro chi vuol calpestare e distruggere la vita. Scrivere – grida Saviano – è fare resistenza. Nonostante la vita da fuggitivo a cui il mondo del crimine lo ha costretto, sa di avere ben operato, dimostrando che “la parola letteraria può ancora avere un peso e il potere di cambiare la realtà”.
«La bellezza e l’inferno» dovrebbe diventare un testo scolastico, fondamentale per le nuove generazioni che stanno crescendo in un clima in cui non si sa distinguere il bene dal male, la verità dalla menzogna, “la libertà necessaria per chi scrive e chi vive” e “l’inferno che sembra continuamente prevalere”. Anzi, dovrebbe divenire un testo fondamentale in tutte le scuole di scrittura del mondo. Ogni brano di questo libro ti resta scolpito dentro: Saviano non ha raccontato gli accadimenti per riempire delle pagine bianche, ma perché in ogni riga scorre qualche goccia del suo sudore e del suo sangue, impastate con la sua intelligenza di voler “capire i meccanismi, i congegni del potere, del nostro tempo, i bulloni della metafisica dei costumi”. Quando Saviano racconta di Anna Politkovskaja e di Giancarlo Siani, queste figure ti restano appiccicate sulla pelle, nell’anima, con la loro capacità di non indietreggiare mai, di lottare per un mondo più giusto. Impressa nella mente, ti resta la ricerca dei meccanismi del potere imprenditoriale, culturale, istituzionale, militare, criminale… che hanno portato alla guerra del Vietnam, ai massacri della Cecenia, agli orrori dei campi di lavoro sovietici o di concentramento nazisti!
Sono 250 pagine dense di sangue, una torbida scia che si snoda nel nostro Sud benedetto dal dio della camorra, che ammazza “chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno… in questa terra in cui per morire non dev’esserci una ragione”. Dove prendere la forza di denunciare tutto questo? “Soltanto dirlo, chiederlo, pretenderlo, comporta rischio, fuga, pericolo di morte.” E poi gli occhi penetranti si addentrano tra le macerie del terremoto dell’Abruzzo, tra i rischi della ricostruzione: se aumenta il valore del danno della perizia… aumenta anche il 25% del contributo; appalti, subappalti, ancora subappalti… una spirale maledetta che, se non la si ferma, porterà alla ricostruzione con sabbia marina, che a sua volta porterà altri morti nel prossimo terremoto… tranne nel carcere dell’Aquila, l’unico edificio che non ha subito nemmeno una crepa, costruito a regola d’arte e che “ospita” quasi tutti boss che investono nel settore del cemento.
Intelligenza, caparbia ricerca della verità… quella verità che è quasi un’ossessione di cui sono impregnate queste pagine.
Si passa all’incontro con Joe Pistone, al suo racconto dei mafiosi siciliani che dovettero andare in Stati Uniti per sostituire i mafiosi americani rincitrulliti, che non ammazzavano poliziotti o politici… come era di norma in Sicilia.
Pagine forti dedicate allo spettacolo che il nostro Paese ha offerto al mondo speculando sulla tragedia di Eluana Englaro, all’incapacità di avere ben chiaro che “quando il dolore di uno è il dolore di tutti”… allora “il diritto di uno diviene il diritto di tutti”. Pagine scritte con l’abilità dello storico, che trasfigura le vicende, caricandole di significati universali.
Altro che post-realtà! La penna di Saviano è al servizio della verità e della libertà. Le sue parole “scuotono e uniscono”, vincono su tutto, restano vive. In Campania ci sono professori delle scuole medie che ai loro alunni già leggono pagine de «La bellezza e l’inferno». La voce ferma del maestro parla ai ragazzi, cominciando con le parole di Primo Levi: “Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore.”
Sono certo che se Roberto Saviano potesse osservare gli occhi attenti e vigili di questi ragazzi… penserebbe che il suo sogno si sta avverando, che le sue parole stanno davvero sprigionando “quella forza capace di allargare i confini del mondo”.

