Tov Meod

da qui

Nel racconto ebraico della creazione troviamo un Dio ottimista a cui piace ogni cosa che ha plasmato. Si diverte, gioca, come è scritto nel libro dei Proverbi. Ma in Genesi raggiunge il vertice; ogni cosa è buona, e al sesto giorno – è la volta dell’uomo – prorompe in un’esclamazione: non è soltanto tov, buono, ma tov meod, molto buono. Si sa come si chiude la faccenda: l’ottimo elemento, il molto buono, decide di essere se stesso in modo non proprio irreprensibile, convinto dal serpente dei culti idolatrici, simbolo fallico, dio della fecondità, custode delle recondite stanze di prostitute sacre, e tutto finisce, come si dice a Napoli, a schifio. Eppure resta il lampo di quella esclamazione che Dio, passeggiando nella brezza della sera, non ha potuto trattenere: tov meod, un’emozione ingenua, davanti al suo capolavoro.

15 pensieri su “Tov Meod

  1. Dio creò l’uomo a sua immagine;
    a immagine di Dio lo creò
    maschio e femmina lo creò (Gn.1,27)

    chissà perché ho sempre preferito questo racconto della creazione 🙂

    bella pagina, fabry

    f&r

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  2. Simbolo fallico? non l’ha mica scritta Freud la genesi, non saremo ancora alla storiella pruriginosa che il peccato originale è l’atto sessuale tra Adamo ed Eva, vero? perchè nella bibbia quando si racconta che un uomo e una donna scopano, si dice che un uomo e una donna scopano, senza tanti giri di parole, ed è peccato solo dove questo contravviene il comandamento della fedeltà coniugale, se Dio non voleva che scopassero gli avrebbe detto non scopate.
    No, dico, se una fricarella sta all’origine dei mali del mondo siamo a posto, non ne usciamo più, già ce lo troviamo come fondamentale argomento del marketing mondiale, non mortifichiamo ulteriormente lo spirito.

    “Molto buono” Tenco.

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  3. Forse sei giorni di lavoro sono troppi. La stanchezza, a volte, gioca brutti scherzi. un abbraccio, franco.

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  4. Ma ai tempi di Adamo e Eva non c’erano gli idoli…
    Comunque non mi metto a fare esegesi scritturistica, volevo solo puntualizzare su una questione che ha determinato tanti di quei guai… e che mi sembrava che nel tuo post aleggiasse sorniona, con tutto il bene che voglio ad Agostino, questa se la poteva risparmiare, mentre a Tertulliano, no, non gli voglio bene per niente e neanche capisco perchè abbia avuto tutto quel credito, diffido sempre un po’ dei debosciati redenti, in qualche modo scaricano sempre qualcosa del loro peccato sulle tentatrici, quando non vogliano più decisamente fargliela pagare, mah!

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  5. Mario, ormai nessuno più crede all’esistenza di Adamo ed Eva. si tratta di una eziologia che spiega a posteriori la situazione presente.
    per il resto non aleggiava niente da parte mia. sto sempre dalla parte della donna, visto che ancora oggi non le è stata data la pari dignità in alcun campo.
    un abbraccio
    fabrizio

