La mano

La mano, la mano, la ricordo come fosse ora la sua mano, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, una mano che indicava proprio me, al punto che sollevai la mia, quasi senz’accorgermene e l’appoggiai sul petto, in un gesto di domanda, dici a me, ma tu non sai chi sono, che ho fatto nella vita, cosa si nasconde dietro questa barba, sipario chiuso sul cuore incapace di donarsi, perfino il mio giubbetto nero è una barriera insormontabile, un rifiuto di lasciar penetrare chicchessia, forse chiami un altro, il giovane che conta il denaro, tutto preso dal suo gesto economico, innocente, nel suo ridurre il mondo alla circonferenza di un pugno di monete, o il vecchio che si china a fatica, in un ultimo sforzo, prima di arrendersi al tempo che corrompe, o forse il fanciullo, colpito in pieno volto dalla luce più chiara, lui, il puro, vicino a noi perduti pubblicani, sordi a ogni appello che non sia quello delle tenebre, o l’ultima possibilità, l’uomo proteso verso te in un gesto inconscio di stupore, quasi abbandonato a un sentimento incontrollabile, no, stai indicando me, chiami proprio me, con la mano, quella mano che ricordo come fosse ora, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, proprio verso me che non so più chi sono.
caravaggio matteo

da qui

11 pensieri su “La mano

  1. la mano che ricorda quella del creatore dell’altro michelangelo, il gesto di chi chiama alla vita nonostante il buio di una finestra che non dà luce. forse c’è speranza anche per un cuore inaridito che ha chiuso le finestre alla vita.

    bellissimi il quadro, la musica, la pagina

    grazie, fabry

    f&r

    un altro ave verum che fa tremare i polsi

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  2. la mano, questa mano che sa essere rassicurante come sa essere punitiva, sa essere dolce nella carezza ma altrettanto dura nello schiaffo…dentro si porta la luce e l’ombra dell’anima che non può nascondersi, ma è alla mano tesa e invisibile che vuole accoglierci che noi ci affidiamo…come in un sogno 🙂

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  3. ciò che mi ha sempre colpito di questo quadro è il fatto che quella mano che indica e chiama sembra nello stesso tempo voltarsi per afferrare saldamente ed accogliere con la stessa forte decisione.
    Non si puo allora come Matteo che rispondere così:

    e poi ringraziare per aver fra tutti scelto proprio me, è un atto di fede ed onore nell’uomo senza pari, un privilegio unico della divinità al singolo essere umano, figlio di Adamo.

    un sorriso
    Stella

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  4. Cristo ci chiama ogni giorno alla vita, è questo che il grande Michelangelo Merisi vuole comunicare nella splendida tela della “ Conversione di San Matteo”, custodita nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi, e realizzata per il cardinale Mathieu Cointrelle, nel 1599.

    L’opera sancisce la consacrazione di Caravaggio nella rosa dell’elite culturale del tempo, trattandosi della sua prima committenza pubblica.La poetica caravaggesca è qui superbamente rappresentata.

    Meravigliosa la simultaneità della scena, che coniuga in una serrata frazione di tempo, la sequenza di numerosi eventi: Matteo che è in casa a contar denari, Cristo che proprio in
    quel momento passa per strada con Pietro, si ferma, vede Matteo e lo chiama, Matteo si alza e lo segue: tutto ciò è reso da Caravaggio con una straordinaria capacità riassuntiva, che, come in un’istantanea, coglie l’attimo e lo eterna sulla tela.

    Il contrasto fortissimo tra la luce e l’ombra, ha valenza mistica, rappresenta la grazia che inonda le tenebre della morte per riportarci alla salvezza e alla vita.
    La luce proveniente da Dio, veicolata attraverso il gesto di Cristo – luce da luce – all’indirizzo di San Matteo, bagna con diversi riverberi gli astanti, e, purissima, si offre anche ad essi.

    Il gesto icastico di Cristo, significativo richiamo alla mano del Creatore che plasma l’uomo nella volta della Sistina, omaggio sentito all’omonimo Michelangelo Buonarroti, è quanto di più bello la storia dell’arte ci abbia mai consegnato, attimo eterno in cui l’uomo muore a sé stesso per rinascere nel Signore; il volto di Cristo è di un’intensità struggente, i suoi occhi si fissano per sempre in quelli di Matteo, e la vita dell’uomo non sarà mai più la stessa.

    Molto interessante dal punto di vista tematico la trattazione dell’hic et nunc, il qui e ora, che perpetua, in un incessante e inesausto ritorno, la Rivelazione e la Grazia, in una dimensione in cui il tempo e lo spazio si dilatano e si annullano, per abbracciare in un unico esito, l’umanità di tutti i tempi.

    Lo spettatore viene così richiamato alla Grazia proprio come Matteo, partecipa alla scena sacra, e sperimenta su sé stesso, quell’attimo sacro di duemila anni fa, autentico e radicalmente rivoluzionario, oggi come allora.

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  5. Che grande dono saper comunicare, così.
    Mi ci ritrovo, in ogni parola.

    “Proprio verso me che non so più chi sono”

    proprio verso te perchè Lui sa chi sei.

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  6. Il bello della pittura di Caravaggio è proprio quello di rappresentare le immagini della vita di Gesù con realismo..lui utilizzava come spunto la gente di strada…come nel quadro la morte della vergine…ed è proprio così, Gesù e in mezzo alla gente comune, e ci chiama a seguire la sua strada.
    Ci chiama tutti, questo è un dono che non tutti sanno ricevere, ma nessuno di noi è escluso.

    Grazie Fabry
    Ti abbraccio forte!

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