21 pensieri su “LA BELLEZZA E L’INFERNO di Roberto Saviano

  1. intanto grazie…

    il brano “lettera alla mia terra” contenuto nel libro lo rileggo spesso. Scritto dopo la strage di castelvolturno, è uno schiaffo e allo stesso tempo una lezione di civiltà. Infine, per chi viene da quelle terre come me è un promemoria indispensabile.

    grazie

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  2. Ho acquistato il libro e ho iniziato la lettura senza ordine.
    Ho iniziato con la lettura in introduzione che svela come Roberto Saviano
    ha il senso dell’umanità, dell’amore per la sua terra, costretto a inventare
    un paesaggio mentale nella sua prigione, una breccia blu nella sua impossibilità
    a abbracciare il suo mare, a uscire, a tornare nella sua città.

    Questo è la bellezza.
    Ho letto l’articolo dedicato a Michel Petrucciani. Che legge quest’articolo sente
    una fitta nel cuore e nello stesso tempo una chiarezza che fa creare in una vita
    sensuale, pagana, lieta, nonstante il dolore del corpo.
    E’ una lezione bellissima per noi.
    La vita si mangia, si gode, s’illumina, si desidera anche nell’oscurità.

    L’articolo dedicato a Cannes è ironico, perché Roberto Saviano non si è ingannato
    all’apparenza. Mostra come tutto si paga, anche l’illusione dell’amore.

    Quando qualche giorno fa ero con un amico nel borgo di Casertavecchia, ho guardato l’orrizonte puro nel silenzio dell’estate la terra del lavoro, Napoli, le isole
    sfocate nel blu lontano, e verso Casal di Principe si vedeva un lungo fumo nero verso
    il cielo, fermando il paesaggio in inferno, impronta di un cancro, linea della tenebre.

    Siamo in inferno mi ha detto il mio amico.

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  3. Personalmente considero questo ultimo “libro” di Saviano una mera operazione commerciale per sfruttare l’onda lunga di Gomorra. Non è altro che la raccolta di una serie di articoli pubblicati negli anni precedenti, in rete o sui giornali. Poteva risparmiarsela ed evitare, anche nei fatti, di farsi inserire in toto nel meccanismo commerciale dell’editoria.
    Fa il paio, questo libro, con la sponsorizzazione sempre di Saviano, del libro del finto “urca” Lilin, quello della popolazione siberiana che non è mai esistita e che viene presentato come se fosse Gomorra due in salsa russa.

    Non c’è niente da fare: i soldi rovinano quasi tutti.

    Blackjack

    PS: scusate se tocco un totem intoccabile, ma i totem, come i grandi saggi, non mi sono mai piaciuti e non mi piaceranno mai.

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  4. il fatto che sia una raccolta di articoli è noto a tutti. Stabilito questo uno può scegliere. Io, ad esempio, gli aritcoli li ho letti tutti prima ma ho deciso comunque di comprare il libro. Il libro aiuta la diffusione di scritti importanti che non tutti hanno letto. E’ chiaro che saviano e la mondadori ricaveranno soldi da tutto questo ma a me disturba di più che lo scrittore viva sottoscorta da tre anni, in completa solitudine.

    saluti

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  5. condivido il disinteresse per questo libro – un’operazione commerciale discutibile e spesso non produttiva di scrittura…Saviano invece dovrebbe scrivere un secondo Gomorra per dimostrare di essere uno scrittore “vero” e non solo un caso letterario…

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  6. Desideravo ringraziare Adriano Petta per avermi inviato questo pezzo che (è la mia opinione) rende merito al bel volume di Saviano. E’ vero, come è noto, che si tratta di una raccolta di articoli in alcuni casi rintracciabili in rete, ma – a mio avviso – leggerli o rileggerli in forma cartacea, e in maniera “sistematizzata”, favorisce la riflessione del lettore (almeno, così è per me).
    Inoltre il fatto di averli raccolti in volume – in un modo o nell’altro – li salva dall’oblio, giacché (come è noto) non tutto ciò che è in rete è destinato a rimanere.
    Aggiungo che se fossi un insegnante proporrei il suddetto volume ai miei studenti, se è vero – come mi dicono – che i giovanissimi di oggi non leggono moltissimo quotidiani e periodici (né sul web, né in foma cartacea).
    Ringrazio tutti per l’attenzione.