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  6. Molti solitamente prendono la Bibbia tra le mani, leggono qualche brano, e quindi si domandano con devozione: “Che cosa mi dice la Bibbia in questo passo?”. Ma non avvertono che questo è un atteggiamento sbagliato. Perché la Bibbia non è stata scritta per me. Gli autori dei libri sacri quando composero le loro opere, non avevano presente me, ma altra gente, altre comunità, che affrontavano dei problemi particolari e che avevano le loro difficoltà. Per questo domandarsi in primo luogo: “Che cosa mi dice la Bibbia? è sbagliare l’impostazione del problema. Questa è in realtà la seconda domanda che si dovrebbe fare alla bibbia. La prima è: “Che cosa voleva dire l’autore alla gente cui scrisse?”. ” CHe intenzioni aveva?” E una volta trovata la risposta, allora sì che posso domandarmi: ” E adesso, che cosa mi dice questo episodio della Bibbia?”
    Ma senza prima accertare che cosa vollero dire gli autori a quelle comunità, non potrò mai sapere che cosa la Bibbia dice a me.
    Uno dei più grandi contributi degli studi biblici moderni è avere scoperto, in gran parte del testo sacro, ciò che si chiama “l’intenzione dell’autore”, cioè quali furono le ragioni che lo spinsero a scrivere, e quale messaggio si proponeva di trasmettere. Grazie a questo, si sono potute superare molte conclusioni errate che si traevano da una lettura fondamentalista della Bibbia.
    Purtroppo, molti cristiani, malgrado da tempo la Chiesa cattolica si stia aggiornando sulle questioni riguardantil a Sacra Scrittura, non hanno ancora capito le nuove conclusioni e gli attuali insegnamenti che essa propone in materia biblica.

    A.Alvarez Valdés: prologo alla serie di librettini intitolati “Cosa sappiamo della bibbia?”.
    divulgativi, per niente pesanti, ma chiari e precisi sui punti nevralgici della questione.

    Chi era il serpente?

    la prima cosa che dobbiamo avere ben chiara è che il serpente simboleggia qualche personaggio o realtà comprensibile per i lettori di quell’epoca, perché altrimenti questi non avrebbero potuto comprendere il messaggio dell’autore sacro.
    Ebbene dai moderni studi biblici ed archeologici sappiamo che il serpente, in quell’epoca, era il simbolo della religione cananea, che gli Israeliti conobbero entrendo nella terra promessa.
    Perché i Cananei usavano come simbolo della divinità il serpente quando per noi esso è un animale dannoso e pericoloso? Semplicemente perchè i popoli antichi vedevano in esso tre qualità
    a) il serpente aveva la fama di conferire l’immortalità, giacché il fatto di cambiare costantemente pelle sembrava garantirgli il perpetuo ringiovanimento
    b) il serpente garantiva la fecondità dal momento che vive strisciando sulla terra, che per gli orientali rappresenta la dea madre, feconda datrice di vita
    c) il serpente trasmetteva saggezza perché la mancanza di palpebre e la sua vista penetrante ne facevano il prototipo della saggezza e delle scienze occulte. Per questo la genesi lo presenta come ” la più astuta delle bestie selvatiche”
    queste tre caratteristiche fecero del serpente il sombolo della saggezza e dell’immortalità, non solo tra i cananei, ma anche in molti altri popoli, come gli Egizi, i sumeri e i Babilonesi, che usavano l’immagine del serpente per simboleggiare la divinità che adoravano, qualunque essa fosse.

    […]

    gli ebrei furono per secoli un popolo nomade. Dall’epoca di Abramo, che visse intorno al 1800 a.C., li accompagnava sempre il Dio del deserto, delle montagne, di ciò che è desolato e agreste. in buona sostanza un Dio transumante, che viaggiava e si muoveva insieme al gruppo o al clan ovunque per proteggerlo dai pericoli che comportava questo tipo di vita.
    Il Dio degli Ebreo era dunque specialista nei problemi del deserto e li proteggeva in caso di attacchi da parte di tribù nemiche (Es.17,8) li aiutava a trovare acqua nelle rocce, alimento nel deserto ecc[…]

    Per seicento anni (1800-1200 a.C.) il Dio d’Israele fu un eccellente accompagnatore e protettore del suo popolo. A partire dal 1200 a. C. le cose cominciarono a cambiare. Gli israeliti entrarono nella terra promessa e si trovarono di fronte alla popolazione locale cioè i Cananei, molto più evoluti e sviluppati di loro […]
    il loro dio si chiamava Baal, e ovviamente era un dio che concedeva la pioggia, il raccolto abbondante e la fertilità dei campi. La forma più comune in cui veniva rappresentato Baal era il serpente. Baal aveva una compagna, la dea Ashera dea del’amore e della fecondità. Secondo credenze cananee Baal e Ashera mantenevano rapporti permanenti per assicurare la fertilità della terra, delle greggi e degli esseri umani. per questo tutte le festività religiose cananee erano collegate al raccolto.

