Voci

da qui

Sento voci di cambiamento: niente comunione nelle mani, elevazione rivolta a oriente (spalle al popolo); un canonico ha parlato della possibilità di annullare il Vaticano II, se si dovesse stabilirne la discontinuità con la tradizione cristiana. M’interrogo sul senso di queste posizioni. Penso a Gesù, alla sua libertà di movimento, alla sorpresa dei suoi gesti quotidiani. Dovrei rassegnarmi a una forma che sembra prevalere sull’imprevedibile manifestarsi della vita? Dostoevskij provò a verificare l’attualità della fede nella Leggenda del grande inquisitore. Ci provo anch’io: se Gesù tornasse oggi, la sua vicenda avrebbe un esito diverso. Allora venne giustiziato con un processo sommario. Ora incorrerebbe in un destino più crudele: la totale indifferenza. Nessuno spazio nei mezzi di comunicazione più potenti, nessuna carriera in alcuna istituzione. Sarebbe un pesce fuor d’acqua, un utopista schedato dalla polizia. Lo arresterebbero di tanto in tanto, per convincerlo a non dare fastidio. Ma lui continuerebbe a fissarci negli occhi. A mettere il pane nelle nostre mani, al tramonto di un giorno faticoso.

21 pensieri su “Voci

  1. “Ora incorrerebbe in un destino più crudele: la totale indifferenza. Nessuno spazio nei mezzi di comunicazione più potenti, nessuna carriera in alcuna istituzione.”

    Caro Fabrizio,
    questa sì che è ironia, già nei paraggi del sarcasmo!
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  2. Fabrizio, a volte essere atei è un vantaggio: non ci si ritrova a dover fare considerazioni come la tua. Non ti invidio e, purtroppo, la tua instantanea, su ciò che potrebbe succedere, è assolutamente reale.

    Blackjack.

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  3. Caro Fabrizio, ti poni e poni LA domanda, non una semplice domanda. Riconoscere il suo volto, ascoltare la sua voce, sarebbe possibile a chi lo condanna, stavolta, al silenzio? Nel 2003, a Salisburgo, ricordo di aver assistito (il muto sbalordimento di allora come di adesso mi impedisce di ricorrere al verbo “partecipare”) a una celebrazione eucaristica con il sacerdote che, per tutta la durata della funzione, volgeva le spalle ai fedeli. Gli unici a meravigliarsi di questo eravamo noi, gli stranieri venuti dalla città del Concilio Vaticano II. Nell’uscire, ci chiedevamo ingenuamente, come a farci coraggio: “Ma a Roma sanno questo? Se lo sanno, è possibile che lo permettano?”. Domande ingenue, a leggere quello che scrivi, a captare i segnali che cogli. Continuo a cercare quel volto, lo scorgo tra gli ultimi, tra i condannati all’emarginazione, allo sprezzo, alla fame e alla sete, all’abbandono, al silenzio. Lo scorgo tra chi sa ascoltare e accogliere e sceglie di farlo ogni giorno. Non lo scorgo altrove.

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  4. “Penso a Gesù, alla sua libertà di movimento, alla sorpresa dei suoi gesti quotidiani. Dovrei rassegnarmi a una forma che sembra prevalere sull’imprevedibile manifestarsi della vita?”

    Come non condividere, Fabrizio…
    E in effetti sembrerebbe naturale pensare a un nuovo Cristo genio della comunicazione che sfida la babele con inglese perfetto, scrive e chatta su internet raggiungendo miliardi di persone incantandole con parole vere e suadenti; mistico e artista allo stesso tempo. Un vincente, insomma, tra miliardi di perdenti, di impigriti, di incazzati per le batoste quotidiane della vita. Pensando però poi al Cristo di duemila anni fa denudato, ferito, deriso, crocifisso, tradito e non capito neppure dai più fedeli discepoli; pensando alla sua chiesa forse non a caso creata da un suo reiterato traditore, ma umanissimo e solido come una quercia, capisci che poche certezze e assai meno dogmi è possibile accettare con l’andare del tempo. E che gli ultimi e i perdenti continueranno a restare i primi, che alle pietre angolari, al letame deandreaiano e agli imperfetti soltanto potrebbe continuare a sorridere un nuovo vangelo e il suo predicatore.
    Grazie, Fabrizio
    Giovanni

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  5. a dispetto del nick sono già con un piede fuori, un passo come la sconfessione del Vaticano II e ce li metterei entrambi, definitivamente e senza rimpianti e continuerei come ora la mia solitaria ricerca.

    poco male per tutti, insomma 🙂

    ciao, fabry
    e speriamo sempre nell’azione dello Spirito di Verità.

    f&r

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  6. Pietro e Paolo.
    I due testimoni. Due anime differenti.
    Nelle mani del primo, la Chiesa come Istituzione.
    Il secondo, dal quel giorno sulla via di Damasco, sospinto dallo Spirito.

    Sono due realtá che convivono da sempre nella storia. Due facce della stessa medaglia.

    La Chiesa “spirituale” ha bisogno di un “corpo” nel mondo.
    La Chiesa “istituzione” ha bisogno dello Spirito.

    Entrambi poggiano su Cristo.

    Purtroppo é vero: molte volte una parte si allontana dall’altra.
    E sono momenti buî e difficili. Molta gente si dimentica il senso delle cose.