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  7. Diciamo pure che gli articoli sono rintracciabili in rete nella più parte dei casi

    Diciamo che l’operazione è solo commerciale. Che è per tirare fuori soldi.

    Diciamo pure che chi ha voglia, coi tempi che corrono di crisi, è davvero inopportuno spendere 17 Euro per una raccolta di articoli che in 20 minuti di ricerca in rete si possono reperire, salvare sul proprio pc e se uno vuole può anche stamparseli.

    Diciamo che chi vuole leggersi a tutti i costi Saviano ma senza farsi spellare 17 Euro da Papi Mondadori e da Papi Saviano, può cercarseli ORA ED ADESSO GLI ARTICOLI, prima che a qualche furbone – a qualche uomo d’affari – passi per la testa di rimuovere i pezzi di Saviano apparsi in rete. La cosa non mi stupirebbe.

    Diciamo che ci sono tutte le possibilità a portata di clic per non spendere 17 Euro.

    Diciamo che se fossi un insegnante proporrei ben altre letture in classe: piantiamola con la pubblicità ingannevole. Se fossi io un insegnante farei leggere Falcone e Borsellino, non gli articoletti di Saviano.

    Cose di cosa nostra – Giovanni Falcone, Marcello Padovani
    Giustizia e Verità. Gli scritti inediti di Paolo Borsellino, a cura di Giorgio Bongiovanni, Ed. Associazione Culturale Falcone e Borsellino

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  8. A te Giuseppe,

    Ho il libro tra le mani e mi sembra essenziale avere nella mia casa, gli articoli più belli che ho letti: lettera alla mia terra, Miriam Makeba la rabbia della fratellanza, ossa di cristallo…
    Chi legge ha il cuore commosso.
    Non è questione di denaro, è questione di dignità alla terra, di dialogo tra lettori e un autore chiuso, senza potere camminare nel mondo all’aria aperto.
    E’ un libro per quelli che hanno vissuto la disgrazia e le felicità di essere al mondo, è un libro per quelli che hanno saputo trovare un orrizonte in una lotta di ogni giorno, è un libro per chi è malato, ferito, violentato, è un libro per quello che ama la terra, la vita.

    Giuseppe, immagini essere nell’oscurità senza spazio per movere, dentro la solitudine,
    l’impressione che la vita fruscia vicina e non si puo raggiungerla, solo nella scrittura.

    Nel caso di Roberto Saviano la scrittura non è solo arte e respiro vitale, mano aperta verso
    il mondo carnale, verso il cuore, l’anima.

    véronique v

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  9. Iannozzi, con il suo benaltrismo, mi ha convinto: corro subito a comprare il libro di Saviano. Dovevo uscire per acquistare “Stabat Mater”, perché anche sul libro di Scarpa è stato persuasivo.

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  10. Pamela, fa’ come vuoi. Sin tanto che il Papi non dichiarerà la dittatura siamo pur sempre in un paese libero con tutte le sue intoccabili ed evidenti contraddizioni.

    Certo bisogna farne di strada
    da una ginnastica d’obbedienza
    fino ad un gesto molto più umano
    che ti dia il senso della violenza
    però bisogna farne altrettanta
    per diventare così coglioni
    da non riuscire più a capire
    che non ci sono poteri buoni
    da non riuscire più a capire
    che non ci sono poteri buoni.

    E adesso imparo un sacco di cose
    in mezzo agli altri vestiti uguali
    tranne qual è il crimine giusto
    per non passare da criminali.

    (da La mia ora di libertà, Fabrizio De André”)

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  11. Il testo di De Andrè che citi secondo me non è riferibile in nessun modo a Saviano, a Scarpa e neanche a me (nel mio piccolo).

