TIME TO DIE: IL TEMPO DI MORIRE

I. «Camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti ‘tu muori’» [Lucio Battisti]

«La vita sul palco: sì! Il palco nella vita: no!». Mi disse, pieno di prudente/previdente – profezia. All’epoca, come nell’ora, non è detto: l’autodeterminazione sposi l’autoconservazione. Vero che il corpo è uno strumento. Vero anche che Qualcuno bruciò – il suo strumento. Quello che resta è la Musica. Esistono contenitori che modellano il contenuto. Esistono contenuti che spezzano i contenitori. Per quanto si cerchi di ‘bilanciare’ è sempre una Spada di Brenno, una Spada di Damocle! Si deve: scegliere! Imperativo e Categorico: o sopra o sotto il palco! Aut-Aut: scelta obbligata! E scelgo: non starò sotto! Al di là dell’Alfabeto di Ben-Sira o dell’Anonimo che sia stato, al di là del lignaggio di Lilith che motteggia: «Ella disse ‘Non starò sotto di te’ , ed egli disse ‘E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra’».

Al di là di tutto l’al di qui, caro Adamo, i tuoi pigri discendenti, credimi, preferiscono ‘stare sotto’ – all’amazzone. Nell’Atto che non può, non deve: esitare. Non deve cedere [né concedere] spazio all’intermittenza! Un medico è sempre un medico, giusto? O, finito il turno, abbandona i feriti all’avvenire cadaverico e non presta soccorso? Ritorna il tedio interrogativo: «cosa fai nella vita?». NON si fa qualcosa, si È quel qualcuno – ogni quando si respira, ogni quando si agisce! Ogni quando si dice, si è detto: «ho scelto» [ o «sono scelto»: ognuno si passivizzi a piacere che non è questo il punto].

Una scelta di Vita, una volta scelta, include la Morte come contraltare [ Do or Die! Testament docet ]. È una feroce purezza: quella promessa. Quella Terra, invisibile, decisa – per piantare i propri passi.

Amici miei, non siamo mai noi [artefici] i destinatari dei nostri atti. È sempre il popolo futuro, sono sempre *i canti delle genti nuove all imbrunire* a dettare i ritmi dei polmoni presenti. È la santità dello slancio: prepara un tuffo carpiato chi ha il corpo

flesso in avanti…

II. «Sulla scena facevo tutto quello che faceva Fred Astaire, e per di più lo facevo all’indietro e sui tacchi alti» [Ginger Rogers]

Credi, Cunctator, non è facile, non è comodo, non è semplice – pure: si deve. Scegliere: chi essere e dove resistere. Punto. En pointe! Prima posizione, arrotonda le braccia in Terza, Rond de jambe en l’air, Quarta arabesque, Ecarté avanti, Grand-pliè! Sia Danza Classica, Danza Macabra, Danza Urbana,… – si tratta sempre di: disciplina! Quale disciplina ti imponi? Ogni discepolo sceglie i suoi maestri [scoppia nel nulla chi ti millanta il contrario!]. E siamo tutti fallibili e tutti perfezionabili. Siamo tradotte di persone che tradiscono e che si tradiscono, ma tradire la propria Arte è tradire la propria Fede: è un peccato mortale. [ E se non credi e se non sei disposto al sacrificio, dubita, ti prego! Astieniti! Biasima, compiangi, diffama! Sempre, però, rispetta: chi non è rimasto ‘alla finestra’, al sicuro, per guardare e sputare sentenze sterili ].

III. On my way, you know I Won’t Pay Your Price [Motörhead]

Mea culpa. E ognuno, gentilmente, si paghi le proprie. E per quanti peccati ho potuto/posso/potrò non sarà mia quello: il peccato di Jago. La parola perversa/pervertita che semina stragi. Il tacito velo che contamina, camuffa e corrompe il Dietro le Quinte. Perché Aprire il Libro significa vedere che: non ogni mano è monda. E quella macchia di sangue [the ‘damned spot’], per quanto lavata, rimane: spettro e specchio che tortura. E sono disgustata da quello che leggo/ho letto per chi lo riga/ha rigato. Si piange in pubblico e si pesta in privato. E mi schifa e mi disgusta e mi rivolta la pletora di Pollici Opponibili, conosciuti a luci spente. With the lights out, it’s less dangerous! Ne siete sicuri? Here we are now! E finché siamo qui: siamo pronti a sentire. Dove stona.