    Peró in fondo confido nel fatto che il vero comune Pastore, fará il suo lavoro.
    Continuerá a dar anima all’Istituzione, e corpo allo Spirito.

    saluti

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  7. Problema difficile, fabrizio, sul quale sto ragionando da molto. Non si capisce che da sempre, nella chiesa, la continuità con la tradizione non significa assolutamente immobilismo, conservazione, dogmatismo ma progresso, mutamento… come, altrimenti, se non nel mutamento, mantenere vivo il soffio dello spirito nella carne? la chiesa sta pericolosamente avvallando un movimento che invece è museale, malinconico, rivolto ad un passato che non può diventare lettera viva in forme da teca… e poi, il paradosso, l’ho già detto molte volte, è che liturgicamente si lasciano più forme in vigore (vedi motu proprio sulla liturgia che non cancella il precedente messale): questo per me significa: giocate pure con le forme, che tanto il significato è immobile, già dato una volta per sempre… questo è paradossalmente postmoderno più deteriore! la rivelazione è progressiva, come dice il concilio vaticano II che, non a caso, non è un concilio dogmatico… gesto liturgico, rito e preghiera sono momenti di apertura al rischio del senso, sempre nuovo e mai bloccato in significati… quanto siamo lontani da tutto ciò…

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  8. “Ma lui continuerebbe a fissarci negli occhi. A mettere il pane nelle nostre mani, al tramonto di un giorno faticoso.”

    un saluto caro.

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  9. Sergio e Andrea, grazie.
    penso che ognuno debba dare il suo contributo perché la chiesa non si chiuda in alcuna forma di immobilismo e di conservatorismo.
    il suo fondatore la vuole aperta su tutti i fronti, pronta a perdere la vita, pur di generare vita.
    è nell’interesse di tutti, credenti e non credenti.
    un abbraccio
    fabrizio

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  10. Caro Fabrizio, ti ringrazio per le tue pubblicazioni. E chiedo: cosa può fare una cristiana molto confusa circa alcune prese di posizione della “gerarchia”? A parte pregare che lo spirito illumini tutta la chiesa? Mi colpisce il commento di Sergio Pasquandrea: mi fa pensare che il cattolicesimo stia diventando “sistema”, come quello dei sommi sacerdoti. La Chiesa ha forse paura di perdere qualcosa? Non capisco.
    Grazie, God bless you
    p.s. bello il brano da La Buona Novella, album meraviglioso.

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  11. Io pensavo a Costantino.

    Inutile scrivere che Silvana mi fa quasi tenerezza: è forse nata ieri?

    :- ))))))))))

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  12. grazie a te, Silvana,
    domenica c’è il vangelo della pagliuzza e della trave: secondo me conviene partire da lì.
    la domanda è: nel momento in cui ho tolto la trave dal mio occhio (impresa non facile), ho il diritto di giudicare l’altro?
    a mio parere, a quel punto, non rimane neanche la tentazione di giudicare, ma solo il desiderio di capire.
    così continuo a a lavorare sulla mia trave, in attesa di avere uno sguardo trasparente in cui qualcuno possa trovare un riflesso dello sguardo di Gesù.
    se poi questo lavoro darà fastidio a qualcuno, è un’altra storia.
    un abbraccio
    fabrizio

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  13. Oggi, come allora, il punto è proprio quel “mettere il pane nelle nostre mani, al tramonto di un giorno faticoso” il corpo prezioso del suo unico figlio nelle mani di chi? Dell’omicida, le tue, le mie mani… E’ come affidare il tuo bambino ad un uomo condannato per pedofilia per fargli da baby sitter. Una follia. Eppure è quella follia che ci salva, che ci rende “degni” ci da’ la forza di cambiare, di essere diversi, oggi come allora. Non lo sapeva Gesù che Giuda era ladro? Eppure gli ha affidato, proprio a lui, la cassa di tutti… E oggi come allora lo Spirito a dar vita e a spingerci verso la Verità tutta intera. Stessa spinta, stessa meta ma noi forse così diversi. Troverà ancora Gesù la fede sulla terra? Stiamo svegli, fratelli e attenti… il resto sono chiacchiere.

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  14. La leggenda del “Grande inquisitore” tratta dai Fratelli Karamazov di Dostoevskij.

    Sia il romanzo sia quel capitolo credo che provochino un salutare turbamento in chiunque lo legga. Ma molti non lo conoscono…

    La leggenda del Grande inquisitore e’ un racconto che si snoda in un modo un po’ particolare. Esso prende forma durante un lungo colloquio fra Ivan e Alioscia, i due figli di secondo letto di Fiodor Karamazov. Al momento del lungo colloquio, di cui fa parte questa storia, i due fratelli stanno per separarsi, dopo essersi ritrovati per un breve istante dopo alcuni anni. Ivan ha 23 anni e non puo’ credere in un Dio che fa soffrire e morire degli innocenti come sono i bambini, Alioscia ha 19 anni e rappresenta la persona che, invece, ha comunque fiducia nella bonta’ di Dio, al quale si e’ votato entrando in un monastero.
    La leggenda e’ un’idea di Ivan che vorrebbe scriverci sopra un poema. E’ Ivan che comincia a parlare; la sua narrazione viene, a tratti, interrotta dalle domande del fratello, alle quali Ivan risponde facendo anche delle digressioni. Numerose sono le citazioni da altre opere e dal Nuovo Testamento, e in particolare si cita e si interpreta l’episodio dei quaranta giorni di Gesu’ nel deserto tentato da Satana, nella versione di Matteo e Luca.

    La lettura di questo testo puo’ quindi presentare qualche difficolta’ per l’intrecciarsi dei pensieri dei due fratelli e le suddette citazioni bibliche. Ma la sua profondita’, la sua ampiezza di respiro, la sua acutezza di analisi psicologica arricchiscono certamente la mente e il cuore di chi lo legge –starei per dire lo medita- con attenzione.

    Il testo su Internet a questo indirizzo: http://WWW.FILOSOFICO.NET/ANTOLOGIA_FILE/ANTOLOGIAD/DOSTOEVSKIJ_%20LA%20LEGGENDA%20DEL%20GRA.HTM

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