    Quello che ha fatto Saviano, scrivendo Gomorra, credo che in pochi in Italia avrebbero il fegato di farlo. A lui va tutta la mia stima e ammirazione, come uomo, prima che come scrittore.
    E’ stato per me bellissimo vedere nella città tante copie di Gomorra, i ragazzi che lo leggevano in metro e sui treni.
    Spero che crescano ancora la stima, la solidarietà, l’affetto per questo giovane uomo coraggioso.

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  12. Parlo di questa operazione commerciale, “La bellezza e l’inferno”.
    Su “Gomorra” ho già detto e non intendo ripetermi. Ma il sempre più lamentoso Saviano si spara certi trip su La Repubblica che è ovvio poi uno o ci ride o ci ride:

    “Ti sei pentito d’averlo scritto?”, che Saviano finora se l’è cavata con una risposta ambivalente. “Mi sono pentito come uomo, non certo come scrittore”, ama ripetere nei suoi incontri pubblici. “Rispondo in questo modo per dimostrare che mi è rimasto un brandello di responsabilità civile”, ci spiega ora dalle colonne del Times. Ma la verità è un’altra. “Quando passo davanti a una libreria e vedo Gomorra in vetrina, mi volto da un’altra parte”. Odio e basta. (da La Repubblica – Saviano: “La verità
    è che ora odio gomorra”)

    Odia e basta: Gomorra lo odia e la sua creatura – che sua non è se non per la sola parte narrativa – odia Saviano.

    Come ha detto Panella qualche commento più su dico anche io: Saviano dimostri di essere uno scrittore “vero” e non semplicemente un caso letterario.
    Ma non dimostrerà niente, non sin tanto che continuerà a chiagnere in questo modo sì tanto ridicolo e che si piegherà a basse operazioni commerciali come “La bellezza e l’inferno”. Per me Saviano non è stato nemmeno un caso letterario, ma soltanto uno che ha avuto una gran botta di culo a cui hanno fatto eco, in una società affamati di eroi di carta, le chiacchiere sulla grandezza di Saviano, a partire dal Bertinotti guerrafondaio per finire con un altro pacco di personaggini più o meno ambigui. E non dimentichiamoci mai che Saviano, questo eroe creato dalla carta stampata, ha gridato in mezzo alle strade di Napoli, fino a perdere la voce, che lui sfidava la camorra. Cazzo!!! Credo bene che i camorristi si incazzano due righe. Quindi, meno di un caso letterario: solamente una gran botta di culo. Io aspetto ancora che Saviano in quel dannato Gomorra includa la bibliografia dei testi da lui compulsati. O chi per lui, Papi Mondadori. In 3 anni o 4 che sono, non è mai stata data una bibliografia che eppure sarebbe d’importanza vitale. E non dimentichiamoci che Gomorra, il filmaccio, ha dentro 3 camorristi veri nel cast: poi ci si lamenta che gli americani non se lo sono filato manco di striscio.

    Ecco perché non ci sono poteri buoni.

    E adesso, mi sono rotto i cosiddetti, e ti saluto.

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  13. secondo me iannozzi, esageri un po’ anzi parecchio. Te lo dice uno che viene da giugliano un paese (per nulla gloriosamente) pluricitato in gomorra.
    Quello che scrivi tu somiglia molto (e ti prego di non offenderti) alle scritte apparse sui muri di casal di principe o di napoli “saviano è ‘n’arricchito” “saviano è nu….”
    il successo di gomorra è veramente una botta di culo? Io penso sia un libro di cui si aveva bisogno, così come sono d’accordo con te che i libri di falcone e borsellino vadano insegnati a scuola, penso che un libro come gomorra e alcuni degli articoli di “la bellezza e l’inferno” debbano giocare e giocano un ruolo importante sull’informazione e cultura formativa del nostro paese.
    In più io mi aspetto da saviano in futuro un libro su un argomento totalmente diverso e, se dovesse far cagare, sarò il primo a dirlo. per ora vale ancora il prezzo del biglietto

    io la penso così

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  14. Saviano ha sfidato la camorra. Questo infastidisce Iannozzi. Se invece di sfidare la camorra (la scrivo con l’iniziale maiuscola? No, è meglio minuscola, la ridimensioniamo), Saviano si fosse rintanato in casa, Iannozzi sarebbe stato parimenti infastidito.
    Tutto quello che dice Saviano infastidisce Iannozzi, sia che lo dica su Repubblica o L’Espresso, sia che lo dica sul Times. Iannozzi mi sembra infastidito a priori.
    Saviano non è un eroe creato dalla carta stampata, lo era già prima che il libro fosse stampato.