Un Artista ha sempre un riflettore puntato addosso: le pupille inquisitrici di un gatto, bastano. Per graffiare il giusto: per quanto lunga sia l’ombra proiettata è solo – il Ridiculus Mus di turno…

Non mi basta. Non bastano effetti speciali per avere ricordi migliori. Non basta: un buon Libro, un buon Film, una buona Canzone. Non mi bastano: per pagare le Vostre colpe. Per saldare le vostre Maschere ipocrite! Decisa a non pagare, per Voi. Il capro espiatorio lo lascio, volentieri, a Girard! E le prossime Pupille? Quale desiderio [mimetico e non]? Quale stella desiderare? Quale speranza? Fabio Barcellandi, che indaga la tasca interna dell’Anima e delle Parole,  in ‘FUORI DAL CORO’, scrive la ‘SPERANZA DI NON ESSERLO”:

la disperazione è silenziosa
la diresti muta
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola parola
a memoria

la disperazione è calma
la diresti inerte
se non conoscessi perfettamente
ogni suo singolo movimento
a memoria

la disperazione è miope
la diresti cieca
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola forma
a memoria

la disperazione è acida
la diresti amara
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola dolcezza
a memoria

la disperazione è pacata
la diresti sorda
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola reazione
a memoria

la disperazione è disperata
la diresti senza speranza
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola speranza
a memoria

speranza
la disperazione è speranza
la diresti disperazione
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola speranza
a memoria

speranza
di non esserlo

speranza!

Fabio Barcellandi [mi] ha scritto: «nascondi i tuoi artigli, nelle loro carni, che se ne accorgano solo pensando di salvarsi, allontana[r]ti, salva[r]ti… tu!». E così è così: si resta ‘fuori dal coro’ e ‘fuori dai denti’. Saldi sul proscenio. Saldi che non si fanno più sconti – a nessuno!

IV. «I’ve seen things you people wouldn’t believe» [Rutger Hauer/Roy Batty]

Ho visto cose. Non persone. Ho visto cose e cosa accade: dietro. Dietro le scene, dietro la pagina, sotto la biacca e sotto la bautta. E mi basta. E resto: in Significante. Resto dove per me: significa. La Vita Vera, la Contrada del Caos praticabile. E lumino come lacrimo: il Dramma agito e agente che scorre. Scandito come il Tempo. Che scorre, like tears… in rain. Scandito come la pioggia. Time to die. Mi basta il tempo di morire? Non ho tempo! Nessuno stacco! Non c’è tempo! Dai tempo al tempo! Che è qui! Fai presto, più presto! È ora. È Questo: è il tempo delle Cattedrali. E NotreDame come lapida?

Immagina come Copula – il verbo Essere!

12 pensieri su “TIME TO DIE: IL TEMPO DI MORIRE

  1. Cara Chiara,
    vedo che non sei seconda a nessuno nell’arte di farti degli “amici” gratis. Comunque ben detto. Quello di nascondere i tuoi artigli nelle loro (loro? nostre, tue)carni è un buon programma, un po’ truculento e non proprio nuovo, ma efficace se ben eseguito.
    Un filo (ma proprio solo un filo, un sospetto, anzi una minaccia)di distanza in più, e senza snaturarti sarai quello che devi essere. Per questo non ci sono problemi: hai tempo, tu.
    Avanti!
    Roberto

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  2. “Amici miei, non siamo mai noi [artefici] i destinatari dei nostri atti.”

    Cara Chiara,

    se comprendo bene, nella rabbia (che c’è si) c’è questa purezza, queste parole solo tue che nascono da un mondo che sa farsi voler bene.

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  3. “E così è così: si resta ‘fuori dal coro’ e ‘fuori dai denti’. Saldi sul proscenio.”

    Sì, Chiara, proprio così, per ogni artista e persona vera.

    Grazie. Giovanni

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  4. “Nunc et in hora mortis nostrae. Amen”.