    Come rendevano culto i cananei alla loro divinità? Mediante la prostituzione sacra[…]
    i cananei pensavano che la fertilità della campagna e l’esito del raccolto dipendessero dall’unione sessuale fra Baal e Ashera pertanto si dovevano riprodurre, qui sulla terra e non solo nel regno degli dei, questi stessi rapporti
    … per questo motivo disponevano piccole camere di fianco al tempio e in quei luoghi i Cananei rendevano attuali quei rapporti divini con prostitute sacre.
    in principio la religione cananea non dette alcun problema agli israeliti. Essi avevano ben chiaro che solo JHWH era il loro Dio, colui che li aveva fatti uscire dall’Egitto…
    a mano a mano che passavano gli anni gli ebrei divennero sedentari e cominciarono a dubitare che JHWH fosse loro utile, un Dio del deserto solitario e senza sposa e senza esperienza della fecondità, avrebbe potuto aiutarli ora nel loro lavoro di agricoltori?

    il culto a Baal inoltre era semplice, bastava la prostituzione sacra
    [
    …]

    così stavano le cose quando nel X secolo uno scrittore anonimo decise di scrivere un racconto (i nostri attuali capitoli 2 e 3 della genesi), per denunciare i pericoli che la religione cananea stava provocando tra gli Israeliti. secondo l’autore sacro, tutta la società, rappresentata da Adamo ed Eva, avrebbe dovuto vivere in un paradiso. invece viveva in mezzo a ingiustizie, fame, dolore e morte. La causa di questi mali era la religione cananea che spingeva il popolo a rifugiarsi in meri riti esteriori dimenticando le elevate esigenze della Legge di Dio […]

    e perché il serpente poi venne identificato con satana?

    […] col trascorrere dei secoli la religione cananea scomparve e il serpente perse il suo significato primitivo e divenne simbolo del male, dell’avversario divino, del peccato.
    quando nell’esilio babilonese, secoli più tardi, gli ebrei conobbero la figura di satana o il diavolo, lo identificarono col loro antico simbolo del male, il serpente del paradiso.
    per questo motivo 900 anni dopo la Genesi, il libro della Sapienza afferma “per l’invidia del Diavolo la morte è entrata nel mondo” (Sap.2,24)
    Questa è la prima volta che il serpente del paradiso, che nella genesi rappresentava la religione cananea, viene identificato con il diavolo. E da allora questa idea divenne popolare tra noi. Anche l’apocalisse quando parla del drago identificandolo nel potere politico nemico di Dio dice che è il diavolo e il serpente. perciò ogni nemico di Dio è, da quel momento in poi, il diavolo e il serpente.

    (op. cit)

    su adamo ed eva e il paradiso terrestre ci sarebbe tanto da dire e, forse lo diremo 🙂