    Bertinotti guerrafondaio? Guerrafondai saranno piuttosto gli amici di Bush, gli ex amici dell’ex Bush.

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  15. Io spero che Roberto – che chiaramente non può non occuparsi di questioni legate all’illegalità e alla società corrotta, riesca a scrivere anche altro, dato che so ne è capace. Ricordo con piacere i suoi articoli su Ferdinando Tartaglia.
    Non vorrei che la sua scrittura rimanesse ferma solo a quei temi. Ma, chiaramente, sono scelte insindacabili.

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  16. Vergogna assassino, guerrafondaio, buffone”. Frasi durissime. Accuse di voltafaccia. Di aver abbandonato in nome della realpolitik e della partecipazione al governo la scelta pacifista portata avanti da sempre come un vessillo. E anche di partecipare ad un convegno organizzato da Comunione e Liberazione. Fa scalpore la dura contestazione messa in atto da una cinquantina di studenti del Coordinamento dei collettivi all’indirizzo del presidente della Camera, Fausto Bertinotti al suo arrivo alla facoltà di Lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma.
    Slogan e striscioni contro l’impegno italiano nel conflitto afgano. Contro la decisione di Rifondazione di votare per il rifinanziamento della missione. Insulti a cui Bertinotti risponde secco: “Buffone sei tu se dici così. Chiedetemi scusa e non chiamatemi assassino”. Per poi raggiungere, sempre seguito dai contestatori, l’Aula del convegno.
    Un ingresso avvenuto mentre i contestatori innalzavano striscioni durissimi: “Bertinotti: un impegno concreto contro la guerra, spillette della pace per tutti!”, “8 marzo, la Camera vota la guerra in Afghanistan: giorno inFausto”. Ed ancora: “Dalla non violenza alla base di Vicenza”, “Seminate i cadaveri, importate i papaveri. La vostra pace è in Afghanistan”.

    “Riteniamo legittimo e necessario contestare la presenza di un esponente di chi partecipa alla guerra globale e permanente e di chi, ex segretario del Partito della Rifondazione Comunista, aveva fatto della nonviolenza la propria bandiera” dicono i collettivi universitari. Ma Bertinotti minimizza la contestazione, la circoscrive “ad un’ala della sinistra estrema, che rifiuta la non violenza” e spiega: “Per le forze pacifiste di sinistra si pone un problema: non c’è solo il terreno della lotta culturale contro il moderatismo, ma anche contro quelle schegge dell’estrema sinistra che rifiutano la politica e la non violenza”. In quest’ambito va fatta una ”battaglia culturale in pieno rispetto ma molto ferma. La rivoluzione non è un pranzo di gala, ma neppure la politica. Bisogna tentare di capire le verità di chi contesta anche se le forme sono considerate molto sbagliate”. (La Repubblica)

    Brava Pamela. Ripassati la storia recente. O sta’ con chi finanzia la guerra, che è quello che mi hai detto papale papale con il tuo ultimo commento.

    Ti lascio in bocca le maldicenze che mi sputi addosso.

    Riguardati.

    @ GIANNI

    Ho solo chiesto che si facesse chiarezza su una mancanza editoriale: la mancanza di una bibliografia esaustiva. Editore e Saviano ignorano la richiesta bellamente da anni. Chissà perché.

    Anch’io aspetto che Saviano dimostri qualche cosa. Non credo ne sia capace, non da solo comunque. E per il momento leggo che si piange addosso, ma non è che lo leggo solo oggi, è già da parecchio che piange in diretta: e non è un bello spettacolo. Tutto qui.