    Inizio Chiaro. Poiché siamo quel che siamo, gattopardi, leoni, iene e sciacalletti, chi venne prima…chi verrà dopo…è oramai da tempo che il tempo poco conta, diciamo da quando è iniziato il valzer delle maschere e delle lancette [probabilmente, in qualche misura, da per sempre], portate avanti e indietro in entropie anagrafico-comportamentali dal disio mai canuto; del resto chi ancora non incanutisce, generalmente, dorme il sonno incosciente e beato poiché “sapere è patire”, e sono in pochi ad esser svegli [più spesso insonni] e ad artigliare. E poi è vero, quanti fenomeni metamorfici di carattere fotosensibile, trasmutazioni “dal giorno alla notte” che “Ladyhawke” in confronto fa un baffo ma le bestie coinvolte, con buona pace di San Francesco, son spesso di minore “nobiltà” rispetto al lupo e al falco… e quanti ne vediamo, il fatto è che oramai pure se la mutazione è maldestra poco preoccupa, per ogni desto cento dormienti (che poi se la sviolinano da “sognatori”..vabbè).
    Grazie allora a chi, come te Chiara, non mente e non ha mai mentito su sé stessa e la propria Arte
    e ha buona volontà di ribadirlo…del resto le testate attestano.

    “Nunc et in hora mortis nostrae. Amen”, finisco con un inizio che è una fine, poichè quantomeno alla fine si disvela ciò che siamo stati fin dall’inizio…gattopardi, leoni, iene o sciacalletti…

    Un abbraccio

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  5. @ Roberto:

    La mia vera *dote innata* è farmi più nemici che amici e, spesso, invertire le parti. Nemici degni del passato sono Amici presenti, amici del passato sono nemici indegni da non presentare… E, purtroppo, sono incapace di *nascondere gli artigli* [come Edward Scissorhands – non mi hanno fornito mani umanoidi né artigli retrattili alla Wolverine, sigh!]. E non ho ancora imparato né l’Arte del camaleonte né l’uso dello Scudo e, pur essendo genovese, l’impermeabile dell’indifferenza è abito che Montale non mi ha prestato/passato.
    E ancora cerco *quella* distanza che salva e migliora [esecutore come esecuzione]… Nutro seri profondi fondati dubbi [ché soffro della sindrome pappalardiana *occhio del ciclone* e prima mi tuffo, poi – forse – ci penso e mi maledico ogni volta], ma nel prima nel poi: riuscirò a dosare forze e fiato, senza sprechi e senza sfregi…
    E grazie, sempre

    @ Viola:

    nelle tue note nuove [Notizie dalla Pizia]
    […]
    “chi è guerriera non è cortigiana
    oppure, forse, un altro tempo
    probabilmente,
    decise ciò che era deciso:”
    […]

    grazie, nello spartito di un abbraccio

    @ Nadia:

    Proprio per quell’Amore *l’ira cresce*! Per difendere, per salvare quella Purezza che non sopporta corruzioni. Nel Bene che sempre tu.

    @ Giovanni:

    Grazie a te, per la Verità che radica l’Essere.

    @ Guglielmo:

    E come per ogni “maledizione metamorfica” c’è chi la subisce, chi la sfrutta, chi l’affronta [Phillipe: Ma tu sei vera o sei uno spirito?/Isabeau: Io sono dolore]. Il buon Eremita [Victor] eternò bene l’Angoscia della contraddizione, della ricerca di una qualche conciliazione. Anima e Animale. Vale per tutti. E cambiare lo stato [di] sogno in stato [di] realtà,implica affrontare TUTTI gli incubi – e, se non riuscirci, almeno provare: a risolverli. Fino alla fine del fiato. Fino all’ultimo rintocco di campana. E chi si “attesta” non disfa la tela/trama, filata a fatica, non aspetta che l’Ulisse di turno risolva, deus ex machina, la situazione. Scanna i proci, uno per uno, fosse anche uno solo [il Procio eliminato!] – prima di morire con dignità! Ché Godot è anche stufo di sentirsi sempre usato come scusa…
    Bisous