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  7. I Padri dicevano che leggere le scritture è come guardare il sole, se non si usa uno schermo ti acceca, e che lo schermo sono i Padri.
    Fare dell’antropologia biblica di questo tenore non ha più fondamento della teoria evoluzionista, le cui “prove” totali potrebbero stare sul tavolo di una cucina.
    Il fatto che nessuno più creda ad Adamo ed Eva significa assai poco in quanto la Bibbia è un libro profetico, una scrittura viva e vivente, dunque chiedersi cosa dice a noi non è per nulla un atteggiamento sbagliato, anzi mi sembra l’unico accettabile.
    Semmai il problema è quanti condizionamenti moderni interponiamo tra noi e il testo, che non è un libro di storia. nemmeno un romanzo, ma un’opera spirituale ispirata dallo Spirito Santo.
    Quanto ci scandalizziamo di quello che c’è scritto nella Bibbia? (se la chiesa cattolica è arrivata a castrare i salmi asportando i cosidetti salmi esecratori o i passaggi più violenti, proprio quelli che, dicono i Padri, fanno tremare i demoni che li sanno riferiti a loro), cosa dobbiamo pensare di Iefte che sacrifica la figlia a Dio per celebrare una vittoria militare? cosa di Davide che ruba la moglie a Uria e lo manda a morire in prima linea?
    Dobbiamo forse dire che la bibbia sbaglia? rimetterla all’indice? o farne interpretazioni che ne snaturano talmente la lettera da renderla un testo surgelato da cui raccogliere ogni tanto campioni di tessuti a scopo di studio?
    Ora, sempre secondo i Padri, il testo della Bibbia ha un significato spirituale, dunque attuale e vivo, all’inizio della Grande Quaresima si recita il grande canone penitenziale di Sant’Andrea, che ripercorre tutta la scrittura, da Adamo ed Eva fino alla crocefissione, paragonando la nostra anima con tutti i personaggi negativi della sacra scrittura, è una lettura straordinaria, che apre in modo evidente e personale ad un rapporto con i fatti descritti, con la parola viva del testo.

    Dunque sapere quando e come sono stati usati simboli diversi per indicare la stessa cosa è un esercizio storico interessantissimo, se non ci porta ridimensionare l’oggetto simboleggiato, trasformandolo in una paura arcaica di popolazioni arretrate.
    Baal era un demone e un demone è rimasto dopo la sconfitta dei cananei, aggiungendosi ai demoni già conosciuti.
    Il serpente inoltre non è soltanto un simbolo satanico, ma addirittura viene detto, come fu innalzato il serpente di Mosè così sarà innalzato il figlio dell’uomo, quindi viene ad assumere un’immagine cristica, e ancora; siate innocenti come colombe e prudenti (o sottili) come serpenti.
    Comunque, Fabry, ti avevo provocato ;)) ti avevo detto di preparare i secchi d’acqua, invece f&r accumula fascine di erudizione e mi sta già rosolando i piedi ;)))

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  8. Mario, oggi la spiritualità personale e comunitaria implica un equilibrio tra ortodossia e ortoprassi, conoscenza e contemplazione, esegesi e preghiera; il tutto collegato con l’origine della vita spirituale, un’esperienza autentica di Cristo.
    grazie a te e a Fides per questo incontro fecondo come ogni incontro tra persone.
    fabry

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  9. Troppo difficile seguirvi. Confesso che molte parti del Vecchio Testamento sono me difficili perchè mi fanno paura.

    Dio ci ha creati e ci ama per questo – se poi ci considera il suo capolavoro be’ vuol dire che crede in noi e in quello che possiamo fare e allora guardo avanti con tanta speranza nel cuore nonostante tutto lo “schifio” come dice Fabrizio.

    Grazie per questi incontri!

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  10. Una novella di Buzzati ,molto bella,intitolata” il disco si posò”,racconta appunto di un disco volante che si posa sul tetto di una chiesa.Il parroco,col fucile in mano,affronta due stranissimi e mitissimi extraterrestri che,chiedendo il significato dell’antenna sopra il tetto,apprendono esterefatti e con grande imbarazzo del povero prete che gli “umani”non solo avevano disubbidito mangiando “la mela”,(cosa che loro si erano ben guardati dal fare)ma, non contenti, avevano ucciso il figlio di Dio,appendendolo a quella specie di antenna. Il parroco guarda prima con invidia quegli esseri perfetti,ma poi si inorgoglisce pensando che Dio ci deve amare tanto, per perdonarci sempre….Credo che Dio,facendoci simili a sè,ci ha fatto liberi, anche di sbagliare;da questo dipende ogni nostra bassezza ,ma anche la nostra grandezza. Pensate che noia essere esseri perfettissimi, come gli E.T.di Buzzati!

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