    Ciao

    STOP, PER ME STOP
    Capitemi, ho altro da fare… ^__^”’

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  17. Sorry, questa cosa del voto per il rifinanziamento della missione in Afghanistan non la sapevo. Grazie a Iannozzi per avermi informato. Comunque non ho certo detto o fatto capire che considero Iannozzi amico di Bush. Pensavo in particolare ad un personaggio politico, che ci tiene ad essere amico di tutti (i potenti).

    Caro Giuseppe, poiché ho letto tutti i tuoi commenti, anche quelli censurati, ci tenevo non ad attaccare te, ma a difendere Saviano, che forse non potrebbe intervenire, volendo, in questi commenti. Non sono d’accordo con quasi tutto quello che sostieni e ho espresso la mia opinione, in modo forse migliaia di volte meno pesante di quanto tu sei solito fare e hai fatto in questo contesto. Non dovevo?
    Quanto a Scarpa, mi è piaciuto molto “Kamikaze d’Occidente” e leggerò al più presto “Stabat Mater”.
    Se ti ho attaccato, in modo molto soft, riconoscilo, è stato solo per esprimere la mia ammirazione per questi due scrittori.
    Riguardati anche tu e fai un buon Ferragosto.

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  18. Lo dico con la morte nel cuore, ma Bertinoti ha finito di affossare la sinistra italiana, con questo rifinanziamento alla guerra in Afghanistan sotto il governo Prodi, e con altre cose non meno criticabili… La sua carriera politica è finita. Peccato sia riuscito comunque a prendere la pensione di parlamentare. 😦

    Su Scarpa ho poco altro da dire, se non ribadire che non mi piace, per i motivi già espressi e documentati: lo trovo solo volgare, d’una volgarità fine a sé stessa. In molti casi lo trovo pornografico, ma talmente vile e sporco che identificare la sua scrittura con la pornografia sarebbe comunque fargli un complimento. Henry Miller, Charles Bukowski, il Marchese De Sade… Tra gli italiani che hanno affrontati temi simili, Isabella Santacroce, l’inarrivabile Aldo Busi… Scarpa decisamente no: le cose le dico fuori dai denti e non mi dispiace se qualcuno se ne dispiace – ma odio Machiavelli e la diplomazia in genere – ma Tiziano Scarpa è fumo negli occhi.

    Saviano spero per lui sappia dare alle stampe un libro valido. Ma non ci credo, seppur apprezzato molti suoi articoli, soprattutto all’inizio. Trovo molto intelligenti sue considerazioni sulla Letteratura e gli riconosco di aver gusto in ambito letterario.

    Hai fatto bene ad esprimere la tua opinione. Solo mi dà fastidio che si parli senza sapere: se ho definito guerrafondaio Bertinotti, e comunque non solo io, un perché c’è ed è a mio avviso gravissimo e che perlomeno io non posso perdonare. Tutto qui. Avevo riposto molte speranze in Bertinotti: le ho viste tutte tradite e peggio. :-(((

    Buon ferragosto a te, e a tutte/i

    beppe

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  19. Torno a intervenire con ritardo… scusate.

    Ribadisco quanto espresso nel commento n. 7.
    Più in generale aggiungo che sono tutt’altro che infrequenti casi di libri cartacei nati dal web (e pubblicati dalla piccola, media e grande editoria). Il fenomeno, peraltro, riguarda anche la narrativa e non è solo italiano.
    Cito come esempio il caso di Yoani Sànchez e il suo “Cuba libre”: un libro nato dagli articoli pubblicati sul suo blog (in Italia l’ha pubblicato Rizzoli).
    In ogni caso chi non ha voglia (o la possibilità) di spendere qualche euro – per qualunque motivo – può sempre trovare il suddetto materiale in rete (ci mancherebbe!).

    Sono d’accordo sul fatto che non sarebbe male far leggere “Cose di cosa nostra” nelle scuole (l’elenco di libri “utili” è piuttosto lungo)… ma questo non esclude la possibilità di consigliare la lettura – sempre nelle scuole – di questo libro di Saviano (che peraltro è attualissimo).

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