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  6. Questi sono i pensieri dell’ultimo uomo rimasto sulla terra. L’ultimo vivo.
    Tutto intorno a sè vede camminare orde infinite di morti viventi, persone che si accalcano e si spingono per riuscire a raggiungere l’ultimo oracolo di vita che è stato loro promesso da qualche dio maligno e beffardo, per dar loro l’impressione di essere ancora vivi, per dar loro l’illusione di non essere già morti. Le strade ne sono piene. Camminano, parlano tra loro, comunicano nel loro linguaggio oramai a me ostile, ma non un pensiero pulito e genuino esce dalle loro menti, non un gesto è originato dalle loro vere volontà.
    Ha paura. Ha paura a camimnare tra loro. Ha perfino paura a rivolgersi ad uno solo di essi, perché ha paura di essere riconosciuto come un “non morto”, uno che non fa parte della loro realtà. Ha paura di tutte le conseguenze che potrebbero arrivare. Ed è allora, solo allora, che finalmente lo vede.
    Eccolo. Cade il sesto fiocco di neve. Una regina di un regno lontano si sveglia da un lungo torpore e chiama i suoi servitori, che accorrono trafelati. Le chiedono che cosa desideri. Sono ai suoi ordini. Come sempre. La regina ha sognato un posto sconosciuto, ed è rimasta addormentata per tre giorni e tre notti per riuscire a capire dove fosse. La regina chiede ai suoi servitori di trovare quel posto. La regina prega dentro di se che riescano a trovarlo, ma questo non le impedisce di minacciarli di mozzar loro la testa in caso di fallimento. Ma sarà tutto inutile.

    C’è chi muore, e chi uccide. C’è chi nasce per vivere, e chi per far vivere. Sogni, idee, pensieri.
    Grazie a te che ancora cammini.

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  7. Da “Il posto delle fragole”:Isak Borg e suo figlio Evald/<>, <>.
    Questa dichiarazione di morte in vita cela la paura verso i sentimenti e nel caso dei due protagonisti verso la paternità, che dovrebbe essere il sentimento più naturale e istintivo.
    In realtà, noi umani, per sopravvivere, indossiamo una maschera che rende scissa la relazione tra l’essere e l’apparire.E la nostra esistenza altro non è che una perenne lotta per liberarsi della maschera che paure, fragilità e convenzioni sociali ci fanno indossare come protezione dalla realtà circostante.
    Una essenza priva di maschere.
    Quanto questa ricerca sia aspra difficile e contradditoria lo viviamo tutti i giorni, da vivi.Giunti alle varie fasi della propria vita ognuno di noi, e poco importa l’età anagrafica,vorrebbe avere la forza e il coraggio di rimettersi in gioco, guardando oltre quello che ha costruito in quel momento.In pochi però, sappiamo ritrovare l’autenticità del vivere. Mani, mani, mani dove siete? Venite a corolla…Marlene

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  8. Ringrazio maDame (maSœur / *monCœur, qui bat*) per questa chiamata in morte, l’onore che mi fa dispensando/disperando le mie parole è insperato, appunto.

    E nel grazie un pensiero, sempre presente:

    [scelta?
    nome astratto maschile
    non hai scelta
    hai scelto
    già]

    Gros bisous!

    oibaF/Fobia

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  9. Fabio.perchè mi spezzi il cuore? Ci sono sorrisi nel posto delle fragole e due moustaches dipinti sulle labbra ed una punta nera del naso che illumina le mie chiome d’oro. Peccato non possa mandarti la foto..Avresti riso…da morire.Un bacio alla tua tristezza(?).Bonne nuit. Marlene

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  10. @ Daniele:

    grazie a te che sempre sostieni nel cammino e cammini, fianco a fianco, credo nel credo, pupille piene: dello stesso punto, per prillare. NO FEAR per chi è ON FIRE – in fieri, nel fare, nel farsi futuro, nell’essere – Alice: Again and again and again and again and again… we are the D!

    @ Marlene:
    Ringraziandoti, in nome di quella *essenza priva di maschere*, nella radice prima, nel *problema* della Persona che vuole *essere, non sembrare di essere*:

    Un abbraccio

    @ Fabio:

    Bloodyou! Per te che hai scelto e scegli *di non voler trovare a tutti i costi* quel qualcosa che è scelta-imposta. Nessuna persiana per chi ha preso la porta e il mare.

    Bacio

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  11. @ Marlene 8.:
    “In realtà, noi umani, per sopravvivere, indossiamo una maschera che *ricongiunga* la relazione tra l’essere e l’apparire.”

    @ Marlene 10.:
    SOTTO I BAFFI

    Il mio
    È un gioire
    Dietro le quinte
    Da attore
    Consumato
    Di me stesso

    @ Chiara 11.:
    Mia attenta lettrice, tu mi lusinghi, attenta, lettrice!

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